You are currently browsing the monthly archive for giugno 2008.

“Carissimi, oggi è una bella giornata. Non importa se c’è il sole o se piove, non importa se appassiscono le viole. Ma se il vostro cuore batte forte come il mio, allora, seppiatelo. Questo è vero amore” Questo biglietto, passato da uno dei nostri più attivi informatori, è stato scritto da Silvio Berlusconi. Che, diciamolo una volta per tutte, è una persona davvero unica al mondo. Tutti ne parlano male, poveretto, ma le nostre attendibili fonti ci dicono che Silvio è un uomo dal cuore d’oro. E dal portafogli di plastica (o è il contrario, ora non ricordiamo bene). Ma, sia come sia,  quando s’innamora, Silvio diventa letteralmente pazzo. E lui in questo periodo è follemente innamorato. Non di Mara Carfagna, come dicono le malelingue. E neppure di Michela Brambilla, come dice Michela Brambilla.. Silvio non è cos’ meschino, non è uno che pensa solo a se stesso, lo sanno tutti. Silvio  ha pensieri profondi, sinceri, veri. Ed è buono e generoso. Silvio ci ama. Ci ama tutti. Tutti gli italiani. Ama anche noi Comicomix, anche se siamo dispettosi e spesso lo prendiamo in giro. Ma è tanto buono, non è vendicativo, come sanno bene Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi. Silvio è buono, perdona, e ama tutti gli italiani. Li ama alla follia. Ed è per questo che fa il pazzo dalle tribune di Confindustria o di Confesercenti: perché è davvero pazzo, pazzo da legare. Pazzo d’amore, s’intende. E siccome ci ama tutti alla follia, non fa che pensare a noi. Per amore ci ha regalato una manovra finanziaria tutta da ridere, promettendoci tre mari e dandoci Tremonti. Ringraziamolo: grazie Silvio, meno male che ci sei! E’ per amore degli italiani tutti che si è inventato la sospensione dei processi. Così la giustizia, già lenta nell’emettere le sue sentenze definitive, può affondare definitivamente. Pensate la felicità di quei delinquenti che vedevano avvicinarsi la fine del processo. Se sono buoni, speriamo che gli mandano i fiori, i baci, le carezze che si merita. E speriamo che anche chi crede nella giustizia uguale per tutti, o quelli rapinati che aspettavano giustizia si ricordino di lui, alle prossime elezioni. Ma che importa, Silvio è un vero eroe! Innamorato pazzo: ci ama così tanto che ha provato anche di salvare Rete 4, perché lui lo sa che gli italiani  non potrebbero sopravvivere senza gustarsi Emilio Fede tutte le sere. Vedrete che in un modo o nell’altro ci riuscirà. Meno male che Silvio c’è, come cantano i suoi fans. Lui è un vero cavaliere: il cavaliere con qualche macchia, ma senza paura. Di perdere la faccia. Ma quando c’è l’amore, tutto si perdona, no? E lui ci ama, ci ama tanto, quasi ci soffoca con il suo amore. E allora, chi se ne importa se i consumi scendono, se l’occupazione ha ricominciato a diminuire dopo 10 anni, se la nazionale ha perso agli europei (lo sapevamo tutti che Berlusconi porta jella alla nazionale). Si sa che quando c’è l’amore, “l’amor che nullo amato amar perdona” tutto il resto è gioia. Ma l’amore, si sa, hai suoi comandamenti. E Silvio è buono, è generoso, ma è anche inflessibile. Quando si ama, ogni tanto, certe cose si devono fare. Non perché lui ci tenga, intendiamoci. Lo fa per noi, perché sa che in amore, ogni tanto, bisogna anche fare l’amore. E’ per questo, che lui ha una grande voglia di fare l’amore con tutti noi. Per questo, quando lo vedrete avvicinarsi e togliersi i pantaloni dovrete accoglierlo con gioia. Per questo, mentre con un gentilissimo sorriso vi chiede di togliervi i vostri indumenti e di voltarvi, dovrete essere contenti e pazzi di gioia, anche voi. Per questo, quando sentirete all’improvviso quel dolorino inconfondibile proprio lì, dovrete essere felici. Perché pure questo è amore. E l’amore, si sa, impone qualche piccolo sacrificio. Per i prossimi 5 anni, se non ci  svegliamo alla svelta.

Buon tutto!

 

Allarme rosso! Allarme rosso! L’Italia è al centro di un’altra grave emergenza. Non si tratta della solita emergenza Berlusconi, quella ormai è una malattia cronica. E neppure dell’eliminazione della nostra nazionale dagli europei di calcio (Ciao, Donadoni). E nemmeno della drammatica crisi dei rifiuti, o dell’assedio di pericolosissimi bambini clandestini, o Rom. Quelle sono tutte faccende sotto controllo, e di nessuna importanza, a pensarci bene. E non è neppure all’orizzonte un’invasione dei marziani. Nemmeno la minaccia di un possibile attacco terroristico. Il fatto è che alla fine di un giugno freddo e piovoso, stranamente, in Italia è arrivato il caldo. Accidenti che sorpresa! E chi se lo aspettava? In fondo sono solo qualche miliardo di anni che nel mese di giugno in Italia arriva l’estate, una stagione che – lo sanno tutti – porta da sempre freddo e anche, a volte, la neve. Chi non si ricorda quelle belle giornate gelide di giugno di una volta, passate a sciare, o a sfidare il vento in pelliccia a passeggio per le vie di Rimini, di Tropea, di Viareggio, di Otranto? Che scherzi che ti combina il clima! Anche perché, in Italia (e in generale in tutto il mondo) si sta facendo tutto il possibile per evitare che il caldo dilaghi e le temperature si innalzino. Ogni giorno si sperimentano politiche convinte per il risparmio energetico, provvedimenti volti ad abbattere le emissioni di CO2, a favorire l’abbandono dei combustibili fossili, a lottare contro la desertificazione. In Italia, poi, è tutto un fiorire di programmi di riforestazione e lotta agli incendi dolosi. Insomma, si fanno sforzi sovrumani per evitare che le temperature si alzino troppo, si tenta in tutti i modi di aumentare le superfici ghiacciate del polo; a cosa credete servano le freddure di Berlusconi? E poi, non passa giorno che politici, economisti, cittadini, giornalisti non dibattano e s’interroghino per scongiurare questo caldo che avanza. Sono quasi noiosi: non parlano d’altro! Per forza che poi a fine giugno i media si disperano, e non appena la temperatura sale sopra i 30 gradi (ma bastano anche 27 gradi) cominciano a lanciare allarmati appelli, come se fosse scoppiata la terza guerra mondiale. Ma state tranquilli: tutto tornerà normale e improvvisamente, tra la meraviglia generale e mille dibattiti di approfondimento giornalistico, le giornate cominceranno pian piano a diventare più brevi, il sole a picchiare di meno, insommaarriverà l’autunno e il caldo svanirà. E allora potremo tornare serenamente a sprecare benzina, ad usare i riscaldamenti anche se non servono, a infischiarcene allegramente dell’effetto Serra: ci sarà da parlare dell’incredibile evento di una spruzzata di neve di gennaio o di cosa mangiano i Vip la notte di capodanno in un oceano di cenoni esagerati davanti al placido fuoco di un confortevole caminetto. E magari chissà, improvvisamente, la prossima estate, verso la fine di giugno, ci sarà un nuovo allarme generale in cui sorprendentemente torneranno ancora giornate di sole pieno e di caldo intenso. Solo un po’ di più, ogni anno di più.
Buon tutto! (e, per chi ci riesce, Buon fresco!)
On line su Comicomix un nuovo ritratto nella galleria di Anna: Farfalla. Se vi va, naturalmente…

E’ una calda giornata di giugno, come 3 anni fa. Come allora: l’aria era ferma, il sole picchiava sugli uomini e sulle cose. Come spesso accade quando guardi a questo cielo azzurro, a questo verde intorno, tutto sembra fermo e immutabile come gli istanti intrappolati nelle fotografie. Invece, come sanno bene gli uomini e le donne del mondo, che s’alzano nelle mattine assolate alla frenetica ricerca del futuro che verrà e del senso della vita, tutto cambia ad ogni istante. E i piccoli grandi fatti che succedono ti cambiano nell’essenza stessa di te. Infatti, a pensarci bene, non proprio tutto è come allora. Non si sente quella voce – la tua – risuonare canzoni incomprensibili di un cantante americano. Non ci sono passi svelti nelle notti di luna, quando entravi nel letto silenzioso e felice. Mentre una piccola lacrima scende a toccare le mie guance stanche, però, incrocio nel ricordo quegli occhi severi che mi guardavano in silenzio. E l’indimenticabile lezione che mi hai dato ritorna, a illuminarmi il viso, con un sorriso. Un piccolo sorriso che può essere la chiave, se è sincero e profondo, se è rispetto per te e per chi ti sta intorno, per provare a cambiare le cose. Sai, piccolo mio, ho tanti sogni chiusi in un cassetto, un cassetto in cui c’è anche una tua fotografia, dove s’è fermato l’istante ingenuo della tua felicità di bambino. Un cassetto che non apro da tanto tempo. Ma oggi, che è una bella giornata di sole, come allora, oggi che la Vita rientra prepotente nella mia vita, oggi che il sole che scotta la pelle e il cuore di uomini e donne di questo mondo, non posso non pensare a quelle canzoni, a te, a questo senso che forse non c’è. E, mentre guardo i tuoi occhi che mi sorridono da una vecchia fotografia, rialzo la testa, guardo avanti e combatto. Riapro quel cassetto, tiro fuori i miei sogni ammaccati dal tempo che scava i pensieri, e la lacrima diventa un sorriso. Con te e per te, perché il futuro degli uomini e delle donne possa avere un sorriso in più. Il tuo, quello che ora mandi da una vecchia fotografia senza tempo. Per sempre in me, per sempre con me, con questa assurda malinconica allegria che è la mia vita da quando sei stato costretto ad andare via.
Con amore, papà.

Ad Alessandro, che era un piccolo grande uomo e lo sapeva. Che anche se non cammina più per le strade del mondo, c’è ancora, nel cuore di chi lo ama. Perché il suo sorriso diventi quello di ogni uomo e ogni donna di questo pianeta. Pianeta che non si sente tanto bene, ma può ancora tornare a sorridere. Dipende anche da ognuno di noi.

Con questo post anche noi Comicomix partecipiamo all’iniziativa Un sorriso lungo un anno, che vuole sostenere la lotta al Neuroblastoma, il terribile tumore dell’infanzia prima causa di morte in età prescolare. In tanti lo hanno già fatto, regalandoci sorrisi a volte semplici, a volte emozionanti, a volte leggeri e silenziosi. Tutti diversi e tutti ugualmente meravigliosi, come sanno essere i sorrisi degli esseri umani. Se volete, potete farlo anche voi che passate per caso da queste parti. Come è scritto in questa pagina web


Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

st1:*{behavior:url(#ieooui) }

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0pt 5.4pt 0pt 5.4pt;
mso-para-margin:0pt;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Anche se affranti per la sconfitta della nostra nazionale, svolgiamo il nostro dovere di cronisti, con la morte nel cuore ma si sa, “The show must go on”. Abbiamo vissuto un’esperienza davvero particolare, che vi raccontiamo. Grazie all’intercessione dei nostri  potenti agganci, abbiamo seguito la partita assieme al Primo ministro spagnolo, Josè Luis Zapatero, e al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. La serata è iniziata con cattivi presagi, perché Berlusconi ha perso immediatamente il sorriso quando le squadre sono scese in campo. Non tanto per le divise rosse degli Spagnoli, ma perché l’Italia non aveva la tradizionale divisa azzurra: “E’ un complotto contro di me, quel comunista di Donadoni non vuole che vincano gli azzurri!” Zapatero ascoltava e sorrideva, dicendo solo: “Tenemos la Izquierda, la Izquierda!”. La partita era molto appassionante, come ha raccontato anche un nostro amico. Infatti, i due leaders la seguivano con grande interesse, ronfando sul divano. Al ventesimo del primo tempo sono stati svegliati dal trillare del telefonino di Berlusconi. Era Emilio Fede che voleva commentare con Berlusconi le brillanti e beneauguranti osservazioni sulla partita di Salvatore Bagni. Silvio, compiaciuto, ha detto: “E’ un genio: capisce di calcio quasi come Tremonti capisce di economia”. Zapatero si è un po’ spazientito di fronte agli errori dei suoi attaccanti “No tenemos la Izquierda!” ha detto. Purtroppo neppure noi, caro Zapatero. Neppure noi. Silvio tra il primo e il secondo tempo protestava furibondo perché non era stato messo centravanti Ignazio La Russa "Con quella faccia avrebbe sbaragliato la Difesa!” Stava già per ordinargli di mandare l’esercito a pattugliare Madrid, quando la partita è ricominciata. L’Italia ha mostrato qualche segno di vita con l’ingresso in campo dell’extracomunitario Camoranesi, Berlusconi era più sveglio anche se ha avuto il suo daffare per placare l’ira di Maroni, che diceva “Così la strategia di tolleranza zero va a farsi benedire!”. Zapatero nel frattempo sonnecchiava, più o meno come Torres e Villa. Se quelli di ieri sera sono due campioni, Alfano è un buon ministro della Giustizia! Zapatero si è però ripreso nel corso del furibondo assalto in cui l’Italia ha avuto l’unica vera palla gola dell’intero incontro, arrabbiandosi quando Berlusconi ha urlato “Forza Toni!” Gli abbiamo spiegato che non si riferiva al ex Primo ministro inglese Blair, ma al centravanti del Bayern Luca, e si è tranquillizzato. La partita andava avanti, con Berlusconi che criticava il Commissario Tecnico perché faceva giocare l’Italia troppo a Sinistra. “Bisogna cacciarlo: lo sanno tutti che la scelta vincente è la destra!” Poi se la prendeva con l’arbitro, colpevole – secondo lui – di un evidente inimicizia nei confronti dell’Italia. “In fondo è pur sempre un giudice!” ha esclamato, componendo il numero dell’avvocato Ghedini a cui ha ordinato senza mezzi termini di presentare istanza di ricusazione all’Uefa. I supplementari sono andati via in silenzio. Zapatero guardava la partita, Berlusconi si guardava nello specchio. Si è ravvivato solo quando ha sentito dalle finestre vicine un “Forza Italia”, rimettendosi però seduto in silenzio quando ha capito che il grido non aveva niente a che fare con la politca. Il momento dei rigori ha colto Zapatero sempre più teso, mentre Berlusconi era tranquillo. Non abbiamo osato chiedergli nulla, ma conoscendo le sue infinite risorse, abbiamo pensato avesse un asso nella manica. Quando De Rossi ha sbagliato, Berlusconi ha fatto una smorfia e ha detto: “Per forza, con un cognome così…” Poi, nonostante il miracolo di Buffon, ci ha pensato alla fine Di Natale a regalare alla Spagna la qualificazione. Mentre Zapatero esultava, continuando a ripeterci “Lo siento mucho, pero nosotros tenemos la izquierda!” E noi replicavamo sconsolati, guardano la foto di Veltroni: “Noi invece no….” Intanto, Berlusconi era rimasto seduto e sorrideva beffardo. Noi, sinceramente un poco dispiaciuti per come era finita l’avventura della nostra nazionale, abbiamo osato rivolgerci seccamente al nostro premier, dicendo: “Ma si può sapere che c’è da ridere?” E lui, prontamente: “Non sapevo dove piazzare Cesare Cadeo, che mi rompe le balle tutti i giorni tempestandomi di telefonate. Ho trovato un posto a tutti, pure Bondi e Brunetta ho sistemato. E lui me l’ha giurata, mi manda tutte le sere Mengacci sulla porta a ululare. Ero sfinito, pensavo di piazzarlo nel Consiglio di amministrazione dell’ENI, o dell’Enel. Ma adesso che si è liberato un posto da Commissario tecnico, lui è perfetto. E’ aitante, sorridente, non capisce niente, tanto meno di calcio. Peggio di Donadoni certo non farà, e io ho un problema di meno.   Iddu pensa solo  iddu.

Buon tutto!

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

st1:*{behavior:url(#ieooui) }

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0pt 5.4pt 0pt 5.4pt;
mso-para-margin:0pt;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Finalmente, dopo tanti giorni di pioggia ininterrotta, fuori c’è un bellissimo sole. La natura festeggia: i prati e i boschi intorno casa sono di un verde così intenso e brillante che il cuore s’allarga, e gli occhi fanno festa. L’aria è buona, e gli uccellini si rincorrono tra i rami delle querce. Un giorno così riesce a lenire molti dolori. Il tepore del clima accarezza il mio corpo intristito dall’acqua caduta senza sosta nell’ultimo mese. Ecco, oggi questo caldo mette sete. Mi verso un bicchiere di acqua. Fresca, dissetante. Meravigliosa. La sorseggio compiaciuto, mentre osservo le traiettorie giocose di due scoiattoli che abitano il mio giardino. Sono accaldato, ma dopo mi andrò a fare una magnifica doccia. Che meravigliosa sensazione, l’acqua che scorre sulla pelle, e ti accarezza i capelli con decisa lievità. Come farei, senza di lei, la mia preziosa compagna, la mia fonte di vita? Che bello vederla scorrere, nei fiumi, nelle fontanelle, anche dal rubinetto, la mattina, quando ci si prepara per la giornata. E il pensiero va a tanti miei fratelli sfortunati, che vivono in paesi aridi, tra i deserti dell’Africa o nell’Asia centrale, che muoiono di sete. La vita a volte è ingiusta, purtroppo. Ma io posso stare tranquillo, la mia acqua è qui, la vedo, chiara come gli occhi di una donna innamorata, limpida come la coscienza degli uomini buoni. La bevo e sorrido. Ma m’inquieto, pensando che secondo stime della banca mondiale, in India le falde acquifere perdono da 1 a 3 metri cubi di portata all’anno. E su tutto il pianeta, secondo l’ultimo rapporto del World Watch, sono andati distrutti circa 20 o 30 milioni di terre irrigue per il degrado provocato dall’avanzamento del sale. Il lago di Aral, quarto del mondo, si è quasi prosciugato, riducendo la sua superficie del 70 per cento, grazie ai Gosplan di ottusi burocrati dell’Unione Sovietica. E la Cina, la grande Cina potente e invincibile, soffre ancora, in 400 città (su 600 totali) di scarso rifornimento di acqua potabile. Ma che importa, penso guardando il mio gatto bere sulla sua ciotolina, da noi non ci sono problemi, anche se non piove più come prima. Le cassandre che minacciano crisi idriche e che dicono che l’acqua è il carburante delle future guerre del mondo, come ha detto Ban Ki Moon, il segretario dell’ONU, sono solo delle galline starnazzanti pronte a turbare la quiete del mio benessere. Eppure, secondo uno studio dell’Ocse, entro 12 anni metà della popolazione mondiale vivrà in zone ad alta tensione per insufficienza da acqua potabile. E T.Boone Pickens, uno dei più grandi magnati petroliferi Texani, sta facendo incetta, con la sua società Mesa Water, di tutti i terreni ex demaniali degli USA con i diritti di sfruttamento delle falde acquifere sottostanti. E la Shell sta acquistando vaste falde acquifere in Colorado. E  la Nestlè sta acquistando terreni rurali in lungo e in largo negli USA, dopo aver verificato, con i suoi tecnici, che essi garantiscano l’accesso a bacini di acqua potabile. Sorseggio un po’ d’acqua fresca, mentre leggo che in Australia, dopo 6 anni di siccità, è nata la Borsa dell’acqua. E in molti parlano di una guerra, per ora silenzioso, per l’oro blu. T. Boone Pickens, sempre lui, ha detto che in America un terreno già oggi triplica di prezzo se ci si scovano delle falde acquifere. La sete del mondo aumenta. E mentre guardo un grafico, che mostra la reperibilità di acqua procapite  che tra il 1950 e il 2008 si è ridotta del 40 per cento per i paesi ricchi, del 75 per cento per i paesi di sviluppo umidi, e dell’85 per cento nei paesi in via di sviluppo aridi, penso che tutte queste preoccupazioni di oggi per la benzina che scarseggia, per i prezzi dei beni agricoli che salgono, sono solo un piccolo antipasto, anzi un aperitivo al destino che ci attende, se non ci decidiamo a svegliarci e a preoccuparci dell’unico vero oro che abbiamo: il nostro meraviglioso pianeta. Che resto incantato a guardare, in tutta la sua disarmante bellezza di questo splendido pomeriggio di inizio estate, sorseggiando un dissetante bicchiere di vino. Uno scoiattolo si ferma. Solo un istante, i nostri occhi s’incrociano: i suoi sembrano quelli di un bimbo spaurito. Bevo alla sua salute, alla mia e alla vostra. Svegliamoci, finché siamo in tempo.

Buon tutto!

Meno male che Silvio c’è, cantavano i suoi fans e i suoi elettori, durante la campagna elettorale. Avevano ragione. Berlusconi in questa sua quarta reincarnazione, ha capito che doveva cambiare registro ed è diventato un vero uomo di Stato. Per questo, con perfetto aplomb istituzionale, ha preso il toro per le corna, prima minacciando di mandare in galera per 5 anni il giudice che avesse disposto l’intercettazione telefonica di un indagato, tra gli applausi del gotha della finanza e dell’economia italiana.  Subito dopo, con grande fair play, ha accusato i giudici del processo sui presunti fondi neri Mediaset di usare la giustizia a fini mediatici e politici, e – sempre per evitare pericolosi conflitti istituzionali – ha ricusato il giudice Nicoletta Gandus davanti al quale è imputato, con l’avvocato inglese David Mills, per corruzione in atti giudiziari, e poi ha scritto una lettera al presidente del Senato, Renato Schifani, per difendere l’emendamento sospendi-processi, bollando il processo in corso come uno stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici. Compiaciuta per il ritrovato clima di serenità e di dialogo tra le forze politiche, Emma Marcegalglia, la Presidente di Confindustria ha scrollato le spalle di fronte alla presentazione di un emendamento ad personam, come ai bei tempi, con la quale viene fissato il limite di 10 anni di pena detentiva e la data del 31 giugno 2002 come discriminante per la sospensione dei processi in corso. Solo la cattiva coscienza di qualche toga rossa ha acceso lo scontro istituzionale con il CSM, che difende a spada tratta il magistrato nel mirino. Perché è evidente a chiunque non abbia un pregiudizio ideologico contro il povero Presidente del Consiglio che si tratta di un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti. Lui è un buonafede, l’ha fatto per noi, ed è solo dai suoi legali che è stato informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Povero Silvio, che fatica che deve essere pensare al bene di ognuno di noi, disinteressatamente, senza alcun secondo fine. E già lo vediamo, come ai bei tempi, fare le corna da perfetto uomo di stato a giudici, giornalisti, a quei pochi italiani rimasti che sognano semplicemente un paese normale. Anche a noi, stupidi, che non riusciamo a capire il suo genio, il suo disperato bisogno di convincerci che niente è meglio per noi che prendere la decenza, la giustizia, il bene comune e buttarlo nel cesto dell’immondizia. Che non siamo disposti a cantare "Meno male che Silvio c’è". E’ invece è vero: meno male che Silvio c’è, anche per l’ombra dell’opposizione. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo: è riuscito a svegliare persino Veltroni. Forse non tutto è perduto.
Buon tutto!
N.B. Oggi lo Scarabocchio è un collage delle dichiarazioni di Berlusconi (riportate in corsivo). Meno male che Silvio c’è, anche per noi poveri Comicomix. Con lui, l’ispirazione è assicurata: non serve neppure inventarle le battute. Pensa proprio lui a tutto. Grazie, Silvio!

In queste ore in Sicilia oltre 4 milioni 400 mila elettori sono chiamati alle elezioni amministrative per  rinnovare i sindaci e i consigli in 147 Comuni, tra i quali Catania, Messina e Siracusa, e i presidenti di 8 Province, tutte quelle dell’Isola eccetto la sola Ragusa. Un momento importante, una verifica importante a pochi mesi dalle elezioni politiche e dalle regionali. Una scelta drammatica, netta, quasi crudele, senz’appello, tra PDL e PD, tra la destra o la sinistra. Gli elettori dovranno scegliere se stare di qua o di là. Con noi o contro di noi. Se votare per il bene o per il male. La campagna elettorale è stata durissima. Comizi, cene, promesse, di città in città, di paese in paese. Una fatica terribile. Il PD affida alla Sicilia la sua volontà di riscatto, e Veltroni punta sulla Sicilia per riscattarsi dal deludente risultato delle politiche di pochi mesi fa. Ed è disposto a tutto, pure a scendere a patti con il diavolo: in Sicilia, costi quel che costi, il PD deve vincere. E voncerà. Perché ha trovato, assieme ad alcuni esponenti del suo partito, una strategia geniale e innovativa, che se si rivelerà vincente verrà applicata in tutta Italia. La strategia del candidato double face. Un primo tentativo sarà fatto a Partinico, a poche decine di chilometri da Palermo. In quel ridente paese di 30 mila abitanti, gli elettori voteranno per le elezioni provinciali e per quelle comunali. E troveranno tra gli altri, il nome di Salvatore Bono, detto Totò, sindacalista della CGIL: un uomo di sinistra, un convinto ambientalista. Un uomo coerente e coraggioso che con grande spirito di sacrificio ha accettato di candidarsi sia per il consiglio comunale che per il consiglio provinciale. E che in campagna elettorale si è battuto come un leone, con un programma chiaro, limpido, coerente, per l’ambiente, per il lavoro, per la Sicilia. E’ Bono che ha avuto l’idea geniale. Gli elettori troveranno il suo nome nella scheda del consiglio provinciale, accanto al simbolo del PD. Prenderanno quella per il Consiglio comunale, e troveranno il nome di Salvatore Bono nel PDL, insomma per la destra. E ha preso 2 piccioni con una fava. Non ha scontentato zio Carmelo, vecchio esponente del PCI confluito nel PD, ma non ha dato un dispiacere a zio Salvo, ex segretario del MSI, ora capopopolo del PDL. La famiglia, anzi la famigghia, impone a volte dei sacrifici. E ha dato a Veltroni la geniale intuizione del candidato double face. Veltroni non è uno stupido, e ha ordinato di insistere: la vittoria vale bene qualche sacrificio. Ed ecco che a Polizzi Generosa, sempre in provincia di Palermo, il deputato regionale del PD Antonello Cracolici ha tenuto un accorato comizio nella piazza principale del paese, nel quale ha sostenuto il candidato del centrodestra, in contrapposizione alla lista ufficiale del PD. E non è stato, come ha detto qualche maligno, perché aspirava alla candidatura di Presidente della regione e gli fu preferita la Finocchiaro. Non è così meschino. Il partito è unito. Lo ha fatto solo perché voleva fare felice il povero Veltroni, e farlo vincere. Ma gli esponenti del PD che hanno fatto brindare dalla gioia il segretario Veltroni sono quelli di Avola, in provincia di Siracura. In quella splendida cittadina, tra un bicchiere e l’altro dell’ottimo vino locale, gli ordini di Walter sono stati eseguiti alla lettera: una parte del PD appoggia una coalizione assieme a Forza Italia, UDC e UDR. Un’altra parte del PD, invece, è schierata con il candidato dell’opposizione, assieme ad AN. La vittoria è assicurata, la riscossa del PD è cominciata: comunque vada, sarà un successo!
Buon tutto!

Il nostro paese potrebbe essere il più bello del mondo. Se non avesse qualche piccolo difetto. Per fortuna che adesso c’è un nuovo parlamento, dominato da deputati che sono uomini d’onore, gente tutta di un pezzo, che pensa solo al bene degli italiani e che distruggerà lassismo e ruberie, sprechi, inefficienze e fannulloni. Purtroppo, però, affaticati da tanti impegni, anche questi eroi a volte si distraggono. Un gruppo di operai di Melfi ha scritto al Presidente  Napolitano per segnalare che molti onorevoli – forse perché troppo occupati – si sono dimenticati di scegliere tra l’incarico di parlamentare e quello di consigliere regionale cumulando così anche il relativo stipendio. In un mese intascano quanto un operaio in un anno intero. Noi vogliamo segnalare questo piccolo disguido anche ad un uomo per il quale nutriamo una immensa ammirazione: il Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta (per gli amici Renatino), quello che ha dichiarato guerra a quei fannulloni scansafatiche dei dipendenti pubblici. Guadagnano troppo e non fanno niente. Ma per fortuna che c’è il Renato, che ha le idee chiare.  Lui non deluderà le aspettative dell’Italia. Lui è un uomo di elevata statura (morale), e non ci deluderà. Purtroppo però gli eroi sono sempre circondati dall’invidia. Quella di Niccolò Ghedini, che oltre ad essere uno degli avvocati di Berlusconi è anche coordinatore di Forza Italia in Veneto, la regione dove Brunetta è stato eletto. Ghedini ha lanciato violente accuse contro il Ministro moralizzatore. Gli ha detto di essere un infame, un traditore, uno che manca alla parola data. Ma perché Ghedini ce l’ha con il povero piccolo Brunetta? Alcuni dicono che Ghedini abbia un debole per le biondine, ma di certo si sbagliano perché l’unico grande amore di Ghedini è Silvio Berlusconi. Ma allora perché tanto rancore? Forse perché Ghedini ha molti parenti che lavorano nella Pubblica Amministrazione. Anzi, che i Ghedini siano dipendenti pubblici da generazioni: Ghedino padre, Ghedina madre, anche Ghedino nonno. Ma Niccolò, che è uomo avveduto, non lo ha detto. Anzi, si è inventato la storiella che Brunetta abbia deciso, contrariamente agli impegni che si era preso, di cumulare la carica di Ministro con quella di Parlamentare. Mentre si era impegnato sul suo onore, al pari di tutti i suoi colleghi di partito, qualora nominato Ministro, a dimettersi da deputato. E invece, ci ha ripensato. Niccolò Ghedini pensa ai candidati non eletti, che avevano fatto una dura campagna elettorale con la promessa di un posto in parlamento dopo le dimissioni di Brunetta, e scalpitano, perché muoiono dalla voglia di mettersi al servizio del paese, scendendo, come Brunetta, dall’operoso Veneto verso i colli eterni di Roma. E accusa il Ministro della virtù pubblica di avere il vizio privato di voler cumulare i 2 stipendi, e anche – già che c’è – di tenersi la comoda coperta dell’immunità parlamentare. Ma noi, signor Ministro, la vogliamo difendere, certi della sua statura (morale): è una volgare calunnia, dettata solo dall’invidia. Perché Renato Brunetta è un uomo tutto di un pezzo, anzi tutto di un pezzettino: se mantiene questo piccolo insignificante privilegio, sacrificandosi nell’immane fatica di ritirare due cedolini paga, lo fa solo per dare il buon esempio a quei fannulloni dei dipendenti pubblici: vuol fare vedere il suo enorme attaccamento al lavoro, e anche alla poltrona. Lui senza fare nulla non ci sa stare. Prendete esempio! L’avvocato Ghedini però non molla, e ha detto che si rivolgerà a qualcuno molto in alto, così in alto che Brunetta non potrà arrivarci: ad  almeno un metro e mezzo d’altezza; insomma, si rivolgerà a Silvio Berlusconi. Non sarà facile, però. Perché Berlusconi è tanto buono, e ha da pensare a cose più importanti. E perché Brunetta gode di un alta considerazione e popolarità dei suoi elettori. Che forse dovrebbero incontrarlo e conoscerlo meglio, per poterlo apprezzare per quello che è. Sarebbero entusiasti di sapere che ogni mattina si alza (insomma, si tira su dal letto) intonando una vecchia canzone: “Chi fa il dipendente pubblico sempre canta, chi si chiama Brunetta sempre conta
Buon tutto!

Negli spogliatoi dello Stade de Suisse Wankdorf di Berna, che ha ospitato Italia-Olanda, conclusasi con una delle più memorabili batoste degli ultimi anni per la nostra nazionale, non si parlava d’altro. I nostri giocatori hanno giocato davvero male: hanno lasciato che i nostri avversari, i tulipani d’Olanda, scorrazzassero per il campo in lungo e in largo, senza contrastarli, quasi senza opporre resistenza. Come mai? Se lo chiedeva anche il Commissario tecnico Donadoni, mentre intronato rientrava negli spogliatoi. Noi, grazie alle nostre fonti riservatissime, che come al solito non vi riveleremo mai (è il tabaccaio di Ferro di Cavallo, ma non ditelo a nessuno…) possiamo svelarlo. Prima della partita, Silvio Berlusconi ha avuto una conversazione con i nostri calciatori. E’ arrivato nel ritiro azzurro di nascosto da giornali e telegiornali, e soprattutto da Donadoni che, da quando ha dichiarato di essere un elettore del Pd, Berlusconi non vuole più vedere. Il motivo della disfatta non è la jella che Berlusconi porta all’Italia quando è Presidente del Consiglio, scientificamente dimostrata dall’esito dei mondiali USA nel 1994, di quelli della Corea nel 2002, e dagli europei del Portogallo nel 2004. La causa della sconfitta che brucia la gente d’Italia è il discorso che Berlusconi ha fatto ai nostri eroici Campioni. Ha detto loro di essere voluto venire di persona, anziché fare una semplice telefonata, perché ha paura di essere intercettato. E ha detto, chiaro e tondo, a tutti i nostri giocatori che le intercettazioni non si devono fare, anzi saranno proibite. I nostri eroi si sono guardati un po’ smarriti, ricordando che il Commissario Tecnico ha suggerito loro di intercettare sul nascere le azioni di Van Nistelrooy, Sneijder, Kuijt, e degli altri avversari. Berlusconi ha avuto un moto di stizza, e ha ricordato a tutti che il suo Milan – che a pensarci bene, era infarcito di olandesi come Van Basten, attuale allenatore dell’Olanda – diventò famoso e vincente per il suo spumeggiante gioco d’attacco. Quindi niente difesa e basta intercettazioni. Il nostro premier non le sopporta, e chiunque le fa, ha detto, sarà condannato a 5 anni di carcere. Materazzi, Pirlo, e il pirla (Chellini, quello che ha azzoppato Cannavaro, l’unico che avrebbe potuto intercettare i palloni in difesa) si sono guardati, dicendosi in silenzio: e ora chi si azzarda a intercettare qualche olandese? Del Piero, sorseggiando una bottiglia di acqua minerale, ha chiesto il perché di tanto odio, e Berlusconi, in vena di confidenze, ha spiegato che detesta questa parola da quando, alle superiori, la sua insegnante di geometria lo bocciò perché confondeva la retta intercetta con la tangente. Quando ripassava la lezione, il suo grande amico Bettino Craxi cercava di spiegargli la differenza, ma Silvio preferiva scrivere canzoni napoletane perché così rimorchiava le ragazze. E poi è normale che a un milanista la parola INTERcettare dia l’orticaria. Quando Berlusconi si è reso conto di aver convinto tutti i giocatori della bontà delle sue parole, ha lasciato il ritiro. L’episodio, raccontato dopo la partita da Cassano e Buffon a Donadoni, ha mandato il Commissario Tecnico su tutte le furie. Sono volate parole grosse al telefono (tutte regolarmente intercettate) tra Donadoni  e Berlusconi. Ma non c’è stato nulla da fare, il Presidente del Consiglio su questo punto è stato irremovibile, nonostante i suoi più stretti collaboratori, l’avvocato Ghedini e l’avvocato Pecorella, gli abbiano suggerito di non rilasciare dichiarazioni a Donadoni, che è pur sempre un commissario, non si sa mai. Insomma, cari giocatori dell’Italia,  siete avvisati: con la Romania e con la Francia, nostre prossime avversarie, potete usare qualsiasi strumento del vostro mestiere: il dribbling, la corsa, il cross, le finte, la difesa a zona, la marcatura ad uomo. Ma se non volete finire in prigione, non provate ad intercettare un pallone o peggio che mai un avversario. Anzi, da domani quel comunista di Donadoni cominciate a chiamarlo Coach, o Mister. Commissario è una brutta parola: Berlusconi potrebbe esserne infastidito.
Buon tutto!

Il mondo ha un grande problema. Un problema che tocca oltre 800 milioni di persone, e che entro pochi anni riguarderà almeno un miliardo di esseri umani. La fame nel mondo. Una tragedia, di cui si parola sempre troppo poco. Per fortuna da molti anni un’organizzazione composta da un esercito di uomini eroici lotta con grande successo contro questa piaga, che uccide ogni anno milioni e milioni di bambini e di adulti. La Fao. Questi eroi hanno un capo, un uomo senza macchia e senza paura, che solo contro tutti ha trovato il modo di sconfiggere questa piaga. La convocazione di un vertice mondiale sull’emergenza alimentare. Niente è meglio di un vertice mondiale, con tutti i capi di stato e di governo, per sconfiggere la fame nel mondo. Il vertice si è chiuso a Roma qualche giorno fa, ed è stato – a detta di tutti – un successo strepitoso, come quello di Napoleone a Waterloo. E’ stato talmente unanime il consenso tra i partecipanti che il vertice si è concluso addirittura con l’approvazione per acclamazione della dichiarazione finale. Il direttore generale Jacques Diouf, era stanco, ma felice per gli straordinari risultati raggiunti. Non era facile mettere d’accordo quasi 200 delegazioni. Ma lui c’è riuscito: Governi e organizzazioni si sono impegnati a stanziare 6 miliardi e mezzo di aiuti. Bisognava festeggiare questo trionfo. Per questo tutti brindavano: champagne a fiumi e caviale a volontà. Un abbuffata inenarrabile. Mangiavano tutti come a un pranzo di nozze. Tutti felici e contenti. Il clima di festa è stato guastato da qualche invidioso che ha osato gettare ombre sul trionfo di Diouf. Dicono che si sono sentite grandi declamazioni e affermazioni di principio, ma non quella coesione unanime che sarebbe stata necessaria di fronte ad un problema così grave come la fame nel mondo. Dicono che  il documento finale del vertice è deludente. Un summit dimezzato, che ha incassato liquidità immediata e solo impegni generici. Questi menagrami non vanno presi in considerazione. Fiduciosi dell’ottimismo dell’eroico Diouf, abbiamo allora letto il documento. Bellissimo, impegnativo, equilibrato. Bravo Diouf! Certo, nel documento finale non ci sono tracce, né riferimenti, alla convenzione quadro sul clima, uno dei responsabili della siccità. Non si dice nulla sugli OGM, perché il vertice non poteva entrare in materie di competenza delle politiche nazionali. Non si prende posizione sui biocarburanti, perché USA e Brasile non volevano. Non si parla dei problemi legati al sostegno all’agricoltura nei paesi ricchi che strangola le agricolture di quelli poveri. Insomma, non si dice assolutamente nulla. Ma che importanza ha? Il vertice è stato o no un grande successo? Ecco perché i rappresentanti delle multinazionali dell’agroalimentare, che molti pensano essere i veri responsabili della fame dell’Africa e di tutto il mondo, brindavano assieme agli altri, davanti ad una tavola imbandita, mentre Diouf sbandierava ai 4 venti il successo del vertice, i tanti soldi che gli Stati si sono impegnati a dare! Certo, c’è chi gli ricorda che all’inizio del vertice si parlava di impegni per 30 miliardi all’anno. Ma che importa, il vertice è stato un successo! Chissà perché, allora, i bambini continuano a morire, anno dopo anno, vertice dopo vertice, impegno dopo impegno. Chissà perché nessuno ha il coraggio di dire che ci vuole davvero un grande sforzo di tutti, e che basterebbero solo piccoli sacrifici di questo nostro mondo opulento, che nessuno vuole fare in nome dei suoi piccoli calcoli egoisti di bottega: un sussidio agli agricoltori di qua, una spruzzata di biocarburante là. Ma che importa! Brindiamo nei lieti calici, un vertice dopo l’altro! E mangiano, un successo dopo l’altro, mentre gli altri muoiono, felici ed affamati. Che gran successo, Mounsier Diouf! Ma noi siamo tranquilli, sappiamo che lei e i suoi solerti funzionari e dirigenti vi impegnerete strenuamente per risolvere il problema della fame. E stia tranquillo, non daremo retta alle malelingue che parlano di sprechi, inefficienze, di metà dei soldi amministrati dalla Fao che se ne va in soggiorni in albergo, banchetti, libagioni. Tutte voci false, come quelli che dicono che abbiamo un’altro grande problema: la Fao nel mondo.
Buon tutto!

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83