Nel desolante panorama della riduzione di ordini, produzione, fatturati che ha colpito tutti i settori manifatturieri facendoci conoscere la peggior crisi dal dopoguerra, c’è chi brinda con lo champagne. L’industria cosmetica, i centri estetici, gli specialisti in chirurgia plastica. Alla faccia del pessimismo.

drhauschka cosmetics La crisi non ferma l’industria della bellezzaIL BOOM DEI COSMETICI – Mentre l’intera economia soffre di un ridimensionamento strutturale, i consumatori non rinunciano all’acquisto di prodotti cosmetici. In una fase di revisione dei consumi si risparmia sull’ abbigliamento, sulla tecnologia, ma non sulla bellezza. Prendersi cura di sé è diventato un gesto naturale e diffuso, non più un luss” dice Gian Andrea Positano, direttore del centro studi Unipro, l’ associazione italiana delle imprese cosmetiche. Secondo i dati presentati da Fabio Franchina, il presidente di Unipro, il settore ha tenuto bene e, dopo la crescita del 2008, il consumo di cosmetici – nonostante il rallentamento nel primo semestre – è aumentato anche nel 2009. I consumi totali nel 2009 in Italia si sono attestati sui 9,1 miliardi di euro. La crescita è più sensibile nella grande distribuzione (il canale di vendita prevalente, con circa il 40% delle vendite totali), nelle farmacie e in erboristeria, mentre rallenta la vendita nelle profumerie. Anche la vendita nei centri estetici e nei negozi di acconciature è in calo. Insomma, non si tratta di un boom dovuto al lusso, ma di un fenomeno di massa. Per questo gli italiani sono diventati più selettivi, attenti al prezzo. Un fenomeno soprattutto italiano: le imprese hanno calato I  fatturati (circa 8,3 miliardi di euro), per colpa dell’export.

IL “RITOCCHINO” – Nel 2009 sono aumentati di circa il 15% anche gli italiani che hanno fatto ricorso al chirurgo estetico. Secondo il chirurgo plastico Alessandro Gennai della European Academy of Facial Plastic Surgery, un vero boom è stato registrato a Natale, dove molti hanno regalato (o si sono regalati) un trattamento estetico, anziché un capo o un accessorio di abbigliamento. L’esplosione è legata anche ai progressi della tecnologia, dove la chirurgia estetica (il bisturi) è stata sostituita dalla medicina estetica, dai filler, i gel riempitivi che regalano rapidamente ed in modo indolore un aspetto più “ggiovane”- Con “l’utilizzo della tossina botulinica e la possibilità di utilizzare acidi ialuronici si ottengono risultati, anche se non paragonabili a quelli del bisturi, estremamente evidenti utilizzando semplici aghi”. In Italia non abbiamo una sistema di rilevazione ufficiale e certo degli interventi di chirurgia estetica, ma si stimanoalmeno 120 mila prestazioni. La crescita annua, che non si è arrestata nel 2009, è dell’ordine di un 10-15% all’anno. I chirurgi estetici negli ultimi 10 anni sono passati da circa 1.500 a circa 4.000. circa 100 mila interventi chirurgici all’anno, di cui 18 mila solo a Milano. Gli interventi di medicina estetica, quelli con botulino e acidi  ialuronici) viaggiano su

PIU’ BELLI, PIU’ SANI ? – Nessun freno, anche se Nicolò Scuderi, ordinario di Chirurgia plastica all’università la Sapienza di Roma, puntualizza che “gli specializzati in materia iscritti alla Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica) sono un migliaio o poco più” e gli altri sono medici che s’improvvisano specialisti. Le cose non cambiano se si prendono in esame le beauty farm: secondo l’Aiceb, l’associazione italiane dei centri benessere, il volume d’affari legato agli istituti di bellezza e alle attività dei centri benessere è oltre 16 miliardi di euro, il 2% della spesa annua per consumi delle famiglie italiane, e sono escluse le spese per la salute, per l’igiene personale e i parrucchieri. Sono più o meno 275 euro pro-capite annui. Ci sono circa 30 mila aziende, tra beauty farm vere e proprie e alberghi, agriturismi, palestre, piscine e strutture che si sono dotate di un’area o di un vero e proprio centro benessere che offrono questi servizi. Insomma, l’industria della bellezza sembra in crescita inarrestabile: neppure gli avvertimenti sul rischio di un uso massivo del botulino sembrano rallentare la folla corsa alla “bellezza e giovinezza”. Non ci riesce neppure la crisi economica, quella che ha messo in ginocchio il tessile, alcuni settori della meccanica o del made in Italy. Un fenomeno che fa riflettere, in un Paese dove si lesinano fondi per ricerca, istruzione, dove si comprano sempre meno libri. Almeno per la bellezza, non c’è la crisi, bellezza. Se questo sia anche sano, è un altro paio di maniche.

Grazie a Teresa Scherillo

L’articolo è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

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