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Lo scarabocchio di Comicomix aderisce oggi allo sciopero virtuale indetto dal SIB (Sindacato Italiano Blogger). Lo sciopero virtuale, per chi non lo sapesse, è una nuova forma di lotta – molto efficace – che consiste nel protestare contro il proprio datore di lavoro andando a lavorare senza percepire stipendio. Non si tratta di una grande novità: nell’antico Egitto, nella Grecia antica e nella Roma imperiale era molto diffuso. Se ne trovano ampie tracce anche nelle piantagioni di cotone del Usa del sud nella prima metà dell ‘800. Il SIB precisa che non vuole prendersi alcun merito per questa geniale trovata, che è stata partorita dai brillanti neuroni del ministro del welfare Maurizio Sacconi, durante lo sciopero virtuale che essi sperimentano da circa 59 anni, con ottimi risultati, vista la brillante carriera del loro “proprietario”. Perchè lo sciopero è uno strumento che va svecchiato, e l’innovatore Sacconi, grande esperto di tecnologie informatiche, ha deciso di adattarlo alla realtà virtuale degli anni 2000. Allo sciopero virtuale ha immediatamente aderito per solidarietà Raffaele Bonanni, ex-sindacalista ed attuale esponente di primo piano del PdL (Paritito dei Leccapiedi). Se quest’iniziativa avrà il successo  che merita, verrà immediatamente introdotta la busta paga virtuale: ai lavoratori verranno spediti a casa a mezzo mail (chi non ha il PC, se lo compri, che ostacola il progresso!) i cedolini paga, naturalmente senza soldi e senza accredito sul conto corrente. Ci saranno poi le ferie virtuali, quindici giorni di assoluto relax da passare nel posto di lavoro, poi la pensione virtuale cioè andare al lavoro fino a che non si tirano le cuoia ma naturalmente pagando il datore di lavoro per il disturbo e per l’assitenza sociale prestata.  Sarà bellissimo, questo nuovo mondo. virtuale.  Poi, con il passare degli anni, anche questo passerà, e bisognerà inventarsi qualcos’altro. Nel frattempo, forse, lo sciopero virtuale dei neuroni degli italiani sarà finito.

Buon tutto!

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Giulio Tremonti non ce l’ha fatta. Dopo lunghi anni passati a nascondere la sua vera vocazione, ha gettato la maschera. Perché, anche se non  ha mai fatto nulla per nascondere la sua antipatia per l’economia, non aveva mai avuto il coraggio di mostrare la sua vera natura, la sua grande passione: il cinema. Perché Giulio Tremonti, da giovane, voleva fare l’attore. Pur essendo naturalmente portato per i ruoli comici (per questo, quando arriva alle riunioni dei ministri di tutto il mondo ed inizia a parlare di economia tutti si mettono a ridere) è sempre stato affascinato dal ruolo dell’agente 007. Il film che ne ha segnato l’inizio della carriera è Dalla Valtellina senza pudore, film nel quale un’affascinante agente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, si dice perdutamente innamorato di lui e pronto a consegnargli il Lektor, una macchina decifratrice che fa sembrare (ma solo per le campagne elettorali) qualsiasi cretino un genio dell’economia. Ma Giulio, subodorando la trappola, va in missione a Roma e combatte una schiera di insidiosi nemici (il governatore della Banca d’Italia, la Commissione Ue, un maestro di scuola elementare che gli spiega che 2 + 2 può fare solo 4), uscendone Ministro delle finanze. Il secondo film è Al servizio segreto di sua emittenza che racconta del matrimonio segreto di Giulio con il suo amore Silvio, che poi lo porta al casinò di campione d’Italia dove il nostro eroe apprende tutti i rudimenti del mestiere di ministro dell’Economia e di custode dei conti pubblici di un grande stato. Il film si conclude, mentre Silvio e Giulio sostituiscono con uomini di fiducia i vertici della Guardia di Finanza, con la frase "We have all the time in the world""Abbiamo tutto il tempo del mondo". Con il tempo Giulio diventa un grande attore. Tra i suoi capolavori interpretativi c’è sicuramente Licenza di evadere, in cui egli viene a conoscenza del piano del suo acerrimo nemico Vincenzo Visco che vuole addirittura far pagare le tasse agli evasori. Giulio allora riesce a organizzare un broglio elettorale, vincendo le elezioni, aiutato dal capo dei servizi segreti giapponesi Beppe "Tigre Tanaka" Pisanu e dai suoi uomini, si riprende il ministero e scongiura l’imminente tragedia: un vero accertamento fiscale per il suo grande amore Silvio Berlusconi. Memorabile è stato anche il ruolo (per cui ha sfiorato l’oscar) in Una cascata di condoni, dove, dopo avere sorpreso che un altro suo acerrimo nemico, il Governatore della Banca d’Italia, è l’unico italiano che il mondo considera davvero un economista, lo uccide gettandolo in un pozzo di fango bollente, e poi viene incaricato da SB di sostituirsi ad un contrabbandiere, per varare un maxi piano di condoni edilizi e sanatorie fiscali, che sfasciano i conti dello Stato ma garantiscono l’elezione perenne a Giulio e alla sua gang. Rinfrancato dal grande successo di critica e di pubblico di questo film, eccolo di nuovo protagonista nel 2008 del capolavoro Si ruba solo due volte, che racconta del suo ritorno al Ministero dell’Economia dove stavolta ha intenzione di restare almeno fino al 2018, con l’aiuto del Pd. L’ultimo film, uscito di recente, è La crisi può attendere, dove Giulio Tremonti, imprigionato dai coreani e dai cinesi, dopo esser riuscito a liberarsi fa il giro dal mondo per affermare la sua verità: che la ricetta per battere la crisi è fare conferenze ripetendo 10 volte al giorno “se tutto va bene siamo rovinati” e non fare nient’altro. Giulio arriva al covo del suo antagonista, Mario Draghi. Qui vedrà in azione un’incredibile nuova arma segretissima usata dal nemico: l’economia. Ma niente paura: rinfrancato da una potente iniezione di voti in Sardegna muoverà nuovamente alla volta della Banca d’Italia, dove tutto ha avuto inizio, per un confronto finale con il suo avversario. Tra gli applausi scroscianti, per questo film Tremonti ha vinto (finalmente) l’oscar del buontempone, ha gettato la maschera ed è  pronto a varare questi nuovi strumenti finanziari, sottoscrivibili dal Tesoro, che lui definisce strumenti per rafforzare il patrimonio delle aziende di credito che li emettono e far ripartire l’economia, ma che soprattutto serviranno a Tremonti e Berlusconi, eterni innamorati, per spartirsi la torta del sistema bancario e conquistare definitivamente l’Italia. E per capirlo non c’è bisogno di essere degli 007.

Buon tutto!


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Mancano  poche settimane  all’evento che porterà la Sicilia al centro del dibattito mondiale sui temi dello sviluppo sostenibile. Il G8 sull’ambiente si terrà infatti nella magnifica cornice di una delle più belle città italiane: la meravigliosa Siracusa. Quale sede migliore per parlare di ambiente della città patrimonio dell’Unesco, piena di bellezze e monumenti che il mondo ci invidia, dal Teatro Greco all’orecchio di Dioniso, dalla Fonte Aretusa con il suo papiro, ai parchi marini e aree naturalistiche che la circondano? Il merito di questa magnifica scelta è della bella, brava, intelligente ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, che a Siracusa è nata, cresciuta e risiede, assieme alla sua bella famigliola di imprenditori: il papà Giuseppe, ad esempio.  Azionista di riferimento della Sarplast, azienda fallita nel 1997 lasciando sul tappeto 957 creditori e 51 milioni di euro di debiti. Nell’azienda si verificarono alcuni incidenti e casi di malattia denunciati dai dipendenti , con operai che ebbero figli con malformazioni congenite, altri lavoratori dopo anni si ritrovarono polveri nei polmoni. Semplici coincidenza, anche se la procura di Siracusa aprì un’inchiesta per lesioni colpose mentre la polizia rilevò nelle aziende dei Prestigiacomo una serie di violazioni tra cui pendenze con il fisco per circa tre milioni di euro nel giro di tre anni. Insomma, sono gente moderna, che non sta con le mani in mano, esempio di quel sud che vuole crescere, svilupparsi, diventare “europeo”. Ma Siracusa oltre ad essere la patria di questa grande famiglia, una città straordinaria, può vantare invidiabili record in materia di ambiente. Nelle graduatorie delle 103 province italiane è al 73 esimo posto per percentuale di veicoli inquinanti, al 96 esimo per presenza di spazi verdi urbani, al 103 esimo (cioè, all’ultimo) per quantità di raccolta differenziata. Il suo record più bello però è il numero di giorni in cui vengono superati i limiti di emissione di polveri sottili: succede 282 giorni all’anno. Di particolare pregio, a 15 minuti di auto dall’Ortigia, anche il polo industriale di Augusta-Priolo, il secondo polo inquinante d’Italia, dove si raffina il 255 del petrolio distribuito in Italia e la quota di tumori e malformazioni neoantali è la più alta d’Italia. Lì operano l’Eni, la Erg e anche la Vetroresina engineering development (Ved), azienda di oltre 200 addetti specializzata in tubi industriali. Quest’azienda è di proprietà della famiglia Prestigiacomo, l’amministratore è sempre papà Giuseppe e tra gli azionisti principali c’è anche la nostra brava, bella e intelligente ministro. Che però per l’ambiente si sta dando molto da fare, in Italia e in Europa, anche se forse nessuno se ne accorge. Non manca infatti giorno in cui la ministro non intervenga in favore dello sviluppo sostenibile, della tutela e valorizzazione dell’ambiente, contro l’inquinamento e tutti quei mascalzoni che devastano il territorio e inquinano il mare e l’aria. Se non ne sentite mai parlare è perché – con la discrezione tipica delle donne della sua bella terra di Sicilia – la ministro Prestigiacomo evita sovraesposizioni mediatiche e opera in assoluto silenzio, anche per non oscurare il lavoro degli altri suoi colleghi ministri e non far fare loro brutte figure. Invece, si sta dando tanto da fare per l’ambiente e soprattutto per la sua Siracusa. Ha promosso l’intesa fra il ministero dell’ambiente, la regione Sicilia e il comune di Siracusa per interventi per 4 milioni di euro per recupero del lungomare di Ortigia, interventi di riqualificazione ambientale in via Colomba, infrastrutture viarie della zona umbertina ed opere di sistemazione della zona del Castello Maniace e delle aree adiacenti. E soprattutto, nonostante i molteplici impegni da ministro, la Prestigicomo ha trovato il tempo per fare un’incredibile scoperta, mentre passeggiava per caso per le vie della sua adorata città: a Siracusa, proprio davanti all’isola di Ortigia, vicino al centro, accanto alla zona patrimonio dell’Unesco, è stato costruito più di 10 anni fa un autentico ecomostro di cemento: il parcheggio Talete. La solerte ministro, innamorata dell’ambiente e di Siracusa, ha recentemente  definito il parcheggio un “ecomostro che offende Ortigia, ma soprattutto un’opera  eminentemente inutile”. E ne ha proposto l’eliminazione per poter “definire un riassetto armonico di tutta l’area”. Curiosamente pochi giorni dopo la Port Royal srl, una società nell’orbita del gruppo Caltagirone, che da tempo propone per Siracusa la costruzione di un magnifico porto turistico, è tornata alla carica per collocare la struttura più o meno in quell’area. Sul progetto, che ha una storia quasi ventennale, si sono già addensati sospetti di diverse operazioni in odore di speculazione edilizia, e in città molti dicono che vari edifici fatiscenti nelle adiacenze dell’area siano stati comprati dal notaio Angelo Bellucci, marito della ministro Prestigiacomo. …..

Se vuoi leggere la conclusione del post, e concludere con un sorriso, vai su Giornalettismo

Buon tutto!

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Alla fine, Walter Veltroni se n’è andato, rassegnando le sue dimissioni da segretario del Partito democratico, posto nel quale era stato messo eletto da oltre 3 milioni e mezzo di persone e dal quale è stato cacciato da 3 persone e mezzo. Veltroni ha lasciato, uscendo tra gli scroscianti applausi di quelli che l’hanno cacciato, con il toccante addio condensato nella frase: “Perdonali Romano, perché loro lo sanno quello che fanno, ma lo fanno lo stesso. Come io l’ho fatto a te”. La sua leadership si è logorata lentamente, più o meno 15 secondi dopo la sua elezione. Ed è entrata in crisi dopo la sconfitta (davvero imprevedibile, dopo lo stupendo spettacolo dato nei 2 anni di governo Prodi) alle politiche del 2008. Per poi precipitare con la batosta delle regionali in Sardegna. All’uscita di Veltroni c’erano tutti, con le lacrime agli occhi (come i coccodrilli): Fassino, Bersani, Finocchiaro, Rosy Bindi, Franceschini, Letta. Assenti solo D’Alema e Rutelli, ma erano giustificati, erano indaffaratissimi a fare quello che stanno facendo (benissimo e con grande impegno) da 16 mesi: far perdere voti al Pd. Comunque, ora molti esponenti del Pd vogliono andare ad una rifondazione ex novo del Partito democratico, della sinistra e dell’opposizione in generale. Perché effettivamente il Pd è un partito vecchio, decrepito: ha già 16 mesi di vita! Troppi: in politica, come insegna Berlusconi, vince sempre la giovinezza, la freschezza e la novità. Gli elettori del PD possono dormire sonni tranquilli: il gruppo dirigente è già al lavoro per sbriciolare quel poco che resta delle macerie di questi mesi. Le idee sono chiarissime: alcuni dicono che il PD dovrà tornare a guardare a sinistra e ricucire lo strappo con Rifondazione; altri pensano che debba allearsi organicamente con l’UDC di Casini. C’è chi sostiene che bisogna imparare a fare l’opposizione dura e pura come Di Pietro e chi pensa che Di Pietro sia un pericolo per la democrazia. Insomma, la linea politica resta la stessa. L’unico problema, come ha detto il Presidente della provincia di Milano Penati è, : “il vuoto drammatico di leadership del Partito democratico aperto dalle dimissioni di Walter Veltroni” Per riempirlo bisognerà trovare un degno sostituto: uno capace di fare peggio di Veltroni. Difficile, ma non impossibile. Gli elettori del PD sanno che questo gruppo dirigente è un branco di buoni a nulla capaci di tutto. Ed è rassicurato dalla saggezza di Antonello Soro, che dopo aver ringraziato Veltroni per la conduzione di questi mesi, ha detto tra le risate generali che i passi successivi si decideranno collegialmente. Anche su questo le idee sono chiarissime. C’è chi pensa di fare un congresso subito, prima del difficilissimo scoglio delle elezioni europee ed amministrative, chi vuole un traghettatore, un reggente. Si è auto proposta Rosy Bindi, ma alcuni hanno osservato che piuttosto che la Bindi auto-reggente è meglio fare segretario la Binetti in Cilicio d’ordinanza! Ma la soluzione infondo è a portata di mano: per decidere il segretario del Pd e recuperare consensi elettorali basta organizzare un reality show dal titolo “Il Grande bordello”, rinchiudendo in una casa tutto il gruppo dirigente del Pd e lasciargli fare quello che sanno fare benissimo: litigare. Gli elettori del PD potrebbero collegarsi a RED TV, assistendo in diretta 24 ore su 24 agli intrighi, ai colpi bassi di D’Alema contro Rutelli, di Bersani contro Franceschini, di Parisi contro l’intelligenza, di Rosy Bindi contro Realacci. Per rinvigorire l’audience (a queste scene cominciano a fare l’abitudine) si potrebbero aggiungere le nomination e le eliminazioni. (naturalmente, fisiche).  Alla fine, come nei dieci piccoli indiani, ne resterà soltanto uno, e quello sarà il Segretario del PD. Nella speranza che nel frattempo qualcuno abbia già buttato via la chiave e sigillato la casa con silicone indistruttibile. Perché è certo che il nuovo segretario, chiunque fosse, riuscirebbe a fare intrighi anche contro se stesso. E forse, nel frattempo, qualche faccia nuova, pulita, a cui chiedere di farci vivere il sogno di una forza di sinistra moderna, forte, vincente l’avremo trovata. O Forse no. Ma nel dubbio: Meglio provare, no?

Buon tutto!

La Sardegna ha votato. Il nuovo Presidente è stato eletto. Grande sorpresa! Silvio Berlusconi è il nuovo governatore della Sardegna. Una vittoria davvero inaspettata. Nessuno infatti, poteva immaginare che la massiccia campagna mediatica organizzata da Tg1, Tg2, Tg4, Tg5, Studio Aperto, Corriere dei Piccoli, riuscisse a smuovere l’orgoglioso popolo sardo, prigioniero da anni di dittatura di quel comunista incallito di Renato Soru.. Alla inaspettata vittoria ha naturalmente contribuito, con grande orgoglio, anche , l’invincibile armata del centro-sinistra: Era così incredulo del successo che il neo presidente Berlusconi ha deciso di abdicare immediatamente: anche perché ha saputo che ci sono le elezioni al comune di Orbetello, e lui vuole candidarsi a Sindaco. Quindi Silvio Berlusconi subito dopo la grande vittoria, ha deciso di cedere lo scettro al figlio del suo commercialista, un signore di nome Ugo Cappellacci. La nomina è stata accolta con incontenibile entusiasmo dai sostenitori del centro destra sardo, che hanno festeggiato il Cappellacci. Il vice Berlusconi, quando si presentato al palazzo della Regione per l’incoronazione, è stato accolto da una festante folla immensa che si chiedeva “Ma quello chi ca##o è?”. Passato il primo momento di sconcerto, i sardi si sono dovuti ricredere. L’uomo è davvero in gamba. D’altronde il capo poteva scegliere tra il nipote del suo avvocato, il cugino del suo dentista e la sorella del suo stalliere (che però è una riserva da usare per le prossime elezioni in Sicilia). Se ha scelto il Cappellacci un motivo ci dovrà pur essere, in fondo. E infatti, cercando bene, il motivo c’è: E’ uno con le idee chiare, il neo VicePresidente Ugo Cappellacci, il figlio del commercialista del grande capo. Che ha subito promesso grandissime novità: “Modificheremo il Piano paesaggistico regionale, in nome del territorio, la nostra più grande risorsa. Lo faremo con la collaborazione degli attori del sistema, che non sono stati ascoltati e sono stati spesso vilipesi. Noi vogliamo dar loro nuovamente voce!"  Ed infatti al palazzo del governo sono immediatamente comparsi grandi amici della Sardegna e del suo paesaggio: Ligresti, l’Aga Kan, Impregilo. Tutti felici, che cantavano a squarciagola l’ultima canzone scritta per l’occasione da Apicella: una rivisitazione in chiave moderna de Il ballo del mattone. Perché, come ha ben compreso il popolo sardo, il messaggio è chiaro. Silvio è dio e Cappellacci è il suo profeta: la vicinanza e l’attenzione del presidente Berlusconi, sulla quale tanto i maligni strumentalizzano, in realtà è una grandissima opportunità per la terra sarda. E quindi l’hanno premiata”. Certamente lo comprenderà bene anche il popolo di Orbetello, poi il popolo di La Spezia, quello di Volterra e quello di Molfetta. E poi dopo anche quello della provincia di Macerata, della regione Basilicata, della Circoscrizione V di Ferrara. Tutti posti dove Berlusconi si candiderà prontamente, a meno che non decida – come suggeriscono voci insistenti – di candidarsi al posto di amministratore nel Condominio di ferro di cavallo a Perugia, posto vacante da un paio di settimane. Nel frattempo nella bellissima terra di Sardegna, il vicario Cappellacci  avrà tempo di mettere mano a quelle norme che in questo momento hanno incatenato la Sardegna. Il popolo del Billionaire, oppresso dal comunista Soru, potrà finalmente tornare in quest’angolo di paradiso. Ancvhe noi ne siamo lieti, non ne potevamo più di sentire il pianto di Briatore e dei suoi frequentatori. Ma ora per fortuna ci penserà Silvio, o al massimo il suo vice Ugo. E’ proprio vero: meno male che Silvio c’è! Gli auguriamo lunga vita, e speriamo che non si stanchi troppo. Tra un anno ci sono le elezioni regionali, e vederlo contemporaneamente candidato a Presidente in Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Puglia, Calabria, Marche, Liguria è uno spettacolo che non vediamo l’ora di vedere.

Buon tutto!

P.s: Vogliamo rassicurare i nostri 36 piccoli lettori. Ci hanno informato che Veltroni si è dimesso…ma ne parliamo venerdì, forse!

Roma la città eterna. Roma, la città che fa innamorare, raccontata da scrittori, registi, pittori e artisti di tutto il mondo, quella dei lucchetti di Ponte Milvio e de l’innamorati pe’ Lungotevere a rubasse li baci a mille là sotto l’arberi. No, nun So’ ricordi der tempo bello che nun c’è più. Perché a Roma per questo San Valentino, c’è stata una grande festa. E non si è proprio badato a spese. Si è distinta tra gli altri la Regione Lazio, che ha organizzato un magnifico concerto di S. Valentino: “Roma, l’amore, le serenate…“. Un magnifico regalo che il Presidente Piero Marrazzo ha voluto offrire alla città. Bè, non proprio a tutta la città: sono tempi di ristrettezze economiche, e Marrazzo, il famoso moralizzatore di Mi manda Rai tre, ha dovuto fare i conti con l’oste e frenare la sua generosità. Così, mentre Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma ha organizzato al Palalottomatica  “l’ Amore non ha età“, un mega concerto di Massimo Ranieri per 13 mila anziani, il governatore del Lazio ha dovuto ripiegare su un più modesto concerto di Franco Califano, regalato ai dipendenti di Giunta e Consiglio: circa 3.500 persone. Ma Marrazzo, uomo tutto di un pezzo, non sperperare i soldi degli onesti contribuenti della Regione Lazio, che pagano una delle addizionali Irpef più alte d’Italia. E allora ha appositamente scelto l’Auditorium della Conciliazione, un posto a due passi da Piazza San Pietro, di proprietà del Vaticano (precisamente, dell’Apsa, Amministrazione del patrimonio della Sede pontificia). Bello, funzionale, ma un po’ piccolo: ci entrano soltanto 1.763 persone.  La selezione dei 1.763 dipendenti invitati è stata rigorosissima: dovevano andare alla biglietteria appositamente istituita presso la sede dell’Assessore al personale e indovinare la parola d’ordine. Davano diritto al premio le risposte “Mi manda Marrazzo” oppure “Mi Manda Roberto Morassut”, il potente segretario regionale del Pd che ha amorevolmente suggerito (scatenando la gioia irrefrenabile di mezzo Pd)  all’incorruttibile Governatore la cacciata dell’assessore al Personale Marco Di Stefano sostituito con il presidente della Provincia di Frosinone Francesco Scalia, amico di Morassut ma soprattutto prossimo alla scadenza di mandato e quindi rimasto senza lavoro. I dipendenti ignari che – non avvertiti della sostituzione –  incautamente rispondevano con un “Mi manda Di Stefano” venivano mandati in esilio a Gaeta.  Scremati così i partecipanti all’evento, la festa ha avuto inizio. La Regione Lazio, che ha molto a cuore i suoi dipendenti, non ha badato a spese: locandine, inviti spediti via email, un piccolo regalo di San Valentino per tutte le signore in sala, oltre all’onore di assistere al grande concerto de “Er califfo”. Il presiedente della società “I Borghi” che gestisce l’Auditorium, Francesco Carducci Artenisio, ex assessore al Turismo della giunta Rutelli e molto vicino al Vaticano, si aggirava gongolando tra i tavoli dei commensali. Soddisfatto per la riuscita dell’iniziativa e soprattutto per il rinnovo della convenzione con la Regione, per la modica cifra di 1 milione di euro l’anno e con l’incarico di “intensificare la comunicazione istituzionale con manifestazioni idonee ad ampliare la conoscenza del ruolo della Regione Lazio e la diffusione della sua immagine nel mondo“. Eventi speciali, numerosi e di grande impatto comunicativo. Come la Festa della Fiction (10 giorni), il Concerto della Pace (1 giorno), il Concerto di Natale (1 giorno).  E naturalmente questo splendido concerto per la festa degli innamorati. Manifestazioni che, natura
lmente, la Regione paga a parte: la splendida serata di San Valentino è  costata alle casse della Regione appena 72 mila euro. Una sciocchezza, e poi cos’è il vile denaro rispetto alla gioia di immaginare i 1.763 dipendenti della Regione Lazio che con gli occhi lucidi accendono candele, si sbaciucchiano cantando in coro “Tutto il resto è noia“?

Se ti va, leggi la conclusione del post du Giornalettismo

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Sembra che in Italia imperversino ancora, a 18 anni dall’esplodere di “Mani pulite” mala-amministrazione, corruzione e sperperi. Pare che ci siano addirittura truffe: nella spesa farmaceutica e sanitaria, nel settore dei rifiuti, nei contributi comunitari. Pare anche che l’Italia sia piena di cantieri mai aperti ed opere incompiute. La sensazionale scoperta l’ha fatta il procuratore generale della Corte dei Conti Furio Pasqualucci, che tra la meraviglia generale, ha detto che ci sono ben 561 sentenze che condannano in primo grado dipendenti pubblici che hanno intascato mazzette o intascato consulenze indebite, per un danno totale di circa 1 miliardo e 700mila euro. Il Presidente della Corte, Tullio Lazzato nella conferenza stampa ha inoltre svelato ad un attonita platea di giornalisti un altro grande segreto: l’Italia è agli ultimi posti nelle classifiche internazionali sulla lotta alla corruzione, dicendo che per sconfiggerla bisognerebbe potenziare e irrobustire i controlli  sulla pubblica amministrazione, per renderli effettivi nello svolgersi e concreti negli effetti. Sorpresi ed indignati i politici di opposizione e soprattutto quelli di governo: nessuno di loro, in questi anni si era mai accorto di questo scempio. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano ha dichiarato alla stampa, tra le lacrime: "Mi sono avvicinato al presidente Lazzaro per dirgli che condivido e sottoscrivo riga per riga la sua relazione" Ora quindi la musica cambierà: corrotti e concussi, tremate! E’ arrivata la resa dei conti! E il ministro Alfano si è messo subito al lavoro per risolvere il problema, modificando ancora la  sua proposta di riforma del processo e soprattutto le norme relative alle intercettazioni telefoniche. Dopo aver ascoltato il Csm che ha detto che i troppi limiti previsti dalla nuova norma produrranno un grave pregiudizio per le attività di indagine anche in settori particolarmente delicati e sensibili, vuole dimostrare che questo governo è sensibilissimo alla lotta alla corruzione. Lo ha ribadito anche il presidente Berlusconi, asciugandosi le lacrime durante il Consiglio dei ministri. Silvio  ha detto: “Mai messo in discussione che il reato di corruzione potesse essere intercettato. Le intercettazioni potranno essere usate, naturalmente. Ma non per scoprire un reato: solo per confermare un’indagine già avanzata, in presenza di altri indizi. Abbiamo chiesto chiarimenti a Berlusconi in privato. E lui si è spiegato: “Non sono un nemico dei magistrati, sono per la certezza del diritto. Ovviamente, da vero liberale, con tutte le garanzie e le cautele necessarie. Non voglio eliminare del tutto le intercettazioni: se un funzionario della PA deciderà liberamente di confessare in pubblico (magari in diretta televisiva) di essere un corrotto, si farà un’approfondita valutazione e gli si chiederà il permesso di autorizzare il magistrato a intercettare le sue conversazioni, in modo da avere la sicurezza che non si tratti di un innocente in preda ad un attacco di mitomania: non dobbiamo fare errori giudiziari! Le intercettazioni ovviamente saranno permesse per un tempo limitato: non si può esagerare con la violazione della privacy! Diciamo per 15 minuti al giorno, tra le 20,30 e le 20,45. E per non più di due settimane.” Dopo questa spiegazione “privata” ha aggiunto per tutti gli altri: “Ci sono 134mila persone sotto controllo, il che vuol dire milioni – ma che dico milioni, miliardi – di cittadini intercettati per cercare notizie di reato”. Il nostro Presidente, mostrando la sua consueta sensibilità ha proseguito: “Un cittadino non deve essere più chiamato ad un secondo o terzo grado dagli avvocati dell’accusa, magari solo per puntiglio. La corruzione  è solo uno tra i reati contro la pubblica amministrazione, e in alcuni reati davvero le intercettazioni non servono: vanno usate solo sui reati con pena oltre i 10 anni”. E ci ha sussurrato in un orecchio: Risolveremo la corruzione con la geometria Ci ha pensato Alfano: dopo il lodo, inserirà nella legge un bel teorema: viva le tangenti, abbasso le intercette!

Ciò detto, in preda alla corruzione (pardon, alla commozione) è uscito dal Consiglio dei ministri.

Quindi, funzionari della Pa corrotti e concussi: tremate! La resa dei conti per voi arriverà presto. Per non perdere tempo, intanto, è già arrivata la resa.

Buon tutto!

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E’ finita. Cala il sipario sulla storia di Eluana Englaro. No, non ci uniremo al coro di chi urla la sua indignazione contro la chiesa cattolica, o contro Beppino Englaro, contro Napolitano o contro Berlusconi. Non ci uniremo alle vane parole urlate di questi giorni. Lasciamo che siano altri a vomitare il loro cinismo, le loro certezze, le loro assolute verità sui dettagli clinici, terapeutici, giuridici ed etici della questione. Perché noi, senza volere insegnare nulla a nessuno, in questa storia di straordinario dolore, di sofferenza, passione, compassione pensiamo che adesso ci vorrebbe solo un po’ di ordinario silenzio. Un silenzio che, dopo tante vane parole, aiuti a pensare. A quella che è l’essenza di questa storia o, in fondo, l’essenza di questo nostro attraversare questo breve arco di tempo che ci è concesso per stare nel mondo. Cos’è la vita, cos’è la morte, cos’è l’amore. Domande a cui ognuno dovrebbe cercare una sua risposta, senza pretendere di imporla agli altri, in nome di dio o in nome della libertà. Per noi, senza voler insegnare nulla a nessuno, la vita è un dono davvero prezioso, e va difesa sempre e comunque. Difesa da chi la insidia, facendo guerre insensate e sanguinose, giustificando in nome di un qualche astratto ideale o di un confine da conquistare lo spargimento di sangue innocente, di qualsiasi fede, razza o idea esso sia. Ma la vita non si limita al sopravvivere. Perché per noi, senza volere insegnare nulla a nessuno, la vita è l’armoniosa dissonanza dello scorrere di attimi sempre diversi, di emozioni e sensazioni, pensieri e azioni. La vita è sofferenza, forza, disperazione, gioia e dolore. E soprattutto, la vita è amore. Amore per il nostro prossimo, anche se non parla la nostra stessa lingua ed è nato in un paese “straniero”. Amore per la natura violentata da uomini senza scrupoli e senza rispetto per il loro futuro. Amore per la propria famiglia, per i propri figli. L’amore che è l’unica risposta: Love is the answer. Ecco, noi, senza voler insegnare nulla a nessuno,  in questa storia vediamo chiaramente quest’amore: quello di una famiglia, di un padre che ha attraversato anni in cui giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, ha visto sfiorire la sua figlia meravigliosa, perduta in un tempo senza memoria. Noi, senza volere insegnare nulla a nessuno, sappiamo che è impossibile descrivere il dolore di accompagnare il proprio figlio verso l’ultimo passo. E sappiamo che la vita è meravigliosa e va sempre difesa. Ma confinarla al sopravvivere disumano può essere solo una scelta che ognuno fa secondo la propria coscienza, senza imposizioni. Così, in questa storia di dolore e di amore, di vita e di morte, chiediamo ancora un po’ di silenzio: ssshhhh!!!! Per questo ora, in quest’alba sfiorita in cui Eluana ha smesso di essere una meravigliosa figlia piena di vita già molto tempo prima che il suo cuore abbia smesso per sempre di battere, ed è diventata un simbolo immemore su cui si scannano furori ideologici contrapposti ai quali di Eluana persona non importa assolutamente nulla, il nostro pensiero e il nostro umile rispettoso sorriso vanno, in silenzio, a Eluana, a Beppino e Saturna. Con immenso amore umano.

Buon tutto!

Un sorriso anche a Mtmura, Alessandro d’Amato, Abramo Rincoln (Abr) e lapennachegraffia che hanno scritto sul tema parole che ci hanno fatto profondamente riflettere. In silenzio.

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Dicono che gli europarlamentari italiani siano dei fannulloni ma non è vero. I nostri politici sono sempre molto impegnati, non hanno mai un minuto di tempo. Invece i loro colleghi inglesi, francesi e tedeschi (per non parlare di quegli sfaticati perditempo dei finlandesi che partecipano al 90% delle sedute), non avendo nulla da fare, si divertono dentro l’aula di Strasburgo, perdendosi in inutili discussioni sui dossier europei su energia, commercio, coesione economia, aiuti alle imprese, ricerca scientifica e discriminazione etnica, dossier che hanno l’unico effetto di stabilire quali saranno le future scelte dell’Europa su queste bazzecole. I nostri 78 europarlamentari invece non hanno tempo da perdere e quindi disertano le sedute del parlamento europeo. Devono occuparsi di questioni più importanti: organizzare una cena elettorale a Casalpusterlengo, conquistare un posto a Montecitorio o la presidenza di una Regione alle prossime elezioni, fare il sindaco o l’assessore in qualche comune dell’Umbria o del Molise. Perché la legge italiana è l’unica a permettere a sindaci (come l’illustre Adriana Poli Bortone) e presidenti di provincia di fare anche il parlamentare a Bruxelles. I più indaffarati sono persino costretti a partecipare ad una fondamentale trasmissione televisiva con Pippo Franco e Valeria Marini sul tema della chirurgia estetica. Lasciamo in pace i nostri europarlamentari. Fanno una vita stressante, piena di impegni, viaggi, spostamenti, la canasta il venerdì sera, il parrucchiere tutte le settimane, i congressi a Cortina o a Capri, i dibattiti sul sesso degli angeli. E hanno un sacco di spese, perché queste fondamentali attività richiedono molto tempo, grande impegno e soprattutto costano molto. Bisogna organizzare un ufficio come si deve, scegliere i collaboratori personalmente e senza concorso, avere un telefonino e un computer di ultima generazione. Per fortuna non sono lasciati soli: hanno le più alte indennità d’Europa. Incassano 11.703 euro al mese, mentre i tedeschi 7.339, i francesi 6.952. Gli europarlamentari ciprioti arrivano a 3.126 euro, gli sfigatissimi bulgari ad appena 900 euro. E poi ci sono le altre indennità: spese general, collaboratori, rimborso forfettario di vitto e alloggio. In totale, questi poveretti dei nostri connazionali guadagnano 35 mila euro al mese. E’ il giusto premio a tanto impegno. E poi si sa che il tempo è denaro, e quello da trascorrere al parlamento europeo non va sprecato nelle inutili parate degli interventi in aula. I nostri europarlamentari sanno che quello che conta davvero è l’oscuro lavoro dietro le quinte, nelle commissioni e nei gruppi parlamentari. Dove si conoscono i colleghi, si stringono alleanze, si studiano i dossier, si fanno proposte che poi diventeranno leggi valide in tutta l’Europa. I nostri europarlamentari sanno che in queste stanze si aggirano i lobbysti di tutta Europa, i rappresentanti delle categorie produttive e dei sindacati. Sanno che sono questi i posti dove si decide davvero il nostro futuro di cittadini europei. E in queste stanze i nostri europarlamentari sono proprio imbattibili. Sì, nessuno li può battere, perché in quelle stanze non si vedono mai. Non si è quasi mai visto in 5 anni l’ex-forzista Giorgio Carollo, impegnato com’era a costruire l’indipendenza del Veneto dall’Italia, e forse se ci riusciva anche dall’Europa e dalle Nazioni Unite. Così come lui, altri 60 eurodeputati italiani su 78 non hanno mai presentato una relazione in commissione e non hanno mai partecipato alla stesura dei testi legislativi o di indirizzo per i governi. I 6 europarlamentari di Cipro sono intervenuti più di tutti i parlamentari italiani messi insieme. Ma gli europarlamentari italiani non sono dei fannulloni: i nostri eurodeputati non partecipano solo perché non hanno mai tempo, perché hanno troppo da fare. E poi, molti non sanno parlare inglese (troppo impegnativo e complicato) e quindi non sarebbero capaci di difendere le proposte e gli emendamenti che si discutono nelle noiosissime riunioni tecniche delle sedute del loro gruppo parlamentare. Molto meglio e molto più utile per l’Italia rilasciare interviste sui vari argomenti di vero interesse per il cittadino (la stretta alle intercettazioni telefoniche, l’età dei Bronzi di Ria
ce, la fine del mondo in 80 giorni). Questi impegni gravosi, a cui i nostri eurodeputati si dedicano con abnegazione incredibile, tolgono il tempo per le altre quisquilie. E comunque con tutti questi impegni i nostri europarlamentari, poverini, sono iper stressati. Non hanno nemmeno possibilità di distrarsi: Strasburgo e Bruxelles sono città sorde e grigie, e il rigido clima di quelle parti è difficile da sopportare per 5 anni per chi è abituato al sole, al mare, alle pizze, ai mandolini e ai portaborse. Così, su 78 parlamentari eletti, 36 se ne sono andati quasi subito in cerca di posti più caldi e di poltrone più accoglienti. E molti dei loro sostituti, a loro volta stressati per i ritmi di vita così intensi, si sono fatti nuovamente sostituire. In tutto, gli italiani che hanno bivaccato nelle aule sorde e grigie di Bruxelles sono stati 114. Un esercito entrato e uscito dalle commissioni del parlamento come se fosse in sosta a un autogrill, che ha tenuto alto l’onore dell’Italia, come l’eurodeputato ed ex ministro Gianni De Michelis, quasi mai visto a Bruxelles, perché il suopersonale obiettivo era quello di tornare nelle istituzioni nonostante l’accanimento dei giudici, ed essere ammesso nel Partito socialista europeo.” Ci è riuscito, non ne siete entusiasti anche voi? Ma non è vero che non tengono al loro posto. E’ un’altra calunnia. Per la sostituzione di Antonio Di Pietro, altro iper lavoratore sempre assente, è scoppiata una guerra tra Achille Occhetto, e un fedelissimo del capo Beniamino Donnici. Il caso è stato portato dall’ottimo Di Pietro alla Corte di giustizia europea perché “Si tratta di un affare di Stato che se sottovalutato rischia di calpestare le basi costituzionali della nostra sovranità“. Il tribunale europeo, per fortuna non è rimasto insensibile al grido di dolore: ha accolto il ricorso e la democrazia è stata salvata.

Se vuoi leggere la conclusione del post, vai su Giornalettismo

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Italiani: popolo di navigatori, santi e poeti. Popolo di brava gente, votata alla cristiana rassegnazione, alla fratellanza universale, alla tolleranza. Popolo che soffre e s’indigna per la vergognosa ondata xenofoba e razzista scatenata in Gran Bretagna contro 300 lavoratori italiani della Irem di Siracusa in una raffineria Total del Lincolnshire. In 3 giorni sono esplose proteste a catena dal Galles alla Scozia, dall’Inghilterra al Nord Irlanda sotto gli occhi sbalorditi di tutta Europa contro questi nostri poveri connazionali, che sono lì solo per lavorare. E’ per questa indignazione che i nostri politici lo hanno detto chiaro al Governo inglese e al mondo: Questa è una grave forma di intolleranza.  Indegna di un paese civile. Gli italiani per fortuna non sono così. Discendono da San Francesco d’Assisi, ospitano e sono fedeli alla Chiesa di Roma, e sono pronti all’inclusione e al rispetto di tutti. Anche a costo della loro stessa sicurezza. L’ultima prova ieri, con l’emendamento approvato dal Senato al dl sicurezza che ha soppresso il comma 5 dell’articolo 35 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286, il Testo unico di disciplina dell’immigrazione. Emendamento fortemente voluto dalla Lega nord, vero alfiere della sicurezza e dell’amore e della fratellanza tra padani e terroni e – quando necessario – con gli stranieri, come spiega sempre Fra’ Borghezio da Torino, che ha eliminato il divieto di denuncia da parte dei medici degli immigrati che vengono assistiti dal servizio sanitario nazionale. In pratica i medici potranno – per la sicurezza degli italiani e per la fratellanza universale – denunciare all’autorità giudiziarie gli immigrati clandestini che vadano a farsi curare: per un raffreddore, per un’indigestione, per una polmonite, per una malattia infettiva e contagiosa. E’ prevedibile che questa modifica porterà tutti gli immigrati che si sentiranno male a precipitersi immediatamente in Ospedale o da un medico. Perché anche loro vorranno evitare questi italiani tanto buoni e tanto fratelli problemi di sicurezza e di salute pubblica, anche a rischio di una denuncia. Per questo i medici ostacolano il provvedimento: per la paura del super lavoro che li aspetta d’ora in poi. Già si vedono madri straniere con il figlio di 2 anni con la febbre alta precipitarsi dal medico temendo una malattia infettiva, o una ragazza che sta per partorire correre in ospedale, le tante badanti che stanno nelle famiglie italiane che si beccano l’influenza e vengono subito accudite dalla famiglia e dal loro medico. I medici poi sono anche attenti al loro portafogli: temono la concorrenza di streghe e santoni, quelli che curano la scarlattina con la camomilla, o l’epatite virale con l’infuso alle erbe. Ma non importa, lasciamoli brontolare. Gli italiani sono buoni, s’indignano per l’intolleranza degli inglesi e anche se l’immigrato a volte è ingrato si preoccupano per lui e per la sua salute: fermi ma solidali, buoni ma rigorosi. Proprio perché siamo buoni e tutti fratelli, l’emendamento ha anche autorizzato le "ronde padane", delle simpatiche bisbocciate  che permettono agli enti locali di "avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio ambientale".  Simpatiche riunioni per dimostrare solidarietà agli stranieri e ai senzatetto: mica come quei razzisti xenofobi degli operai inglesi! Purtroppo per colpa di un contro-emendamento del Pd la festa è stata parzialmente rovinata: le ronde non potranno girare armate e non potranno "cooperare nello svolgimento dell’attività di presidio del territorio" così come era stato previsto originariamente nel testo del governo. Non si può avere tutto. E quindi queste ronde potranno purtroppo solo mettere dei fiori nei loro cannoni, andandosene in giro amorevolmente a cercare gli immigrati o i barboni che dormono sulle panchine. E magari, come i ragazzi di Nettuno, quando ne incontrano uno gli faranno una bella festa, accendendo un bel fuoco. Ovviamente, rispettando tutte le misure di sicurezza. Noi siamo italiani, mica razzisti come gli operai inglesi. Noi siamo aperti, tolleranti, buoni. Non dobbiamo vergognarci di nulla. E’ un paese straordinario, l’Italia.

Buon tutto!

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