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Torniamo a parlare di una simpatica vicenda di cui ci siamo occupati da poco, che si svolge in una ridente cittadina di 6.755 anime, Ponteranica, a 4 chilometri da Bergamo, paese natale e di residenza di quel grandissimo giornalista che è Vittorio Feltri. Un comune retto da poche settimane da un brillante sindaco, il leghista Cristiano Aldegani, che – forse complice il forte sole che ancora scalda le vallate del bergamasco ha deciso di far rimuovere una targa che dedica la biblioteca comunale alla memoria Peppino Impastato, intitolandola ad uno sconosciuto parroco di nome Giancarlo Baggi, che aveva un grande merito: era stato il parroco del paese.

 

Purtroppo molti suoi concittadini non hanno gradito, e anche la Comunità dei Padri Sacramentini, al quale apparteneva il buon padre Giancarlo Baggi, non ha approvato che la memoria di un confratello venga usata in contrapposizione a quella di un testimone di giustizia come Peppino Impastato, ucciso giovanissimo per il suo impegno civile contro la mafia. Anche in altri posti in Italia la pensano così: a Mestre il punte del Tronchetto è stato dedicato a Peppino Impastato, e un’iniziativa analoga verrà presa a Gubbio, in Umbria. E le edizioni Becco Giallo hanno appena pubblicato un fumettoPeppino Impastato – Un giullare contro la mafia” di Marco Rizzo (sceneggiatura) e Lelio Bonaccorso (disegni) che ne racconta splendidamente la vicenda umana e politica.

Ma il sindaco di Ponteranica con grande coraggio, non si ferma davanti a nulla. Cosa c’entra un giovanotto terrone, pure comunista, ucciso dalla mafia, con la sua città? La mafia lo sanno tutti, è una faccenda che riguarda solo la Sicilia. Un problema locale. Non bisogna dare ascolto a quei 4 imbecilli disfattisti che dicono che è una questione che, se non sarà risolta, farà andare in malora tutta Italia. Il sindaco di Ponteranica rispetta le tradizioni locali siciliane, ma a lui interessano le tradizioni e gli idiomi del suo comune.

 

E siccome gli idiomi sono tanti, un ignoto idioma, alla vigilia della manifestazione di protesta di quei cittadini che vorrebbero far tornare la targa della biblioteca al suo posto, si è divertito a tagliare l’ulivo antimafia, sempre dedicato a Peppino Impastato, che si trova anch’esso nella ridente cittadina vicino a Bergamo. L’ignoto idioma ha attaccato all’ulivo ucciso la geniale frase, rigorosamente in dialetto locale, come vuole il nuovo ordine demenziale imposto da certi imbecilli che purtroppo riscuotono larghi consensi in alcune regioni d’Italia: "Mé ché öle ü paghér", "Io qui voglio un pino".

Noi abbiamo un suggerimento, per i numerosi cittadini del nord e pure per i leghisti perbene e intelligenti che abitano Bergamo e dintorni, che speriamo numerosi. Dateglielo, quel Pino. Scegliete voi il posto che preferite. Noi suggeriamo la testa. O, se non volete essere violenti, quella parte del corpo dove non batte mai il sole.

Buon tutto!

 

“I miei occhi giacciono in fondo al mare, nel cuore delle alghe e dei coralli” (P.Impastato)

“Nel bene e nel male, sono sempre le idee e non gli interessi consolidati ad essere pericolosi (J.M. Keynes)

 

Lo sfondo della vignetta è tratto da quest’immagine presa da La Repubblica

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Sono passati tre anni e non ce ne siamo neanche accorti. E sì che sono stati anni tumultuosi, pieni di vita, di sorrisi e di malinconia. Non abbiamo mai detto niente di memorabile. I nostri sono solo piccoli scarabocchi senza importanza. Hanno solo un pregio: sono sinceri, e senza alcuna pretesa.

 

Nel frattempo, grazie alla benevolenza di qualche amico che ci sopporta, siamo diventati protagonisti di un progetto davvero “importante”, Giornalettismo, nel quale crediamo e dove con una certa frequenza scriviamo e che per un lungo periodo ha anche ospitato i nostri scarabocchietti.

 

Ma a che serve questo scarabocchio? A poco o niente, come al solito. A ricordare a chi ci segue che non abbiamo niente di importante da dire, come al solito. Ma che proveremo a continuare a farlo, di tanto in tanto. Sottovoce. Con un piccolo sorriso. Naturalmente, senza importanza.

Buon tutto!

 

Ad Alessandro ed Angelo, che ci riempiono la vita con i loro sorrisi di ieri e di oggi. E di domani


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Rosario guida sulla statale, in silenzio. Fa caldo, ma non importa. Rosario ha 38 anni e vive ad Agrigento. E sempre stato un bravo ragazzo, Rosario. Intelligente. Rosario si è laureato a 23 anni. E a 26 anni è diventato magistrato. Rosario è un giudice scomodo, che nonostante la sua giovane età ha già dato molti dispiacere agli uomini d’onore della Stidda agrigentina. Rosario si è fatto molti nemici. Il presidente della Repubblica italiana, un uomo da poco di nome Francesco Cossiga che tutti incensano come se fosse una specie di dio in terra, lo ha chiamato Il giudice ragazzino. Per denigrarlo, sminuirlo. Forse intimidirlo. Ma Rosario non è uno che si lascia intimidire. E ha continuato, imperterrito, a confiscare, sequestare, indagare.

 

Mentre cammina sulla statale, senza scorta, per andare come ogni giorno al lavoro in questa calda mattina di settembre, Rosario viene ucciso da 4 sicari. Un eroe

 

Oggi, in questo paese molto bravo a piangere i morti e chiamarli eroi, ma molto veloce nel trovare nuovi eroi da celebrare e poi dimenticare, nessuno si è ricordato di lui. Anche se ha ancora qualche amico.

 

Gli chiediamo scusa. A nome di tutti (speriamo tanti) gli italiani per bene.

 

Buon tutto!

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C’erano una volta i colpi di sole. Ora ci sono i colpi di Brunetta. Il ministro della Pubblica amministrazione, quello che considera le ferie dei dipendenti assenteismo, e lui di assenteismo se ne intende, eccome!


Brunetta è quello che pensa che per risolvere la lentezza della giustizia basti impedire ai magistrati di lavorare a casa. Ora ci illumina  sullo stile istituzionale. Il Ministro in un paese nuovo e moderno non governa. Proclama. Non risolve i problemi. Dichiara. Non convince. Insulta.

 

E così, dopo aver usato il sito del suo ministero per attaccare l’Espresso, eccolo accusare una parte della “sinistra” (non si sa se grande o piccola, e non del tutto chiaramente identificata) di essere "elitaria e parassitaria", di preparare un colpo di stato. E le ha augurato, con grande aplomb istituzionale,  di “andare a morire ammazzata”. Ed ha promesso che il governo dopo aver risolto la fase uno della crisi (la crisi…risolta?????) si occuperà della fase due. Che, immaginiamo,dovrebbe essere di dar seguito ai suoi proclami.

 

Non sappiamo se facciamo parte di quella sinistra elitaria e parassitaria di cui parla Brunetta. Se fosse, lo tranquillizziamo. Non ci piacciono i colpi di stato, li lasciamo ai suoi amici. A noi piace la democrazia, che è anche  e soprattutto capacità di accettare le critiche. Persino quelle ingiuste. E di convincere gli altri delle proprie ragioni.

Quanto all’andare a morire ammazzati, lo tranquilliziamo. L’Italia è un paese che ha molte cose che non ci piacciono, ma è (anche) il nostro paese. Non glielo lasceremo distruggere così facilmente.


Certo, se queste cose le avesse dette un ministro serio, uno come Calderoli, o Zaia, o La Russa, o la Carfagna, ci saremmo un po’ preoccupati. Così, c’è solo da farsi un sorriso. Amaro.


Buon tutto!

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Ieri sera, mentre su Rai uno andava in onda lo show di Silvio Berlusconi, che ha spaziato a tutto campo con la scusa di celebrare il grande successo delle prime casette consegnate ai terremotati d’Abruzzo, su Rai tre, in sostituzione del previsto programma Ballarò, “oscurato” dalla direzione generale della Rai, sembra su richiesta dello stesso premier, è andato in onda un film.

 

Il direttore Paolo Rufini, scartabellando nel vasto archivio di film disponibili della sua rete, ha scelto un film tedesco, interpretato da Bruno Ganz, dal titolo La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, che narra appunto delle vicende che portarono alla fine del nazismo e del suo dittatore.

Quando si dice il caso.

Buon tutto!

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Ponteranica è una ridente città abitata da 6.755 anime, ai piedi del monte Maresana e bagnato dal torrente Morla, a circa 4 chilometri dalla capitale Bergamo. Borgo piccolo ma glorioso di storia,  inserito nella corte Regia della Morla, istituita dai Longobardi, inizialmente menzionato come Poltraniga, poi traslato in Poltranica. Un comune gravido di storia, dai fasti gloriosi che la videro in primo piano in tutto il territorio bergamasco durante la lotta guerra guelfi e ghibellini, a quando Papa Alessandro Borgia passò appena a 150 chilometri da qui a quando  un cane che era stato di Garibaldi passò da queste parti e rilasciò una deiezione ancora conservata in un importantissimo museo. E che, soprattutto, è il paese dove è nato e risiede Vittorio Feltri.

 

Purtroppo, il borgo è stato invaso da anni da oppressori senza cuore, che hanno occupato ogni luogo succhiando il sangue degli operosi abitanti della zona. Ma per fortuna, da pochi giorni, è stata liberata. Il neo sindaco, il leghista Cristiano Aldegani, ha dato un chiaro segno che le cose cambieranno. Ha fatto rimuovere un’odiosa targa imposta alla cittadinanza dal suo precedessore, un comunista di sicure origini napoletane, che ha voluto dedicare la biblioteca comunale alla memoria di uno sconosciuto terrone, un giovane comunista siciliano chiamato Peppino Impastato. Dicono, ma potrebbero essere leggende comuniste, che fosse un attivista siciliano ucciso dalla mafia nel 1978. Ma anche fosse vero, il bravo sindaco della Lega Nord, partito di popolo, per il popolo e con il popolo, che onora le tradizioni e gli usi e costumi del popolo, ha ragione da vendere: che c’entra questo terrone che invece di farsi i fatti suoi si mise addirittura a combattere la Mafia con la storia di Ponteranica, della Lombardia, dell’Italia? La mafia, sempre ammesso che esista – perché nella storia di Ponteranica non ce n’è traccia, dunque non esiste – è un problema locale dei terroni. 

 

Infatti, il sindaco vuole onorare una vera personalità storica, un nome famoso e importantissimo, che tutto il mondo ricorda: il sacerdote Giancarlo Baggi morto nove anni fa, cui sarà presto dedicata la biblioteca. Un uomo umile e buono, un bravissimo prete, che ha dedicato la sua vita ai suoi parrocchiani. Se qualche impertinente si domandasse cosa ha fatto di straordinario, di storico, di indimenticabile è presto servito: come Vittorio Feltri, era nato a Ponteranica. E scusate se è poco!

 

Ma lo sforzo del sindaco sembra essere stato poco apprezzato. E’ stato aggredito dalle solite contumelie dei comunisti terroni, ed è rimasto deluso dalla Comunità dei Padri Sacramentini, al quale apparteneva il buon padre Giancarlo Baggi. Che, in una lettera inviata all’eroico sindaco, hanno fatto sapere che non possono approvare che la memoria di un confratello sia usata in una logica di contrapposizione e di divisione, tanto più se questa contrapposizione riguarda un testimone di giustizia come Peppino Impastato, ucciso per il suo impegno civile.

 

Che ingrati, questi preti. Fa bene la Lega Nord, partito di popolo, per il popolo e con il popolo, a diffidare della Chiesa.

Buon tutto!

 

A Peppino Impastato e padre Giancarlo Beggi, sperando che possano perdonare l’imbecillità imperante nell’Italia di oggi

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Silvio Berlusconi, contravvenendo alla modestia a cui ci ha abituato, ha detto chiaro e tondo quello che tutti noi pensiamo: “Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni della storia italiana”. 

 

Certo, presidente, lo ammetta. Le piace vincere facile. In fondo, cosa sono, se paragonati a Lei, omuncoli come Camillo Benso di Cavour, Giuseppe Zanardelli, e poi, più recentemente, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Carlo Azelio Ciampi.

Sarebbe stato diverso se al gravoso incarico fossero saliti dei veri uomini, gente con gli attributi. Gente come Brighella, Pulcinella, Mimì, Cocò e Capitan Cocoricò.

 

Però, pensandoci bene, uno migliore di lei c’è stato. Lo chieda ai suoi amici La Russa, Gasparri e Matteoli. Uno che, come lei, era cavaliere. Il mitico Mussolini, l’uomo che riuscì a fare una bellissima dittatura, abolendo la libertà di stampa, il parlamento, mandando al confino gli oppositori politici. E che riuscì a trascinare l’Italia nella gloriosa impresa delle leggi razziali e poi nella magnifica vicenda della seconda guerra mondiale.

Ne ha ancora, di strada da fare, caro presidente.

 

Ma noi siamo fiduciosi che, impegnandosi ancora un po’, riuscirà a superare il suo illustre predecessore, diventando il migliore di tutti. Coraggio, ancora un piccolo sforzo!

 

Buon tutto!


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Teresa amava gli alberi. Perché quando ci sono loro, la sofferenza sembra più lieve, il giorno diventa più bello. E anche la bellezza ridà dignità alle persone.

Teresa amava la vita, che è un lento andare senza meta combattendo per le cose in cui credi e ritieni giuste. Teresa amava la pace, che è l’unica cosa al mondo in cui vale davvero la pena di credere e per cui vale la pena di combattere.

Teresa amava questo e molto altro.

 

Ora Teresa se n’è andata, in quel modo strano che hanno gli uomini e le donne per lasciare questo piccolo punto dell’universo sperduto in mezzo al cielo. Erano in tanti, sabato, a salutarla, a Milano.

Teresa non c’è più, eppure c’è ancora. Se ti guardi intorno, la puoi incontrare, assieme a tanti altri, tra le fronde degli alberi, sui bordi delle nuvole, nella luce delle stelle.

Le idee delle donne e degli uomini non muoiono mai.

Ti sarà lieve la terra, mentre cavalcherai il soffiare del vento.

Ciao, Teresa.

 

“Ma tu l’hai mai vista la pace?”

“Sì, era bella, forte, e aveva una splendida chioma di capelli rossi”

(Vauro)

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Come avranno notato i nostri 36 (pardon, ormai sono rimasti 6) piccoli lettori, da qualche giorno siamo in silenzio. Perché il silenzio, come dice un vecchio proverbio, è d’oro. E di questi tempi lo è anche di più. Lo sa bene Dino Boffo, (ex) direttore dell’Avvenire. Licenziato dal Presidente del Consiglio in persona, grazie all’impegno di Vittorio Feltri e con la collaborazione del Cardinal Bagnasco. Anche noi abbiamo ricevuto notizie di una nota anonima che dice che il nostro Mister X di Comicomix è un noto comicomico, attenzionato da tempo dalla Polizia perché dedito alla pratica sempre spregevole della satira (dilettante, s’intende…questi sono solo piccoli scarabocchi senza importanza). 


Hanno cercato di intimidirlo, ma non c’era verso: Lui, alla maniera del grande Totò, rispondeva: "Embé? Io non mi timido" e la sacrosanta irritazione di chi "puote ciò che si vuole" cresceva. E i pochi frequentatori di questo posto si spavenatavano. Ma non preoccupatevi, piccoli lettori. Abbiamo deciso di dimissionarlo. Spontaneamente, liberamente. Viviamo in un paese libero, come diceva Gaber, “siamo liberi come l’aria, siamo noi che facciam la storia”.


Finalmente, ce ne siamo liberati. Dalla prossima settimana torneremo più belli e superbi che pria, con delle notizia di grande rilievo, le stesse che mandano in onda i veri giornali e telegiornali: il Tg1, il Tg2, i Tg di Mediaset, e la stragrande maggioranza dei quotidiani italiani. Parleremo degli ultimi cocomeri a Milano, di come si passano le vacanze in riviera, e di chi è il vincitore del superenalotto. Almeno fino a quando quei signori che ci puntano quegli strani oggetti metallici che sembrano pistole sulla fronte non se ne saranno andati. E cioè, se continua così, mai più.

Buon tutto!

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

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