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Il mondo è pieno di disfattisti, non c’è niente da fare. Gente che sparge ansia, panico, sfiducia e pessimismo. Siamo nel pieno di una crisi finanziaria ed economica tra le peggiori che si ricordino, una svolta epocale, forse una vera e propria rottura del sentiero dello sviluppo. Proprio in questi momenti, c’è bisogno di allegria, di ottimismo. E invece, proprio in questi momenti, il WWF pubblica il Living Planet Report, un documento che ogni due anni fornisce informazioni sullo stato di salute dei sistemi naturali del pianeta Terra, gli effetti causati dall’intervento antropico su di essi, e contiene anche il Living Planet Index (“indice del pianeta vivente”). Questa edizione del Rapporto parla di mondo in “Recessione ecologica”: dal 1970 a oggi si è perso il 30% di biodiversità. E l’umanità consuma un terzo in più di quanto questo possa la terra sia in grado di sostenere. Se va avanti così, dicono quei disfattisti del WWF, saranno guai seri, e la recente flessione dell’economia mondiale sembrerà un banale raffreddore, se confrontata con la difficile situazione di credito ecologico che si profila all’orizzonte. Secondo il WWF, se le cose continuassero con questo ritmo, nel 2035 ci servirà un altro pianeta tutto intero per mantenere gli stessi stili di vita. Davvero c’è gente che si attacca a tutto pur di polemizzare: ma dov’è il problema? Se davvero nel 2035 servisse un’altra terra, e che ci vuole? Basterà comprarsela. Per quell’epoca, infatti, la brutta recessione sarà solo un ricordo, gli hedge fund saranno tornati al rendimento del 100%, il mercato dei titoli derivati sarà rifiorito, ci saranno abbastanza soldi per comprarsi una bella terra nuova di zecca: ultimo modello, tutta accessoriata: con fiumi, laghi, mari, montagne e cieli. Senza inquinamento, senza desertificazione. Senza problemi, insomma. Certo, forse costerà un po’ cara, ma non importa: con un po’ di fantasia e di ottimismo tutto si può fare. Se proprio non ci fossero i soldi sufficienti, basterà chiedere un prestito ad una banca, che dopo aver concesso il credito farà una bella cartolarizzazione, garantendosi dal rischio con un bello swap, e tutto sarà risolto. E ognuno si potrà comprare la sua bella fonte di acqua pulita, il suo bel bosco con scoiattoli e passerotti, il suo mare limpido pieno di pesci, il suo pezzo di cielo senza fumi e veleni. Basta solo un po’ di spirito d’iniziativa e voglia di lavorare. Però, un  problema, piccolissimo, c’è. Qualcuno dovrà decidersi di smetterla di fare il disfattista, rimboccarsi le maniche, metter su una bella fabbrica,  e cominciare a produrre questo secondo pianeta, questa terra di riserva. Dicono che uno ci ha messo 7 giorni, tanto tempo fa, ma quello era un padreterno. A un imprenditore, anche se pieno di entusiasmo e di ottimismo, magari serve più tempo. Meglio preparasi, e in fretta. Clienti non gliene mancheranno di sicuro. E comunque nell’attesa, per sicurezza, è meglio tenersi cara la vecchia Terra, anche con i suoi acciacchi. Non tutte le ciambelle riescono con il buco, e non è detto che la copia riesca bene come l’originale.

Buon tutto!

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Se siete stressati dal logorio della vita moderna e volete concedervi un meritato relax, non dovete raggiungere mete esotiche, costose e lontane per garantirvi il giusto riposo, possibilmente lungo, magari addirittura eterno. Basta andare allo stabilimento dell’Ilva di Taranto.  Non è uno stabilimento balneare, non vi aspetta la solita vacanza noiosa sotto l’ombrellone. La vacanza sarà magnifica, nuova, divertente. All’Ilva, infatti, si trova, secondo il registro Ines-Eper,  l’inventario nazionale emissioni e loro sorgenti, gran parte della diossina che viene prodotta in Italia: circa 100 grammi l’anno, l’80% del totale prodotto in Italia, circa il 9% dell’intera produzione europea. I benefici effetti della diossina sulla salute sono noti a tutti: chi non si ricorda la fantastica avventura degli abitanti di Seveso? E i benefici effetti si vedono: mentre in provincia di Taranto le incidenze tumorali sono di 370 nuove diagnosi all’anno ogni 100 mila persone, nei quartieri adiacenti all’Ilva l’incidenza sale a 496 persone ogni 100 mila. E mentre a livello nazionale si registra una diminuzione dell’incidenza tumorale, a Taranto invece i dati del 1971, 1981, 1991 e 1998 registrano al contrario una crescita costante. E le mamme tarantine allattano amorevolmente i loro piccoli, con del latte arricchito di tanta buona diossina. Se non siete convinti, e temete che la vacanza non vi conduca al lungo, lunghissimo riposo a cui aspirate, uno studio dell’Università di Bari e dell’ARPA pugliese  ha evidenziato che le concentrazioni di una sostanza, il benzoapirene, uno dei più noti agenti cancerogeni, è a Taranto più alta di Hong Kong, Taiwan, Los Angeles e Huston. Chi ve lo fa fare di andare tanto lontano, quindi? Per onestà, vi dobbiamo dire che il Ministero dell’Ambiente ha contestato i dati dell’Università di Bari. Ha detto, con una lettera spedita il 7 agosto 2008, che le campagne effettuate nel 2005 e nel 2006 non erano a norma con quanto previsto da una legge del 2007! Giusto, vero? Meno male che il Ministero dell’Ambiente pullula di uomini e donne così precisi ed attenti alla nostra salute! Peccato che però ci sono anche uomini cattivi che si mettono in mezzo, e vogliono privarci di queste vacanze salutari e riposanti. Nichi Vendola, il Presidente della regione Puglia, si è messo di traverso e sembra intenzionato a dare battaglia per la messa a norma dell’impianto. Maledetto comunista! Ma perché vuole privare la gente perbene di questa meritata vacanza premio, inventandosi che il proprietario dell’ILVA, Emilio Riva, è uno dei principali esponenti della cordata di generosi patrioti che ha salvato Alitalia, e che per questo il Governo è disposto a concedergli un trattamento di favore. Dubitare del Governo è la cosa più brutta che il presidente Vendola potesse fare. Non ce l’aspettavamo. Anche se va detto che lo stesso Emilio Riva si è lamentato dicendo che sono dei mesi che aspetta dalla bella brava e buona ministro Prestigiacomo l’autorizzazione a installare gli impianti di depurazione. Tanto per non perdere tempo, la ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo, brava, bella e intelligente ha improvvisamente sostituito i membri del nucleo di coordinamento del Ministero che dovevano decidere se concedere o meno l’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale allo stabilimento. Questa decisione, che ha mandato su tutte le furie il presidente della Puglia, è stata fatta per il bene dei cittadini italiani e di Taranto, che potranno continuare a godere della presenza benefica di uno stabilimento unico al mondo: il limite fissato per l’emissione di diossina dall’Europa si aggira infatti sui 0,4 nanogrammi per metro cubo, mentre quello adottato in Italia è di 100 nanogrammi! Insomma, questo stabilimento deve proseguire nella sua benefica azione, è davvero il rimedio di tutti i mali della vita moderna. Se fosse ancora tra noi, ce lo avrebbe certamente copiato un certo Hitler, che se ne sarebbe servito come soluzione finale per la villeggiatura di quegli europei che mandava a riposare dalle parti di Auschwitz.

Buon tutto!

L’Italia è un paese solido, con istituzioni autorevoli, rette da uomini di tempra eccezionale. Uno dei migliori è Renato Schifani, presidente del Senato. Che lo dimostra in ogni occasione. Anche quando parla di morti sul lavoro. Renato Schifani è un uomo di grande dirittura morale, di ampie vedute: senza macchie nel suo passato, sereno, obiettivo, pacato. Un presidente del Senato che ci invidiano in tutto il mondo, persino in Arabia Saudita. Ha l’abitudine di dire parole sagge e di buon senso, ma anche ferme e senza giri di parole, con dichiarazioni che lasciano un segno indelebile nella memoria dei cittadini. Insomma, l’uomo giusto al posto giusto. Ma ha dato il meglio di sé, del suo spessore, del suo acume, del suo senso dello Stato e del suo buonsenso in un recente intervento a Cernobbio. Di fronte all’ennesima sciagura, Renato Schifani ha tuonato:  ….

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Come di consueto il lunedì ci trovate anche su Giornalettismo. Da mercoledì torniamo qui sul nostro Scarabocchio.
Buon tutto!


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Lo sport è bellissimo: il gusto della sfida, di superare i propri limiti, della vittoria conquistata con fatica e onestà. E tra tutti gli sport, il più bello di tutti: il calcio. Un gioco pulito, bello. Pieno di poesia, di nobiltà. A renderlo ancora più emozionante ci pensano i grandi uomini: giocatori, presidenti, allenatori. Tra tutti gli allenatori, il più bravo di tutti è il Commissario Tecnico della nazionale italiana: Marcello Lippi. Un allenatore invincibile e un uomo tutto d’un pezzo. Che non ha paura di nulla. Un po’ distratto, a volte. Ad esempio, si è dimenticato di lodare come meritavano quei magnifici gruppi di tifosi che a Sofia hanno onorato l’Italia e la nazionale. Per fortuna ci hanno pensato, poche ore dopo gli incidenti, i giocatori, che in un coro unanime hanno detto: “Basta con la violenza”. Bravi ragazzi: quei tifosi violenti sono gentaglia che con lo sport non ha nulla a che vedere. Infatti i calciatori hanno gridato anche: “Stop al legame calcio e politica!”. Giusto. La politica con il calcio non c’entra nulla. Infatti, quei giocatori che hanno messo come suoneria del telefonino Faccetta nera lo hanno fatto solo perché è un bel motivetto degli anni ’30. E Lippi, dopo aver compreso cos’era successo, ha preso subito una coraggiosa posizione. Il regista Moni Ovadia lo ha contattato e gli ha chiesto di interpretare dei passi sulla Shoah, contro nazismo e razzismo per un dvd da distribuire in tutte le scuole. E Marcello Lippi,  allenatore invincibile e uomo tutto di un pezzo, non si è fatto pregare: e ha deciso di scendere in campo in favore di questa causa. Lippi avrebbe fatto da testimonial, assieme a Jovanotti, Antonio Albanese e Nicoletta Braschi. Poi però facendo una rapida ricerca, forse su internet o forse sentendo gli amici al bar, Lippi ha saputo cos’è la Shoah: in lingua ebraica significa "distruzione". O stermino. E si è informato meglio. E ha scoperto che questo sterminio fu compiuto dai nazisti, con la collaborazione dei fascisti. E ha pensato subito alla regola aurea, alle sagge parole dei suoi ragazzi: il calcio non deve essere mischiato alla politica. Poverino, non aveva capito. Lui è ovviamente contrario a qualsiasi forma di discriminazione per pelle, razza, religione o altro. Ma non voleva parlare contro nazismo o fascismo, perché in quarant’anni di calcio non ha mai preso posizione politicamente. Lui, uomo tutto d’un pezzo, non si presta a certi giochetti e politica non ne fa. Come non la fanno di certo quei bravi ragazzi di Sofia, o di tanti stadi italiani, con i loro cori, striscioni e bandiere. Loro sono ragazzi che pensano solo allo sport, e non si schierano. Perché schierarsi contro il nazismo e il fascismo significherebbe fare politica. E la politica e lo sport non devono mischiarsi. E poi, ammettiamolo, è difficile scegliere da che parte stare: con le vittime della Shoah, o con i nazisti e i fascisti. Meno male che Lippi, uomo avveduto e tutto di un pezzo, non è cascato nel tranello del regista Moni Ovadia, che ha pure scoperto essere di religione ebraica. Meglio non confondersi con certa gente, e seguitare a stare negli spogliatoi, assieme a quei calciatori che non fanno politica, e sentir trillare quella allegra suoneria del telefonino, con quel bel motivetto degli anni ’30.

Buon tutto!

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L’Autorità per le Comunicazioni ha fatto una scoperta quasi sensazionale, che – grazie ai potentissimi mezzi in nostro possesso e alle nostre altolocate amicizie con il tabaccaio di Ferro di Cavallo, siamo in grado di rivelarvi in esclusiva mondiale: il governo domina la scena nell’informazione dei nostri telegiornali. Confessiamo che la notizia ci ha un po’sconvolto: noi non ce ne eravamo accorti! E, un po’ increduli, abbiamo voluto verificare. Effettivamente, almeno in apparenza, i numeri sembrano mostrare una prevalenza – ma leggera leggera – del governo e della maggioranza nei tg della Rai: a governo e maggioranza il 58% del tempo, all’opposizione il 30% e il resto alle cariche istituzionali. Ma non è mica tanto, in fondo! I solerti funzionari dell’Authority hanno fatto anche un’altra incredibile scoperta: il predominio del governo è più evidente nei notiziari Mediaset, quella società televisiva di cui sono proprietari un noto magnate dell’informazione, un famoso impresario televisivo e un illustre presidente di una squadra di calcio. Va detto che questa prevalenza non è poi così rilevante: all’opposizione viene concesso addirittura il 16,8% dello spazio: in fondo, che cosa si pretende? E comunque, diciamolo: non se n’era accorto nessuno. Sarà che è così piacevole sentire le dichiarazioni posate di Cicchitto, le esternazioni bipartisan di Italo Bocchino, le frasi acute di Tremonti e La Russa, le profonde riflessioni di Gasparri, e soprattutto i deliziosi monologhi del presidente del consiglio, che i minuti scorrono veloci e non si nota questa eccessiva presenza. Mentre invece, quando il microfono passa a Veltroni, Di Pietro, Casini, D’Alema: una noia mortale! Però ci sono tanti disfattisti che insistono. Ad esempio il Financial Times, che come sanno tutti è l’organo ufficiale del comunismo mondiale, ha accusato i telegiornali italiani di essere peggio di quelli coreani  quanto a pluralismo informativo. E molti esponenti dell’opposizione, tra un sonnellino e l’altro, hanno invitato la stessa Autorità delle comunicazioni a trarre le dovute conseguenze sulle violazioni del pluralismo e sulla necessità di un urgente riequilibrio comunicativo. Ora noi diciamo basta! Siamo stanchi di questa malafede e vogliamo dire la nostra: l’abolizione dell’opposizione dai Tg è un fatto sacrosanto, un risarcimento dovuto. E’ la giusta riparazione allo scandalo a cui abbiamo assistito negli anni tra il 2006 e il 2008, quando tutti i mezzi d’informazione parlavano solo dell’opposizione. Il Governo e la maggioranza in quel periodo non c’erano. I telegiornali parlavano solo dell’opposizione. A colazione, a pranzo e a cena. Diciamo la verità: era ora che riequilibrassero il conto! E l’Authority, invece di disturbare chi governa l’Italia, pensi piuttosto a lavorare, invece che a protestare e a remare contro!

Buon tutto!

I ministri Alfano e Maroni sono davvero grandi. E’ giusto che i sondaggi li premino, i loro successi sono sotto gli occhi di tutti. Le 205 carceri italiane riscuotono un grande successo, e viaggiano verso il tutto esaurito…
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Come di consueto, lo Scarabocchio del Lunedì lo trovate su giornalettismo, mentre da mercoledì torniamo "in esclusiva" qui su lostro Scarabocchio…sempre e solo se vi va!
Buon tutto!

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La crisi morde il mondo, l’Europa e l’Italia. Ma anche nel panico, anche nel momento più drammatico, quando tutto sembra perduto, l’Italia sa che può contare su un Governo di coraggiosi, di creativi. Un branco di gente pronta a tutto e capace di tutto. Dritto nel mezzo della battaglia c’è sempre lui: l’uomo della provvidenza: il cavaliere senza macchia e senza paura. Il nostro grande amico Silvio Berlusconi. Lui sa come prendere la crisi per le corna e come portare l’Italia fuori dalla tempesta. Il Pil ristagna, la spesa delle famiglie italiane si é contratta dello 0,3% nel primo semestre del 2008, e ci sono 15 milioni di persone a rischio di povertà? Non importa, ci pensa lui. Studierà un provvedimento per sostenere le famiglie, riducendo le tasse. Il fatto che abbia già previsto, nella manovra finanziaria triennale, di non ridurre le tasse per tutto il periodo 2009-2011 è un trascurabile dettaglio. Siamo o non siamo il paese dell’inventiva, del genio, dell’improvvisazione. Qualcosa troveremo e comunque, qualche santo ci aiuterà. Ma Berlusconi non è mica uno qualsiasi. Lui quando fa una cosa (chansonnier sulle crociere, imprenditore televisivo, presidente del consiglio, barzellettiere o conta balle) la fa bene. La produzione industriale cala? Ma non preoccupatevi, ci pensa lui! E nella conferenza stampa che ha tenuto al Consiglio europeo, ha anche annunciato un piano straordinario di aiuti alle imprese, anche con i fondi europei. Il fatto che abbia nel frattempo deciso di ridurre le risorse dei Fondi FAS, i soldi nazionali che servono per gli aiuti alle imprese, non conta nulla: è uno scherzo. Ma non è ancora finita. Per fronteggiare la crisi, il nostro eroe ha un asso nella manica: le grandi opere, le infrastrutture. E sbandiera con gioia l’accordo con la BEI per il finanziamento per i prossimi 5 anni di circa 15 miliardi di euro delle opere inserite nel Piano Decennale delle Infrastrutture Strategiche del governo italiano. E’ così felice che si dimentica di dire che quel piano prevede un finanziamento nazionale di 40 miliardi di euro per lo stesso periodo, e che nel frattempo, sempre nella manovra economica da lui approvata in 9 minuti e mezzo ha deciso di tagliare circa 10 miliardi di euro di investimenti in opere pubbliche. Ma non fa niente, è tutta una burla, vedrete che tutto si aggiusterà.  La crisi passerà presto, cadranno le spine e torneranno a fiorire le rose. E brinderemo allegramente tutti insieme per festeggiare il ventennio più bello della nostra storia. 

Buon tutto!

Silvio Berlusconi  è andato a Washington, per incontrare il suo grande amico George W. Bush, proprio quello che definì Berlusconi all’ultimo G8 “un politico dilettante in un paese corrotto  (Vatti a fidare degli amici!) Però, per farsi perdonare, George, ha accolto Silvio alla casa Bianca con gli onori che si devono a un capo di stato: una salva di cannoni, poi gli inni. Che tenerezza, durante la cerimonia ufficiale, vedere due grandi presidenti ammiccare, prendersi per mano, baciarsi. E pensare che ci sono tanti malvagi che nel mondo parlano male di loro. Berlusconi ha ricambiato tanta generosità  con parole dolci: "Sono sicuro che la storia dirà che George W. Bush è stato un grande, davvero grande presidente degli Stati Uniti d’America". In effetti, se si guardano gli 8 anni di presidenza Bush, è difficile dare torto a Silvio Berlusconi: il Presidente Bush è stato un grandissimo presidente: sottovalutò i rapporti di vari uffici dell’intelligence USA sulle minacce di attentati terroristici delle Torri gemelle, ma per un valido motivo: preparare un barbeque come si deve per i suoi ospiti presidenziali. Poi, ha guidato gli USA e l’occidente al formidabile successo della Guerra in Iraq. E’ vero che è costato migliaia di soldati americani morti e più di 3 mila miliardi di dollari al contribuente americano, ma ha permesso di scongiurare il gravissimo pericolo delle famose armi di distruzione di massa dell’Iraq: le fionde. Dopo questo trionfo, che continueremo a pagare per almeno 15 anni, George ha deciso di stupire il mondo con effetti speciali. E così, con una politica economica da fare invidia a Tremonti e al Mago Otelma, ha aiutato l’espansione della bolla finanziaria in nome del liberismo e del benessere per tutti. Una politica economica che ha prodotto splendidi risultati, che tutto il mondo ha potuto ammirare, a Wall Street come a Piazza Affari, alla borsa di Tokio come a quella di Londra, in quest’ultimo mese. Risultati brillanti sismi di cui Bush, vincendo al sua naturale ritrosia, si è pubblicamente vantato, ammettendo di essere il responsabile di quanto avviene nei mercati finanziaria, riscuotendo un successo così strepitoso tra i suoi concittadini che persino il candidato alla Presidenza USA del suo partito, John Mc Cain, gli ha fatto i complimenti dicendo: io non avrei mai fatto quello che ha fatto lui. Berlusconi si è rammiracato solo per la scelta che quel covo di comunisti che ha assegnato il premio Nobel dell’economia, a Paul Krugman, che ha accusato (forse, per invidia, si sa che l’invidia è una brutta bestia) il Presidente Bush di aver distrutto quel poco di assistenza sanitaria gratuita che c’era in USA, di aver ridotto le tasse ai ricchi e di aver riportato a livello degli anni Venti le distanze di reddito tra ricchi e classe media negli USA. Ha fatto bene, Silvio Berlusconi a smentire questo calunniatore.  E ha fatto benissimo a regalare al grandissimo George un vaso di Ginori raffigurante le tre grazie (Grazia, Graziella e etci etci) e anche una stupenda collezione di cravatte e foulard di Marinella, sicuramente a proprie spese e non a quelle del contribuente italiano. E ha fatto ancora di meglio quando ha ribadito a Bush la stima incondizionata di tutti gli italiani dicendogli: “George, entrerai nella storia. Giusto, Silvio. Esattamente come Nerone.

Buon tutto!

Qui a Banfora, nel Burkina Faso, siamo tutti molto preoccupati per la grave crisi che ha colpito i mercati finanziari del mondo. Seguiamo con trepidazione lo svolgersi degli eventi, trattenendo il fiato ad ogni dichiarazione preoccupata, ad ogni vertice a Parigi, Londra, Washington….

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Come al solito, lo Scarabocchio di oggi lo trovate su Giornalettismo. Torniamo mercoledì, come di consueto, qui nel nostro blog, per un nuovo scarabocchio.
Buon tutto e…scusate il ritardo!

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Quando si leggono certe cose l’amarezza, il disgusto, la rabbia, la delusione prendono il soppravvento sul nostro sorriso. E’ davvero triste vedere come si è ridotto il nostro paese, la nostra amata Italia. Non c’è più rispetto per niente e per nessuno. Ormai, anche di fronte ai valori fondanti della nostra società, della nostra civilità, della nostra convivenza civile c’è chi si ostina a passare il segno. E’ quello che sta succedendo ad una terra che da sempre portiamo nel cuore, la splendida Sicilia. Laggiù, tra gli agrumeti e i cedri, tra il mare e il marzapane, tra i cannoli e gli arancini, si consuma l’ennesimo sfregio a ciò che di più importante c’è in Italia: la famiglia. Un pover’uomo, un certo Francesco Scoma, che voleva solo vivere la sua vita in santa pace godendosi i suoi affetti più cari, la sua amata famiglia, è stato costretto a candidarsi contemporaneamente alla Presidenza della provincia, al parlamento nazionale, alla Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, e – dopo le elzioni – a diventare Assessore regionale alla famiglia. Ma soffriva come un cane, lontano dai suoi affetti. Lo strazio lacerante che provava varcando il proprio ufficio era tale che non è riuscito a resistere. E ha deciso di assumere il cugino all’interno dell’Assessorato, al "controllo strategico" dell’assessorato. Dopotutto, se proprio qualcuno ne doveva controllare l’operato, che meglio di un parente? In fondo, come dice il proverbio, i panni sporchi si lavano – a spese del contribuente – in Famiglia. Ma non era sufficiente. Così, mosso da commozione, l’assessore alla Presidenza della Regione Giovanni Ilarda, visto che il suo povero collega provava una nostalgia canaglia per i suoi parenti lontani, ha deciso di assumere nel suo staff una sorella del povero Scoma, Antonella. E il presidente del parlamento Francesco Cascio, che ha visto quanto ancora si sentisse solo e triste,  ha assunto anche Deborah Civello, una cognata del povero Francesco, che giusto un paio di anni fa era scivolata in una brutta storia di 448 assunzioni senza concorso nelle municipalizzate di Palermo. Il poveretto, finalmente rincuorato dalla vicinanza dei suoi cari, era pronto a lavorare per il bene del paese, circondandosi di altri amici carissimi, come la sorella del presidente del Senato, Rosanna Schifani, nominata per chiamata diretta "componente della segreteria tecnica" dell’assessore Francesco Scoma nel giugno scorso, quando, improvvisamente, qualcuno ha trovato questo suo comportamento scorretto ed ha fatto scoppiare uno scandalo. Ma come, siamo o non siamo il paese della famiglia? Cosa avrebbe mai fatto di male, questo pover’uomo di Francesco Scoma?  Ha solo voluto tenere accanto a sé il calore della famiglia, l’affetto della famiglia. Tutti abbiamo famiglia e sappiamo quanto è importante la famiglia. E quindi, il povero Scoma voleva solo tenere gli Scoma  tutti insieme come una grande famiglia all’assessorato alla Famiglia. Il povero Francesco è molto amareggiato: è una vita che la sua famiglia si sacrifica per il bene della Sicilia. Il povero Francesco ricorda ancora il suo papà, Carmelo, che fu sindaco di Palermo dal gennaio del 1976 all’ottobre del 1978, gli anni in cui Vito Ciancimino stava finendo la sua opera di abbellimento della città di Palermo assieme alla sua famiglia di Corleone. E adesso, ecco quest’altra ingiusta accusa. Ha ragione, il povero Francesco, a lamentarsi: intervistato da "Viva Voce" di Radio 24 ha protestato: "Allora vogliamo dire che essere familiari di politici sia un reato?"

Ecco caro Francesco, sappi che noi ti siamo vicini, e vogliamo lanciarti questo affettuoso abbraccio da lontano per rincuorarti in questo momento difficile. In fondo, come ha detto quel signore di Milano, che poi ha fatto tanta strada ed ora è presidente del consiglio, quando ha venduto  al proprio fratello i propri giornali “Ma che un fratello di un editore non può fare l’editore?

Buon tutto!

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