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La scuola italiana è stata finalmente liberata. A salvarla,  dopo 1245 anni di dittatura comunista, ci ha pensato una bella, brava e buona ragazza bresciana, pragmatica, volitiva, intelligente: la nuova Stella del firmamento della politica italiana: la ministro dell’Istruzione Gelmini, che ha varato una riforma organica, completa, inattaccabile. Una riforma pensata nell’esclusivo interesse delle famiglie, per riavvicinare gli italiani, disgustati dall’occupazione della scuola da parte della sinistra, alla pubblica istruzione. Talmente organica e meditata da essere stata varata in un pacchetto di decreti legge emanati a distanza di mesi l’uno dall’altro. Il cui caposaldo è contenuto nel decreto legge n. 154 emanato il 7 ottobre 2008 (poi convertito dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189), tutto rivolto alla riforma della scuola, ai desideri delle famiglie, al bene di docenti e di studenti, come si capisce dall’inequivocabile titolo “Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali”. Un disegno organico: il ritorno del voto in condotta, la revisione dei piani di studio e di insegnamento, cioè la revisione del numero di ore settimanali che prevede per la scuola primaria la preferenza per l’attivazione di classi affidate ad un unico maestro e funzionanti per 24 ore settimanali, La riduzione del numero di scuole per non superare la consistenza numerica dei punti di erogazione dei servizi scolastici relativi al precedente anno scolastico 2008/2009, adeguandole ai parametri già fissati dal D.P.R. n. 233 del 1998, ossia allo standard compreso tra i 500 e i 900 alunni, quale requisito per il conferimento dell’autonomia. Qualche piccolo malumore questa organica riforma lo ha destato: disfattisti che hanno osato persino insinuare che la logica unificante e dominante degli interventi normativi è più quella di razionalizzare e contenere la spesa pubblica nell’Istruzione che quella di fare una vera ed effettiva riforma del sistema coerente e con specifiche finalità pedagogiche di fondo. Ma fortunatamente la ministro Gelmini non si è fatta intimidire: ha tirato dritto per la sua strada, forte del consenso del 255% dei docenti e del 345% delle famiglie, finalmente libere dal ricatto della sinistra. Un consenso forte, evidente, netto. Tutti a lodare la giovane ministro, per aver finalmente liberato la scuola dal giogo oppressivo della sinistra, a ringraziarla con tutto il cuore. E lei, buona e generosa, pronta a tendere una mano anche a quella sinistra che ha odiosamente occupato per 1245 anni la scuola, ha fatto una piccola concessione. Piccola, è vero. Una cosa da nulla: ha rinviato la riforma di un anno. E ha trasformato la scelta obbligatoria del maestro unico alla scuola elementare in una opzione facoltativa, a richiesta delle famiglie. Le famiglie che erano tutte dalla parte della ministro. Infatti, appena il 95% della famiglie ha scelto il tempo pieno e il mantenimento dei plessi con la compresenza dei maestri. Ben il 10% delle famiglie hanno scelto le 24 e le 27 ore in prima elementare, il modello di riferimento per il futuro secondo la giovane ministro, brava, bella e competente: per lei si è trattato di un grandissimo successo personale. Le famiglie tutte dalla sua parte, la scuola liberata dal giogo oppressivo della sinistra. Gioisce, pensando che se si rispetteranno scrupolosamente le sue disposizioni, su quasi 294 mila famiglie che hanno richiesto un tempo scuola di 30 ore a settimana, ci saranno risorse per accontentarne meno di 16 mila. Ma anche questa è una quisquilia.Perché le 278 mila famiglie che non vedranno accolte le loro richieste capiranno. Si renderanno conto che il successo di una scuola italiana finalmente liberata dalla sinistra, una scuola efficiente e  pragmatica vale qualche piccolo e insignificante sacrificio. Ma la ministro Gelmini non dimentichi che la sinistra è infida, e non bisogna mai abbassare la guardia, perché la propaganda comunista è sempre in azione. Infatti, ecco un articolo pubblicato sul Piccolo.it in cui si parla di Cristina Canciani, una signora che abita a Muggia, in provincia di Trieste. Secondo quel giornale, la signora avrebbe iscritto per il prossimo anno scolastico, la propria figlia Stefania alla prima elementare in una scuola slovena, la “Pier Paolo Vergerio il Vecchio”. Un istituto, con lingua d’insegnamento italiana, che si trova a Crevatini, a soli 7 chilometri dal centro di Muggia. La signora, poveretta, avrà certamente iscritto la propria figlia a quell’istituto per ragioni logistiche, per la vicinanza con la propria abitazione. Ma quei disfattisti della sinistra hanno subito montato un caso contro la povera ministro Gelimini. E, senza alcun pudore, hanno rilanciato un’intervista alla mamma di Stefania, che spiega di avere scelto convinta “dalla disponibilità, dall’organizzazione e dalla chiarezza mostrataci da subito dal personale della scuola di Crevatini.” Le insinuazioni che dietro questa scelta, fatta – oltre che dalla signora Canciani, da altre 7 famiglie di Muggia si debba all’incertezza legata ai provvedimenti firmati dal ministro Maria Stella Gelmini e ai tagli del governo italiano a confronto con l’efficienza riscontrata nella scuola d’oltre confine, sono rozze e volgari, tipiche della sinistra disfattista. Ma non si preoccupi, ministro Gelmini. Noi italiani dell’entroterra siamo tutti con lei. Iscriveremo i nostri figli nelle scuole pubbliche delle nostre città, paesi, isolette. Anche se dovremo fare 100 km per trovarne una aperta, anche se non ci saranno più gli insegnati, i banchi, le aule. Capiremo, sopporteremo, applaudiremo: dalle nostre case, la Slovenia è troppo lontana.

Buon tutto!

Questo post è stato pubblicato su Giornalettismo

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