Il mondo è pieno di disfattisti, non c’è niente da fare. Gente che sparge ansia, panico, sfiducia e pessimismo. Siamo nel pieno di una crisi finanziaria ed economica tra le peggiori che si ricordino, una svolta epocale, forse una vera e propria rottura del sentiero dello sviluppo. Proprio in questi momenti, c’è bisogno di allegria, di ottimismo. E invece, proprio in questi momenti, il WWF pubblica il Living Planet Report, un documento che ogni due anni fornisce informazioni sullo stato di salute dei sistemi naturali del pianeta Terra, gli effetti causati dall’intervento antropico su di essi, e contiene anche il Living Planet Index (“indice del pianeta vivente”). Questa edizione del Rapporto parla di mondo in “Recessione ecologica”: dal 1970 a oggi si è perso il 30% di biodiversità. E l’umanità consuma un terzo in più di quanto questo possa la terra sia in grado di sostenere. Se va avanti così, dicono quei disfattisti del WWF, saranno guai seri, e la recente flessione dell’economia mondiale sembrerà un banale raffreddore, se confrontata con la difficile situazione di credito ecologico che si profila all’orizzonte. Secondo il WWF, se le cose continuassero con questo ritmo, nel 2035 ci servirà un altro pianeta tutto intero per mantenere gli stessi stili di vita. Davvero c’è gente che si attacca a tutto pur di polemizzare: ma dov’è il problema? Se davvero nel 2035 servisse un’altra terra, e che ci vuole? Basterà comprarsela. Per quell’epoca, infatti, la brutta recessione sarà solo un ricordo, gli hedge fund saranno tornati al rendimento del 100%, il mercato dei titoli derivati sarà rifiorito, ci saranno abbastanza soldi per comprarsi una bella terra nuova di zecca: ultimo modello, tutta accessoriata: con fiumi, laghi, mari, montagne e cieli. Senza inquinamento, senza desertificazione. Senza problemi, insomma. Certo, forse costerà un po’ cara, ma non importa: con un po’ di fantasia e di ottimismo tutto si può fare. Se proprio non ci fossero i soldi sufficienti, basterà chiedere un prestito ad una banca, che dopo aver concesso il credito farà una bella cartolarizzazione, garantendosi dal rischio con un bello swap, e tutto sarà risolto. E ognuno si potrà comprare la sua bella fonte di acqua pulita, il suo bel bosco con scoiattoli e passerotti, il suo mare limpido pieno di pesci, il suo pezzo di cielo senza fumi e veleni. Basta solo un po’ di spirito d’iniziativa e voglia di lavorare. Però, un  problema, piccolissimo, c’è. Qualcuno dovrà decidersi di smetterla di fare il disfattista, rimboccarsi le maniche, metter su una bella fabbrica,  e cominciare a produrre questo secondo pianeta, questa terra di riserva. Dicono che uno ci ha messo 7 giorni, tanto tempo fa, ma quello era un padreterno. A un imprenditore, anche se pieno di entusiasmo e di ottimismo, magari serve più tempo. Meglio preparasi, e in fretta. Clienti non gliene mancheranno di sicuro. E comunque nell’attesa, per sicurezza, è meglio tenersi cara la vecchia Terra, anche con i suoi acciacchi. Non tutte le ciambelle riescono con il buco, e non è detto che la copia riesca bene come l’originale.

Buon tutto!

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