Il nuovo programma di stabilità dei conti pubblici italiani si apre con una buona notizia: la revisione al rialzo della crescita dell’economia italiana nel 2010: 1,1% anziché lo 0,7% della Relazione previsionale e programmatica pubblicata a settembre che già era più ottimista del Dpef di luglio,che stimava un +0,5%. L’opinione del ministro si allinea a quella di quasi tutti gli istituti di previsione, decimale più decimale meno. Più controversa la previsione di Tremonti per il biennio successivo, un +2% molto più ottimistico di quello che vedono Ocse, Bankitalia, Fmi, Ue. E’ un biennio difficile, perché sono i 24 mesi in cui Tremonti varerà la difficile manovra di rientro dei conti pubblici italiani sconquassati. Di cui leggendo le cifre s’intravede la strategia del Governo. Nel documento però ci sono cose che non tornano.

NON TORNANO I CONTI DEL 2010 – In base a quanto il ministro Tremonti ha più volte espresso, il 2010 sarà un anno neutrale per i conti pubblici. La manovra varata con il Dpef di luglio e confermata con la Legge Finanziaria di fine anno viene confermata anche nel patto di Stabilità come un’operazione senza impatti sul deficit, o meglio sull’indebitamento netto, che resta fissato al 5% del Pil. E‘ molto strano, perché la revisione al rialzo delle previsioni sul Pil dovrebbe portare ad un aumento delle entrate fiscali. Ed infatti, le stime sul Pil nominale per il 2010 passano dai 1.549, 6 miliardi di euro nel Dpef di luglio ai 1.564,8 della Rpp di settembre a fino all’attuale previsione del Patto di stabilità di 1.572,4 miliardi di euro. Anche la stima delle entrate tributarie viene rivista al rialzo: dai 448,5 nel Dpef di Luglio, ai 451,3 attuali. Però stranamente il deficit e l’indebitamento netto non cambiano. Perché? Perché viene aumentata la previsione della spesa corrente: a luglio nel Dpef era stimata pari a 666,3 miliardi, a dicembre a 667,8 miliardi ed ora è stata aggiornata a 670,7. Un aumento di quasi 3 miliardi di euro, una mini manovra finanziaria. Ma nel frattempo non sono state varate manovre aggiuntive, né provvedimenti di autorizzazione ad aumenti di spesa. Chissà cosa è successo in queste poche settimane. Il documento non lo spiega.

L’INCREDIBILE MANOVRA 2011-2012 – Ma il vero colpo di genio di Tremonti sta nelle tabelle del documento, in cui si scopre la strategia del governo per il famoso risanamento annunciato nel biennio 2011-2012 dei conti pubblici italiani. Il primo tassello è la previsione di aumento di Pil reale del 2% all’anno già nel 2011. Essa comporta un aumento considerevole del Pil nominale, che passerebbe da 1.572,4 miliardi di euro nel 2010 a 1.631,5 del 2011 e addirittura ai 1694,4 del 2012. E’ un’ipotesi abbastanza azzardata: quasi tutti gli istituti di ricerca pensano che l’Italia non andrà oltre l’1% nei prossimi anni. Si vedrà, ma un po’ di prudenza non guasterebbe. Comunque il governo potrebbe avere i margini per programma di risanamento basato sul contenimento della spesa corrente, degli sprechi e delle duplicazioni. E invece, cifre di Tremonti alla mano, la spesa corrente al netto degli interessi è prevista in aumento: dai 670,7 miliardi di euro nel 2010, a 679,8 miliardi nel 2011 (quasi 10 miliardi di euro in più) e addirittura a 694,6 miliardi di euro nel 2012: 24 miliardi di euro di spesa corrente in più rispetto al 2010! Il “miracoloso” risanamento dei conti pubblici, a dispetto dei proclami di Berlusconi sul taglio delle tasse, avverrebbe esclusivamente con un forte aumento delle entrate fiscali, che passerebbero dai 451,3 miliardi del 2010 ai 462,5 del 2011 (+11 miliardi di euro) e addirittura a 482 miliardi nel 2012: 30 miliardi di euro in più rispetto al 2010.

MA QUALCUNO CI CREDE ANCORA? – Uno splendido programma. In linea con le dichiarazioni di Berlusconi, Tremonti, Sacconi, Brunetta: il risanamento dei conti pubblici, il rientro del deficit avverrebbe con uno strabiliante aumento delle entrate – alla faccia del taglio delle tasse – che coprirebbe un’esplosione della spesa corrente, alla faccia del controllo della spesa improduttiva e degli sprechi. Il tutto basato su una previsione di aumento del Pil almeno azzardata. Fantastico. Chissà chi l’ha scritto, chi l’ha letto, chi l’ha approvato, chi lo ha giudicato congruo, in base a quali logiche di politica economica. Chissà che ne penserebbero gli elettori del PdL, Bossi e Bersani, se è ancora vivo. Forse queste cifre celano davvero una seria lotta all’evasione fiscale. Oppure si basano su una revisione al rialzo delle aliquote IRPEF. O più semplicemente, ad una mera proiezione finanziaria di serie storiche con l’unico scopo di far tornare il numerino magico: il rientro sotto il 3% del rapporto deficit/Pil. Di sicuro c’è che si tratta di una manovra scritta sull’acqua, che ha altrettante probabilità di realizzarsi della vittoria del Pd alle prossime elezioni. Un documento di contabilità pubblica che più che impudente è offensivo. Certo che siamo davvero in ottime mani.

L’articolo è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

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