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Notte fonda, e tutto buio intorno in un silenzio irreale. Ho paura. Non riesco a sopportare questo silenzio e questo buio senza fine. Ma un’ora fa un temporale ha fatto saltare l’energia elettrica, non c’è nessuno in casa, neppure il gatto, uscito nel freddo in cerca di un po’ d’amore. Eppure, mi sembra di sentire un sussurro sommesso, una melodia lontana che scava nell’anima come gli occhi di un bambino alla ricerca del perché. Allora mi siedo sul pavimento e l’ascolto. E’ strano, sembra come una voce che chiama. Come d’incanto mi sento sereno e, ascoltando quella voce, comincio a pensare. A me, alla mia vita che a grandi passi si avvia alla sera, alle tante notti passate a guardare lassù, in alto, verso un punto lontano. E mi sembra di vedermi, confuso e affannato nei miei giorni a spasso nel tempo: anche io, come tutti, mi perdo in un diluvio di parole che si rincorrono andando incontro ad un senso che non c’è. In quel mondo colorato di cartone dove apparire è l’unica cosa che conta. In cui il rispetto per la vita e per gli altri diventa solo un’altra frase, un composto di suoni disarticolati che si rincorre, senza pace, senza memoria. Senza verità. E quel rumore che regna sovrano toglie significato a ogni azione, ad ogni gesto, ad ogni pensiero. E ogni cosa perde di senso, e il rumore copre lo strazio  di quest’assenza che stringe il cuore di paura e rende la vita assurda. Ed è proprio ora, immerso in questo silenzio irreale, che all’improvviso non ho più paura, anzi sono assurdamente calmo. Tutto sembra come sospeso: i ricordi, le gioie, i dolori, le luci della città e i suoi rumori, i giorni insulsi senza una meta né un perché. E proprio così, all’improvviso, tutto s’illumina di nuovo. Ma non è l’elettricità: è una luce leggera, che filtra dalle persiane chiuse, forse – chissà – dai miei pensieri di ieri. E questa luce sommessa quasi m’acceca, distratto come sono dall’oscurità infinita del mondo multicolore. E all’improvviso comprendo quasi il senso profondo di questo rumore assordante, a queste luci multicolori. Il controllo. Il controllo dei miei sensi, del mio corpo. O, forse, dei miei pensieri. Perché è accecato da queste luci, assordato da questi rumori, che non riesco più a vedere con chiarezza oltre il buio del tempo che fugge. E non riesco più a sentire quella voce sommessa: la voce della luna. Invece adesso la sento. Chissà, forse è solo un momento di follia, come quando i miei dubbi s’attorcigliano e mi aggrovigliano il cuore. O forse è la curiosa consapevolezza che oltre queste luci finte, oltre questi suoni artificiali, esiste un punto lontano e sperduto, a cui ci si può aggrappare. Quel punto è la vita. La vita che torna, che rinasce impetuosa. Oltre il vento e oltre la notte. E forse più in là, in quella valle incantata e surreale che è il futuro ignoto come la notte, in questa valle piccola come un villaggio e sterminata come un continente, ci sono sogni da sognare. E all’improvviso ho voglia di correre, verso quella voce che canta impetuosa come un torrente di cristallo. Forse è così, o forse è solo il rumore del mio cuore, che batte tranquillo nel buio della notte. Ed la sua voce che mi sta chiamando. Ora riesco a sentirla.

Buon tutto!

 

Eppure io credo che se ci fosse un po‘ più di silenzio, se tutti. facessimo un podi silenzio, forse qualcosa potremmo capire” (Da “La voce della Luna “ di Federico Fellini)

 

P.s.:  Lisa ci ricorda che oggi è il giorno giusto per fare una piccola offerta in favore della lotta al neuroblastoma. Accorrete numerosi!

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Berlusconi, lo sanno tutti, è un uomo molto fortunato. Tutta la sua splendida vita lo dimostra. Dal nulla ha costruito un impero. Tutto da solo. Una grande impresa, anche se qualche malalingua invidiosa dice che ha avuto un aiutino da amici di un suo amico siciliano, Marcello Dell’Utri. Un’abilità impareggiabile, una fortuna incredibile che lo ha portato poi a realizzare il sogno più bello: diventare un grande statista, di alta levatura anche se non di alta statura. Ma la fortuna di Berlusconi è come il suo “proprietario”: pensa solo a Iddu, come dicono sempre gli amici di quel suo amico siciliano. E così, ecco i 5 anni di governo dal 2001-2006 nei quali, certo non solo per colpa sua, si trovò ad affrontare uno dei peggiori periodi di stagnazione dell’economia italiana. E subito dopo quel gran fortunato di Prodi ha beccato gli unici due anni buoni dell’ultimo decennio. Ma Silvio si è preparato per la riscossa. E’ tornato pronto a sfoderare la sua abilità e la sua buona stella per dimostrare a tutti che lui è il migliore, l’unico, il solo. E invece, che ti va a capitare? Come lui ha rimesso piede a Palazzo Chigi, ecco esplodere la peggiore crisi dai tempi della Grande depressione. Ma Berlusconi è un grande, lo sanno tutti: persino in Cina, quando la sua foto appare sui giornali, la gente guarda, sorride e dice, in quel dolcissimo italiano che solo i cinesi sanno usare: “Glande! Glande! Glande!” Berlusconi è così grande che ha subito pensato a come superare i marosi di una crisi così crudele. Ha deciso di prendere tutte le misure necessarie per l’Italia. Misure strabilianti, decisive, che rilanceranno i consumi e riporteranno la felicità in tutti gli italiani. Le misure, pensate assieme a quel genio incompreso dell’economia che risponde al nome di Giulio Tremonti e inserite in un pacchetto ribattezzato “Le 3 carte dei tre monti”, sono davvero incredibili e risolutive. Verrà varato un bonus pronta cassa di 12 centesimi di euro (i 2 centesimi li metterà generosamente Berlusconi di tasca sua) per tutti. Ehm…non proprio per tutti: solo per le famiglie con 15 figli e con un reddito inferiore ai 100 euro al mese. Verranno aumentati gli ammortizzatori sociali, togliendoli dalle risorse per le inutili opere pubbliche del Fas. Verrà adottato un calmiere sui mutui per tutte le famiglie indebitate. Ehm…non proprio per tutte, una piccola clausola dice che riguarderà quelli che hanno solo una rata residua da pagare e un tasso d’interesse superiore al 255%. Verrà finanziata ancora la social card, una bella elemosina di 3 euro una tantum per tutti i pensionati. Insomma, non proprio per tutti: ci sarà una piccola restrizione, i beneficiari dovranno avere almeno 90 anni ed essere accompagnati a riscuotere dai loro genitori. L’effetto di queste misure sull’Italia sarà strabiliante. Emilio Fede ha garantito che l’Italia risorgerà, e se lo dice lui c’è da avere, appunto, fede. La guarigione della nostra nazione da tutti mali è assicurata: spariranno la crisi, i dolori, le preoccupazioni. Sparirà la congiuntura negativa, i soldi che non bastano per arrivare alle fine del mese. Sparirà questo, ed anche altro. Forse, sparirà anche l’Italia. Ma questo, in fondo, è solo un trascurabile dettaglio.

Buon tutto!

Da quando il ministro Maroni ha preso le redini della gestione dell’immigrazione clandestina, la situazione è radicalmente cambiata. Ora tutto funziona e si possono finalmente eliminare gli inutili presidi sanitari di organizzazioni in cerca di pubblicità. Un esempio di questa nuova era lo si vede a Lampedusa. Prima dell’avvento di Maroni, orde di clandestini assetati di sangue invadevano l’isola, accolti da comitati di accoglienza e benvenuto, permessi di soggiorno pronta cassa, Adesso invece è tutto risolto. Di sbarchi non c’è più traccia, almeno in tv e nei telegiornali. Infatti in questi ultimi 10 mesi sono arrivate appena 25.408 persone, contro le 20 mila del 2007.

Continua a leggere su Giornalettismo….

Lo scarabocchio, come ogni lunedì, lo trovate anche su Giornalettismo. Mercoledì torniamo come di consueto, "in esclusiva" sul nostro blogghino.

Buon tutto!


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Stamattina, mentre ci recavamo a piedi dalla nostra riservatissima fonte d’informazione (che come sanno i nostri 36 piccoli lettori è il tabaccaio di Ferro di cavallo) per sapere le ultime notizie della tragicomica lite in corso tra D’Alema e Veltroni sulla commissione di vigilanza Rai, abbiamo incrociato il signor Rossi e il signor Bianchi, 2 nostri vicini di casa, che litigavano furiosamente. Stavano discutendo su una cosa di vitale importanza: il Sig. Bianchi tira ripetutamente lo sciacquone durante la notte, e il rumore dello scarico aveva svegliato, come sempre, il Sig. Rossi. Di fronte a una questione di tale importanza, la crisi economica, il surriscaldamento delle temperature, o la supremazia tra Juve ed Inter ovviamente scompaiono. Poco lontano, la signora Neri e la signora Verdi inveivano l’una contro l’altra, perché il cagnolino dei signori Verdi aveva come al solito calpestato le rose della signora Neri, la cui bambina di 6 mesi, una vera maleducata, aveva osato piagnucolare tutta la notte perché gli stavano spuntando i dentini. Ma la vera tragedia si stava compiendo poco più avanti, dove tre signori stavano venendo alle mani perché il ragionier Mancini aveva avuto l’ardire di piantare addirittura un albero nel cortile condominiale, senza aver neppure inviato regolare raccomandata con ricevuta di ritorno per chiedere il permesso. Un vero scandalo, un’onta da lavare con il sangue. E, guardandosi attorno, sui balconi, era tutto un fiorire di urla per per un cane che abbaia o per una lavatrice che centrifuga, insulti per il posto al parcheggio al centro del cortile o per i bimbi che tirano il pallone contro la saracinesca, pugni per l’acqua che piove dal balcone del piano di sopra. Perché 6 italiani su cento sono in causa col vicino. Questo fiume fantasmagorico di dispetti e di ritorsioni arriva nelle aule di tribunale occupando la metà dei giudizi civili e un bel numero di processi penali. A Roma c’è un’intera sezione del Tribunale che si occupa solo di contenzioso condominiale. E’ bellissimo andare ogni tanto tra quelle stanze disadorne, e ascoltare tanti avvocati sulla cacchetta del cane fatta nell’aiuola sbagliata o sul portiere che taglia l’erba alle sei del mattino, o vedere un magistrato sommerso da una montagna di citazioni, notifiche, memorie e comparse che dopo 3 anni di udienze costeranno ai litiganti in media dai 2 ai 3 mila euro ciascuno. Perché ogni anno, per queste utilissime liti di condominio, si spendono circa 3 miliardi di euro, quasi una manovra Finanziaria. Soldi ben spesi, indubbiamente. Purtroppo – si sa, siamo in Italia – i poveri condomini che si lamentano del cane del vicino non ottengono mai la giusta sentenza che stabilisca lo sfratto del cane. Si sa che i magistrati sono dei fannulloni! E per fortuna che il 73% cento dei contrasti si risolve dolcemente, a colpi di insulti, durante le assemblee condominiali: i 2 milioni di cause sono solo un quarto delle liti. E di questi 2 milioni di cause, quelle che arrivano alla sentenza sono appena due su cinque, perché le altre tre si chiudono dopo le prime udienze con un accordo tra gli avvocati. A tarallucci e vino, o giù di lì. Certo ogni tanto, com’è giusto che sia, ci scappa anche il morto: il 3,5% dei delitti matura nei rapporti di vicinato. E’ bello vedere tutta questa energia spesa per questi utilissimi motivi. La micro-conflittualità del caseggiato, come la chiamano i sociologi, è il sale della vita: come si potrebbe sopravvivere se la vita quotidiana non fosse allietata da queste battaglie rancorose che si combattono all’ombra del buongiorno-e-buonasera? Mentre su Ferro di cavallo il sole faceva capolino tra i balconi, sulla trincea del condominio il signor Rossi e il signor Bianchi erano ormai prossimi a darsele di santa ragione per uno scarico di sciacquone di troppo. Le radio diffondevano una vecchia canzone e nuvoloni neri si scorgevano all’orizzonte. Li abbiamo invitati a smettere e li abbiamo salutati con un sorriso. Per un attimo si sono fermati, poi hanno cominciato ad insultarci, minacciando di portarci in tribunale. Perché avevamo osato intrometterci nei loro affari.

Buon tutto!

Incredibile ma vero: un nuovo aggiornamento su Comicomix, nella galleria di JollyViola: un’interpretazione "particolare" di Biancaneve. Solo se vi va, s’intende!


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Emma Marcegaglia è un vero orgoglio nazionale, una donna che dà lustro all’Italia nel mondo: il Wall Street Journal l’ha inserita, unica italiana, il presidente di Confindustria nella classifica della “Top women to watch”. E guardare Emma è davvero un bel guardare. Emma si è fatta da sola, ultima figlia di una dinastia che dal nulla ha creato un impero industriale, con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro e 6.500 dipendenti in 50 insediamenti produttivi in Italia e all’estero, tutti attivi nel settore metallurgico. Operosità, onesta, etica d’impresa. E’ stato bellissimo vederla eletta Presidente di Confindustria. Che orgoglio nazionale! Una donna del settore metallurgico, una vera lady d’acciaio o come la chiamavano i giovani industriali, un Black and Decker: che poesia! Emma era una bambina d’oro: da piccola con il fratellino maggiore Antonio giocava a fare a turno il direttore amministrativo e il capo del personale delle bambole. Che dolcezza! Emma è dolce, ed è una persona generosa: al precipitare della crisi Alitalia, la dolce Emma ha deciso di partecipare, naturalmente senza chiedere niente in cambio, allo straordinario progetto industriale della CAI, rivendicando orgogliosamente la sua partecipazione “simbolica” a nome di tutta l’industria italiana. Che generosità! Emma ha anche una grande intraprendenza, un immenso coraggio, una chiara e innovativa visione del futuro. Lo dimostra in ogni occasione, come nella recente battaglia sull’ambiente contro i burocrati dell’Unione europea, nella proposta di riforma dei contratti, disposta a far passare a costo di non condividerla con il più grande e rappresentativo sindacato italiano. Che indipendenza! Ma Emma è anche capace di sapere cambiare idea: dopo anni passati a gridare “giù le mani dello Stato dall’Economia”, “viva la mano invisibile del mercato”, “abbasso i lacci e lacciuoli” eccola cambiare coraggiosamente idea, e chiedere a gran voce aiuti a pioggia per banche e imprese in crisi. Che dirittura morale! Emma è una donna con un’etica indiscutibile. E con un gran senso della famiglia: quando il gruppo Marcegaglia, qualche anno fa comprava l’acciaio da alcune società di trading incaricate di riversare i margini di guadagno su appositi conti cifrati in Svizzera intestati all’adorato papà Steno non si è tirata indietro, e ha voluto anche lei i suoi conti cifrati. Che tenerezza, che amor filiale! Ed Emma è stata la prima a consolare tutta la famiglia, quando il fratellino maggiore Antonio ha patteggiato davanti al gup milanese Paola Belsito una pena di 11 mesi di reclusione per l’imputazione di corruzione di funzionari Enipower, in cui questa storia dei conti cifrati era venuta fuori. Che coraggio! Ma Emma è una donna forte. Senza macchia e senza paura. Anche adesso che la storia dei 17 conti congelati gestiti dal fratellino Antonio è tornata a galla. Anche ora che una richiesta del Ministero pubblico della Confederazione elvetica, spedita la scorsa settimana al procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, riparla dei conti esteri della famiglia Marcegaglia, tra cui il rapporto cifrato 688340, intestato a Steno ed Emma Marcegaglia in cui tra settembre e dicembre 2003, sono stati trasferiti sul conto della Preziofin Sa presso la Ubs di Chiasso oltre 750mila euro per essere poi prelevati in contanti e portati in Italia. Che meravigliosa storia! Una storia farebbero tremare le vene e i polsi a tutti. Ma non Emma. Anche perché, come rassicurano l’avvocato di Antonio e il procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, non c’è nessuna inchiesta nella quale siano indagati Emma, Steno e Antonio Marcegaglia.  Perché la vicenda di Enipower si è conclusa con il patteggiamento a 11 mesi di Antonio Marcegaglia. Tutto in regola anche se non proprio legale. Mentre la magistratura elvetica passa i fascicoli all’Agenzia delle Entrate di Mantova, Emma  può continuare a darci lezioni e a rappresentare degnamente l’Italia nel mondo. E assieme al suo fratellino Antonio, sotto l’occhio amorevole di papà Steno, può continuare ancora giocare nel giardino di casa. Naturalmente, a guardie e ladri!
Buon tutto!

A Banfora, nel Burkina Faso, continuiamo a seguire con il cuore in gola lo svolgersi della crisi che ha colpito i mercati finanziari e che ora si estende anche all’economia reale. Nessuno ha chiuso occhio in questi giorni durante lo svolgersi del grande evento del G20. Con immenso sollievo e con grandi speranze abbiamo salutato la scelta di aprire la stanza dei bottoni ai capi di Stati e di governo dei 20 Paesi, che sommano l’85% del Pil e due terzi della popolazione della Terra. Perché abbiamo pensato che nella dichiarazione finale del vertice G20 finalmente ci sarebbe stata la voce di tutti, dei ricchi e dei poveri. Noi non sappiamo leggere ma ci fidiamo e siamo sicuri che finalmente si sono ricordati di noi.

Continua a leggere su Giornalettismo...

Come di consueto lo Scarabocchio di lunedì è anche su Giornalettismo. A mercoledì, con il "tradizionale" scarabocchio!
Buon tutto!

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L’Italia è un paese bellissimo, ma dove domina la confusione. Non si capisce più niente: le forze di maggioranza eleggono i candidati dell’opposizione nelle commissioni di garanzia, i poliziotti violano le leggi anziché difenderle, Berlusconi si occupa di politica. Per fortuna, ci sono ancora figuri solidi, a cui ancorarsi. Figuri come Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl. Un uomo che ha fatto della chiarezza e del rispetto del suo ruolo una ragione di vita: un sindacalista a tutto tondo, un difensore dei lavoratori. Purtroppo, in questa battaglia di coerenza, spesso viene lasciato quasi solo, in compagnia di Luigi Angeletti, il segretario della Uil. Tutti gli altri, invece, non sanno interpretare il ruolo di sindacalista, e preferiscono occuparsi d’altro. Sono sindacalisti che si sono dimenticati qual è il loro vero mestiere, e perdono tempo a proclamare scioperi e a far trattative con le controparti per spuntare – giusto o sbagliato – condizioni più favorevoli per i loro iscritti. Ma che per fortuna, vengono isolati e puniti, soprattutto dal governo più bello e più bravo che c’è. Tipacci come Guglielmo Epifani, il segretario della Cgil. Dopo aver a lungo contrattato sulla vicenda Alitalia, spuntando condizioni più favorevoli per tutti, il disgraziato si è rifiutato di firmare il contratto del Pubblico impiego, ritenendolo poco favorevole per i lavoratori. Che disgraziato, che farabutto. E’ chiaro che non si comporta da sindacalista. Il buon Bonanni,  dotato di infinita pazienza e comprensione cristiana, ha invitato il cattivone a fare ragionamenti sindacali e, anziché parlare da politico, a comportarsi da vero sindacalista. Perché un buon sindacalista, come il buon Bonanni sa fare bene, firma i contratti a prescindere. Altrimenti, che razza di sindacalista è? Un buon sindacalista, come il buon Bonanni sa fare bene, accetta le proposte di Confidustria senza fiatare, con grande entusiasmo. Altrimenti, che razza di sindacalista è? Un sindacalista, come il buon Bonanni sa fare bene,  lavora alacremente per l’unità sindacale, sfilandosi all’ultimo minuto dallo sciopero deciso congiuntamente contro la riforma dell’Università. Altrimenti, che razza di sindacalista è? E un sindacalista che lavora per l’unità sindacale, se viene invitato a una cena privata dal presidente del consiglio a cui partecipa il presidente di Confindustria ma non c’è il leader della Cgil, accetta con entusiasmo, infischiandosene  della correttezza istituzionale. Poi nega spudoratamente. Altrimenti, che razza di sindacalista è? Ecco. Il buon Bonanni è un vero sindacalista, non è mica come quell’altra svergognata di Renata Polverini, leader dell’Ugl, che ha detto che ci si incontra nelle sedi istituzionali e non alle cene private. E’ come il reprobo Epifani: non è una vera sindacalista, ed è pure di destra! Meno male che a salvare l’Italia dalla confusione ci sono figuri tutti di un pezzo, sindacalisti a tutto tondo, senza macchia e senza paura, come il buon Bonanni! Sarà bellissimo vederlo al vertice del G20, intento a fare il sindacalista moderno, servendo – ma con fierezza sindacale – ai tavoli le pietanze a Sacconi, Tremonti e Berlusconi. E quando tornerà, lo accoglieremo battendo le mani, come si conviene a un vero sindacalista difensore dei lavoratori. Batteremo le mani, ma ci verrà in mente che forse il leader della Cgil Epifani è un po’ troppo massimalista, un po’ troppo bastian contrario, un po’ troppo vicino alle tesi dell’opposizione. Ma, mentre batteremo le mani al buon Bonanni, penseremo che tutto sommato , se non c’è niente di meglio, preferiamo un sindacalista un po’ troppo bastian contrario a un sindacalista scendiletto.

Buon tutto!

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Il sindaco di Roma Gianni Alemanno è un uomo con una sola parola. L’aveva detto: finalmente, dopo 2000 anni di dittatura comunista parte una nuova storia. Dopo secoli di politiche mollicce e  radical-chic, di dittatura dei salotti, tornerà padrone er popolo de Roma. Er core de Roma, finalmente, tornerà a battere, come nei bei tempi andati, quelli della vecchia Roma che sotto la luna cantava li stornelli e le serenate de gioventù. Una strada difficile, faticosa, ma il sindaco Alemanno ci si è messo d’impegno, e cammina cammina, è arrivato all’ultimo tratto di strada. All’ultimo miglio. Per la precisione, Massimo Miglio, lo sceriffo degli abusi edilizi. Quello che in 9 anni, alla guida dell’ufficio antiabusivismo edilizio del Comune, aveva fatto demolire  mezzo milione di metri cubi di edifici abusivi. E che, da ispettore edilizio del IV municipio, aveva tra l’altro condotto dei controlli sui magazzini costruiti sul basalto romano della via Nomentana, incrociando anche un capannone di un certo Antonio Lucarelli, ex responsabile romano di Forza Nuova, e ora a capo della segreteria di Alemanno. Forse sarebbe stato meglio lasciare Massimo Miglio al suo posto se non altro per non far sospettare qualche malpensante, ma Gianni Alemanno – che non ha paura di niente e di nessuno – non ci ha pensato più di tanto. Subito dopo avergli ribadito piena fiducia, lo ha cacciato con un fax, comunicandogli la cessazione anticipata del distacco presso il Comune di Roma, come recita la scarna disposizione del Dipartimento al Personale. Il motivo però non è la sua strenua lotta all’abusivismo: si tratta delle solite proteste strumentali di questi mentecatti che vogliono solo il male dell’Italia, della regione, della Capitale.  Massimo Miglio dovrà tornare all’Ama, di cui è formalmente dirigente. La ragione l’ha spiegata, con profondo dolore, il Sindaco Alemanno: E’ anomalo mantenere presso il Gabinetto una funzione che è propria di un Dipartimento. Ma visto che in tanti si agitano dalle associazioni ambientaliste alle associazioni di cittadini, e persino il Corriere della Sera, lo ha ribadito, tra i singhiozzi, l’assessore al personale, Cavallari: purtroppo Massimo Miglio era un abusivo che si occupava di abusivismo. La grandissima stima della Giunta Alemanno nei suoi confronti non può consentire di agire contro una legge dello Stato. Per questo, tra le lacrime di Sindaco e Assessori, il 22 ottobre scorso la Giunta Alemanno, con la delibera n.330 ha vietato i distacchi e i comandi dalle Spa alla pubblica amministrazione, come vuole la legge Bassanini. E siccome Massimo Miglio, bravissimo, competente, intelligente e di cui la Giunta Alemanno ha una grandissima stima, era purtroppo un comandato, distaccato al Comune di Roma ma dirigente dell’Ama, lo hanno rimandato a malincuore a lavorare là. Lo ha ribadito, soffiandosi il naso e con gli occhi lucidi, l’assessore Cavallari. Su questa storia sono state dette tante falsità. Il provvedimento della Giunta non vale solo per Massimo Miglio, ma per chiunque si trovi nelle sue condizioni. Il fatto che dall’insediamento della Giunta di centrodestra pare ci siano stati 43 comandi e distacchi al Comune di personale proveniente da altre aziende e da altri enti, tra cui 15 trasferiti al Gabinetto del Sindaco direttamente dalla stessa Ama in cui è stato ricacciato Massimo Miglio, è una cosa di nessuna importanza, una semplice coincidenza. E comunque niente paura: la lotta all’abusivismo continuerà. Al posto di Massimo Miglio è stato nominato il comandante dell’VIII gruppo della Polizia municipale, Antonio Di Maggio. Uno che sull’abusivismo ha le carte in regola, come ricordano gli abitanti del Campo nomadi Casilino 900, che a suo tempo lo accusarono di metodi un po’ sbrigativi. Una vecchia conoscenza di alcuni nostri amici, un altro uomo certamente con le carte in regola, come il suo sindaco, insomma. Peccato non possiate vederlo di persona, perché il video che lo ritraeva, quel giorno,  a consolare a modo suo una volontaria non è più visibile. Ma non importa, brindiamo felici al ritorno dei bei tempi, alla vecchia Roma che da stasera non farà più la stupida, mentre er ponentino malandrino soffia sui 7 colli. La città eterna che festeggerà la cacciata del reprobo Massimo Miglio, con grande entusiasmo. La vecchia Roma dei palazzinari romani. In fondo, non se ne poteva più, di tutti questi sceriffi ambientalisti da 4 soldi. E’ finito il tempo della vendetta, è arrivato il tempo del perdono, pardon, del condono.

Buon tutto!

C’è un tribunale in Italia dove i magistrati svaniscono come la neve al sole. Chiedono il trasferimento, gli viene benevolmente concesso, se ne vanno e non vengono sostituiti. E’ il tribunale di Santa Maria Capua a Vetere . In quel tribunale il solerte Renato Brunetta non è riuscito a trattenerli in sede, con la sua geniale trovata dei tornelli. D’altronde, è un piccolo tribunale senza importanza. Non è certo paragonabile al tribunale di Montepulciano, dove la giustizia amministra l’importantissimo caso del furto di polli nella casa del contadino Gaspare, a al tribunale di Fermo, dove si combatte per dare Giustizia alla Signora Pina, a cui il cane del confinante ha rovinato la rete di recinzione…

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Come di consueto, oggi lo scarabocchio lo trovate anche su Giornalettismo. Torniamo in esclusiva (che onore!) qui sul nostro scarabocchio, mercoledì. Naturalmente, se vi va…
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Sono qui, seduto, in questa stanza. La sporcizia e l’odore penetrante. Sono solo. Non so quanto tempo è che sono qui. Ore, giorni, settimane. Qui, un posto pieno di uomini bianchi, vestiti di bianco. Un posto dove il tempo scorre lento e inesorabile, specie quando mi chiudono in questa stanza e mi legano al letto, ed io ho freddo, ho paura, e urlo il mio dolore. Sono qui, e fisso il pavimento. Non ho più nulla, neppure un nome. Nemmeno i miei ricordi. Eppure frugando nella memoria mi sembra che c’è qualcuno, là fuori,  che una volta mi voleva bene. Sì, ricordo un bambino, mio figlio, aveva gli occhi color del prato, e correva sempre nell’aia. E una donna, mia moglie. Anche lei aveva gli occhi color del prato. Un giorno, non so perché, la mia testa è un po’ volata via. Forse un po’ troppo vino all’osteria, o forse solo troppa malinconia, per una vita di fatica e umiliazioni. E allora, che anno era? Il 1932, o il 1933, chi se lo ricorda più, mi hanno portato qui. E’ un manicomio, siamo più di 4 mila rinchiusi qui, e mura altissime circondano i padiglioni. Ho provato tante volte ad andarmene, ma mi hanno sempre ripreso e poi picchiato e imprigionato. Chissà se qualcuno un giorno capirà che non è così che si cura la malinconia. C’è gente che è morta, per le cure degli uomini bianchi vestiti di bianco, qui. E io passo il tempo chiuso in questa stanza senza luce e senza finestra. E allora scrivo, scrivo, con la mia calligrafia storta, con il mio italiano incerto, a quella donna di cui non ricordo più il sorriso, ma solo gli occhi color del prato. Passo i biglietti agli uomini bianchi vestiti di bianco, tutti i giorni. Ma nessuno mi ha mai risposto. Forse si sono dimenticati di me. E allora chiedo loro di darmi notizie, ma nessuno mi dice nulla. Perché tutti mi hanno abbandonato, lasciandomi qui, solo per qualche bicchiere di vino in più e un po’ di malinconia? E quando il buio invade la stanza, penso alle mie lettere, mi sembra di vederle volare come farfalle, e si posano sulle mani della donna dagli occhi di prato…Chissà se si ricorda del mio volto, neanch’io me lo ricordo più, in questa stanza, seduto, tra la sporcizia e l’odore della morte che scende nel buio degli occhi. E mentre scende il freddo penso che forse qualcuno, un giorno, troverà le nostre lettere, i nostri biglietti, e ci farà un libro. Chissà se riusciranno a capire il dolore di un’esistenza spezzata, senza aria, senza luce e senza quegli occhi color del prato. Forse ci sarà qualcuno che lo capirà, e magari scriverà addirittura una canzone su di noi. Forse capiranno, o forse no. E’ sempre difficile capire il dolore. Chissà…Ma ora, in questo freddo che cade sulla mia sedia nella mia stanza senza luce e senza tempo, vorrei solo, prima di chiudere gli occhi, rivedere un’ultima volta un prato ricolmo di fiori. Per ricordare, ed essere ricordato.

 

Il San Girolamo era il manicomio di Volterra. I contatti tra i ricoverati e le loro famiglie erano interdetti, e gli infermieri avevano il divieto di mettere in contatto i ricoverati con l’esterno, in qualsiasi modo. 25 anni fa, un gruppo di medici guidati dall’ex direttore del San Girolamo, Carmelo Pellicanò, raccolse le lettere spedite tra il 1889 e il 1974 e le pubblicò nel libro “Corrispondenza negata – Epistolario della nave dei folli 1889-1974. Oggi il libro, ormai introvabile, viene finalmente ripubblicato grazie alla Asl di Pisa con un contributo della Cassa di rispramio di Volterra  dall’editore Del Cerro.


"Mantenetevi folli, e comportatevi come persone normali" Paulo Coelho


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