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La realtà spesso supera l’immaginazione. Succede, di tanto in tanto. Nella nostra bella Italia, terra di santi, di poeti e di navigatori, succede anche più spesso che altrove. E così oggi il Consiglio dei Ministri capitanato dal lombardo Silvio Berlusconi, varerà le linee fondamentali di un piano per il Sud progettato da Giulio Tremonti, direttamente dalla Valtellina. Tra i capisaldi di questo piano ci sarà la rinascita della mitica Cassa del mezzogiorno, magari con un altro nome. Quella che, in circa quarant’anni di democristianume, si è mangiata 140 miliardi di euro. Un ente che finanzia dal centro progetti per il mezzogiorno, evitando di far gestire i soldi alle classi dirigenti locali, sospettate di scarsa efficienza. Un ente quindi a forte impronta federalista, teso a valorizzare e responsabilizzare le classi dirigenti locali, e ad utilizzare le risorse prodotte in loco per finanziare lo sviluppo del Sud.

 

Ammettiamolo: neppure facendo uno sforzo sovrumano avremmo potuto immaginare la scena di Umberto Bossi e Roberto Calderoli, quelli che “Roma Ladrona”, quelli che “i soldi del Nord restino al Nord” quelli che ce l’avevano contro i terroni, contro la spesa pubblica del governo romano che mandava i soldi al Sud, mettere la loro firma sotto un testo di legge che rimette in vita un ente che era stato abolito nel 1992. Mentre tutti i polli d’Italia scoppiano in una fragorosa risata, immaginiamo quanto saranno entusiasti gli elettori lombardi, veneti, piemontesi ecc…, che votano Lega convinti che “finalmente” con Bossi e soci, le tasse pagate nel Nord  restano al Nord. Ma forse è un equivoco: Bossi e Calderoli, quando sentono parlare di Cassa per il mezzogiorno pensano ad un funerale. Bisognerà spiegargli che di un funerale, in effetti, si tratta: quello del Federalismo.

 

Insomma, stavolta dobbiamo ammetterlo. Cari Maroni, Bossi, Borghezio, Tremonti, Calderoli e tutta la compagnia: Grazie di esistere, amici! Senza di voi la nostra esistenza di umili satirici dilettanti sarebbe davvero grama.

Buon tutto!

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Il premier Berlusconi ha sempre detto che per l’Abruzzo ci stupirà con effetti speciali, facendo quello che nessuno era mai riuscito a fare: dare una casa a chi l’ha perduta entro pochi mesi. In effetti, anche in precedenti e positive esperienze di successo, come il Friuli e l’Umbria, tra l’evento sismico e il rientro nelle proprie abitazioni sono passati anni. Berlusconi, anche se non lo ha mai detto chiaramente, forse perché distratto, non potrà fare questo miracolo, naturalmente. Ma ha comunque promesso di evitare ai poveri abruzzesi terremotati di passare anni in container o casette di legno, mettendoli in vere abitazioni: le C.A.S.E., cioè Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili.


Ma saranno proprio tutti tutti tutti? Le C.A.S.E. sono una delle soluzioni abitative temporanee riservate a persone residenti nel Comune de L’Aquila con la casa distrutta o inagibile, quelle cioè ricadenti nelle tipologie E o F e dovranno quindi attendere tempi lunghi per la ricostruzione. Secondo la Protezione Civile, a settembre 3 mila persone saranno sistemate in queste C.a.s.e. E quelli che non sono de L’Aquila? Cittadini di serie B, o C?

In totale gli appartamenti costruiti saranno 4.000-4.500, suddivisi in gruppi di 25-30 abitazioni per ogni edificio. Quando rientreranno in queste abitazioni le 4 mila famiglie de L’Aquila saremo tutti contenti, e potremo dire bravo al premier. Facciamo un piccolo conticino: secondo la protezione civile la popolazione assistita è di 49.919 persone. Ammettendo che di esse il 52% (la percentuale di case considerate agibili) torni rapidamente a casa (cosa non scontata affatto) restano 23.961 persone. 3 mila, secondo la Protezione civile, entreranno nelle C.A.S.E. a settembre. Gli altri 20.961 no. Chissà se saranno anche loro in piazza ad applaudire, quel giorno. E anche ammettendo che alla fine saranno in 15 mila a andare in questi alloggi, come dice la Protezione civile (dato che sembra un po’esagerato, perché significa che la famiglia terremotata media è di 3,4 persone) ne restano fuori comunque 8.961. Che dovranno accontentarsi delle tende, delle casette di legno e di un’affettuosa lettera di Berlusconi

 

Controllando poi i sopralluoghi effettuati al 26 luglio 2009, sempre dal sito della Protezione civile, gli edifici privati – cioè le case – distrutti (o comunque completamente inagibili) sono in tutto l’Abruzzo oltre 18.538 (il 31,1% dei 59.609 edifici visionati dai tecnici della protezione civile). Per 4.500 C.A.S.E.  messe in piedi restano oltre 14 mila case private che restano distrutte. E ci sono poi il 16,2% di edifici solo parzialmente agibili (circa 9.716 edifici) per un totale di  23.754 case distrutte a fronte di 4.500 nuovi alloggi. Certo, lì dentro ci sono non solo l’abitazione principale, ma anche le seconde e terze case, ma anche a voler essere molto ottimisti le famiglie senza casa che resterebbero senza C.A.S.E. dovrebbero essere parecchie, ben più delle 9 mila prudenzialmente stimate sopra.  Gente che continuerà a stare in tenda, o negli alberghi della costa a spese del contribuente, o si accontenteranno della case in legno.

 

Ci sarebbe già di che riflettere, ma c’è dell’altro: per poter stabilire chi avrà diritto ad occupare queste case temporanee, si sta varando un vero e proprio bando di concorso a punti per evitare contestazioni e possibili disordini. Una vera e propria classifica dei terremotati: 5 punti andranno a chi ha avuto almeno un morto in famiglia, 3 punti a chi ha almeno un figlio minorenne, 2 punti per chi ha in famiglia un anziano sopra 85 anni, 1.5 punti per chi ha un lavoro o un iscritto all’Università e così via. Per chi ha avuto la “fortuna” di veder morire un figlio, o il padre, forse non ci saranno problemi. Ma per chi non ha di queste fortune, chissà come andrà a finire.


Comunque una cosa è sicura: Il premier Berlusconi per l’Abruzzo farà quello che nessuno era mai riuscito a fare: prendere in giro i terremotati.

Buon tutto!

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Maurizio Bernardo, deputato del Pdl, ha inserito un emendamento al decreto legge anticrisi sul quale il governo ha chiesto ed ottenuto la questione di fiducia e tutt’ora in discussione in Parlamento, che dice che “i pm contabili prima di indagare devono essere certi di avere tra le mani una specifica e precisa notizia di danno” e, prima ancora di avviare l’accertamento, devono essere certi che quel danno “sia stato cagionato per dolo o colpa grave”. In pratica, la Corte dei Conti,

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l’organo che ha il potere di accertare, in sede giurisdizionale, i danni cagionati allo stato o altro ente pubblico dai suoi dirigenti, dipendenti o amministratori, e condannare i responsabili al risarcimento, sarebbe quasi impossibilitata ad indagare sulle attività “sospette” della Pubblica amministrazione. Ma il fido Bernardo non si è fermato solo a questo. Se passasse il testo, d’ora in avanti la la Corte potrà perseguire il danno erariale solo “di uno degli organi previsti dall’articolo 114 della Costituzione o altro organismo di diritto pubblico”. Verrebbero quindi in poche righe escluse dai controlli della Corte dei Conti tutte le società municipalizzate, il cosiddetto Settore Pubblico Allargato. Ed infine, “Le procure regionali della Corte dei conti esercitano l’azione per il risarcimento del danno all’immagine nei soli casi previsti dall’articolo 7 della legge 27 marzo 2001 numero 97. In pratica, se un procuratore della Corte dei Conti volesse aprire un’inchiesta sui danni d’immagine causati alla Pa da storielle tipo quella delle escort, dovrebbe aspettare una sentenza di condanna passata in giudicato. Domani il testo verrà definitivamente approvato alla Camera dei Deputati e passerà al Senato. Ci sono molte proteste, da parte dell’opposizione e da parte di membri della stessa Corte dei Conti. Ma difficilmente il testo verrà nuovamente cambiato, perché nelle intenzioni del Governo la manovra è oramai blindata.

 

Non annoieremo i nostri pochi lettori con le solite tiritere sulla grande distanza che c’è tra le dichiarazioni del governo in materia di contrasto all’efficienza e agli sprechi della Pubblica amministrazione, di cui tanto si vanta il piccolo genio Brunetta, e le leggi che poi quello stesso governo approva. Diamo per certo che le intenzioni siano ottime. D’altronde, anche uno poco intelligente come i Comicomix capisce quanto è efficace per l’efficienza della Pubblica amministrazione un provvedimento che impedisce gran parte dei controlli della magistratura contabile sulla Pa e li impedisce su tutta quella Pa che ha solo preso la forma giuridica privata.

 

La nostra domanda è un’altra, e ci impedisce il sonno in questi giorni dorati di esilio sulla Riviera del Conero: ma quale sarà l’effetto positivo di lotta alla grave crisi economica che ha colpito l’Italia che questo emendamento produce? Gente come Bernanrdo, Brunetta, Tremonti, Berlusconi lo sa. Ma noi siamo poveri di spirito, e poco intelligenti. Se qualcuno ce lo riesce a spiegare, gliene saremo grati.

Buon tutto!

 

Nota bene: Lo scarabocchio oggi (e per qualche giorno) esce senza vignetta perché, come è scritto nel testo, siamo momentaneamente in esilio (naturalmente indipendentemente dalla nostra volontà) in vacanza sulla Riviera del Conero.

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A Perugia, la nostra città, fa un caldo terribile. Come a Roma, Napoli, Campobasso, Civitavecchia, Frosinone, Latina e Messina. E’ allarme rosso. In altre città la Protezione civile ha acceso il segnale arancione. Un caldo che tutti definiscono opprimente. Insopportabile. Sarà vero, per carità! Certo, che faccia caldo nel pieno dell’estate italiana è davvero sorprendente, essendo notoriamente la nostra penisola una delle aree più fredde del pianeta, seconda solo all’Antartide e alla Groenlandia. Ed è anche sorprendente che – in un’epoca in cui molti parlano dell’effetto serra, provocato  anche da certi comportamenti e dagli sprechi che ci circondano – quando si parla di riduzione delle emissioni di Co2, molti di coloro che boccheggiano ed imprecano contro il caldo “insopportabile” fanno spallucce, accendono l’automobile e sgassano verso il nulla senza neppure porsi il problema se ci sia una qualche relazione tra i due fenomeni. Certo, la temperatura è rovente, e il caldo soffoca i 4 neuroni ancora residui. Quindi la smettiamo di dire sciocchezze, e ci uniamo al coro delle lamentale per il caldo. Compatiamo quindi quei poveri disgraziati che se ne stanno placidi a lamentarsi sotto l’ombrellone, sorseggiando una birretta bella fresca. Rivolgiamo un pensiero a quei poveracci che se ne stanno in una bella casa di campagna imprecando per non aver montato il condizionatore.  Pensiamo che mentre questi poveracci soffrono per il caldo, ci sono quei fortunati dei minatori che, a due trecento metri sottoterra, si godono il fresco. Il mondo è davvero ingiusto

Buon tutto!

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Il Senato della Repubblica italiana, retto da una solida maggioranza di centro destra e capitanato da Renato Schifani, è un’inesauribile fonte di saggezza. Non si finisce mai d’imparare. Prima ha autorizzato anche in Italia la vendita dell’aranciata senza arance: una fondamentale conquista per la salute degli italiani e un inno indubbio all’intelligenza dell’essere umano. Non contenti, i senatori del PdL, capitanati da quel galantuomo di Marcello Dell’Utri, hanno contribuito a ristabilire la verità sul clima e sull’ambiente, gridando forte e chiaro al mondo che il riscaldamento globale non esiste. E se anche esistesse, comunque non è causato  dall’emissione dei gas serra di origine umana. Ma non hanno intenzione di fermarsi ed eccoli di nuovo al lavoro. Un po’ stupiti delle conclusioni del G8 de L’Aquila in materia di ambiente, avallate anche dal grande statista Berlusconi, hanno deciso di dare un altro colpo alla lobby comunista ed ambientalista che domina l’Italia e – con la scusa della salute dei cittadini di oggi e di un futuro ecosostenibile per i loro figli, i cittadini di domani – hanno deciso di impegnare il governo (che qualche dubbio continua però ad averlo) per tagliare i fondi per lo sviluppo della tecnologia Archimede, un impianto Enel ideato da quel sempliciotto di Carlo Rubbia per la produzione di energia solare. La brillante idea è venuta a due geni indiscussi, membri permanenti dell’Accademia delle scienze e dell’Agenzia internazionale dell’energia: Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliarello. Folgorati da un colpo di sole preso all’ingresso di Palazzo madama, i due nostri eroi nel dotto testo da loro presentato hanno messo a confronto due tecnologie: quella nucleare (buona) e quella solare (cattiva). Una comparazione scientifica, che non tiene conto di quisquilie da azzeccagarbugli come produzione di scorie, la loro durata e i costi per il loro smaltimento, o degli eventuali rischi (e costi) in caso di incidente. Ma che si limita a prendere in considerazione l’unica cosa davvero  importante: lo spazio occupato. Effettivamente, le aree richieste dal solare sono 64 volte più ampie a parità di potenza e ben 180 volte a parità di energia. E lo spazio vitale è importante. Vuoi mettere la bellezza di godere di una bella una pianura circondata da depositi di scorie radioattive? Quindi, è ora di voltare pagina, staccare la spina ed abbandonare ogni tipo di ricerca per lo sviluppo di questa tecnologia. Noi siamo più furbi degli altri, ad esempio di quei sempliciotti di francesi e tedeschi che, chissà perché, su questa fonte energetica stanno spendendo miliardi. Quello sciocco di Nicholas Sarkozy ha deciso, con il suo Piano Solare mediterraneo, di installare entro il 2020 impianti solari da 20mila megawatt nel nord africa. E quei semideficienti degli Amministratori Delegati di Munich RE, Siemens, Deuteche Bank, E.on, Rwe stanno per incontrarsi a Monaco di Baviera per investire 400 miliardi di euro in un progetto, il Desertec, basato sulla stessa tecnologia di Archimede, con l’obiettivo di dare a prezzi competitivi il 15% dell’energia elettrica necessaria all’Europa.

Che gente cretina che c’è per il mondo. Meno male che noi italiani abbiamo Gasparri, Quagliariello e i senatori del PdL!

Buon tutto!

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Il nostro paese è pieno di ricchi. Gente che ha tanto tempo libero e tanta ricchezza tutta per sé. Giovani precari sull’orlo del licenziamento, operai in cassa integrazione a rischio del posto di lavoro, piccoli imprenditori senza ordini sull’orlo del fallimento, disoccupati cronici, meridionali costretti ad emigrare a nord che si divertono dalla mattina alla sera. E impiegati della Pubblica amministrazione ogni giorno sotto accusa. Mentre questi fannulloni si divertono, gozzovigliano, godono, c’è gente che soffre. I 307 ex parlamentari di ogni colore ed opinione: ex comunisti e forzisti della prima ora, giuristi illustri, socialisti irriducibili e una schiera di democristiani. Gente in gamba, competente, vere e proprie risorse della Repubblica. Sono dei poveri pensionati ai quali un’improvvisa ed ingiustificata ansia moralizzatrice vuole tagliare dei fondi. Incomprensibile, visto che il paese si trova in condizioni economiche floride e solide. Eppure, a partire dal gennaio 2010 vengono minacciati dei tagli consistenti sul milione 726 mila euro speso ogni anno per telepass, biglietti ferroviari e voli gratuiti degli ex. Una vera ingiustizia. Per fortuna che a difendere questi poveri vecchietti c’è un sindacato, agguerrito come Bonanni quando attacca i lavoratori: è l’Associazione degli ex parlamentari, che rappresenta tutti quelli che sono passati anche solo per pochi anni dal Parlamento. 1.377 ex deputati e 861 ex senatori che percepiscono comunque il vitalizio dovuto a tutti gli ex. Persone che nonostante l’età spesso avanzata, continuano instancabili a girare per l’Italia, per dare un fattivo contributo alla soluzione dei problemi del paese. Ora, tutto rischia di finire. Per colpa di quest’ansia di risparmiare. Ma i nostri non si sono persi d’animo, ed hanno scritto una lettera al premier Berlusconi. In cui offrono una consulenza (gratis) al governo. Gianni Letta ha subito accettato.  E così, i nostri vecchietti hanno potuto finalmente far partire la loro sacrosanta lamentela, scrivendo a quel cattivone del presidente del Senato, esprimendo "viva amarezza e delusione" per la scure che garantirebbe una "irrisoria economia" (1,7 milioni di euro). Una punizione "iniqua e discriminatoria" perché la totale soppressione dei benefici  ad eccezione dei senatori dell’ultima e penultima legislatura, è del tutto inaccettabile". visto che "ha trovato accoglimento da parte del sottosegretario Letta la nostra disponibilità: siamo pronti a fare altrettanto con le presidenze delle Camere". E poi ricordano gli ex parlamentari "ci rivolgiamo a voi senatori affinché sia mantenuto quel vincolo di solidarietà che ha sempre legato i colleghi di ieri e oggi". Perché una volta c’era più solidarietà. Una volta si diceva “Voi siete ciò che noi fumo, noi siamo ciò che voi sarete”. E non ci si pestava così i piedi, per una misera economia, che corrisponde appena allo stipendio annuo di circa 150 operai, solo alla social card per un anno per oltre 400 persone. E che è appena un anno di pensione minima per circa 280 persone. Ma che vergogna, cari senatori di oggi. Ma non ci pensate come soffriranno questi poveri vostri ex colleghi? Noi pensando a come soffrono, ci viene voglia di approfittare delle autorevoli colonne di Giornalettismo per lanciare una grande colletta!  E a proposito di ex parlamentari, che dire del povero Clemente Mastella? Come non pensare a quanto soffrirà, poverino? Lui che dopo aver fatto cadere il governo Prodi, avere tentato in tutti i modi di candidarsi nel PdL ed era statto rifiutato sdegnosamente da quei cattivoni della Lega Nord, era molto depresso. E si è dato tanto da fare per poter mantenere la famiglia, implorando almeno un posto da europarlamentare. E quando Berlusconi, che è sempre tanto buono, si è impietosito ed ha preferito trombare un gruppo di veline già in odore di candidatura, sacrificandole sull’altare di Ceppaloni, era tornato a sorridere. Non sapeva che per lui era in serbo un’amarissima sorpresa. Appena arrivato a Strasburgo, è stato informato che da questa legislatura non c’è più lo stipendio differenziato, ma tutti gli europarlamentari prendono la stessa cifra. Non più gli 11.703 euro al mese della scorsa legislatura, ma appena  7.655 euro lordi, il 38,5% di quello di un giudice della Corte di Giustizia Europeo. Una miseria. Il bonus di 4.402 euro per le spese generali, vere o presunte è subordinato al grande sacrificio di essere presenti in aula almeno 7 volte l’anno. Gli altri 17.570 euro di indennità di segreteria sono sempre senza ricevute, ma servono per gli eventuali assistenti. E il forfait di 4.148 euro per i viaggi di rappresentanza è una bazzecola. Sommando tutte le entrate sicure ogni parlamentare prende solo 5.700 + 4.402 + 17.570 + 4.148 euro.

Se vuoi concludere con un sorriso la lettura di questo post, vai qui su Giornalettismo

Buon tutto!

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Bettino Craxi interpre­tò meglio di ogni altro uomo politico come la società italia­na stava cambiando. La sua politica estera fu grande, e non solo per l’episodio di Sigonella ma per la scelta di tenere l’Ita­lia nella sfera occidentale, sen­za intaccare autonomia e di­gnità del Paese. Parole di Walter Veltroni. Ha pronunciato queste parole alla presentazione di un libro. Walter ha ragione da vendere.La sua lungimiranza,m il suo acume, la sua grande capacità strategica si vedono in ogni occasione, come dimostra la straordinaria gestione del Pd. Bravo Walter! E’ vero, Craxi fu un grande innovatore. Ad esempio, durante i suoi governi, negli anni ‘80, il debito pubblico passò da 234 a 522 miliardi di euro (dati valuta 2006) e il rapporto fra debito pubblico e PIL passò dal 70% al 90%. Provocando allo Stato debiti enormi che sfociarono nella drammatica crisi del 1992, che portò lo stato sull’orlo della bancarotta. E creando un cumulo di debiti che vengono tuttora pagati dai cittadini. Un vero precursore dei tempi, uno a cui Tremonti si ispira un giorno sì e l’altro pure. Ha detto Walter: Craxi più innovativo di Berlinguer. E’ vero: fu lui, a iniziare la pratica dell’elezione del segretario per acclamazione, a incentivare il culto della personalità, a trasformare i congressi del PSI in una sfilata di nani e ballerine. Non era un precursore dei tempi, un gran maestro del suo grande amico Silvio Berlusconi? Bravo Walter! Craxi fu un grande statista, il leader indiscusso del Psi negli anni belli della Milano da bere, quelli dell’Ingegner Mario Chiesa, di Paolo Pillitteri, delle tangenti, della corruzione senza freni, ecc.ecc.. Sempre lui, Bettino Craxi. Un vero innovatore! Altro che quel conservatore di Berlinguer, che ripeteva quella noiosa litania della questione morale! Bravo Walter. E come non ricordare che fu Craxi, inquisito dalla Magistratura, ad invocare nel suo celebre discorso alla Camera la sua “assoluzione” in nome della supremazia della Politica, che giustificava tutto il mercimonio di tangenti, appalti truccati, spartizioni tra partiti che soffocavano l’Italia tra corruttele, spese folli, totale mancanza di rispetto per la Res publica? Sì, Walter ha ragione: Craxi fu un precursore, un vero genio della politica, un grande leader della sinistra. Bravo Walter. Ci hai messo un po’ di tempo, rispetto ai tempi in cui eri direttore dell’Unità e attaccavi Craxi un giorno sì e l’altro pure. Ma alla fine hai capito. Si può dimenticare facilmente nell’Italia di oggi che il grande innovatore di cui parli sia morto in contumacia, condannato in via definitiva da quella magistratura italiana che tu dici di voler difendere. E’un trascurabile dettaglio. Anzi Craxi fu un innovatore anche da questo punto di vista: ora il Parlamento è pieno di indagati e condannati. Il povero Craxi, il grandissimo leader, il genio innovatore fa quasi tenerezza. Ebbe il buon gusto di scappare dall’Italia dopo la condanna definitiva ad appena 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, ad appena 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese. Povero Craxi, povero genio  innovatore, che secondo quelle sentenze della magistratura italiana aveva diversi conti correnti segreti affidati a prestanomi in Svizzera, dove faceva depositare miliardi ricevuti sotto forma di tangente dai principali gruppi industriali italiani. Un precursore dei tempi, povero Bettino. Che allora i contemporanei non capirono. Meno male che adesso Walter Veltroni ha capito, ha detto la verità. Craxi è finalmente riabilitato, Veltroni gli ha riconosciuto i meriti che ha sempre avuto. Adesso però Walter devi avere il coraggio di riflettere ancora. Ci sono tanti personaggi perseguitati dalla storia, di cui non è stata riconosciuta la grande capacità innovativa. Ad esempio quel grande innovatore di  Jack lo Squartatore. O meglio ancora, per restare in politica, quel genio, quello statista, quell’innovatore di Benito Mussolini. Solo per fare un esempio: le ronde padane, a pensarci bene, sono una sua invenzione. In fondo in fondo, Walter: che cos’erano le camice nere?

Buon tutto!

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Questa è la storia di una profonda ingiustizia. Che ha colpito i  top manager della American International Group (Aig). I poveretti, con anni di duro lavoro ripagati da pochi milioni di dollari, avevano creato una montagna di titoli speculativi che hanno portato sull’orlo del fallimento l’economia mondiale e il gruppo che guidavano, mandando su lastrico milioni di persone. Quando speravano di veder riconosciuto il loro merito, e stavano per godere il giusto compenso di tanto impegno, un bonus da 165 milioni di dollari, ecco che le proteste di molti quotidiani, il veto del Tesoro Usa e di quel pericoloso comunista abbronzato che siede alla Casa Bianca avevano impedito loro di ricevere il meritato premio. Anzi, numerosi chief executive della compagnia assicurativa erano stati costretti a restituire parte dei loro guadagni. La causa di tale vergognoso esproprio proletario era stata giustificata in base all’insignificante particolare che il salvataggio dal crack finanziario del colosso assicurativo fosse stato garantito grazie ai 170 miliardi di dollari dei contribuenti americani, concessi da Governo e Fed. I poverini erano stati addirittura costretti, nonostante la bravura dimostrata, ad accontentarsi  per l’anno 2009 dello stipendio simbolico di un dollaro. Un tale insulto al merito, al mercato, alla libera iniziativa non poteva essere tollerato a lungo. Ed ecco che il top management torna oggi alla carica, e decide di auto-assegnarsi, quale premio per le brillanti attività svolte nel 2008, una prima tranche di qualche milione di dollari. Proprio perché sono buoni, hanno chiesto il “permesso” al Governo USA. Non che sia indispensabile, per carità. In fondo è proprietario di appena l’80% delle azioni. Ma non erano tenuti a farlo, la richiesta è stata fatta solo per cortesia istituzionale. Lo spiega il Washington Post: il top management dell’Aig vuole l’appoggio di Kenneth Feinberg, nominato il mese scorso da Barack Obama per sovrintendere ai pagamenti dei manager delle società che hanno ricevuto l’aiuto del governo. Ad onor del vero Feinberger sarebbe responsabile solo per i pagamenti correnti e futuri, quindi non ha nessun potere sui bonus del 2008, ma l’Aig è "riluttante a muoversi senza la copertura politica del governo". Ecco quali sono i frutti perversi del ritorno allo Statalismo, dell’abbandono della stella del libero mercato, del merito, della libertà d’iniziativa. Ma vi rendete conto dell’ingiustizia, carissimi 36 (anzi, ormai siete in 18) piccoli lettori dello Scarabocchio? Un povero Flop Manager non può neppure sfasciare l’economia mondiale senza arricchirsi un po’ a spese del contribuente. Che tempi bui. Chissà dove andremo a finire.

Buon tutto!

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11 luglio 1979. Giorgio guida nel silenzio della notte afosa di Milano. E’ stata una bella serata, con i suoi amici di sempre. Prima una pizza e poi tutti a casa per vedere l’incontro di boxe in Tv. Sì, proprio una bella serata d’estate, spezzata solo dal solito telefono che squilla e, dall’altra parte, la solita voce muta. Giorgio ha capito chi è, ma non gli importa. Ha rivolto un pensiero ad AnnaLori e ai suoi 3 splendidi ragazzi, che certo dormono. Ed è tornato a guardare l’incontro. Poi alla fine ha riaccompagnato i suoi amici ed ora sta tornando verso casa. E’ bella questa notte d’estate, pensa Giorgio. Ripensa a quel giorno di fine settembre di 5 anni fa, quando il governatore della Banca d’Italia chiamò lui, semisconosciuto avvocato milanese di "brutto carattere", per fare il commissario liquidatore della Banca Privata Italiana. Forse per il lavoro fatto per il fallimento della Sfi una finanziaria milanese, o forse perché glielo aveva consigliato un suo amico, il banchiere Tancredi Bianchi. Un po’ strano, perché quella banca non era una banca qualsiasi: il proprietario era un uomo potente, un siciliano ammanicato, un tal Michele Sindona. Giorgio adesso sorride. Ricorda i giorni dentro la banca, la diffidenza e i rancori dei dipendenti, l’ostilità della “gente che conta”. La scoperta delle irregolarità, delle false scritture contabili, il suo voler andare avanti per tutelare azionisti e risparmiatori. Ricorda il disgusto della scoperta di intrecci e le connivenze tra Sindona, la Mafia, la P2, la finanza vaticana dello Ior, la Democrazia cristiana di Andreotti, gli ufficiali e i magistrati corrotti, i circoli americani reazionari. Ricorda le pressioni ricevute da ogni parte, per chiudere gli occhi, far finta di niente, che tanto avrebbe pagato tutto lo Stato. E le promesse di altri incarichi, soldi, carriera, successo. I tentativi di corruzione. Ricorda le prime minacce, quando tutti capirono che lui non si sarebbe mai fermato. Giorgio ha una piega amara sul sorriso quando ripensa all’isolamento, alla gente che gli toglie il saluto al caffè, a quella Milano ormai da bere, pronta a chiudere gli occhi e la bocca in cambio dei danè. Giorgio continua a guidare nella notte silenziosa, in mezzo alle luci gialle. Tra pochi minuti sarà a casa. E’ stanco, e il pensiero va ai suoi giorni di ragazzo, all’Unione Monarchica Italiana, le discussioni, i sogni, gli studi, il pensiero liberale, le speranze di far politica per il bene del paese e non per i partiti. E poi la profonda soddisfazione, a 40 anni, di avere finalmente avuto – chissà perché – l’occasione di fare qualcosa di bello, di grande, di utile. Nell’interesse del paese. Per il bene comune. Giorgio, mentre già intravede le luci di casa sua in lontananza, pensa ai sacrifici, ai sogni spezzati. S’illumina pensando ad AnnaLori e ai 3 ragazzi. Sa che, qualunque cosa succeda, loro ce la faranno. Cresceranno con quei valori in cui hanno sempre creduto: il rispetto per se stessi e gli altri, l’onestà, la libertà, Dio, la famiglia. Sorride pensando al piccolo Umberto che sta crescendo ed è orgoglioso di lui, e ripensa a quando per caso ha ascoltato spaventato le telefonate minacciose di quell’uomo, che qualche tempo fa gli ha detto che l’avrebbero ammazzato. E che ora ha smesso di chiamare, lasciando il posto a quel silenzio muto. Come stasera.

Se vuoi leggere la conclusione di questo post dedicato ad un grandissimo italiano, vai su Giornalettismo. Ci farebbe piacere

Buon tutto!


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Tutto è pronto. 7 piccoli uomini (e donne), con uno stuolo di persone al seguito, stanno arrivando per il via alla piccola riunione che ogni anno li vede assieme in qualche parte di questo pianeta e che si svolgerà oggi e domani a L’Aquila, a due passi dalle macerie che hanno seppellito centinaia di persone solo poche settimane fa. Oggi più che mai, vista dall’alto dei monti d’Abruzzo, nella cittadella assediata dalle case scaricate, appare come un monumento di inutilità, impotenza e vanità. Il piccolo uomo che farà gli onori di casa non riesce a darsi pace, alle prese con scandali e scndaletti, con l’ossessione di vedere “oscurato” il suo bello spettacolo, organizzato con la cura maniacale di un impresario di successo da qualche nuova, scottante rivelazione sulla sua vita privata. La zona dove si riuniranno gli 8 piccoli capi dei paesi più ricchi della terra è blindata da uno spiegamento immenso di uomini, pronti a proteggerli da attacchi terroristici o dalla furia della terra, se per caso dovesse decidersi a tremare ancora, come accadde poche settimane fa. E la città ferita è deserta, abbandonata a se stessa, trafitta dal silenzio e dallo sperdimento di chi ha perso la vita, gli affetti, la casa, il futuro. Nelle tende di Paganica, o di Onna, quella riunione degli 8 capi dei paesi più ricchi del mondo da piccola si fa minuscola, vuota, inutile, un eco lontana di sirene, elicotteri, strette di mano false e sorrisi vuoti. E cresce la sensazione di vuoto e di sperdimento, e gli attacchi della stampa al piccolo uomo che farà gli onori di casa sembrano anch’essi un’amara nuvoletta di polvere, che passerà nel vento di Coppito come le nuvole veloci che accarezzano i monti d’Abruzzo. I terremotati ammassati nelle tende, tra puzzo di piscio e zanzare che non danno pace, ascoltano le tante promesse di una rapida ricostruzione. E ascoltano le promesse sui 15 miliardi da dare, finalmente, ad altri terremotati della vita, ai bambini e alle famiglie che vivono da secoli in tende senz’acqua e senza cibo: i 15 miliardi per l’Africa. L’Africa dimenticata, ferita, distrutta, che da qui, tra questi monti d’Abruzzo, non sembra poi così lontana, con i suoi figli e le sue figlie lasciati a morire di noia e di stanchezza. E anche se c’è chi, almeno una volta, unico e solo, si è ricordato di loro, gli ha prestato anche se solo per un giorno, la voce per parlare a chi non ha mai tempo per ascoltare, non si può far finta di dimenticare che anche a loro quei piccolo uomini e donne, e soprattutto il piccolo uomo che fa gli onori di casa in questa terra d’Abruzzo, hanno già fatto tante volte tante promesse. Promesse non mantenute, perché è così che funziona nelle piccole riunioni tra i piccoli uomini che fanno finta di decidere i destini di tutti noi piccoli punti sperduti nell’Universo. E per questo in terra d’Abruzzo quegli uomini e donne chiusi a chiave nelle tende in attesa che passi anche questa piccola riunione, come tutto passa lieve come il vento che accarezza le montagne dell’Abruzzo, raccolgono le mani tese di quei fratelli e sorelle d’Africa, che muoiono lentamente e in silenzio, perché è così che si muore nel mondo ogni giorno. La piccola riunione forse sarà un successo d’immagine, o forse sarà solo il luogo per leggere di scandali, scaldaletti. Ci saranno visite, e cene, e promesse. Alla fine del giorno, sull’imbrunire dei monti, resteranno solo quelle tende dimenticate. Quella città vuota soffocata dalle macerie. Quei visi lontani (eppure tanto vicini) dei bambini dell’Africa violentata da piccoli uomini senza vergogna.

Buon tutto!

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