Chiunque fosse a conoscenza della presenza sul territorio comunale di immigrati clandestini è pregato di comunicarlo con tempestività al sindaco, all’ufficio di polizia municipale o all’ufficio anagrafe del Comune per i necessari atti conseguenti. Grazie della collaborazione“. Così si conclude un manifesto affisso a San Martino dall’Argine, 1.800 anime a pochi chilometri da Mantova.

Del comunicato stupisce non tanto l’invito alla delazione, il mettere i cittadini contro i cittadini, e non necessariamente italiani contro stranieri, ma anche italiani contro italiani, stranieri contro stranieri. Quello che colpisce è la sua gratuità: quello è un comune piccolo, dove tutti si conoscono, ed ha anche la più bassa percentuale di immigrati di tutta la provincia, poco più del 5%, il che significa circa una novantina di persone, perlopiù indiani che lavorano nelle aziende agricole e qualche albanese che fa l’operaio. Un paesello mantovano dove negli ultimi anni si è registrato un solo caso di irregolarità, un’azienda manifatturiera cinese con qualche lavoratore in nero.

In questa guerra  scatenata dalla giunta comunale del paesello mantovano – con in testa sindaco Alessandro Bozzoli, indipendente alla guida di un’amministrazione Lega-Pdl non si sente tanto il sapore di razzismo, quanto quello del cieco furore di uomini senza qualità, dell’eccesso di zelo delle terze o quarte linee, che per compiacere i “capi” vanno forse – si spera – al di là delle loro stesse intenzioni.

Cosa possa scatenare, non nella metropoli di qualche milione di abitanti, ma in un tranquillissimo paesetto della campagna mantovana, dove tutti si conoscono, un tale invito “istituzionale” ad alzare il livello dello scontro di cittadini contro altri cittadini è un mistero da affidare agli psicologi. O forse a qualche psichiatra.

Buon tutto!

L’articolo è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

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