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Guido esce di casa in una fredda mattina di gennaio. E’ il 1979, su Genova spira un vento leggero, quasi impercettibile. Guido si avvia verso la sua 850 parcheggiata sotto casa per andare al lavoro. Non ci sono già da qualche giorno i suoi angeli custodi, alcuni suoi compagni di lavoro che lo sorvegliano. Guido non li ha voluti. Lui non è una persona importante, dice, è un semplice operaio dell’Italsider. A che gli serve una scorta?

 

Ma Guido non è un uomo qualunque. E’ un operaio, un sindacalista, un comunista. Uno che vuole cambiare questo mondo. Ma quando, ad ottobre ha visto un  uomo distribuire volantini delle Brigate Rosse, quelle che hanno ammazzato tanta gente e pochi mesi prima l’onorevole Moro della Dc, nella sua fabbrica non ha avuto paura e l’ha denunciato. Perché Guido sa che questo mondo non va, che ci sono tante ingiustizie e tante cose da cambiare, ma sa che si può farlo solo con la forza chiara e limpida delle idee, della libertà e della giustizia.

 

Guido entra in auto, e tre uomini gli si parano davanti. Non sono angeli, sono demoni. Sparano alle gambe e scappano. Guido resta in auto, e pensa alla sua giovinezza, alle montagne che ama tanto, quando la scali la montagna è dura ma se la rispetti non ti fa del male. E poi la puoi affrontare a viso aperto, non ti spara a tradimento nell’ombra di una fredda mattina di gennaio mentre su Genova sorge il sole e si va a specchiare nel mare disegnando riflessi rossi e azzurri nell’aria.

 

Pensa a Sabina che cresce e che diventerà grande e dovrà vivere in un paese migliore, dove c’è più verità e più giustizia, dove la gente combatte in quello che crede ma nel rispetto della vita e della libertà di tutti. Se ci riuscirà proverà a spiegarglielo ancora, anche se adesso le gambe fanno male e il sangue esce copioso. Ma uno dei tre demoni torna indietro e gli spara un colpo al cuore. Guido affonda in un buio freddo, mentre il sole accarezza la sua 850 ferma ai bordi della strada.

 

In tanti lo piangeranno: saranno più di 250 mila. Ci saranno tutti, anche quelli che l’hanno lasciato solo a denunciare il mostro orrendo che alcuni chiamavano compagni che sbagliano e molti altri semplicemente terrorismo. E intanto il tempo passa, le bandiere cadono, ma c’è sempre la stessa ingiustizia, ora come allora. Ma di Guido, semplice operaio dell’Italsider che ebbe il coraggio di denunciare le Brigate Rosse e fu ucciso in una fredda mattina di gennaio di tanti anni fa, nessuno si vuole più ricordare. A lui non si dedicano strade o piazze d’Italia, a lui il Senato ha negato tempo fa quella sala data per commemorare Bettino Craxi. Forse perché Guido non era uno “statista”, era solo un semplice operaio comunista che ora scala le montagne del cielo con il sorriso amaro che hanno i montanari.

 

Ma a lui, in questo giorno freddo di gennaio, va un sorriso ed un pensiero. Un grazie, per aver insegnato la strada, la lotta faticosa e quotidiana contro l’ingiustizia si combatte con la forza gentile delle idee e con la dignità ed il coraggio delle persone semplici. Perché questo mondo che continua a non andare possa cambiare.  

A Sabina Rossa, a Guido, a tutte le vittime del terrorismo e alle loro famiglie

 

Buon tutto!

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