I gruppi parlamentari del PdL e della Lega hanno presentato al Senato il ddl sulla “prescrizione breve”. Si tratta di un testo molto breve, appena 3 articoli, che avrebbe lo scopo di tutelare i cittadini contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo.

In Italia la durata dei processi è certamente eccessiva, ed un intervento che metta la giustizia italiana al passo con quelle degli altri paesi “evoluti” è necessario e non da oggi. Insomma, che in Italia serva una riforma organica del sistema giudiziario ed anche un “cambio di passo” della magistratura è vero. Ma una casa si costruisce dalle fondamenta, non dal tetto. E quest’intervento normativo inizia dal tetto. Oltre ai dubbi di costituzionalità di cui si è già parlato, l’introduzione della cosiddetta prescrizione breve, sganciata da una complessiva riforma persegue, più che la certezza della pena e del diritto, la certezza dell’impunità di fatto.

Perché, data la lunghezza dei processi in Italia – sulle cui cause la proposta di legge non interviene in alcun modo – gli unici processi che potranno essere conclusi nel nostro paese saranno, oltre a quelli contro i “recidivi”, quelli inseriti nelle eccezioni contenute nel ddl. Non sarà un’amnistia, ma è una “depenalizzazione di fatto” di reati molto gravi tra cui l’abuso d’ufficio, la corruzione, la truffa, le intercettazioni illecite, i reati informatici, la ricettazione, la vendita di prodotti con marchi contraffatti, lo sfruttamento della prostituzione, la violenza privata e le lesioni personali, la calunnia e la falsa testimonianza, l’omicidio colposo per colpa medica, i maltrattamenti in famiglia e persino l’aborto clandestino! E’ così che si tutelano i cittadini onesti?

La strumentalità della proposta del PdL e della Lega sta anche nella fretta. In questo paese si lasciano marcire per mesi importanti riforme nelle commissioni parlamentari. E recentemente la ministro Prestigiacomo ha lamentato che una sua proposta di decreto legge per interventi urgenti contro il dissesto idrogeologico è ferma da quasi mese in Consiglio dei ministri mentre la gente di dissesto idrogeologico continua a morire. Invece in tutta fretta si presenta e si pensa di approvare in pochi giorni questo disegno di legge sulla prescrizione breve. Qualcuno crede davvero che sia più urgente “per i cittadini” ridurre immediatamente la durata dei processi anziché occuparsi di un problema rilevante, che solo nell’ultimo mese ha fatto decine di morti?

Nulla di nuovo sotto il sole. Vedremo nuove tensioni istituzionali, o emergenze come la crisi economica e i disastri idrogeologici dimenticate, o possibili riforme istituzionali urgenti e condivise che vanno a farsi friggere. Tutto sacrificato sull’altare della certezza dell’impunità di un uomo solo. Ma di nuovo stavolta c’è la scelta di fregarsene se, per raggiungere quello scopo, d’ora in avanti un “pappa”, un truffatore, un violento avranno di fatto anche loro la certezza dell’impunità.

Il ministro Maroni può smettere di battere i pugni sul tavolo per il taglio delle risorse alla Polizia: che senso avrà d’ora in poi sprecare tempo e risorse per dar la caccia a sfruttatori, violenti e corrotti? Oppure all’opinione pubblica, felice perché l’”eletto dal popolo” non sarà finalmente più perseguibile da un giudice, basterà dare in pasto qualche extracomunitario clandestino sbattuto in galera?

Questo post è stato pubblicato originariamente su Giornalettismo

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