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Comunque vada, sarà un successo. Il risultato finale del vertice è già chiaro: non ci saranno i 44 miliardi di dollari all’anno che il direttore generale della Fao Jacques Diouf ha chiesto nei giorni scorsi, arrivando al simbolico sciopero della fame per 24 ore alla vigilia del vertice. Ci sarà invece una rinnovata presa di coscienza del problema, e l’impegno politico di dimezzare il numero degli affamati entro il 2015. I principi de L’Aquila diventano gli impegni di Roma. Si riafferma la necessità di investire in piani di sviluppo, di un maggiore coordinamento tra strategie nazionali, regionali e globali di rispondere all’emergenza alimentare immediata, ma preparando anche misure di sviluppo di medio-lungo termine per affrontare le cause di fondo di povertà e malnutrizione. Si riafferma l’impegno sostenuto e sostenibile da parte di tutti i partners ad investire nell’agricoltura e nella "food security" in maniera tempestiva e affidabile, con la messa a disposizione delle risorse necessarie nel quadro di piani e programmi biennali. Ma niente soldi, per favore: c’è la crisi.

 

Certo 44 miliardi di euro sembrano tanti. Ma rispetto ai 56.777 miliardi di dollari che rappresentano il valore del Pil mondiale sono appena lo 0,08%, come se ogni cittadino del mondo “regalasse”e 8 centesimi di euro ogni 100 di proprio guadagno. Una goccia nel mare. Praticamente niente. Eppure, anche quel niente viene negato a quel miliardo di persone che, sotto le nostre stesse stelle, popola la terra e soffre la fame. Non dev’essere cos’ importante, se Obama, Sarkozy e gli altri “grandi” della terra non si ono disturbati a venire. In fondo, la parata al best friend Silvio l’avevano già regalata al G8. Malgrado le promesse di far salire gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, tutto tace. L’Italia per una volta è ai vertici:  i fondi erano pochissimi nel 2007, e nel 2009 sono stati ta­gliati dell’85% circa rispetto al 2007. Dal governo si era parlato di un riallineamento, ossia un’iniezione di soldi per ripianare le discese. Non si vede all’orizzonte. E l’Italia non ha ancora pagato i 130 milioni di dollari, più altri 30, promessi da Berlusconi nel G8 dell’Aquila al fondo con­tro malaria, Aids, tubercolosi. Tutto mentre Gheddafi, che segnala la necessità di alimentare le risorse idriche in Senegal e nel lago Ciad, si è concesso una faraonica festa con 250 bellissime ra­gazze in spolverini di cache­mire e tailleur. Mentre Papa Benedetto XVI predica che “la Terra può nutrire tutti i suoi abitanti e bisogna dunque vincere la lotta alla fame e alla malnutrizione” e poi se ne va benedicendo. E mentre Berlusconi si diverte, raccontando barzellette anticomuniste e prendendo in giro il direttore della Fao e il suo amicone Gheddafi. E tutti ridono, e vivono felici e contenti. Magari maledicendo questi vertici utili solo a mandare il traffico in tilt

 

Intanto nel Burkina Faso, in Sudan, in Bangladesh, in Armenia, a milioni muoiono ogni anno. Senza vaccinazioni, senza acqua potabile, senza speranza.. Oggi più di 17mila bambini moriranno di fame, uno ogni cinque secondi, sei milioni all’anno. Bambini ai quali la malnutrizione fa cadere i capelli, perdere le unghie, talvolta anche il primo strato di pelle. Gente che come noi guarda le stelle brillare e poi muore in silenzio, dimenticata. Là dove crisi economica è una parola priva di senso. L’olocausto del terzo millennio continua. E noi mentre questi essere umani muoiono non solo siamo sordi, ciechi e muti, o voltiamo la testa da un’altra parte, ma ci divertiamo pure a prenderli in giro.

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