You are currently browsing the monthly archive for dicembre 2008.

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Oggi il cielo sopra l’Italia sembra più bello e più grande del solito. Sembra ancora più blu dipinto di blu questo cielo italiano, mentre scorrono le ore e si avvicina la notte. E’ una notte speciale: la notte di San Silvestro. Sembra davvero quasi di volare: tutti pronti, allegri, a festeggiare. In fila come polli d’allevamento, con la dannata voglia di fare un tuffo giù, di non pensare e di stare bene, in questo mondo che sembra davvero volare, veloce come il vento, verso l’ignoto domani che al tempo stesso inquieta e incuriosisce. Ed eccoci qui, ancora una volta come ogni anno, pronti per la festa. Un po’ preoccupati per la crisi di audience di sua santità Benedetto XVI e per quella brutta storia del pesce adulterato, ma anche sorridenti ed orgogliosi pensando a Silvio Berlusconi che veglia sul suo futuro. Comunque tutti pronti, tra carrelli affrettati della spesa, o tirati a lucido davanti allo specchio pronti per uscire o più semplicemente quieti in pantofole nel salotto di casa. Ma questo cielo blu notte che trasuda allegria riflette centomila punture di spillo: i piccoli e grandi dolori che ognuno si porta con sé, amarezze e disillusioni, per un torto subito, un amore perduto, un senso che non c’è. Per questo, stanotte, sotto il cielo liquido esplode come una bomba la voglia di far festa, anche solo per poche ore, lasciando lo squallore dell’esistenza quotidiana fuori della porta di casa. Per ognuno di noi  ha dda passà a nuttata, tra brindisi e fuochi d’artificio, chi a casa propria, chi a qualche cenone di periferia, chi tra le 9 portate al modico prezzo di 500 euro, alle Calandre di Padova o all’Enoteca Pinchiorri di Firenze. Allegri, soddisfatti, quasi commossi perché Barack Obama festeggerà il capodanno con una cena tutta italiana. Molto più che felici per le feste sfrenate che i vip si regaleranno a Saint Moritz o a Cortina, e che cercheremo di imitare nei buffet improvvisati dentro i palazzetti dello sport, scacciando lo sguardo dalle migliaia di disperati che sbarcano a Lampedusa: via, a casa loro! Almeno stanotte, niente punture di spillo, anche se siamo tutti consapevoli che l’anno che sta arrivando tra un anno passerà. E così, ascolteremo il presidente Napolitano che ci augurerà un 2009 sereno, carico di promesse,  di armonia, pace e felicità. E brinderemo, sotto questo cielo blu notte, squarciato da fuochi colorati, in questa nuttata che non riesce a passare. Chissà allora se stasera, entrando nell’anno che verrà, un brivido freddo come una puntura di spillo riuscirà a farci guardare, almeno per un momento, laggiù a Gaza, sotto quello stesso cielo dove uccelli di fuoco regalano dei veri fuochi, artefici di morte. Laggiù dove un amico partito da tanto tempo, e al quale inviamo un piccolo sorriso, ci racconta un’antica novella. Quella di uomini che si scannano tra loro e scannandosi ammazzano molti cuori innocenti. Senza un vero perché.

Buon tutto!

Io chiedo come può l’uomo

uccidere un suo fratello

eppure siamo a milioni

in polvere qui nel vento

Io chiedo quando sarà

che l’uomo potrà imparare

a vivere senza ammazzare

e il vento si poserà…

Annunci

In questi giorni gelidi di fine dicembre immersi nella gioiosa atmosfera delle feste vogliamo lodare i ministri Maurizio Sacconi e Maria Stella Gelmini, tra i più avveduti e sensibili nell’attuale compagine governativa a favore del progresso, della scienza e della tecnica, dell’innovazione, del futuro dei giovani. Vogliamo lodarli per il grande impegno ampiamente dimostrato in questi mesi in favore del lavoro precario, della scuola, dell’università. E, anche se pochi lo sanno, in favore della ricerca scientifica. Non che ce ne sia bisogno: in Italia, come tutti sanno, la ricerca è all’avanguardia mondiale. Anche se quelle malelingue delle organizzazioni internazionali e le statistiche di tutto il mondo dicono che il rapporto tra la spesa in ricerca e il Pil vede l’Italia all’ultimo posto nei Paesi Ocse, con appena l’ 1%, mentre la Svezia investe il 4%, la Francia il 2% e gli Usa il 2,7%, in Italia la ricerca gode ottima salute. Le statistiche dei ministri Maroni e Alfano parlano chiaro: il numero dei ricercati è in costante aumento, soprattutto tra i parlamentari e gli amministratori locali. Va un po’ meno bene ai ricercatori, ma non si può avere tutto: in fondo, sono tempi di ristrettezze e di crisi, come dice il ministro Tremonti. Ma ciò nonostante i due ministri si sono battuti come leoni per aumentare i 15 milioni di euro che l’anno scorso il senatore Ignazio Marino aveva fatto inserire nella Finanziaria 2007 in favore dei giovani ricercatori italiani. Così, nell’ultima legge finanziaria è stato approvato un emendamento per combattere la “fuga dei cervelli” nella ricerca, che ha aumentato dal 5 al 10%, per un totale di circa 81 milioni di euro, la quota di finanziamenti riservata ai ricercatori sanitari “under 40”. La legge che ha stanziato i fondi e avviato le procedure prevede, per l’erogazione effettiva di questi soldi, una formalità piccola piccola: che i due ministri Sacconi e Gelmini pubblichino, entro il 31 dicembre 2008, il bando di concorso, mediante un loro decreto. E loro sono ministri che non dimenticano i loro impegni. Il ministro Sacconi ha difeso la ricerca con accenti accorati, il 7 novembre davanti al Presidente della repubblica. E la ministro Gelmini sbandiera ai quattro venti tutto ciò che fa per ristabilire la meritocrazia nelle Università, la trasparenza nei concorsi, la valutazione nell’erogazione dei finanziamenti. Per la ricerca si continua a fare moltissimo anche in questi giorni di festa. E infatti i ricercati continuano a brindare nella aule dei parlamenti, dei consigli regionali e comunali, non nascondendo la loro soddisfazione per le imminenti fondamentali riforme della giustizia, del federalismo e il presidenzialismo prossimo venturo. In quest’atmosfera di gioia e armonia, il senatore Ignazio Marino ha rovinato il pranzo di Natale, perché ha scritto una lettera in cui denuncia la mancata emanazione del decreto e del relativo bando e quindi il rischio che questi fondi, già stanziati, vadano perduti nel nulla.

Se vuoi leggere la conclusione del post, vai su Giornalettismo…

Per chi vuole, ci siamo anche il 31 dicembre.
Buon tutto!

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

E’ una notte di dicembre. La città è ferma, sotto una pioggia sporca che cade nei viali luccicanti di auto e una nebbiolina sottile che scivola silenziosa tra i passi svelti e distratti dei passanti. Un angelo vola silenzioso sopra i tetti, passando sopra i cuori di migliaia di persone, ognuna persa nei fatti suoi. Vola nelle vie del centro, tra gente frettolosa che rincorre gli ultimi pacchetti stanchi per la festa ormai imminente, nelle case lucide e tirate a festa dove si preparano cenoni da consumare di fretta. Anch’io cammino ignaro a passi lenti, trascinando il mio malumore avvizzito, mentre guardo la gente infreddolita. Chissà se anche stanotte il mio pensiero vagherà tra i mille ricordi di felicità che ho perduto, o se il mio sguardo si poserà, come sempre, nel silenzio della notte, su quell’albero pieno di luci che recita in un angolo, di fronte al caminetto di casa. Chissà…L’angelo intanto continua a volare, passa nelle vie più spente e vuote, quelle dove le luci di natale non entrano mai, in mezzo a chi vive in case di cartone, o in chi passa la notte in ospedale a masticare il veleno della vita che va via, nei manifesti strappati di una vecchia stagione di gioventù volata via come un pallido raggio di sole nella nebbia dei pensieri. L’angelo allarga il suo sguardo  e vola veloce come il vento impetuoso, anche là dove non piove mai, e la gente muore in un momento senza neppure sapere perché, per una guerra, una miseria, un niente insensato che tutto avvolge e sembra portare via. Vola, come volano i cuori del mondo, anestetizzati dalle ipocrite promesse di chi pensa solo a sé, mentre le nuvole piangono nebbia sopra di me, che continuo a vagare a tentoni in questo buio freddo, con il passato che resta a farmi una dolce e malinconica compagnia. Ma ecco che all’improvviso, quell’Angelo mi vede, raccoglie in un momento tutti i miei pensieri di un tempo, il mio freddo cinismo, le notti passate invano a cercare un senso che non c’è. Si ferma, e non visto comincia a guardare quaggiù verso di me. All’improvviso, mentre vado verso il punto in cui tutto si confonde e la voglia di chiudere gli occhi e dormire, forse per sempre, si fa più profonda, me lo trovo davanti. Mi guarda dritto negli occhi e mi regala un sorriso. Uno splendido, semplice, illuminante sorriso di bambino. E capisco che non posso interrompere questo sforzo forse inutile, che devo continuare a correre controvento perché quel sogno irraggiungibile di un natale sereno per tutti i cuori che battono assieme su questa terra sembri ancora a portata di mano. E rivedo Luca, Noemi, Eleonora, e ripenso a Yusuf, a Kalem, a Dolores, ai corridoi del Gaslini, ai paesi del Congo e del Darfur assetati dal sole e dalla cupidigia della belva umana, alle favelas di Rio. E improvvisamente sorrido.

Forse non è tempo di dormire, ma di continuare il faticoso cammino che mi porterà fino a te.

 

Ai 36 piccoli lettori, silenziosi o parlanti, di questo piccolo scarabocchio senza importanza. E pure a tutti i non lettori

A Roby e Lory, Angela e Maurizio e tutti gli C. e affini, Mirella, Lucio e anche altri.

Ad Alberto, Bruno, Filippo, Elisa, e tanti tanti altri che non posso nominare

A Franca, Massimo e il resto, Riccardo (che ha ispirato questo Canto di natale con un suo splendido racconto), Lisa e tribù , Maria Teresa e le sue sorelle, Annuska & C., Ciro, Maddalena, Mauro, Lodovica, Alessandro, Audrey, Nonno Adriano, Donatella, Milena, Carlo, Pietro e a tutti quelli che non sono citati ma sono comunque qui dentro di me.

A Cinzia, Alice, Anna e Alessandro, con amore inesauribile.


E a tutti gli angeli che, sporcandosi le mani e camminando controvento, rendono questo cammino più bello da fare.


Buon Tutto!

L’Italia va avanti, nonostante crisi, scandali, depressioni. Nell’anno del cambiamento e della svolta, ecco debuttare dopo anni di rinvii, ritardi, pastoie e pasticci, l’alta velocità. Grandi applausi, anche se qualche disfattista, cercando, si trova sempre. Il bellissimo e velocissimo Freccia Rossa è andato da Milano a Bologna in solo 65 minuti. Il sogno di collegare Roma e Milano in 3 ore è finalmente realtà. Come non capire le lacrime di commozione del vice presidente della Commissione europea Antonio Tajani, responsabile per la politica dei Trasporti e genio senza pari, di fronte a questa pietra angolare dell’intero network europeo delle infrastrutture dei trasporti? Un vero miracolo, reso possibile dalla grande capacità tecnica delle nuove Ferrovie dello Stato e soprattutto dalla grande capacità decisionale del nuovo Governo italiano. Anche un comunista incallito come Sergio Cofferati si è dovuto inchinare a tanta capacità, e con berretto rosso (non si è trovato un colore migliore) e paletta ha dato il via libera alla Freccia rossa con il classico fischietto. Entusiasmo alle stelle in tutta la penisola, nelle valli e nelle città: miliardi di persone in coda ai botteghini, alla disperata ricerca del biglietto. Il ragioniere Cazzuto di Bari doveva andare a Venezia, il prof. Laminchia di Palermo era diretto a Pescara, l’avvocato Balengo di Torino doveva recarsi a Trieste. Ed erano tutti in fila per comprare il biglietto, pronti a pagarlo anche 2 o 3 milioni di euro, pur di avere il privilegio di salire sul Freccia rossa. Entusiasta anche il presidente Silvio Berlusconi, che ha detto che la nuova tratta è una realizzazione eccezionale che dà grande ottimismo, un segnale importante che ci fa ben sperare per il futuro del Paese. Sì: questo è il segnale che tutti aspettavano. Finalmente, la locomotiva Italia ricomincia a correre. Sono finiti i tempi cupi, ora c’è un governo che decide, che fa, e tutti si adeguano. Infrastrutture, collegamenti, investimenti. L’Italia lanciata ad altissima velocità verso il futuro. Purtroppo, però, anche in questi momenti di grande entusiasmo, non manca qualche sporadico disfattista. Infatti, una percentuale modesta di viaggiatori di treno, il 90%, non usa le linee dell’alta velocità ma utilizza le ferrovie solo per piccole e medie distanze: sono i pendolari, quelli che vanno da Bergamo a Milano, da Viterbo a Roma, da Foligno a Perugia, da Imperia a Genova…..

Se ti va, leggi il finale del post su Giornalettismo

Mercoledì, anche se è la vigilia di Natale, siamo on line. Naturalmente se vi va…


Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Walter Veltroni è seduto sulla poltrona del suo terrazzo, e guarda verso l’imbrunire dei colli di roma magica, sorseggiando un caffè. Lo fa spesso, tra un sonnellino e l’altro. Lo schermo del portatile lancia agenzie di arresti di politici e amministratori locali del Partito democratico a Pescara, a Napoli, in Basilicata. La luce del tramonto arrossa i contorni della città, mentre una pioggerella malinconica cade sulle strade in lontananza, sopra a milioni di elettori disillusi che fuggono inseguiti da berlusconiani sghignazzanti. Walter fa un mesto sorriso, appoggiando la tazzina del caffè sul tavolino, dove appunti confusi svolazzano. Sono le idee a cui  il segretario del Pd sta alacremente lavorando.

Il primo èLa dissolvenza”,  film neorealista in cui un ex-giovane segretario di partito che vive ormai di ricordi, attorniato da centinaia di fotografie di quando Qualcuno era comunista. Ora vive nel disprezzo per la politica moderna, che considera rovinata e corrotta dall’avvento di D’Alema e di Rutelli, ma  alla quale, attratto dal sogno morboso della celebrità, non riesce a staccarsi conducendo una doppia vita tra la sfarzosa dimora di Berlusconi, detto l’ultimo impresario, e la umile caverna di Bum Bum Di Pietro, un pastore molisano. In un crescendo di malinconia e passione, tutto si conclude in Abruzzo, dove l’ex-giovane segretario, travolto dagli scandali e da una sonora batosta elettorale, vaga per il lungomare di Pescara dove decide di diventare trasparente. Mentre, tutto concentrato nello sforzo, inizia a sparire s’addormenta, scambia una piscina per il mare e sparisce inghiottito dai flutti.

Il secondo è “Cupio Dissolvi”, romanzo che racconta di due uomini, Walter e Massimo, innamorati della stessa donna, una nobildonna romana di nome Poltrona, e per conquistarla si tirano colpi bassi, tramano oscure macchinazioni a colpi di dossier incrociati. Finché un giorno, decidono di dirimere la questione sfidandosi a un concorso intitolato “Vota il cretino”. La scelta si rivela troppo ardua, neppure una giuria internazionale composta da grandi esperti come George Bush, Tony Blair, Mimì e Cocò riesce a decidersi. E così, mentre il sol dell’avvenire  tramonta, la signora Poltrona decide di svanire nel nulla, dedicandosi A Silvio. E ai due resta solo un ricordo lontano del tempo in cui beltà splendea dagli occhi suoi ridenti e fuggitivi.

Il terzo è “Una tangente per te”, una canzone napoletana in cui un assessore in un intercettazione con un parlamentare del Pdl dice: “Non te l’aspettavi eh? E invece: eccola qua!”. Nel ritornello c’è un imprenditore romantico, un certo Romeo, che versa soldi in cambio di un appalto, ma tutto rischia di andare in malore per colpa di una Bocca di Rosa – temporaneamente in trasferta a Napoli – che metteva l’amore sopra ogni cosa e indossava sempre biancheria di pizzo trasparente e di tutto quello che dice la gente non vede non sente ma parla del suo gallo da battaglia, O’ Governatore e della latteria che diventa terra.

Ma ormai è quasi buio, e Walter rabbrividisce avvolto nel plaid dove nel frattempo s’è assopito, e rovescia il caffè sopra quegli appunti, che una folata gelida porta via spargendoli sui tetti di Roma, mentre gocce di pioggia hanno bagnato il suo portatile che si è spento, i pixel dello schermo sciolti come neve al sole, anzi come gli elettori del Pd. E anche Walter mentre il sole scompare dietro il colle, comincia a sparire. Lentamente, pacatamente, silenziosamente. Immerso nel suo placido sonno gli sembra di sentire suonare le sirene. Un’ambulanza viene a prelevarlo, perché nel sonno,  non volendo, ha pronunciato la frase: “Berlinguer, ti voglio bene”. E a casa, giustamente, si sono preoccupati.

Ma come in ogni favola che si rispetti, per fortuna c’è un lieto fine. Mentre Veltroni si dissolve nel vento, il testimone viene raccolto dalla sinistra arcobaleno: come dice quell’indiscusso genio della politica di Grazia Francescato, con il clamoroso successo ottenuto in Abruzzo (addirittura il 2,2% dei voti) c’è un nuovo punto di riferimento e la speranza di ricostruire un alternativa a Berlusconi. Ormai è notte fonda, su Roma e sull’Italia. Buonanotte, popolo.

Buon tutto!

Un buon compleanno con tutto il cuore alla carissima Audrey e al suo Logico Kaos. Da tutti i Comicomix, nessuno escluso! Con affetto

Laggiù nel Texas, la roccaforte di George W. Bush, il presidente più in gamba della storia degli USA, tra vacche, cow boys, petrolieri, Texas rangers e il KKK gli abitanti hanno larghezza di vedute e tolleranza, e la polizia è la più buona e gentile che ci sia. Il Texas è uno stato bonaccione, comprensivo, amabile, da sempre in prima fila nel rispetto dei diritti umani, della libertà individuale, dell’integrazione razziale. E laggiù c’è il Giudice distrettuale Charlie F. Baird, presso il 299 esimo distretto di Austin: giudice giusto, buono e comprensivo ma che – come vuole la tradizione della sua gente – sa farsi rispettare e non arretra davanti ai pericolosi criminali che insidiano la pace e la tranquillità della gente della contea di Travis. Un progressista, un democratico di larghe vedute, che ha sempre usato comprensione e rispetto per tutti coloro che ha condannato, soprattutto i 400 che ha mandato a morte nel corso della sua brillante ed onorata carriera. Ma forse stavolta ha esagerato, mostrandosi troppo comprensivo di fonte ad una terribile criminale, Felicia Salazar, una ispano-americana di 20 anni rea di non aver provveduto alle cure e alla protezione di cui necessitava sua figlia, bambina di appena 19 mesi. La criminale, infatti, non si è opposta come avrebbe dovuto alle violenze e ai maltrattamenti che suo marito Roberto Alavarado ha inflitto alla loro povera bimba, “Baby S.” Per questo ha tolto alla coppia l’affidamento della figlia e ha severamente condannato l’uomo  a 15 anni di carcere. Con lei invece è stato decisamente troppo buono. Infatti, ha inflitto alla criminale, la madre snaturata, una esemplare condanna a 10 anni di carcere, così la prossima volta impara a farsi massacrare di botte assieme a sua figlia. Ma, forse perché esponente del Partito democratico, forse perché intenerito dall’età avanzata, forse perché troppo immerso di quella cultura liberal che abbiamo tutti appreso vedendo i telefilm di Chuck Norris, il giudice Baird ha fatto alla giovane Felicia una vera e propria proposta scandalosa, anzi indecente: considerando la giovane età della Salazar, la sua fedina penale pulita, le ha proposto, invece di passare i prossimi 10 anni in galera, la libertà vigilata a condizione che svolgesse almeno 100 ore di lavoro ai servizi sociali, che si sottoponesse a periodiche perizie psichiatriche e soprattutto in cambio della promessa di non far più figli. La giovane Felicia ci ha pensato un paio di nanosecondi e ha infine preferito non passare il resto della sua giovinezza in carcere,  accettando  l’offerta del giudice. Il Giudice Charles Baird, vecchio liberal di Austin, dopo una vita passata ad assicurare alla giustizia pericolosi criminali come Felicia e quando necessario a mandarli a morte (ma sempre tra le lacrime e solo per amore di giustizia) non si aspettava di essere accusato di aver violato la Costituzione americana, come invece dicono illustri professori di diritto e celebri giuristi statunitensi. E non gli è stato di conforto l’appoggio di altri giuristi di chiarissima ispirazione progressista, come il cugino di Rambo e il fratello di Rocky. Negli USA infuriano i dibattiti sull’operato del giudice Baird e la sua decisione di proibire a Felicia di avere altri figli perché non ne sarebbe degna. Ma l’ottimo giudice non ha potuto ovviamente proibirle di avere rapporti sessuali. Ma così potrebbe accadere che la madre indegna , in caso di una nuova gravidanza, sarebbe di fatto costretta ad abortire oppure rischiare di finire in carcere per 10 anni, per la gioia di tutte le associazioni antiabortiste del Texas. Non ci sono più i texani di una volta. In questa triste storia di maltrattamenti e violenza ai danni di una bambina di 19 mesi, mentre la madre snaturata tace si potrebbe chiedere al genio incompreso del giudice Baird di stabilire, nel frattempo, chi sia più o meno degno di fare figli, scegliendo tra un vicino maleducato, un dirimpettaio prepotente, o – perché no? – un tipo alla George Bush o alla Borghezio, Ferrero, Berlusconi, D’Alema e compagnia varia. Nell’attesa che l’ottimo Giudice Baird si decida ad emettere nuove sentenze sul tema, inviamo alla sua mail ufficiale 3 domandine facili facili:
1. Se Felica Salazar si fosse chiamata Hillary Gump, e fosse stata una perfetta WASP bianca, anglosassone e protestante, la condanna sarebbe stata la stessa?
2. Se a maltrattare la bambina fosse stata la madre Felicia, e Roberto fosse stato solo il padre snaturato che si era limitato a non impedirle di fare del male alla piccola, il Giudice avrebbe condannato l’uomo a non fare più figli?
3. In tal caso come avrebbe tecnicamente proibito al padre snaturato di concepire: mettendogli alle costole giorno e notte un Chuck Norris che faceva irruzione e lo bloccava sul più bello?
Buon tutto!

Questo post è stato pubblicato anche su Giornalettismo

C’era una volta una Napoli che non c’è più, quella di Miseria e Nobiltà, una commedia di Eduardo Scarpetta, nella quale degli squattrinati popolani come Felice Sciosciammocca vivevano alla giornata, arrabattandosi nella miseria e nella fame, costretti a mangiare, in una famosa scena, pane e veleno. Oggi a Napoli c’è altra gente, che s’arrabatta in altri problemi: lo scandalo dei rifiuti che prima c’erano e poi spariscono d’incanto, le connivenze tra politica e camorra, quella camorra che prospera tra traffico di droga, contraffazione, scommesse clandestine, contrabbando, racket, furti, rapine, truffe, traffico d’armi e di persone, appalti e commercianti strangolati dall’usura. E dell’problema dell’abusivismo, che riguarda anche il pane. Il pane di Napoli. Ne ha parlato di recente in un suo rapporto Sos Impresa. Ma di queste cose adesso non si trova quasi traccia nella stampa e nella tv nazionale. Perché ora a Napoli va tutto bene: i quotidiani e i telegiornali ce lo dicono tutti i giorni. E quindi del pane di Napoli nisciuno se ne importa, non importa a nessuno. Invece, un giornale inglese, il Guardian, ha deciso di parlarne. Sarà perché gli inglesi ci invidiano il sole e il mare, o forse perché a loro piace pensare alla Napoli di un tempo, quella stracciona di Miseria e nobiltà, quella dove si mangiava pane e veleno. A Napoli e nei dintorni ci sono chioschi che vendono giorno e notte pane a volontà, fragrante e caldo. E’ bello girare per i quartieri e per i paesi del circondario, e mangiare questo buon pane. Ma un’ altra indagine fatta dall’assessore provinciale all’Agricoltura Francesco Borrelli, dice che di quei chioschi e quelle panetterie circa 1.400 sono illegali, e la percentuale di pane abusivo consumata ogni giorno è pari a oltre 8.200 quintali, il 37% del totale. Niente di male: a nessuno importa se queste panetterie clandestine, che hanno un giro d’affari di circa 600 milioni di euro all’anno, impiegano manodopera in nero, migranti clandestini, disposti a tutto per un tozzo di pane. In fondo, tutti dobbiamo mangiare, e se qualcuno s’arrangia un po’, che male c’è? E poi a Napoli c’è il sole, c’è il mare, il nuovo governo ha risolto tutti i problemi dei rifiuti e del resto, e o’ Governatore Bassolino continua a guidare senza macchia e senza paura la Regione. Va tutto bene: lo dicono i giornali, la tv. Tutti. C’è solo un piccolo, trascurabile inconveniente: quel pane viene cotto bruciando vecchi mobili verniciati, gusci di noce impregnati di pesticidi, scarti di industrie chimiche, copertoni d’auto e perfino il legno delle bare riseumate. Roba in grado di avvelenare lentamente i clienti, un po’ come le discariche impregnate dai rifiuti tossici che hanno avvelenato giorno dopo giorno la città. La capitale delle panetterie illegali, scrive sempre il Guardian, è Afragola, dove ne sono in funzione un centinaio. Appena 17 sono quelle legali. E il giro delle panetterie clandestine è controllato – chi l’avrebbe detto? – dalla criminalità organizzata, dalla camorra. Ma come dicono tutti i giornali, le tv, il governo: ora a Napoli va tutto bene, non bisogna preoccuparsi. Infatti, nisciuno se ne importa. Forse è per questo che ancora oggi, gironzolando per le vie di Napoli,  sembra di vedere Felice Sciosciammocca e il suo amico Pasquale il fotografo che, come in quella vecchia commedia di Eduardo Scarpetta, cercano con amara rassegnazione un pezzo di pane, tra la vera Miseria e la falsa nobiltà. Perché ancora oggi, a Napoli, si continua a mangiare pane e veleno. Povera Napoli, povera Italia.
Buon tutto!
Napule ena carta sporca e nisciuno se ne importa e ognuno aspetta a’ ciorta

Questo scarabocchio è stato pubblicato, con alcune modifiche, anche su Giornalettismo.

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0pt 5.4pt 0pt 5.4pt;
mso-para-margin:0pt;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Maria Stella Gelmini l’aveva detto: la riforma della scuola è sacrosanta, perché si tratta di modifiche di semplice buonsenso ed è un provvedimento contro l’inefficienza e la corruzione. E a chi si opponeva per difendere la scuola pubblica, Maria Stella Gelmini ripeteva: la riforma della scuola è necessaria: questo Paese ha bisogno di riforme, di una nuova scuola, perché il livello dell’istruzione non è degno di un paese civile. E questo è per colpa di Veltroni, della sinistra e dei sindacati, che strumentalizzano quei pochi ragazzi (qualche milione, niente di più) che protestano. Ma Maria Stella Gelmini non si è lasciata intimidire, orgogliosa del suo decreto, che ha difeso a spada tratta. Non si sarebbe spaventata neppure davanti allo sciopero generale, sarebbe andata avanti comunque: gli insulti non l’avrebbero fermata. Maria Stella Gelmini con giusto sarcasmo ha affermato che la sinistra era malridotta: un tempo lottava contro la guerra in Vietnam e per la pace nel mondo, ora lotta contro il maestro unico. E si è spesso sfogata, povera Maria Stella, contro chi non capiva che la necessità di razionalizzare la spesa e rivederne i meccanismi, perché in questi ultimi anni era andata fuori controllo. E non ha ceduto di un millimetro, anzi. Alla fine però, Maria Stella Gelmini ha confessato: lei e il suo governo sono di sinistra. Forse per questo improvvisamente la riforma Gelmini è stata rinviata di un anno. Per ora. Ed è stato anche deciso che salterà comunque la riforma del maestro unico alla scuola elementare (che diventa facoltativo e non obbligatorio) e resterà com’è la scuola dell’infanzia (gli asili) dove erano a rischio le 40 ore settimanali del cosiddetto "tempo normale". E verrà confermato il tempo pieno con due insegnanti per classe. E l’incremento del numero degli studenti per classe viene congelato. Quando Veltroni le aveva detto di ritirare la sua riforma Maria Stella Gelmini s’era proprio arrabbiata, dicendo che era un disperato senza futuro politico, che difendeva l’indifendibile scuola che non funziona a causa dell’ideologia egualitaria della sinistra che ha inquinato la vita pubblica del Paese. Un sistema scolastico che ha rubato il futuro ai giovani della mia generazione, Maria Stella avrebbe difeso al sua riforma della scuola ad ogni costo, senza tentennamenti, fino alla fine. Insomma, forse Maria Stella Gelmini ha cambiato idea. Succede a tutti, tranne ai piccoli creti. E infatti, Maria Stella afferma di non avere fatto marcia indietro. Noi siamo convinti che abbia ragione: si è limitata a fare un’inversione a U.

Buon tutto!


Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

L’opposizione ha messo in minoranza il governo in commissione esteri alla Camera sul decreto Gelmini riguardante l`università già approvato dal Senato. Lo riferisce entusiasta il deputato del Pd Paolo Corsini, che "grazie al voto contrario di Pd, delegazione radicale e Italia dei valori abbiamo contestato la formulazione su uno dei punti più importanti del provvedimento cioè il rientro dei cervelli dall`estero perché pur condividendo ovviamente il fine la norma otterrebbe esattamente l`obiettivo opposto, cioè l`allontanamento delle eccellenze dai nostri atenei". Quello che Paolo Corsini non dice è che il regista occulto e silente di questa fantastica operazione è un uomo di governo molto in vista. Questo ministro, di cui non facciamo il nome ma solo il cognome, Calderoli, non vede di buon occhio il rientro nel nostro paese di queste curiose appendici che galleggiano all’interno della nostra scatola cranica.  E in una dichiarazione rilasciata segretamente allla nostra riservatissima fonte, il tabaccaio di Ferro di Cavallo, il ministro ha infatti detto: Da quando l’ultimo neurone mi ha lasciato, mi sento più libero e leggero. Non voglio che quel rompiscatole torni a rompermi le balle. Hai visto mai, venisse fuori un pensiero?

Buon tutto!

 

Ci scusiamo con i nostri 36 piccoli lettori, ma questo Scarabocchio è stato pubblicato in situazione di emergenza. Niente di grave, ci si sente comunque venerdì!

I Comicomix

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Oggi, in occasione di questa splendida ricorrenza dell’8 dicembre, i Comicomix, piccoli comici dilettanti, voglio fare un piccolo regalo ai loro 36 piccoli lettori. Vogliono cedere, per una volta, il loro blogghino insignificante a dei veri professionisti della risata. Dei veri grandi comici. Eh sì, piccoli lettori dello Scarabocchio: nell’Italia di oggi la vita del comico dilettante può essere molto dura. Pensate a come può essere difficile eguagliare le performance umoristiche di chi, plurisposato e con figli avuti da più mogli, si erge a difensore del sacro vincolo del matrimonio e della famiglia, partecipando anche a grandi manifestazioni popolari. E, se non bastasse, viene pure ricevuto con tutti gli onori in Vaticano, luogo austero e coerente dove per profonde ragioni etiche e di principio non si sottoscrive neppure la dichiarazione ONU sui  diritti dei disabili. Oppure immaginate com’è dev’essere difficile fare battute sulla situazione dell’economia italiana, quando il ministro dell’economia è il più grande comico della Valtellina e zone limitrofe. Per non parlare poi  della spietata concorrenza di un genio comico allo stato puro: uno che nella vita, prima di deliziare il pubblico con le sue raffinatissime battute sull’islam e sull’arcivescovo di Milano, faceva il dentista in quel di Bergamo. Ma ora basta! Cediamo l’onore delle armi al più grande, al più irresistibile, al più geniale comico che la storia del mondo ricordi: Silvio Berlusconi. Che, come al solito, non delusde mai il suo pubblico.  Infatti, quando alcuni casi condannabili e deprecabili di corruzione hanno toccato esponenti importanti del Partito democratico, in molti hanno provato a fare battute divertenti. Ci ha provato perfino Walter Veltroni, tra un pisolino e un altro,  con la sua dichiarazione  Non si può quindi fare di ogni erba un fascio nel Pd e nel centrosinistra ci sono ancora migliaia di amministratori onesti, seri e competenti. Va riconosciuto che è stata una frase coraggiosa da parte sua, perchè non deve essere stato facile per lui ammettere che il suo grande obiettivo, fare di un ex grande partito di sinistra una nuova Democrazia Cristiana, è ancora molto lontano da venire. Ma non ci ha fatto ridere. Tutt’al più ci ha strappato solo un piccolo sorriso. Chi invece è riuscito a farci ridere a crepapelle, a farci sganasciare dalle risate è stato lui, Silvio. Ne siamo da sempre profondamente ammirati, anzi  ammettiamo pure di essere invidiosi di lui, che dopo anni e anni di straordinaria carriera, di successo in successo, dalle corna alle foto ufficiali ai bubu settete fatti ad Angela Merkel riesce ancora a porgere con garbo battute freschissime, gag esilaranti, storielle impareggiabili. E infatti, anche stavolta è toccato a lui, con le sue 2 amnistie (falsa testimonianza P2 e falso in bilancio Macherio), con le sue 6 prescrizioni (finanziamento illecito a Craxi, falso in bilancio Macherio, falso in bilancio e appropriazione indebita Fininvest, falso in bilancio Fininvest occulta, falso in bilancio Lentini, corruzione Mondadori), arrivate grazie alle leggi ad personam da lui volute e fatte approvare e che hanno cambiato in corso d’opera il processo in cui era coinvolto o il reato di cui era accurato, lui che ha definito un mafioso stalliere alle sue dipendenze un eroe, lasciare ai posteri questa stupenda, inarrivabile, incredibile battuta: E’ innegabile che ci sia, e c’é assolutamente, una questione morale all’interno del Pd . L’ha detta a Pescara, dov’era andato a sostenere la campagna elettorale del candidato a Presidente della Regione Abruzzo del suo partito, e che è indagato per il crollo di una discarica.

Grazie di esistere, Silvio. E scusaci se non riusciremo mai ad essere bravi come te.

Buon tutto!

E grazie anche al Popolo Sovrano

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83