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George Orwell diceva che tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri. E vale per qualsiasi tipo di animali: statali compresi. Una circolare del ministro “fantuttone”, Renato Brunetta invita all’immediata applicabilità delle norme per la trasparenza delle Pubbliche amministrazioni. La legge n. 69 del 18 giugno 2009 ("Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile") impone, all’art. 21, comma 1, che tutte le pubbliche amministrazioni debbano rendere note, attraverso i propri siti internet, le e-mail, dei curriculum vitae, degli stipendi dei dirigenti pubblici e delle assenza delle strutture che essi dirigono. L’obiettivo è quello di ottimizzare la produttività del lavoro dei pubblici dipendenti e la loro efficienza.

 

A quelli che si stanno chiedendo cosa c’entri questo guardonismo con l’efficienza chiediamo di non preoccuparsi: non è di questo che vale la pena parlare. Il punto è un altro: questa norma severa, questa regola ferrea che con piglio decisionista ed efficientista il ministro ha imposto con la circolare n.1 del 14 gennaio 2010 a tutte le amministrazioni regionali, locali, comunali e statali prevede il divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti preposti inc aso di mancato adempimento.

 

Ma come tutte le regole, anche questa – seppur ferrea – ha un’eccezione. E l’eccezione, guarda caso,  riguarda i dirigenti e i dipendenti di palazzo Chigi e dei suoi dipartimenti. Tra i quali, oltre alla Protezione civile di Guido Bertolaso, c’è – accidenti, che sorpresa! – anche la funzione pubblica, ovvero il ministero diretto da Renato Brunetta. Forse quest’eccezione fa parte di quei provvedimenti ad personam che tanto piacciono a questo governo. Forse è una specie di sottoprodotto del legittimo impedimento, o una sorta di immunità trasparentale, concessa ai fuinzioanri del ministro. Forse è un provvedimento anti-bamboccioni. Forse è un nuovo gioco di società, la trasparenza a corrente alternata. O forse ancora è, più semplicemente, è l’ennesima dimostrazione che questo ministro, il Fantutton dei fantuttoni, appartiene alla razza di coloro che predicano bene e razzolano male. Pubblica virtù e vizio privato, tanto la gente questa cose non le sa o non gli interessano. E questa sarebbe la parte migliore di questo paese! Speriamo che prima o poi gli italiani aprano gli occhi.

 

Buon tutto!

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