Renato Brunetta ci riprova. Dopo aver a lungo accarezzato il sogno di essere il doge della sua Venezia, il Ministro della Funzione Pubblica e dell’Innovazione è stato candidato a Sindaco da Silvio Berlusconi in persona. Dopo aver lottato come un leone contro la regola – chiesta dal suo capo e dal suo partito – di non sommare cariche da Ministro con quelle da parlamentare, da vero cultore della regola del non c’è due senza tre, Renato il fantuttone si lancia nella nuova sfida. Qualcuno ha parlato di un fallimento mascherato da vittoria.

In effetti, facendo il bilancio di questi due anni da ministro, si ricordano moltissime chiacchiere e pochissimi fatti. Polemiche tante: sulle donne, sui bamboccioni, attacchi quotidiani a Tremonti, la battaglia mediatica ma con poca sostanza contro i cosiddetti fannulloni. Tolte queste cosa resterà di lui? Poco o niente. E adesso continuare a fare il ministro mentre si fa il Sindaco di una città straordinaria per bellezza ma anche per complessità dei problemi da affrontare non sembra possibile. Antonio Bassolino fu qualche anno fa ministro a Roma e sindaco a Napoli. Durò poco e non andò benissimo.

Se passiamo poi ai progetti per la città il re dei tornelli ha espresso in tempi non recentissimi idee su Venezia da bar dello sport. Per lui la modernizzazione della città significa costruire quartieri residenziali lungo l’area della Laguna, liberandola dai vincoli paesistici ventennali, significa fare un nuovo porto alla bocca di Malamocco, la sublagunare fino al Lido, fare strade più larghe e scorrevoli per farci girare le auto e stimolare il commercio in città. L’idea di modernizzazione che fa rima con cementificazione oltre che far rabbrividire – stiamo parlando di Venezia, mica di San Donato Milanese – è anche economicamente “preistorica”.

L´amministrazione di una città complicata come Venezia non può essere a mezzo servizio. Per uno che – parole sue – vuole fare la più grande riforma che si sia mai fatta in Italia, quella della Pubblica Amministrazione, non può esserci il tempo per amministrare una città-stato come Venezia. Specie con idee che definiscono moderno quello che si annuncia come un vero e proprio “sacco di Venezia”. Resti a  fare il ministro. Lì, almeno, continuerà a dichiarare a 360 gradi e a combinare poco.  Non serve a nulla, ma non fa danni. Venezia merita di meglio. Un altro sindaco, per esempio: se non ci pensa da solo speriamo ci pensino i veneziani.

L’articolo è stato riadattato da questo pubblicato su Giornalettismo

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