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L’Italia è un paese magnifico. C’è il sole, c’è il mare, la gente è sempre allegra. In questi ultimi tempi incontri le persone per strada, e tutti ti sorridono, ripetendo il titolo di un vecchio varietà: Bambole, non c’è una lira. E giù risate. Infatti, aprendo il portafogli, di lire non si vede nemmeno l’ombra, sembra quasi il governo di Veltroni. E l’Istat nel suo Rapporto annuale sostiene che il 50 per cento delle famiglie vive con pochi soldi al mese. Insomma, ci sarebbe poco da stare allegri. Eppure, c’è un sacco di gente contenta, che canta e balla, anche se non ha una lira in tasca. Gli italiani sono poveri ma non lo sanno?  Eppure dovrebbero: qualche settimana fa, quando scoppiò lo scandalo dei redditi on line, abbiamo scoperto che solo una manciata di italiani dichiara più di 200 mila euro l'anno. Non dovrebbero esserci dubbi: gli italiani in tasca non hanno una lira. Ma molti non lo sanno: secondo un sondaggio dell’Astra Ricerche ci sono un milione e 700 mila italiani che si sentono ricchissimi. Ma come è possibile questo strano e curioso fenomeno, oggetto di approfonditissime indagini da parte di scienziati, politici, economisti e giornalisti di tutto il mondo? Dopo lunghe e laboriose ricerche, forse abbiamo scoperto il mistero. Quel milione e 700 mila italiani si sentono ricchissimi, nonostante non abbiano una lira, perché in tasca hanno un bel po’ di euro: in Italia, secondo l’indagine 2007 sulla ricchezza individuale di Merrill Lynch e Capgemini ci sono più di 205 mila famiglie con più di un milione di euro in banca e, tanto per gradire, circa 718 mila italiani con un conto corrente di oltre 500 mila euro. Forse è per questo che ridendo e scherzando, in 3 mesi in Italia sono state vendute 18 mila auto di lusso. E nella sola Milano ci sono 150 mila persone che spendono 20 mila euro al mese in beni di lusso, mentre il mercato delle barche extra lusso batte record su record. A conoscere da vicino questi poveri ricchi si fanno scoperte formidabili: uno di questi allegri poveracci si chiama xxx padre amorevole e tenerissimo: per la festa della sua bambina le ha regalato le Winx. Non le bambole, ma quelle vere, noleggiate per una serata per la modica cifra di 20 mila euro. Uno che non si fa mancare nulla: è appena tornato da una vacanza al Polo nord, dove per 34 mila euro ha dormito in tenda per una settimana a 42 gradi sottozero. Se ci teneva tanto, poteva andare gratis sotto un ponte assieme a qualche barbone quest’inverno! Eppure, anche i ricchi piangono: quelli ad esempio che devono aspettare dai 18 ai 30 mesi per acquistare una Ferrari. O quelli che cadono in depressione e vanno dallo psicanalista perché non possono permettersi un Jet personale. Ma sono anche persone sensibili, spesso soffrono per motivi meno materiali: a volte perchè si sentono soli. Per loro per fortuna c’è Quintessentially, agenzia fondata dal nipote di Carlo d’Inghileterra, di cui è socio anche quel simpaticone di Flavio Briatore: per la modica cifra associativa di 36 mila euro all’anno, questa benemerita agenzia organizza al povero ricco tutta la vita, anche 24 ore al giorno, facendo di tutto. Prenotando un tavolo all’Harry’s Bar di Venezia, oppure una cena a lume di candela per la propria moglie in compagnia di qualche uomo bello e famoso, o acquistando e recapitando in poche ore quel leoncino che l’amichetta desidera più di qualsiasi altra cosa al mondo. Oppure, quelli che si fanno portare il giornale con un elicottero, in qualsiasi parte del mondo, perché il loro cagnolino Fuffi è impegnato, deve fare i bisognini. E quando il giornale arriva, i poveri ricchi si sdraiano sul ponte dello Yacht acquistato per qualche milione di euro, sorseggiano un drink, cullati dalle onde del mare, cominciano a leggere e scovano una notizia divertentissima: l’evasione fiscale in Italia è stimata in circa 316 miliardi di euro. Ma dite la verità, non ridereste anche voi, al loro posto?
Buon tutto!

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Il Governo è pronto a mettere circa 6 miliardi di euro per a far rinascere la Sicilia. Non preoccupatevi, non li useranno per costruire o completare l’Autostrada fantasma, la Messina Palermo, né superstrade o tangenziali mai finite. E neppure per raddoppiare i binari ferroviari, velocizzando le percorrenze da Napoli in giù. O per risolvere il problema della siccità, costruendo dissalatori, completando dighe e invasi mai utilizzati e realizzando canalizzazioni e acquedotti. Queste opere sono inutili. Come ha detto il Presidente siciliano, quel sant’uomo di Raffaele Lombardo, il futuro della Sicilia dipende solo dalla costruzione del Ponte sullo stretto di Messina. Un’opera monumentale, faraonica, straordinaria, che farà parlare della Sicilia in tutto il mondo. Immaginate un ponte sospeso, lungo 3666 metri, il più lungo del mondo; retto con cavi d’acciaio lunghi 5.300 metri e con un diametro di 1,24 metri: l’accecante bellezza di 166.000 tonnellate di acciaio arrangiato in cavi di un metro e venti centimetri di diametro. Immaginate poi due torri enormi, alte fino a sfiorare i 400 metri, più della Tour Eiffel o dell’Empire State Building, e le 100.000 tonnellate del ponte sospese a circa 65 metri di quota. Pensate al magnifico oscillare del ponte, circa 12 metri in orizzontale e 9 in verticale, nel settore centrale, per resistere ai venti che, nello stretto, possono superare i 200 km/h. Un ponte collocato in una zona ad alto rischio sismico, in grado di resistere senza danni a sollecitazioni fino a magnitudo 7,1. Non avete i brividi anche voi? Don Raffaele aveva addirittura le lacrime agli occhi, quando Pietro Ciucci, numero uno della società Stretto di Messina, ha dettato i tempi per la realizzazione dell’opera, scrivendo al Ministro per le Infrastrutture, Altero Matteoli: Avvio dei lavori a metà 2010, apertura al traffico nel 2016. Pietro Ciucci sa quello che dice, non è un ciuccio, è un grande manager: da quando è al timone della Società Stretto di Messina, i costi del personale sono passati dai 2 milioni di euro del 2002 a 9,2 milioni di euro del 2006 con un incremento di appena il 300 per cento, mentre gli stipendi e gettoni di presenza degli amministratori erano 526 mila euro nel 2002 e sono nel 2006 1,6 milioni di euro, con un più modesto incremento di circa il 200 per cento. L’ex Ministro Di Pietro disse che la Società Stretto di Messina era costata alla collettività la modica cifra di 150 milioni di euro, dalla sua nascita, senza neppure aver messo la prima pietra del Ponte. Ma non importa perché, come dice Don Raffaele, la società è di proprietà privata: infatti, i soci principali sono Treni Italia, ANAS, le Regioni Calabria e Sicilia. Più privata di così! E la costruzione, dice Don Rafaè, non costerebbe nulla allo Stato, perché sui 6 miliardi di costo, 3 li pagherebbero le Ferrovie, il cui proprietario, lo sanno tutti, si chiama Pantalone, e un altro 10-20 per cento i fondi della UE, che pare vengano da Marte (o forse da Saturno). E poi l’opera si autofinanzia: i ricavi dovrebbero compensare l’investimento, l’ammortamento del manufatto, la sua manutenzione e le spese di gestione per l’esercizio dello stesso. Ci vogliono 9000 auto al giorno e 200 treni. Facile: ora sullo stretto passano con il traghetto circa 7 mila auto al giorno, a convincere gli altri ci penseranno gli amici degli amici di Don Raffaele. Sanno essere convincenti. E poi chi se ne importa, il progresso ha un prezzo, a volte esagerato? Per vedere quel Ponte ballare la Contradanza tra Scilla e Cariddi siamo tutti disposti a pagare salato: Messina val bene una messa! Purtroppo, i nemici del progresso si oppongono. I soliti comunisti, ambientalisti, gente capace di dire solo no: come Pasquale Pistorio, il vice presidente di Confindustria, che ha detto che il Ponte è come avere il caviale e lo champagne quando mancano il pane e la pasta. Di parlare di sviluppo dei collegamenti portuali tra Sicilia e i porti di Genova, Livorno, Napoli, non ci sembra il caso di parlare: siamo Comicomix, ma abbiamo il senso della misura, noi. Aspettiamo con fiducia il 2016: ci sarà il ponte di Messina mentre l’autostrada Messina-Palermo continuerà a passare tra le bancarelle di Santo Stefano di Camastra, e mentre per percorrere la tratta ferroviaria Messina-Palermo continueremo ad impiegare mezz’ora in più rispetto a quando e’ stata inaugurata agli inizi del ‘900,  e mentre da Ragusa – Messina continueranno a volerci circa 5 ore per coprire i 200 km di distanza. Ma in compenso, ogni giorno, sul Ponte di Messina risparmieremo una mezz’ora di tempo e balleremo nel vento, felici e contenti. Le due cosche, pardon coste,  saranno unite. Immaginate che festa?
Buon tutto!

Dopo la batosta elettorale, la Sinistra cerca di recuperare il tempo perduto. Dopo aver passato tanto troppo tempo tra salotti e salottini, tra balocchi e profumi, tra arsenico e vecchi merletti, finalmente, la sinistra riparte dalla gente, con una grande battaglia popolare. Finalmente! Ci ha pensato Giovanni Russo Spena, l’eroico ex-senatore di Rifondazione Comunista che, abbandonate le precedenti battaglie su questioni di scarso rilievo e lontane dai bisogni della gente, come quella sull’omicidio di Mafia di Peppino Impastato, o quella sulla sicurezza del lavoro (a chi volete che interessi?), si sta impegnando nella lotta per un vero grande ideale. Un’autentica battaglia di sinistra: la richiesta di grazia per Anna Maria Franzoni, la mamma di Cogne, che un tribunale dello stato italiano ha condannato definitivamente nell’ormai lontanissimo 21 maggio 2008 per l’omicidio del suo bambino, il piccolo Samuele, massacrato selvaggiamente nel gennaio 2002. Sul tema ha anche dottamente disquisito uno dei più grandi intellettuali della sinistra italiana, Piero Sansonetti. Abbandonate le noiose e antistoriche analisi di Marx sullo sfruttamento della classe operaia, il grande Sansonetti ha scosso le coscienze intorpidite del popolo della sinistra. L’idea è che sarebbe bello e saggio concedere la grazia ad Anna Maria. Senza entrare nel merito e stabilire se è colpevole o innocente. A quello – certo al dotto Sansonetti non sfuggirà – ci avrebbe già pensato un tribunale italiano, in triplice grado di giudizio. Ma il punto non è questo, ci spiega il compagno di Liberazione. Ora che è trascorso tutto questo tempo, adesso che sono passati già 2 giorni dalla condanna definitiva, e la Signora Franzoni langue in un carcere italiano, dopo quindi che è trascorso un lunghissimo tempo di detenzione e di dolore, dovrebbe prevalere un sentimento di pietà, di solidarietà. Non è un sentimento ignobile, ci spiega Sansonetti, anche se negli ultimi anni, mesi e giorni, tutti stanno cercando di convincerci di questo. Di fronte a parole di tanta saggezza, di coraggioso impegno civile, autenticamente e profondamente di sinistra, il nostro cuore di elettori da sempre schierati con la sinistra italiana ha traballato. A questa tesi però si contrappone il parere dell’eminente giurista Giuliano Pisapia, anch’egli di Rifondazione Comunista, che ha obiettato che sarebbe meglio la commutazione della pena da detenzione carceraria a detenzione domiciliare, come prevede l’articolo 87 della Costituzione. Pisapia, con gli occhi gonfi di commozione, ha spiegato che gli arresti domiciliari non metterebbero in discussione la sentenza di condanna in via definitiva della Cassazione ma risponderebbero alle esigenze di natura umanitaria. Immaginiamo già il miliardo di persone che nel mondo continua a morire di fame correre ad acquistare una Tv satellitare e seguire la puntata di Porta a Porta dove si incontrerebbero l’Avvocato Taormina, Guido Crepet, Giovanni Russo Spena, Piero Sansonetti e Giuliano Pisapia per discutere a lungo e con dovizia di particolari dell’argomento. Il titolo potrebbe essere “La Sinistra riparte da Cogne: Un colpo di genio o un colpo di Grazia?” Paolo Ferrero, l’auto reggente del partito di Rifondazione Comunista, potrebbe servire Rocher a tutti. Bruno Vespa potrebbe proporre Anna Maria Franzoni come nuovo segretario del partito, terzo incomodo tra lo stesso Paolo Ferrero e Nichi Vendola. E si potrebbe aprire un bel dibattito, nelle sezioni, nella piazze, nelle fabbriche, nelle strade. Grazia o Arresti domiciliari? Un dibattito di sinistra, ma anche oltre la sinistra. Un dibattito sul delitto di Cogne, sull’umanità dolente e perduta che giace nelle carceri senza colpe accertate e senza diritti. Un dibattito sulla pietà. Quella che nessuno ha per il piccolo Samuele, e per la sua vita spezzata dopo soli 6 anni di vita. Ma Sansonetti e Russo Spena dovrebbero saperlo, che Pietà l’è morta. Da elettori di sinistra cominciamo ad avere qualche speranza. La sinistra che ha smarrito la sua missione e i suoi ideali, finalmente riparte. E dalle sue ceneri i Sansonsetti, i Russo Spena, i Pisapia e chi più ne ha e più ne metta, ricostruiranno il mondo nuovo, riaprendoci alla speranza per l’ideale di un futuro diverso. E Bandiera rossa la trionferà!
Buon tutto!

L’ambiente in cui viviamo è in grave pericolo: se ne parla spesso, nei giornali, in tv, per le strade. E’ l’argomento principale delle conversazioni che si svolgono nei tram, dal barbiere, al bar, non è vero? Ma non si parla spesso di quei pochi eroi che dedicano, con grande dedizione e spirito di sacrifico, le loro vita e le loro preoccupazioni alla causa dell’ambiente, alla salvaguardia della natura, del bello, del mondo in cui viviamo. Uno di questi è Jacopo Bondi Santi, il produttore del Brunello di Montalcino. E di questo, non possiamo che ringraziarlo. Ma è anche il proprietario di una tenuta di 500 ettari a Scansano, una località in provincia di Grosseto, con annesso castello di Montepò. Luoghi stupendi, incontaminati, che l’eroico Bondi Santi ha deciso di mettere a disposizione (ovviamente, dietro compenso) dell’umanità. Ma la fruizione di quei luoghi è seriamente minacciata dai nemici della natura: la Regione Toscana e il Comune di Scansano, che nella primavera del 2007 hanno inaugurato proprio in quell’area il Parco Eolico di Scansano. Un’area che, dopo aver impiantato 10 pale eoliche, produce energia per 40 mila persone, toglie dal cielo 27 mila tonnellate all’anno di anidride carbonica e aiuta l’Italia ad alleggerire la maxi multa che ci pioverà addosso per non aver rispettato gli impegni sottoscritti nel protocollo di Kyoto. Ma che inquina irrimediabilmente l’ambiente circostante. In modo subdolo, perverso. Devastante. Per fortuna, Jacopo Bondi Santi se ne è accorto: la centrale eolica altera la canalizzazione del vento, e modifica il microclima dei suoi vitigni. C’è un crimine peggiore che rovinare il Brunello di Montalcino? Per Bacco! Sì che c’è. Bondi Santi chiede i danni al Comune e alla Regione perché l’impianto è troppo vicino al suo castello, oh che bello oh che bello marcondino ndirondello. E il Castello si deprezza: quando lo ha comprato, le pale non c’erano! E l’attività promozionale, è diventata difficilissima. Ci andreste voi a godere dello splendido panorama, pagando al generoso Bondi Santi il giusto (e immaginiamo salato, non c’è un listino prezzi ma solo un form di richiesta) prezzo sapendo che una pala eolice incombe sulle vostre teste, a meno di un chilometro? A nulla valgono le scuse accampate dai criminali, il Sindaco di Scansano in testa, che afferma che l’impianto, costruito dalla Gamesa è stato creato in un luogo dove c’erano già i tralicci dell’Enel. Ma non c’è paragone. Vuoi mettere l’estetica di un traliccio dell’alta tensione? Vuoi mettere la sensazione di pericolo che ti trasmette la vista di una pala che gira? Via, smantellate tutto! Anche perché, il nostro eroe ha una sua soluzione per il problema energetico: semplice, sicura, affidabile e immediata. Fotovoltaico, eolico, efficienza energetica, consumo intelligente? Ma vogliamo scherzare? Bondi Santi è all’avanguardia: ha detto che per risolvere il problema dell’energia, c’è il nucleare! Bravo Bondi Santi, siamo tutti con te! Un bel brindisi con un buon Brunello! Naturalmente a nostre spese, non vogliamo gravare sulle tue già minacciate finanze! Brindiamo perché la giustizia italiana non è insensibile al tema ambientale: l’eroico Bondi Santi è stato premiato. Il TAR toscano infatti, nel giugno del 2007, ha bloccato gli impianti accogliendo il ricorso del paladino dell’ambiente e del bello. La giustizia funziona! Ma si sa, i cattivi sono tenaci. E Regione e Comune, con l’appoggio di Lega ambiente, una nota organizzazione criminale che ha come unico scopo la distruzione della natura, si sono appellati al Consiglio di Stato. Così il parco è appeso alla sua sentenza. Sentenza che era attesa per il 13 maggio ma di cui si sono perse le tracce. Nel sito del Consiglio di Stato, infatti, non c’è verso di trovarla. E non c’è traccia neppure nel sito di Legaambiente o del Comune di Scansano. Forse, per evidenti ragioni di sicurezza nazionale, i servizi segreti hanno deciso di secretarla. Peccato, perché avremmo voluto festeggiare l’eroe del Montalcino, il difensore della natura (e del suo portafoglio), il nostro Jacopo Bondi Santi, offrendogli del buon Barolo o del Rosso d’Orvieto. Invece, ancora non possiamo. Siamo in ansia. Le indiscrezioni dicono che dovrebbe avercela fatta. Che Giustizia la trionferà. Ma non si sa mai…i criminali che vogliono difendere l’energia pulita hanno mille risorse, potrebbero truccare le carte, e distruggere così la bellezza e la grazia del grossetano. Noi purtroppo per due giorni siamo fuori. Se qualcuno, durante questa breve assenza, riesce a farci sapere che è successo, anche magari grazie a un messaggio portato dal vento di una pala eolica, gliene saremo eternamente grati.
Buon tutto!

Flavia Veltroni,  la moglie del principale esponente dello schieramento avversaro a quello che ha vinto le elezioni, è molto preoccupata per il suo compagno (oh pardon, per l’uomo che vive in casa con lei dopo averla sposata): Walter Veltroni è stato infatti colto da una strana malattia. Dalla sera del 14 aprile, subito dopo aver telefonato al vincitore delle elezioni, Silvio Berlusconi, Walter si è sdraiato sul divano, ha guardato la sua bella famiglia, e serenamente, pacatamente, si è addormentato. La signora Flavia dice che ormai è l’ombra dell’uomo che lei aveva sposato: riposa dolcemente e qualsiasi tentativo di svegliarlo è stato inutile. Ci ha provato Pierluigi Bersani, accusandolo di fare del Pd il partito di Bibì e Bibò, poi ci ha provato Romano Prodi, ringraziandolo a più riprese del convinto sostegno che Veltroni gli ha dato durante i 24 mesi del suo governo, ma anche delle belle parole che Walter ha detto, durante la campagna elettorale, parlando dell’azione e dell’impegno di Prodi praticamente in tutti i comizi e in tutte le interviste. Ma Walter non ha reagito, ha seguitato a dormire, serenamente e pacatamente: all’ombra dell’ultimo sole s’era assopito l’oppositore. Commossi dal dramma umano del loro collega, anche gli esponenti dello schieramento avversario sono corsi al suo capezzale, provando a rianimarlo. Ha iniziato Umberto Bossi con le battute sui 300 mila fucili del bergamasco. Niente da fare, anzi: Walter ha iniziato anche a russare, e qualche vicino di casa si è persino lamentato. Di certo un elettore della sinistra arcobaleno! Marco Travaglio per scuoterlo ha persino fatto finta di accusare Renato Schifani di sospette frequentazioni con esponenti della Mafia. Walter si è girato, dando l’illusione che qualcosa stesse succedendo. Ma ha solo cambiato posizione. Giulio Tremonti ha iniziato – con una certa riluttanza – a sparare corbellerie su ICI, detassazione degli straordinari e assenze di Tesoretti. Ma le sue dichiarazioni sono state peggio di una ninna nanna: di un segno di vita di Veltroni, neanche l’ombra. Hanno pure provato a fargli un grave sgarbo istituzionale, con la nomina di uno dei politici più geniali d’Italia, Antonio Tajani a Commissario europeo, anziché un esponente dell’opposizione, come vorrebbe la prassi. Niente da fare. I tentativi si sono fatti disperati. Al capezzale di Walter hanno portato anche il suo grande amico Massimo D’Alema, confidando nel fatto che era stato colpito dalla stessa sindrome nel 1997, quando Berlusconi lo aveva invitato per un incontro galante in un incantevole appartamento a due stanze, la famosa bicamerale. Massimo ha provato a svegliarlo cantandogli la canzone che Walter non riesce a sopportare, Bandiera Rossa. Uno sforzo davvero sovrumano, per D’Alema. Ma Veltroni non ha apprezzato: ha fatto il gesto dell’ombrello e a continuato a ronfare, serenamente e pacatamente. Allora, mentre sull’Italia calavano le prime ombre della sera, è stata tentata l’ultima disperata carta. Vincendo la sua proverbiale mitezza e bontà d’animo Roberto Maroni ha proposto una serie di misure contro l’immigrazione di stampo razzista e xenofobo, contrarie agli Accordi di Shengen, alla Convenzione di Ginevra, alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. E soprattutto alla favola di Cenerentola. Walter a quel punto si è mosso, dando un timido accenno di vita. Tutti hanno pensato che finalmente si svegliasse. Invece, Veltroni ha iniziato a battere le mani, senza neanche smettere di russare, serenamente e pacatamente. A quel punto, Flavia, disperata, ha chiamato il presidente del Consiglio, che a Walter è molto affezionato. Silvio Berlusconi si è presentato vestito d’azzurro, bello come un principe, e al grido di Forza Italia si è chinato, sussurrando qualcosa all’orecchio del bel addormentato. Alcuni hanno capito le parole “spartizione della Rai”, altri “legge elettorale con sbarramento”, altri ancora “grazie per tutto quello che hai fatto per me”. Dopo qualche secondo, Silvio ha persino sfiorato le guance di Walter, con un timido bacio. Veltroni ha aperto gli occhi, si è guardato intorno, ha sorriso e ha sussurrato: “Si può fare”. E serenamente, pacatamente, si è rimesso a dormire.
Buon tutto!

L’Italia è un paese complicato. Per rimediare a questo vizio nazionale, nel nuovo governo è stato istituito il Ministero per la semplificazione, affidato al genio indiscusso della politica italiana, Roberto Calderoli. Ma l’impresa è ardua anche per un uomo della sua abilità. Per questo è stato affiancato da un uomo di grande intelligenza, con una fantastica carriera alle spalle. Direttamente dal paese dei balocchi, quale sottosegretario alla semplificazione è stato nominato il famossimo fondatore dell’Associazione italiana amministratori di condomini, parlamentare della Lega Nord dal 1992.  L’uomo giusto al posto giusto! Il suo nome è, appunto, Maurizio Balocchi, che della Lega è stato il segretario amministrativo, quello che amministra i soldi. Che in quest’incarico ha lavorato duramente, al grido di “Basta con gli sprechi!”. Un uomo che unisce alla fermezza una grande capacità di farsi apprezzare. E’ amatissimo da tutti i suoi colleghi, di destra, di centro e di sinistra. E’ l’artefice della Legge 157/99 “Nuove norme per il rimborso delle spese elettorali”, quella che assegna a tutti i partiti un miliardo di euro ogni 5 anni, anche in caso di elezioni anticipate, anche se non si sono avuti voti per entrare in parlamento. Dicono che quando esce dal paese dei balocchi e passeggia per i corridoi del parlamento, stuoli di deputati e senatori lo abbracciano, lo baciano, gli offrono il caffè. E pure quando esce, per strada, tutti i trombati delle ultime elezioni lo avvicinano e lo ringraziano, si commuovono e gli tirano i fiori. Semplice no? Ma Maurizio, nel paese dei balocchi, è abituato a giocare. Sembra che abbia sempre avuto questo vizio, da quando era  amministratore unico e azionista di maggioranza della Bingonet, una società per la gestione di sale giochi che dicono  fallì, nonostante il prestito avuto dalla banca della Lega nord, la “Credieuronord”, banca di cui – sempre per semplificare – lo stesso Balocchi era consigliere d’amministrazione. Pare che non fu semplice tranquillizzare i soci, tanti piccoli risparmiatori leghisti rovinati, quando intentarono un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei direttori generali per il risarcimento dei danni. Ma sembra che la specialità del nostro Maurizio sia lo scambio di mogli, un semplice e simpatico giochino che ha fatto con un suo amico e collega di partito Edouard Ballaman. Nel 2001, durante l’ondata liberale e liberista che, al grido di “Roma Ladrona”, avrebbe dovuto semplificare il vecchio sistema clientelare, il neosottosegretario agli Interni Maurizio nel paese dei Balocchi ha assunto come collaboratrice Tiziana Vivian, la moglie di Ballaman. Per una semplice coincidenza, contemporaneamente, l’allora neoquestore della Camera Edouard Ballaman arruolò nel suo ufficio a Montecitorio la signora Laura Pace, la compagna di Balocchi. Tutto a spese di cchi? Se ci si pensa, è semplice, no? Nel paese dei Balocchi il nostro Maurizio pare abbia imparato la semplice arte della speculazione immobiliare. Si parla di una fatta a Punta Salvore, in Istria, che vide come investitori nella “Ceit srl” molti esponenti della Lega Nord, compresa la moglie di Umberto Bossi. Una geniale e semplicissima operazione, che finì semplicemente con la sparizione di 2 miliardi e il fallimento della società. Il magistrato Paolo Luca – sicuramente, una toga rossa – contestò all’intero consiglio di amministrazione un complicatissimo reato, la bancarotta fraudolenta e il falso. Ma il nostro Balocchi, instancabile, non se ne è curato, e a ha continuato a rendersi protagonista di tanti altri semplici episodi come questi, che Gianantonio Stella ha documentato in un suo articolo. E chissà adesso cosa s’inventerà, per semplificarci ancora di più la vita, il sottosegretario Maurizio Balocchi.Starà di certo studiando qualcosa, laggiù nel paese dei Balocchi dove si era rifugiato, assieme ai suoi amici, Lucignolo e Pinocchio. Qualcosa di bello,di grande. Una semplificazione totale. Lasciamolo in pace, lasciamolo lavorare, lasciamolo semplificare. Non ce ne pentiremo.
Buon tutto!

Cari 36 piccoli lettori dello Scarabocchio. Non ci crederete ma domani sabato 17 maggio su Comicomix dopo un po’ di vacanza, trovate un nuovo episodio della nostra serie a fumetti, 20 – un generazione tutta da ridere. Si intitola Decisone critica.  Se vi va, naturalmente...

Giovanni ha 8 anni. E’ un bambino come tanti, che vive in un posto come tanti. La mattina va a scuola, torna a casa, studia, poi la mamma lo accompagna a fare atletica. Giovanni corre veloce come il vento, è una giovane promessa. E’ l’orgoglio della sua mamma e del suo papà. Il papà di Giovanni si chiama Francesco, e lavora in un cantiere. Giovanni aspetta sempre che suo padre torni dal lavoro, la sera, perché lo porta al parco, prima di cena. Parlano, scherzano, guardano pure le ragazze che passano silenziose e leggere come farfalle tra i fiori. Giovanni aspetta tutti i giorni il papà, e mentre lo aspetta, guarda la TV in silenzio, sgranocchia le patatine, mentre mamma Teresa brontola dicendogli di fare attenzione al divano. Ma oggi in TV non c’è la solita trasmissione, ma un noioso dibattito in cui uomini ben vestiti parlano, parlano, parlano. Parlano di sicurezza. Perché nessuno è più al sicuro, siamo tutti minacciati. Ci vogliono provvedimenti forti, perché gli italiani possano tornare ad essere tranquilli, come un tempo. Giovanni ascolta preoccupato. Sente fare questi discorsi anche da mamma e da papà. Non vuole che possano circolare ladri e assassini, pronti a farti del male. Giovanni è un bambino, ma vuole la sicurezza. L’importante è vivere, e vivere in pace. Adesso, mentre quei signori continuano a parlare di sicurezza, di immigrazione, di misure speciali e urgenti, Giovanni si fa impaziente. Passano i minuti e papà non arriva, e lui va avanti e indietro dal divano, e ogni tanto guarda dal vetro della finestra. Fuori c’è un bel sole, è un pomeriggio che sembra annunciare l’estate. Giovanni aspetta impaziente, perché papà gli ha promesso che oggi  tornerà con un bel regalo: un aquilone, che Giovanni ha visto sabato scorso al centro commerciale. Giovanni ne aveva uno, ma qualche settimana fa si è distratto, tirava il vento, e l’aquilone gli è sfuggito di mano, Giovanni piangeva mentre lo vedeva volare nel vento. Oggi il suo papà gliene porterà un altro, e Giovanni non sta nella pelle dalla gioia. Ma se papà ritarda – a volte capita, perché i soldi non bastano mai e lui si trattiene al cantiere per racimolare un po’ più di soldini, magari per comprare un nuovo aquilone a suo figlio – oggi non faranno in tempo ad uscire, e Giovanni ci rimarrà male. Improvvisamente, squilla il telefono, la mamma va a rispondere, e Giovanni la sente gridare. Non capisce cosa stia succedendo, ma sa solo che improvvisamente la casa si riempie di gente, ci sono i nonni, la zia, i vicini, mentre mamma è sparita e papà ancora non torna. E’ strano, perché si sta facendo buio e lui non ci mette mai tanto tempo. Sente voci confuse e un pianto sommesso, il nonno Angelo che impreca, che dice che in Italia muoiono ogni anno oltre 1.300  persone sul lavoro: è il paese con più morti sul lavoro d’Europa. E sente lo zio Michele che grida che non c’è sicurezza nella fabbriche e nei cantieri, che più di 900 mila persone l’anno si fanno male. Giovanni ascolta, ma solo quando vede sua madre rientrare in casa, pallida come non l’ha mai vista, con gli occhi gonfi di pianto, capisce. Papà, come un passerotto sperduto, è caduto dall’impalcatura del quarto piano del suo cantiere. Ha fatto un volo leggero, come un aquilone nel cielo sfuggito dalle mani di un bambino distratto, ed è volato via nel vento. Giovanni resta in silenzio, e qualcuno gli dice che è ormai grande e che deve essere forte, mentre lui vorrebbe farsi piccino come quando la notte tuona e lui corre nel letto in mezzo a mamma e papà. E qualcuno gli porge un bellissimo aquilone colorato, ed allora Giovanni pensa che davvero in Italia non c’è sicurezza. Si volta lentamente, va nella sua stanza, appoggia con dolcezza l’aquilone sul suo letto. Ed ora, solo, seduto sul letto, guarda il suo nuovo aquilone ed inizia a piangere, in silenzio. Un ometto già cresciuto, in quest’Italia insicura del 2008.

Finalmente è tornato. Sono 2 anni che l’Italia aspetta, muta, trepidante, tremante anzi tremonte. La gente contava le ore, i minuti, i secondi. Ma finalmente Giulio Tremonti, il Ministro più simpatico del mondo è tornato. E’ sceso dai 3 monti della sua adorata Valtellina, per tornare nella città dolente, Roma. Giulio Tremonti è qui, più bello e (soprattutto) più superbo che mai. Quanto lo abbiamo aspettato! Avevamo nostalgia delle sue acrobazie finanziarie, della sua finanza creativa, dei suoi trucchi contabili da azzecca garbugli, delle manovre economiche delle 3 carte (una per ciascuno dei 3 monti). Che tempi memorabili, quelli in cui Giulio reggeva l’economia nazionale come solo lui sa fare. Ah, che anni ruggenti. L’Italia a crescita zero, sotto la procedura di deficit eccessivo dell’Unione Europea. E Giulio sempre a braccetto con Bossi, insieme con il Cavaliere, senza macchia e senza paura! Poi, purtroppo, per colpa di qualche milione di italiani, che non ne compresero appieno il genio, accorgendosi che era incapace di fare il Ministro dell’Economia, tutto finì. E fu il tramonto di Tremonti. In questi 2 anni non lo si è sentito quasi più, e quasi ci siamo abituati a vivere senza di lui. Meno felici, forse con meno soldi in tasca, ma anche senza deficit che crescevano da tutte le parti, senza condoni, senza la finanza allegra delle spese prive di copertura. Ma per fortuna, grazie all’eroico sacrificio di Clemente Mastella, Lamberto Dini, Walter Veltroni, Fausto Bertinotti e tanti altri, ora Giulio è tornato. Ma, in questo ultimo mese, dopo il trionfo elettorale del centro destra ci era sembrato un altro. Che fosse cambiato; forse, memore delle sciocchezze fatte in passato, che avesse studiato qualche manuale di economia, avesse letto un paio di libri di algebra, insomma che avesse imparato che quando si amministra una casa, un condominio, uno Stato, se non ci sono entrate non si possono fare spese. Come sanno tutti i bravi padri e madri di famiglia. Invece no. Per fortuna, è sempre lo stesso. Il giorno dopo aver giurato come Ministro dell’Economia, ha cominciato ad inondare le agenzie di stampa, i giornali e le tv con i suoi deliri. Dette da un povero, grigio e umile tabaccaio di provincia sembrano castronate inenarrabili. Ma dette da lui che è uno e trino (un monte, 2 monti, 3 monti) diventano verità rivelate, come i 3 monti di Fatima. Giulio ha detto di  escludere che ci sia un tesoretto: l’andamento delle entrate in questi primi mesi del 2008 non è buono. E se lo dice Giulio Tremonti, noi ci crediamo. E se le entrate non ci sono un qualsiasi cretino proporrebbe misure di contenimento della spesa, per evitare che si crei un buco in bilancio. Lo farebbe anche un qualsiasi economista, una qualsiasi persona di buon senso. Ma Giulio Tremonti non è una persona qualsiasi, non è un economista, e soprattutto non ha il minimo buon senso. Anzi, ha detto che ridurrà le tasse: abolirà l’ICI per la prima casa, e già che c’è toglierà pure le tasse che si pagano sugli straordinari. Le entrate fiscali diminuiscono, e Giulio taglia altre entrate fiscali: geniale! Si apre un buco di 5 miliardi di euro (una mini manovra finanziaria)? E dov’è il problema? Un condono qui, un trucco contabile qua, la vendita del Colosseo a Mediaset, sembra per girare il remake di Totò truffa (verrà intitolato 3 truffe per 3 monti) e il gioco è fatto. E i colpi di genio sono come i colpi di sole: non vengono mai da soli; d’altronde, ci sono 3 soli per 3 monti, o no? E allora, ecco un altro colpo di genio. Giulio ha spiegato anche come risolverà la grana dell’Alitalia. Felice per la fuga di Airfrance, Giulio ha detto che “fortunatamente il rischio per la nostra economia e il nostro turismo che la compagnia andasse a un concorrente straniero è stato evitato. Ora si cercherà una soluzione fondamentalmente italiana e fondamentalmente privata. Se poi non funziona vedremo” Quindi, se non funziona – ed è probabile che non funzioni – vedremo il fallimento di Alitalia, oppure il suo acquisto da parte dello Stato. Insomma, tanto per cambiare, un altro buco nel bilancio pubblico. E bravo Tremonti, chi bene inizia è a metà dell’opera! Bentornato, Giulio. Ci sei mancato davvero tanto.
Buon tutto!

Niente solleva più il morale che vedere che i fatti che succedono nel mondo non sono frutto del caso, ma sono invece il risultato di scelte ponderate, razionali e giuste. Prendiamo ad esempio, il risultato delle elezioni in Italia. Mentre Walter Veltroni cincischia da giorni e giorni per la formazione del suo Governo – che visto lo spessore delle sue proposte politiche e di programma ha chiamato governo ombra – Silvio Berlusconi in quattro e quattr’otto ha fatto il suo Governo. Sfidando il vecchio proverbio (e si sa che i vecchi proverbi hanno sempre ragione) che “la gatta frettolosa fece i gattini ciechi”, ha battuto il record della formazione del Governo. Mai nessuno era riuscito in quest’impresa in tempi tanto ristretti. Siamo stati molto felici. Ammettiamolo, ci siamo commossi quando abbiamo visto i nuovi ministri sfilare per il giuramento. Anzi, diciamo che ci è venuto proprio da piangere. E’ scesa una lacrima quando Roberto Maroni ha giurato come Ministro dell’Interno: lo ricordavamo condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Un poliziotto che fece irruzione nella sede della Lega, chissà come si sentirà, adesso. Le lacrime si sono fatte più abbondanti quando Umberto Bossi ha giurato fedeltà alla Repubblica Italiana; lo stesso Bossi condannato in via definitiva per istigazione a delinquere e per oltraggio alla bandiera, oltre che a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont. E siamo scoppiati a piangere quando abbiamo visto Raffaele Fitto giurare come Ministro degli Affari regionali. Lui è stato Presidente della Regione Puglia, e di affari sembrava intendersene molto: evitò l’arresto per una storia di Tangenti nel 2006, solo perché era già stato eletto deputato. E quanta commozione quando ha giurato Claudio Scajola, proprio quello che disse che Marco Biagi, rimasto senza scorta e ammazzato dalle BR, era un rompicoglioni. Abbiamo copiosamente singhiozzato guardando Giulio Tremonti che giurava sulla Costituzione e – nel ricordo della sua brillante gestione dell’Economia – abbiamo avvertito un brivido lungo la schiena mentre Berlusconi diceva “Torniamo per finire il lavoro interrotto due anni fa”. Ma niente ha retto il confronto con il giuramento di Roberto Calderoli, nominato Ministro della Semplificazione. Abbiamo pianto per ore  e ci sembra già di vederlo alacremente all’opera, alle prese con il suo primo provvedimento, l’abolizione dei neuroni. Certo, per fare così presto Silvio Berlusconi ha dovuto fare scelte dolorose. E non sono mancati i delusi, i trombati. Gente che era convinta di essere in predicato per un posto in prima fila nel nuovo Governo. Che ne aveva tutti i titoli. Ad esempio il Conte Dracula, che aspirava al Ministero della Difesa, a cui è stato preferito Ignazio La Russa. Totò Riina, che si sentiva perfetto come Ministro della Giustizia, e che ha insistito fino all’ultimo almeno per riequilibrare l’eccessiva presenza di ministri del nord Italia. Little Tony, che lottava con AlBano come Ministro della cultura, a cui è stato preferito Sandro Bondi, forse per le sue stupende poesie. Ma, per far vedere che non ha preferenze di genere e nessuna discriminazione sessuale, Berlusconi ha deluso anche molte donne aspiranti Ministro. Oltre alla trombata per definizione, Michela Brambilla, sono rimaste deluse Cristina Chiabotto, Elena Saltarelli e Aida Yespica, a cui è stata preferita Mara Carfagna, forse per la sua maggiore tipizzazione mediterranea. In ogni caso, ora il Governo è pronto. Pieno di grandi personalità, di menti straordinarie, di uomini e donne che hanno già dimostrato sul campo di essere oltre che integerrimi, fattivi, sagaci, competenti. Una gran bella squadra, senza macchia e senza paura, non c’è che dire. Dite la verità, ma non siete commossi anche voi?
Buon tutto!

On line su Comicomix un’illustrazione di Alice: Calvin e Hobbes, dedicata al grandissimo Bill Watterson. La trovate qui. Se vi va, naturalemente…

Una battaglia di civiltà è in corso a Torino, l’antica capitale d’Italia. Non quella contro il criminale comportamento dei Vigili Urbani, colpevoli addirittura di aver multato delle auto in sosta vietata in piazza Vittorio Veneto, il cuore della città a due passi dai Murazzi del Po, invaso appunto dalle auto in divieto di sosta. E neppure quella, notissima, in corso al Salone del libro. Si tratta in questo caso di una guerra silenziosa. Una lotta per la libertà, una resistenza tenace ai soprusi del potere, che si svolge nelle felpate stanze del Consiglio regionale del Piemonte. Dove da qualche giorno, è in corso il dibattito per l’approvazione dei documenti di bilancio predisposti dalla Giunta della Presidente Mercedes Bresso. Una nota comunista, per di più ambientalista. Una perfida e subdola rappresentante delle forze del male. La proposta di bilancio, predisposta dalla giunta il 7 dicembre scorso, è stata trasmessa al Consiglio regionale, che avrebbe dovuto approvarla entro il 30 aprile 2008. Ma in quel documento erano stati nascosti dalla perfida Bresso dei provvedimenti liberticidi. Ma per fortuna, ci sono i paladini della libertà: i consiglieri di opposizione del PdL, che se ne sono accorti e stanno cercando di resistere con tutti i mezzi a disposizione. Rallentando i lavori del Consiglio regionale con interrogazioni, inversioni dell’ordine del giorno: eroi costretti ad utilizzare – loro malgrado – i cavilli del regolamento, le pastoie burocratiche, le tecniche da azzeccagarbugli pur di difendere la libertà. Ma quali sono i provvedimenti liberticidi che contiene il Bilancio delle Regione Piemonte: L’abrogazione del gianduia? Il sequestro del Barolo? O forse una nuova tassa che la nota comunista (e ambientalista) Bresso vuole imporre ai poveri cittadini di Torino, delle Langhe, e del novarese? No, niente di tutto questo: il motivo ufficiale secondo i consiglieri del PdL risiede nella necessità di “discutere più approfonditamente e in modo bipartisan il documento finanziario della regione”. Perbacco, i Paladini della Libertà hanno ragione: hanno avuto solo 4 mesi di tempo; hanno fatto appena  54 riunioni in Commissione! Mica possono ammazzarsi di fatica, poveretti! Ma c’è qualcuno che dice che nelle felpate stanze del Consiglio regionale si sarebbe svolta una riunioncina “informale” in cui i capigruppo di Forza Italia, An, Lega Nord e Udc avrebbero chiesto alla Giunta di inserire nel Bilancio regionale un aumento del 20 per cento al finanziamento dei gruppi consigliari. E la Bresso, comunista e ambientalista, avrebbe rifiutato. Perché vuole mettere il bavaglio all’opposizone e ridurla alla fame. Immaginiamo i poveri Consiglieri del PdL lungo le strade di Torino a chiedere l’elemosina. Ecco i provvedimenti liberticidi della Bresso: vergogna! Gli interessati però smentiscono decisamente: tanto è vero che hanno proposto un Ordine del Giorno del Consiglio per chiedere la sospensione dell’erogazione delle indennità ai Consiglieri ed Assessori. I bene informati  ricordano però che l’OdG non ha alcuna efficacia pratica: è solo un bel gesto. E bravi i nostri Paladini della Libertà! Che però non hanno tenuto conto della perfidia della Presidente Bresso. Che, detto e fatto, li ha accontentati: ha fatto approvare urgentemente un disegno di legge che recepisce il suggerimento del PdL. E lo ha portato in Consiglio regionale, chiedendo di approvarlo immediatamente: così, dal prossimo mese consiglieri regionali e assessori non riceveranno più stipendi e indennità, fino a che il bilancio non sarà approvato. La vile ricattatrice sostiene che si tratta di un “doveroso un provvedimento, visto che l’ostruzionismo del centrodestra impedisce qualunque pagamento e ieri sono stati bloccati 6.571 mandati di pagamento per 366 milioni di euro nei confronti di enti locali, associazioni, piccoli imprenditori, professionisti e artigiani”. Il provvedimento straordinario all’esame del Consiglio regionale sarà di certo approvato all’unanimità: recepisce la proposta dell’opposizione! Eppure, qualcuno scommette che a questo punto, improvvisamente, i Paladini della Libertà si accorgeranno che il Bilancio del Piemonte non è poi così male. E smetteranno di fare ostruzionismo. E, con un autentico miracolo italiano – anzi, Piemontese – forse già prima che questo post venga pubblicato lasceranno che il Bilancio della Regione Piemonte sia approvato. E tutti vivranno felici e contenti. La Libertà (e l’indennità mensile dei consiglieri) sarà salva.
Buon tutto!

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