L’Ocse ha pubblicato il suo studio annuale Health at a Glance 2009. Da questo studio risulta che la spesa sanitaria pro-capite dell’Italia è sotto la media dei paesi più industrializzati: nel 2007 è stata pari a 2.868 dollari contro la media Ocse di 2.984. Risulta anche che l’incidenza della spesa sanitaria rispetto al Pil è sotto la media: 8,7% del Pil in Italia, contro l’8,9% in media. Rispetto ai 30 paesi dell’Ocse il belpaese è al 19 esimo posto per la spesa per abitante e al 16esimo sull’incidenza delle spese della sanità rispetto al Pil.

Ieri questa notizia è stata data come se si trattasse dello scoop del secolo. Sulle pagine di Giornalettismo però sono mesi e mesi che lo diciamo: a parte qualche situazione di dissesto regionale la spesa sanitaria è sostanzialmente sotto controllo, e ridurre le risorse complessive significa solo dare un calcio alla salute. Sono mesi che ripetiamo che è assurda la strategia perseguita dal governo di centrodestra  di tagliare le risorse per il Sistema Sanitario nazionale, e a cui il ministro Tremonti ha messo fine solo pochi giorni fa, con la firma del nuovo Patto per la salute.

Sapete su cosa si basavano le nostre riflessioni? Incredibile ma vero: sulle statistiche dell’Ocse! Infatti sono anni che l’organizzazione parigina pubblica questi studi, che danno sempre lo stesso risultato: la sanità italiana fornisce risposte in termini di prestazioni erogate in linea e talvolta al di sopra della media dei 30 paesi più “ricchi”, e costa molto meno di tanti altri paesi (USA in primis, che sono il paese più “spendaccione”).

Ora, siccome è presumibile che tutti i politici, economisti ed i giornalisti sappiano almeno  leggere e scrivere, ci viene un dubbio: forse sulla sanità in Italia è in corso da anni una guerra che – in nome dell’efficientismo e della lotta agli sprechi – vuole soltanto distruggere la sanità pubblica, a danno di molti ed a vantaggio di pochi.

Forse in nome di questa guerra si è fatta una tale propaganda che, facendo parlare di un inesistente livello eccessivo di spesa sanitaria, ha cercato di non far riflettere sul vero grande problema della sanità italiana: la diversa capacità dei vari sistemi regionali di rispondere ai bisogni dei cittadini: il fatto che il diritto alla salute non sia uguale tra Palermo e Milano, tra Genova e Bari o, anche, tra Roma e Viterbo.

Forse l’informazione dovrebbe provare a fare il suo mestiere. E forse dovrebbe provarci pure la politica. Forse.

Buon tutto!

L’articolo è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

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