Giornalettismo ha detto subito che il decreto terremoto del governo era in realtà un decreto abracadabra, privo di risorse per la vera e propria ricostruzione de L’Aquila. Ben presto abbiamo fatto notare che la ricostruzione de L’Aquila non ci sarebbe stata. Siamo tornati nel capoluogo abruzzese pochi giorni fa e abbiamo constatato purtroppo l’avverarsi delle nostre previsioni e la morte silenziosa di una delle più belle città italiane. Ma a scavare nella melma del dopo terremoto abruzzese si vedono anche altre cose non del tutto chiare.

COME SI ASSEGNANO LE C.A.S.E. – Lasciamo da parte le polemiche sulla ricostruzione mai iniziata, sui soldi mai stanziati e concentriamoci sulle C.A.S.E., i moduli abitativi prefabbricati dove, secondo le promesse fatte dal Governo Berlusconi all’inizio del terremoto avrebbero dovuto ospitare tutti i senza tetto d’Abruzzo. In realtà non tutti i 32 mila abitanti dell’Aquila che hanno una casa classificata in zona E (quelle totalmente inagibili) potrà andare a vivere in queste C.A.S.E. Quando il governo se ne è reso conto, ha silenziosamente deciso che bisognava stabilire dei criteri per selezionare coloro i quali l’avrebbero avuto e chi invece no. La consegna delle C.A.S.E. procede, con qualche ritardo, ma il fatto che alcuni ce l’avranno e altri no scatena inevitabilmente polemiche, tra gente che vive profondi disagi, sulle modalità di assegnazione dei moduli abitativi che trovano però poco spazio nei media. Su questo argomento il segretario provinciale aquilano di rifondazione comunista, Fabio Pelini, e il capogruppo Prc in Consiglio comunale Enrico Perilli hanno dichiarato recentemente che il loro partito intende fornire “un sostegno legale ai tanti cittadini aquilani che si sono visti escludere dal progetto C.A.S.E. in maniera ingiusta o poco chiara”.

I CRITERI DI ASSEGNAZIONE –  Cerchiamo di vederci chiaro. I criteri furono fissati, come prevedeva l’Ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri n. 3886 dal Consiglio comunale de L’Aquila, come ci racconta Pelini “dopo una lunga discussione su nuclei monoparentali, figli a carico, disabilità, presenza di anziani, livelli di reddito, di lavoro, addirittura di aquilanità e diritti di proprietà”. Il sindaco della città abruzzese, Massimo Cialente, li ha resi noti con l’Ordinanza n. 1188 del 17 settembre scorso e li ha specificati nell’allegato consultabile qui. Alla formulazione degli elenchi si arriva però attraverso un’apposita procedura informatizzata, con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile e della Fondazione Ugo Bordoni, come previsto dal comma 2 dell’Articolo 28 dell’OPCM 3797/2009, applicando i criteri generali e i criteri specifici sopra citati. Il Sindaco, sulla base degli elenchi forniti da questa procedura, emette infine i decreti di assegnazione o le lettere di diniego.

STRANEZZE – Gli elenchi dei beneficiari cominciano ad apparire sul sito del Comune.  Ma sono  sprovviste di punteggio, come si può verificare qui e anche qui. Non sono nemmeno ordinate secondo un criterio chiaro e trasparente. Ma ci sono altre stranezze, che vengono denunciate fin dalle prime pubblicazioni dai responsabili aquilani di Rifondazione Comunista. Pelini ci ha confermato la presenza di “errori evidenti, come la presenza di molte persone in più nuclei familiari (ci sono 86 codici fiscali ripetuti), assegnatari che non sembrerebbero avere diritto alle C.A.SE., in quanto la loro casa è stata dichiarata in zona B”, quindi non tra quelle totalmente inagibili della cosiddetta zona E. Scorrendo il lunghissimo elenco presente nel sito del Comune, si notano effettivamente diversi assegnazioni a nuclei di 1 o 2 persone. Mentre a L’Aquila si sa che ci sono nuclei familiari molto più numerosi, o con gli stessi requisiti di chi è stato ammesso, che sono rimasti fuori. Per forza che poi si è scatenata una guerra tra poveri, fatta di sospetti, veleni, delazioni. Una lacerazione, in una comunità già fortemente provata.

UNA CORTINA DI FUMO –  La gente si è lamentata. Pelini ci ha parlato anche di “una richiesta esplicita di 4 consiglieri comunali sulla pubblicazione delle graduatorie con i punteggi. Invece si è alzata una cortina di fumo, un muro di gomma”, dietro cui si nasconde poca voglia di trasparenza e una grave mancanza di sensibilità verso le istituzioni e le popolazioni locali da parte della Protezione Civile. Ma che potrebbe far crescere i sospetti di metodi poco chiari (o poco “giusti”) nell’assegnazione della C.A.S.E. Per sgombrare il campo da veleni e sospetti e dare la possibilità a tutti – secondo elementari principi di trasparenza – di verificare eventuali errori ed omissioni basterebbe la pubblicazione della graduatoria con i punteggi. Invece Guido Bertolaso ha  rifiutato di rendere gli atti di accesso pubblico, appellandosi alla legge 241/1990 e alla sentenza numero 4471/05 del Consiglio di stato, sostenendo che “i richiedenti devono dimostrare un interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti nella richiesta di accesso agli atti”. Per leggere il carteggio, si può vedere qui.

BERTOLASO, FACCIA CHIAREZZA! – L’affermazione è magari giuridicamente corretta, ma non convince. Bertolaso sembra fare appello al diritto di accesso agli atti delle PA da parte di terzi, ma il problema è che i punteggi assegnati della graduatoria per una pubblica assegnazione devono essere pubblici. C’è in ballo la credibilità con cui si assegnano i moduli abitativi ai cittadini aquilani, che hanno il diritto di sapere – al di là dei sofismi da azzeccagarbugli – che tutto si sta svolgendo in regola. Devono già sopportare il loro centro storico ridotto a macerie chissà per quanto (forse per sempre) hanno almeno il diritto di non essere presi in giro sull’assegnazione delle C.A.S.E. Quanto al rispetto per le istituzioni, ci sembra che l’amministrazione comunale (Sindaco e Consiglieri) abbia il diritto di sapere se i suoi criteri sono seguiti ed applicati correttamente. Un po’di chiarezza non guasterebbe. O è chiedere troppo?

L’articolo è stato originariamente postato su Giornalettismo

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