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Oggi vogliamo festeggiare un uomo straordinariamente generoso. Pacato, sereno, tranquillo. Un uomo buono, anzi, buonista. Walter Veltroni. Uno che per gli amici si fa in 4, a volte anche in 8. A volte esagera. Prima ha regalato l’Italia al suo grande amico Silvio Berlusconi, che poverino ci teneva tanto, e Walter non se l’è sentita di dargli una delusione così grande: d’altronde Silvio ha pure una certa età e Walter degli anziani ha grande rispetto…Ha fatto la faccia un po feroce, va detto.. Di fronte, all’arroganza delle richieste della nuova maggioranza, ha deciso di non fare sconti. Ma era uno scherzo. A lui non piace fare sconti, ma solo regali. Ed è per questo che, abbandonando per sempre il Campidoglio e la sua adorata Roma, ha pensato che era il caso di fare  un grande regalo alla sua città. Così, inseguendo una sua grande passione, Walter ha pensato di fare un film: il remake di un vecchio film che gli era tanto piaciuto da ragazzo. Un americano a Roma – il ritorno. L’originale, lo sanno tutti, era interpretato da uno dei simboli della città eterna: il grande Alberto Sordi. Il buon Walter si è messo al lavoro ma – sarà stata l’inesperienza come regista, sarà stato che di Albertone ce n’era uno solo – il remake non gli è riuscito proprio bene. Forse qualche difetto nel programma (pardon, di sceneggiatura). Oppure una non adeguata campagna elettorale (ehm, pubblicitaria). O forse, la scelta del protagonista. Per il ruolo che fu di Albertone è stato chiamato un attore con un grande avvenire dietro le spalle: Francesco Rutelli. Sì è pensato fosse l’uomo giusto: uno che è effettivamente sordo ai bisogni dei cittadini che vivono nei quartieri della città eterna. Già, Francesco è sordo, ma non è Sordi. Walter si è reso conto che qualcosa non funzionava, e alla fine si è rivolto, in fretta e in furia, ancora al suo amico Silvio. In fondo, gli doveva un favore. E Berlusconi, si sa, per gli amici si fa in quattro, per gli amici degli amici addirittura in 8. E poi, Silvio come politico non varrà molto (basta pensare al suo straordinario quinquennio al Governo), ma come impresario non è secondo a nessuno. Ha preso quel brutto film, ha corretto qua e là la sceneggiatura, ha cambiato le sequenze e il girato, ha sostiuito il protagonista prendendo un attore nuovo di zecca. E ha trasformato un filmetto da sagra paesana, da guardare mangiando pane e mortadella in un horror pieno di stupratori folli che scorrazzano per la città, tassisti vaganti con le auto desolatamente vuote, Umberto Bossi seduto su di un auto che passa per i Colli imperiali gridando “Roma Ladrona” mentre la folla applaude entusiasta. Un diluvio di effetti speciali. Insomma, un capolavoro. Ha lasciato solo la mirabile sequenza del “Macaroni me te magno”, perché magnà piace a tutti. Mancava solo un dettaglio per la perfezione. Ma Silvio è un genio. Per evitare di essere tacciato di eccessivo filo americanismo, ha cambiato il titolo, trovandone uno perfetto: Un alemanno a Roma. Walter Veltroni, era felice come un Grillo, applaudiva spellandosi le mani, guardando soddisfatto i colli eterni di Roma, con addosso solo il dubbio sul perchè mai nelle sale della Provincia il fratello del Commissario Montalbano (quello sì che è un attore, accidenti!) ha ottenuto, con lo stesso film, un buon successo. Ma è felice, nonostante questo contrattempo. Anche se gli resta un problema: cosa fare con Francesco Rutelli. Ha provato ad offrirlo a Silvio, naturalmente senza sconti, solo a saldo del 50 per cento. Ma Berlusconi è un impresario, mica un fesso! Non c’è stato verso di convincerlo, neppure se la serata era splendida, il ponentino accarezzava i capelli di Walter e il parrucchino di Silvio, e l’orchestra cantava "Roma nun fa la stupida…"
Buon tutto!

Un’invasione. Strisciante e silenziosa, ma devastante. Che scuote le certezze e distrugge ogni convenzione, ogni regola. Invasori che arrivano e vengono a rubarci quanto abbiamo di più caro e prezioso. Senza chiedere il permesso. Prendono d’assalto le nostre case, le nostre città, i nostri fiumi, i nostri porti. Non sono come noi. Sono stranieri: sono i Cormorani e gli Aironi che da un po’ di tempo si concentrano nel nostro paese. Qualche mese fa avevano suscitato allarme in Sardegna. Ora invadono i torrenti delle periferie urbane di Genova. E con protervia e cattiveria senza pari si mangiano le trote e i cavedani di cui quei fiumi sono ricchi. Lasciando solo poche prede ai pescatori genovesi. Che, nel loro piccolo, s’incazzano. E che reclamano nei confronti della provincia di Genova, competente per materia. Loro sono onesti cittadini che pagano un odioso balzello di 44 euro annui (una cifra davvero esosa) per poter pescare quei pesci. Mentre loro, gli stranieri, i Cormorani e gli Aironi, possono accedervi senza neppure presentare i documenti. Vergogna! Perché la provincia di Genova non mobilita le proprie truppe, ordinando alle guardie provinciali di scacciare l’invasore a colpi di fucile, o magari recintando di reticolati elettrificati tutti i fiumi del genovese e dintorni? O, perché no, bombardando gli invasori con gli ultrasuoni? Renata Briano, Assessore alla caccia e pesca della provincia di Genova, non sa che proprio che  pesci pigliare, (perché se li prendono tutti i Cormorani…). Accampa scuse risibili, irritando i bravi cittadini, i già inferociti pescatori genovesi. Ha detto loro, ad esempio, che non è proprio semplice recintare il cielo. Ma che sfacciata! Monta l’indignazione dei poveri pescatori, al grido di “Padroni a casa nostra!”. E chiedono l’intervento dell’unione Europea, della Nato, della Nazioni Unite. Alcuni sospettano che ci sia un’oscura manovra, un complotto ordito dalla Briano, che sarà anche un Assessore, ma è soprattutto una donna e, manco a dirlo, comunista e ambientalista.  Insomma, è tutta colpa sua e del suo lassismo, che ha portato la situazione a questo drammatico punto di non ritorno. E’ stata capace solo di scrivere a tutti i suoi colleghi del centro nord, dalla Toscana, dell’Emilia, del Lazio, invocando una linea comune. Capace solo di parole inutili. Mentre la gente, tra cui si annidano anche i pescatori sportivi del genovese, reclama fatti. Chissà se ci penseranno gli unici autentici difensori della legalità, i paladini della sicurezza, insomma quelli che capiscono le esigenze del popolo, e che per fortuna presto occuperanno tutti i posti di responsabilità che ci sono in Italia. Speriamo. Nel frattempo, noi vogliamo dare un esempio, e suggerire una soluzione. Una modesta proposta. Prima di tutto, cacciare a pedate nel didietro l’inetta Assessora Briano; naturalmente, con  gentilezza padana. Ma tornasse in cucina, che quello è il posto delle donne! A quel punto, si potrebbe fermare i Cormorani arrestandoli uno ad uno, comunicargli il decreto di espulsione, accompagnarli alla frontiera chiusi dentro appositi treni-gabbiera, appositamente costruiti.  E, superate le eventuali resistenze delle guardie svizzere, francesi, croate, se necessario dichiarano guerra a questi paesi, liberare i volatili nei cieli esteri, appena passato il confine. Ovviamente, avvisandoli di non rimettere becco nei fiumi italiani, nonostante trote e cavedani. E, per assicurarsi che non si sbaglino,  regalare loro un’apposita cartina geografica, in modo che evitino di tornare in Italia per sbeffeggiare i poveri e pescatori di fiume. Perché sembra (sono voci incontrollate, in cerca di conferme ufficiali) che i cormorani volino;  e vadano, proprio come Và il pensiero. E come diceva una nota canzone: il pensiero è come l’oceano, non lo puoi comprare non lo puoi recintare. Al limite, lo puoi ammazzare.
Buon tutto!

Roberto Formigoni è in grave pericolo. Un pericolo terribile. Un losco figuro vuole strapparlo alla sua amata terra natìa, alla sua nebbia, alla sua Lombardia. Roberto sta tentando di resistere con tutte le forze. Pensa ai suoi risotti, alle gite sul Lago di Como. Ma il demonio ormai, lo ha indotto in tentazione. Sotto forma di poltrona, gli è apparso in sogno, offrendogli prima la Presidenza del Senato, poi il Ministero degli Esteri. Roberto ha resistito, anche quando il demonio gli ha offerto un importante incarico direttivo presso l’orchestra della Magliana, la famosa banda. Roberto non è solo. Ha tanti amici disinteressati che stanno cercando di aiutarlo a restare all’ombra della madunina. Renato Schifani, Gianfranco Fini, Giulio Tremonti. Che amici importanti. Roberto è un uomo davvero fortunato. Ma ha un nemico acerrimo, che vuole portarlo a Roma per forza. Si chiama Formigoni. Che ha preso una brutta malattia: la Romanite. E’ una malattia che colpisce i lumbard dopo qualche anno di potere nella loro bella terra. Improvvisamente, si prova disgusto per la cotoletta, per l’ossobuco, e cominciano a tentarti la coda alla vaccinara e gli spaghetti all’amatriciana. Non sei più interessato ai weekend a Cernobbio o a Ponte di Legno, e ti viene voglia di Vino de li Castelli, di un salto a Ostia. Non canti più “O mia bela madunina”, e ti commuovi quando Venditti intona “Grazie Roma”. Formigoni ha usato tutte le lusinghe. Ha telefonato a Silvio Berlusconi, a Camillo Ruini,  a Sandro Bondi e al Tenente Colombo. E’ andato sul Gianicolo, braccio a braccio con Berlusconi, mentre l’orchestrina suonava: “Roma nun fa la stupida stasera, damme na mano a faje dì de sì.” Ma Berlusconi è rimasto insensibile. Non poteva non tenere conto del grido di dolore che si levava dall’OltrePo e dalla Valtellina: “Roberto, resta con noi non ci lasciar”. E quindi sembra che i suoi lamenti non abbiano fatto breccia nel duro cuore di Silvio. Che teme anche che Formigoni gli faccia uno scherzetto. Da prete. Di Casini Silvio ne ha dovuti sopportare abbastanza. Roberto è felice, come uno a cui hanno pestato i calli. Per il momento se n’è tornato al Pirellone. Ma non si sa ancora come andrà a finire, perché Formigoni insiste. Non molla. Roma sarà anche ladrona, Milan sarà sempre un gran Milan, ma lui ormai si è innamorato di Totti, der Colosseo. E vuole stare vicino ar Cuppolone, al Vaticano. E si fa forte della promessa che comunque Berlusconi gli ha fatto: se non riuscisse a piazzarlo in qualche ministero, deve resistere ancora una stagione e poi un incarico di grande prestigio, tagliato alla perfezione per lui, lo attende sui colli eterni di Roma, nel frattempo non più ladrona. Con un abile manovra, Berlusconi nominerà Flavio Insinna a Presidente dell’Alitalia, vista la sua grande esperienza con i Pacchi e i controPacchi a sorpresa. E così Roberto Formigoni atterrerà, finalmente felice, a Fiumicino, fresco e pronto per l’incarico che gli interessa davvero: la conduzione di Affari Tuoi. Naturalmente, in prima serata. Consigliamo al nostro amico Roberto Formigoni di accettare. E’ proprio il posto giusto per lui, nel PdL, il Palinsesto delle Libertà.
Buon tutto!

Domani è il 25 aprile. Una bellissima giornata, per tutti gli Italiani. Chi ci conosce sa da che parte stiamo. Ma, senza voler mettere steccati, ricordiamoci che quel giorno rappresenta la fine della Guerra e della dittatura nazifascista. E pensiamo che anche chi stava, secondo noi sbagliando, dall’altra parte, dovrebbe festeggiare questo giorno. Perché la libertà è di tutti. Non è né di destra né di sinistra.

Ah, se vi va, su Comicomix è anche on line una bella illustrazione di Eros: Guglielmo Tell.

E’ proprio vero che le disgrazie non vengono mai da sole. Non ci siamo ancora ripresi da una terribile notizia, che già ne arriva un’altra. No, non preoccupatevi, non stiamo parlando per l’ennesima volta della batosta elettorale della sinistra. Ma di qualcosa di molto molto più importante. La conclusione di Amici, una notizia che ci ha gettato nello sconforto più totale. Non siamo riusciti a mangiare per giorni e giorni, e non è servita a consolarci la magnifica festa di Piazza del popolo, dove abbiamo potuto rivedere, purtroppo per l’ultima volta, i nostri eroi della squadra blu e della squadra bianca. Come resistere alle splendide esibizioni dei protagonisti della fortunata trasmissione: le riflessioni filosofiche di Platinette, le analisi raffinate della De Filippi, le terribili angosce per i grandi problemi dell’umanità che affliggevano i concorrenti? Ed ecco che, apunto, una nuova tegola ci cade sulla testa. Mandandoci definitivamente al tappeto. Il colpo di grazia: anche il Grande Fratello chiude i battenti. Come riusciremo ad andare avanti adesso? Di cosa parleremo la sera, mentre sul telegiornale passano le tranquillizzanti immagini di guerra e le dichiarazioni di politici di bassa Lega? Come potremo restare senza le interessanti discussioni della casa, i colpi di scena davanti al gabinetto, le strepitose performance amatorie di Tizio o di Caia? E chi sostituirà gli appassionanti dibattiti quotidiani nel salotto della Casa, conferme dell’indissolubile legame esistente tra l’uomo e le scimmie? Quanto saranno lunghe le azzurre giornate della primavera e dell’estate, che trascorreremo nella trepidante attesa della prossima stagione televisiva, delle prossime edizioni di questi due splendidi esempi di Tv intelligente? E riusciranno, i responsabili di queste trasmissioni, a trovare personaggi dello stesso spessore intellettuale, della stessa elegante raffinatezza, magnifici esemplari dell’Italia di cielo di sole e di mare che ci rende così orgogliosi di essere italiani? Mentre aspettiamo, tormentandoci tra queste domande, e nel frattempo facciamo la fila per pagare le bollette; e mentre trepidiamo per il destino che attende i protagonisti di questa edizione dei bellissimi programmi, destinati sicuramente – come i loro predecessori – a brillantissime carriere nel mondo dello spettacolo, della politica, della società, e nel frattempo ci sbattiamo nei nostri lavori ed occupazioni, ci restano pochi motivi di consolazione. Ad esempio, fino alle nuove edizioni di queste trasmissioni, potremo intrattenerci con le dichiarazioni di Borghezio, con la nomina di un indiscusso genio come Roberto Calderoli a vice presidente del Consiglio, con le giocose esternazioni di Alessandra Mussolini. E soprattutto, almeno fino all’estate, Porta a porta, la casa di Bruno Vespa, resiste. Ecco l’ultimo eroico baluardo della Tv intelligente. Spossiamo restare tranquilli: lui e Emilio Fede, per un bel pezzo non ce li leva nessuno di torno. E allora, mentre aspettiamo con il cuore gonfio di dolore l’ultima puntata di stasera, lasciamoci con un po’ di ottimismo: al pensiero di Calderoli e La Russa da vespa tutte le sere, non siete anche voi un po’ meno tristi?
Buon tutto!

Uno spettro si aggira per il parlamento italiano. Lo spettro, anzi il fantasma, della Sinistra. La si cerca in ogni luogo: nei corridoi del Transatlantico di Montecitorio, nell’aula sorda (e anche un po’ grigia), addirittura nei gabinetti. Niente da fare, non si trova. Dissolta. Sparita. La cerco e non la trovo. Come la Titina della canzone. Chissà dove sarà…In tanti si sono messi alla sua ricerca. Tutti tranne Fausto Bertinotti, che si è infilato il suo golfino di cachemire, ha arrotato la erre ed è partito per il Convento del Monte Athos. Certo, lui non ha nessuna responsabilità: che colpa ne ha lui se un gruppo di partiti che insieme due anni fa prendevano quasi 4 milioni di voti oggi stenta a superare 1 milione di consensi? Era solo il presidente della Camera di Deputati, il leader indiscusso. Lui non c’entra nulla. Ma allora, è tutta colpa di Pecoraro Scanio? Ma no, poverino, anche lui è solo un bravo guaglione. In fondo, che ha fatto per l’ambiente in questi anni? E da Ministro, cosa ha fatto? Niente. Quindi, di che cosa può essere accusato? E allora sarà stato Diliberto. Ma no, anche lui non c’entra: poveretto, se ne è stato tranquillo e immobile nel suo letargo, limitandosi a farneticare nel sonno sul Billionaire e sulla salma di Lenin. A chi volete che interessi? Ma allora, sarà colpa di Turigliatto? Ma no, lui è un gran simpaticone: ha solo, coerentemente, fatto tutto il possibile perché Berlusconi tornasse in fretta a Palazzo Chigi. E ha ragione. In fondo, che differenza c’è tra un Governo con Ignazio la Russa, Umberto Bossi, Sandro Bondi e uno senza? Questi sfasceranno l’Italia? Embè, che problema c’è? Ma forse un colpevole c’è: Veltroni. E’ lui che, con incredibile cattiveria, ha scelto di fare campagna elettorale per il Pd, il partito di cui è leader, anziché andare in giro per le piazze a gridare: “Votate per la Sinistra Arcobaleno!” Non si è mai visto un leader di un partito fare campagna elettorale per se stesso. Guardate Berlusconi: non andava in giro anche lui dicendo a tutti: “Votate per Casini, per Storace, per chi vi pare, ma non per me!” Non è così forse che si vincono le elezioni? Sia come sia, la frittata è fatta. Adesso niente arcobaleno. Qui piove, e pure forte. Però, l’ottimismo non manca. Infatti, sembra che tutti abbiano capito la lezione. Ed ecco spuntare la mente geniale di Paolo Ferrero, il Ministro Rocher, che ha trovato la soluzione: se sarà lui il leader, tutto cambierà. Basterà rimettere il simbolo nella bandiera, togliere un po’di polvere dalle scrivanie, e i voti torneranno, d’incanto. Oppure basta ascoltare Marco Ferrando, l’uomo dallo zero virgola zero per cento, discettare raffinatissime analisi sulle magnifiche sorti e progressive della cosa ultra ultra ultra rossa, dalla sua torre nell’iperspazio virtuale. Che spettacolo! Stanno tutti ad accusare qualcuno (Veltroni, gli elettori, lo zio Lodovico) o ad accusarsi a vicenda. Tutti a dichiarare, chiacchierare, al riparo nei loro palazzi, palazzetti, capanne e di parole spesso vuote, mentre l’uragano scoperchia le case. Tutti a suggerirci di aprire un ombrellino di cartone, purchè sia quello che dicono loro. E intanto, piove, e pure forte. Nessuna speranza allora? Sembrerebbe. Eppure, chissà perché, se entri in una delle poche grandi fabbriche rimaste, o in una delle milioni di piccole imprese disseminate per la penisola, in uno dei tanti uffici pubblici e privati, o semplicemente se cammini per strada tra la gente, ti accorgi che ancora qualcosa di sinistra c’è. Nascosta tra paure vecchie e nuove, rabbie, speranze, e delusioni. Forse, cercando, se ne trova ancora. E forse non è neppure poca. Anche adesso che piove forte e senza tregua, anziché cercare di aprire sparuti ombrelli di carta, anziché scannarsi per stabilire chi è più di sinistra di chi, o se è più giusto ripartire da Ferrero, Ferrando, Pecoraro, Diliberto, Turigliatto o qualcun’altro di questi sepolcri imbiancati, si può provare a fare qualcosa. Magari ripartire dalle strade, dalle piazze, insomma dalle persone in carne e ossa. Ascoltarle, interpretarne i bisogni e le speranze. Forse è tardi, forse non servirà più a nulla, magari continuerà a piovere forte ancora per molto tempo. Ma potrebbe pure tornare il giorno in cui qualcuno, magari Nichi Vendola, il famoso Nicola da Bari, potrà riportare nelle Hit Parade delle classifiche il suo grande successo di un tempo, riarrangiato con melodie e ritmi più moderni: Erano i giorni dell’arcobaleno. Finito l’inverno, tornava il sereno.
Buon tutto!

Deve essere successo qualcosa, in Italia, in questi giorni. Qualcosa di inaspettato, di imprevedibile. Deve esserci stato o un tremendo terremoto, o addirittura, una rivoluzione. Qualcosa che sembra abbia a che fare con le recenti elezioni politiche. Lo si capisce dall’eccitazione per strada, dai titoloni sui giornali, dagli special televisivi. Ma che è successo? Hanno vinto Sinistra Critica, o il Partito Comunista dei lavoratori, con oltre il 75 per cento dei voti? No, qualcosa di ancora più incredibile: le elezioni le ha vinte Silvio Berlusconi! Straordinario! E chi l’avrebbe mai detto! Non se lo aspettava proprio nessuno! Nei due mesi di campagna elettorale, tutti erano stati dati per favoriti, dai commentatori, dai sondaggi. Tutti: Veltroni, Casini, Bertinotti, Turigliatto, Santanchè, Partito pensionati, il Marco Ferrando, la Marianna la va in campagna. Ma Berlusconi che nel 2008 vince le elezioni è come il Brasile che vince i mondiali, o il caldo a luglio, o il freddo al Polo nord. Inaspettato. Anche noi Comicomix siamo stati colti di sorpresa. Eravamo certi che il centro sinistra, dopo i 2 meravigliosi 2 anni di Governo, di cui tutti gli italiani, di destra di centro e di sinistra parlavano con entusiasmo, avrebbe vinto, anzi stravinto. Invece, è successo l’ennesimo miracolo italiano. Noi Comicomix siamo messi molto male. Sì perché, essendo certi della vittoria di D’Alema, Marini, Bertinotti e Pecoraro Scanio, Padoa Schioppa, insomma di tutti coloro che in questi anni hanno dato il loro prezioso contributo per rendere simpatico e vincente il governo di centro sinistra, noi ci eravamo acquattati nelle braccia del sicuro vincitore, cioè di Veltroni, prendendocela quasi quotidianamente con Berlusconi. Anche noi, da bravi italiani, siamo deboli con i vincenti e prepotenti con gli sconfitti. E Silvio ci sembrava un povero pulcino bagnato. Quindi: Giù botte! E invece, nonostante tutti i nostri sforzi e l’autorevolezza delle nostre critiche, seguite da miliardi e miliardi di visitatori devoti e ubbidienti, non ce l’abbiamo fatta. Ci ha fregato, ha vinto lui. Così, come il presidente Napolitano, esprimiamo le nostre congratulazioni alla coalizione guidata dall’onorevole Berlusconi per la netta vittoria conseguita, grazie al voto di 17.063.874 elettori, cittadini ai quali ci uniamo subito, salendo sul carro del vincitore. Esprimiamo invece alla esigua minoranza di italiani che non hanno votato per lui – circa 30 milioni tra astensioni, voto ad altri partiti, schede nulle – il nostro rammarico e la nostra riprovazione per non aver capito che lui, solo lui, niente altro che lui ci può salvare. Lo si vede già. Appena saputo il risultato, ha subito preso in mano la situazione. Con un diluvio di dichiarazioni. Ci ha fatto sapere di avere la squadra di governo già tutta in testa. Si è consultato con il presidente del Milan, il proprietario di Mediaset, il presidente di Forza Italia, e poi ha deciso i ministri. Siccome è buono, ha gentilmente informato Fini e Bossi, con una telefonatina. Presto ci saranno uomini esperti che si metteranno subito al lavoro. Tremonti all’Economia. Frattini agli Esteri. Calderoli alla Bocciofila. La Russa agli effetti horror. E Bossi? Bossi, non conterà nulla. E’ evidente che non è stato per nulla determinante nel successo elettorale di Berlusconi. Si accontenterà di poco: gli basterà spaccare l’Italia. E per fortuna, stavolta, per riformare la Costituzione non si troverà davanti i Costituzionalisti. Bisogna ammettere che riformare la costituzione discutendo con i costituzionalisti è strano, come trovare un chirurgo in sala operatoria! No, stavolta Bossi se la vedrà direttamente con il nostro Tabaccaio. Insomma, avrete capito che anche noi cediamo le armi. Nei prossimi mesi, non potremo fare altro che occuparci di Berlusconi, lodandolo come merita. Dei suoi alleati, che ci ispirano fiducia e simpatia. Ci divertiremo insieme a loro. Siamo così contenti di questo risultato elettorale che – pensando al futuro dell’Italia con un po’ di apprensione, ma a quello del nostro piccolo Scarabocchio con molta gioia – anche noi Comicomix, ora e sempre, continueremo a cantare: meno male che Silvio c’è!

Buon tutto!

Uno scarabocchio diverso. Uno scarabocchio in progress. In esclusiva per i nostri 36 piccoli lettori, oggi facciamo uno Scarabocchio in continuo aggiornamento, sull’onda dei risultati e delle notizie che si susseguiranno durante lo spoglio delle schede. Lo arricchiremo mano a mano che si diraderà la nebbia sullo spoglio elettorale, e i risultati ci appariranno nudi davanti agli occhi.
Lo faremo nel corso di questa lunga giornata, magari utilizzando (se ce ne saranno) anche i vostri commenti.

Ore 15: Un sedicente movimento per il buon costume ha occupato tutti i seggi elettorali. Vogliono impedire lo spoglio delle schede. Panico al Viminale.

Ore 15.30: Grazie all’intervento coraggioso della senatrice Paola Binetti del Pd e di Sandro Bondi del PdL, che hanno minacciato di spogliarsi a reti unificate davanti alle urne chiuse, la protesta è rientrata. Lo spogliarello (pardon, lo spoglio) è iniziato.

Ore 16: Secondo gli exit poll realizzati da Consortium il Senato sarebbe in bilico. Silvio Berlusconi, preoccupato pe rla tenuta dell’edificio, ha prontamente inviato una squadra di abili carpentieri al Viminale, per raddrizzarlo.

Ore 16.30: Mentre Walter Veltroni attende le prime proiezioni del film: "Il giorno in cui persi le elezioni (ma anche no..più sì che no)" una clamorosa notizia si diffonde: Comicomix ha superato le 200mila visite! Grazie a tutti…

Ore 17: Oggi al Senato boom della Lega.
Tra qualche giorno, con il nuovo governo, boom dell’Italia.

Ore 17.30: Dal Partito democratico parlano di grande rimonta. Ai Comicomix era bastata la monta del 2001…

Ore 18: Brutto risultato per la Sinistra Arcobaleno. Portatevi dietro gli ombrelli, questi sono giorni di pioggia.

Ore 18.30: Berlusconi allunga. Avrà messo gli ultra tacchi?

Ore 19: Veltroni dichiara: "Abbiamo fatto la cosa Giusta." Speriamo che ci spieghi presto per chi.

Ore 20: Silvio Berlusconi esprime profonda soddisfazione. La profonda malinconia la lascia tutta a noi

Ore  22: Silvio Berlusconi ha vinto. Umberto Bossi ha stravinto. Auguri Italia

15 aprile
Ore 8
: Berlusconi: Pronta la squadra di Governo. Fini andrà alla Camera. Così gli porta ogni mattina la colazione

Ore 18: Veltroni: Da Berlusconi pessimo inizio. Aspetta e vedrai, Walter. Ci stupirà con effetti speciali…

Al possimo Scarabocchio…

Buon tutto!

Ieri abbiamo partecipato, in voce e nick, anche ad una diretta radiofonica e per chat su Giornalettismo.

Proprio nell’imminenza del voto, ci troviamo a dover lodare Silvio Berlusconi. Lo abbiamo già fatto su Giornalettismo, lo rifacciamo anche qui. Finalmente Berlusconi parla sul serio. E lo fa da par suo, andando dritto al cuore dei problemi. Silvio ha detto che la giustizia in Italia è davvero un problema. E’ un problema la giustizia civile e poi anche quella penale. Bravo Silvio. Sì, perché in Italia esistono grossi problemi di giustizia. Tranquilli, amici: non si tratta di quelle piccole questioni che non interessano a nessuno, tipo il funzionamento e la celerità della giustizia civile e penale, oppure il problema degli organici delle procure del Sud che si stanno inesorabilmente svuotando pregiudicando l’efficacia del contrasto alla criminalità organizzata ad esempio. Di queste sciocchezze si occupano tutt’al più quei sovversivi mezzi pazzi dell’Associazione Italiana Magistrati. Ma a chi volete che importi se in Italia nel 2006 un processo penale è durato in media 240 giorni? E un processo civile (che ne so, un fornitore che fa causa a un cliente perché non l’ha pagato) durato in media 902 giorni? Ma c’è davvero qualcuno che si preoccupa se il Ministero della Giustizia ha speso nel 2005 10,7 milioni di euro per risarcire i cittadini danneggiati dall’eccessiva durata dei procedimenti? O se la Corte europea dei diritti dell’uomo ha già comminato all’Italia 276 condanne, per una somma di 17 milioni di euro, a causa della lentezza dei processi e dei danni che la giustizia provoca ai cittadini? Ma non scherziamo, ben altre sono le priorità del sistema giudiziario, i mali che attanagliano la giustizia nel nostro paese. E Silvio Berlusconi lo sa. Lui ha fatto delle proposte concrete, per quelli che sono i reali interessi dei cittadini: Il nostro eroe non abbandonerà la politica fino a quando un cittadino italiano accusato giustamente o ingiustamente di un reato non abbia la certezza entrando nell’aula di un tribunale di non dover guardare con il batticuore il giudice per vedere se ha la faccia del giudice coraggioso. E lui lo sa. La giustizia è intervenuta nella politica indebitamente: troppi magistrati hanno usato il loro potere ai fini della lotta politica. Silvio è una vittima esemplare, ha un record universale in udienze: meno male che ci hanno pensato i suoi avvocati, eletti in parlamento, a fare delle Leggi ad hoc (o ad personam? Chi se lo ricorda, ormai…) che hanno estinto i reati, o accorciato i tempi di prescrizione, cos’ì da evitare che quei banditi travestitti da giusdici se la prendessero con lui, costringendolo (ma che faccia tosta!) a rispondere delle accuse per i fatti che aveva commesso! Ma Silvio, coem sempre magnanimo e conscio di quali sono i suoi (pardon, nostri) interessi, ha trovato la soluzione. Il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale. Ecco quello che ci vuole. E poi, una bella legge che impedisca le intercettazioni. E poi, una bella legge che ripristini l’immunità parlamentare. E poi, una bella riforma dell’ordinamento giudiziario in cui i pubblici accusatori siano reclutati con diversi concorsi, abbiano una diversa carriera e lavorino in immobili diversi e lontani da quelli dove lavorano i giudici. E possibilmente, li considerino dei nemici da abbattere. E possibilmente, siano scelti tra i fratelli, i figli, gli amici di Silvio Berlusconi (meglio non correre rischi, no?. D’altronde, finora l’impunità di Silvio (pardon, la giustizia giusta) è stata garantita dall’eroismo di pochi coraggiosi, come lo stalliere Mangano.  Ma non è che si può sempre fare affidamento su personaggi di tale specchiata virtù, di frequentazioni così nobili (le suore carmelitane, le associazioni di volontariato e ogni tanto cCosa nostra). Quindi, prima che sia troppo tardi, non appena le elezioni avranno riconsegnato le chiavi del potere, bisognerà che ci si metta mano. Non si sa mai, potrebbe sempre succedere che qualcuno si svegli, e si accorga che – tra le tante cose da sistemare, in questo strano paese – ci sia anche la giustizia. Una giustizia che non sia più debole con i ricchi e potenti e feroce con i poveri cristi. Poveri cristi: più o meno come Silvio Berlusconi. Povero Silvio. E soprattutto, poveri noi.
Buon tutto!

On line su Comicomix anche una splendida illusrazione sui Libri di Eros e Alice, Come un libro aperto. E’ anche la copaertina di Blog Up, la rivista dei nostri amici Artemisia80 e Lario3. Se vi interessa

Un bambino cammina. Sul bordo di un burrone, ogni tanto guarda giù. Vede il vuoto, ma non ha paura. Cammina a testa alta, tra cumuli di monnezza, senza curarsi del buio che scende lentamente a coprire la sua voce, il suo sorriso, e il cuore delle donne e degli uomini buoni. Si guarda intorno, e anche se vede il buio nel cuore degli uomini, quel bambino non piange, e diffonde a tutti il suo sorriso curioso. E mentre il tempo passa in fretta e l’orizzonte piano piano si confonde, il bambino vede un gabbiano volare nel cielo, e pensa come deve essere il mondo, visto da lassù. E mentre cammina con questi pensieri, il bambino sente una voce dal fondo della terra. Gli dice che è tempo di andare; che questo viaggio, anche se il sole è ancora alto, anche se è ancora troppo presto, deve finire. Il bimbo sorride mentre vede il buio della notte avvolgerlo tra le braccia. Non ha paura. Anzi, canta, con una voce e un’armonia che nessuno in quella strada, tra quei cumuli di monnezza, aveva mai udito. E improvvisamente, mentre il buio si fa più fitto, afferra un palloncino spuntato dal nulla, si stacca da terra, ed inizia a volare. Mai occhio umano ha vito una luce così pura, così bella, così vera. Come un cielo dipinto di stelle. E tutti escono dalle loro case, a guardare quel volo, quel piccolo e lento andare nell’azzurro infinito, che prosegue leggero, mentre soffia il vento, e non sembra avere intenzione di interrompersi mai. E anche adesso, che tutto s’è fatto buio, nella notte senza stelle, si vede quel bambino, troppo presto rapito dal vento, aggrappato al suo pallone, volare nel cielo e gridare con tutto il fiato che ha in gola quella parola meravigliosa che molti hanno dimenticato: Libertà.

Caro Alessandro, o Libero83, come ti abbiamo conosciuto nel web,  come di certo sai bene da quell’angolo di universo in cui adesso sei andato a volare, non è stato affatto facile per me scriverti queste due righe.  Io e te ci capiamo, vero? Ecco, volevo solo dirti che ti penso spesso, più spesso di quanto avrei mai immaginato. Lo faccio senza lacrime, come so che ti sarebbe piaciuto. Anzi, lo faccio proprio con un bel sorriso. Un sorriso come il tuo: semplice, timido, che voleva abbattere quel mare di monnezza chiamato omertà. Quello che ci impedisce di esprimere liberamente le nostre idee e confrontarle con gli altri. Al tuo sorriso, che purtroppo ormai posso solo immaginare, questo mio piccolo pensiero è dedicato. Vola felice nel vento. E  sai che, per quanto assurdo possa sembrare, visto che non ci siamo mai incontrati di persona, non ti dimenticherò mai. Ciao.

Carlo, e tutti i Comicomix, con un affetto troppo difficile da descrivere solo con qualche parola nel web.

Un grazie speciale a Stefano Massa, che ci ha coinvolto in questa sua bella idea per ricordarlo. E a tutti coloro che passeranno a salutare Libero83, e la sua famiglia, nel suo blog.

Oggi, uno Scarabocchio un po’ diverso. Un’intervista, ma stavolta possibile. Come i nostri 36 piccoli lettori sanno Noi Comicomix siamo impegnati nella battaglia contro il Neuroblastoma, un tumore dell’infanzia che rappresenta la prima causa di morte per i bambini di età inferiore ai 6 anni. Sul neuroblastoma si concentrano da tempo le ricerche di tanti studiosi in tutto il mondo per trovare una cura che – oltre che salvare migliaia di vite fra i bambini – aprirebbe molte interessanti prospettive anche per guarire molti altri tumori,  anche quelli dell’adulto. La ricerca scientifica è dunque la principale risorsa di cui disponiamo per migliorare le capacità di diagnosi, l’efficacia e l’appropriatezza delle terapie, la cura e il conseguimento di una guarigione definitiva. Ma fare ricerca costa, e molto. Bisogna trovare le risorse, destinare i fondi raccolti verso ricerche serie e che raggiungano dei risultati concreti. Per questo ci sono gli angeli. Non solo quelli del Paradiso, per chi ci crede. Angeli sulla terra. Per Giornalettismo ne abbiamo incontrato uno, il dott. Filippo Leonardo, il Vicepresidente della Fondazione per al Lotta al Neurobastoma, una Onlus che si occupa da anni di combattere questa patologia dell’infanzia.

Com’è cominciata quest’avventura?
Lavoravo presso il day hospital dell’Oncologia del Gaslini. Ho visto nascere l’Associazione per la Lotta al Neuroblastoma dalla disperazione dei genitori e dalla frustrazione dei medici.
Cosa ti ha spinto a buttarti in questa battaglia?
Ero stanco di vedere i bambini affetti da Neuroblastoma scomparire troppo presto. E volevo fare qualcosa per loro e per i loro genitori.
Facci conoscere meglio l’Associazione, com’è organizzata, com’è composta, quanti soci ha, quanti fondi raccoglie
L’Associazione è stata fondata da 20 persone, tra genitori e medici, il 23 luglio 1993; subito sono stati raccolti 200 milioni delle vecchie lire da una dei soci fondatori, l’attuale Presidente, dott.ssa Sara Costa e su questi fondi è cominciata la nostra avventura. All’inizio facevamo solo alcune sporadiche manifestazioni sul territorio, organizzate dai soci fondatori, poi dal giugno 1994, dopo la mia assunzione, è iniziata un’opera sempre più capillare di insediamento nel territorio. E la prima campagna nazionale, con le uova di pasqua. Nel 1995 erano 5.000, quest’anno ne abbiamo offerte 120.000
Che cos’altro avete fatto?
Campagne di direct marketing, raccolta di adesioni. Pensa, dai 20 soci fondatori siamo arrivati a quasi 100.000 oggi. Dal 2003 il Comune di Genova, riconoscendo la nostra attività, ci ha concesso a canone quasi gratuito, 140 metri quadrati di uffici qui a Sestri Ponente, da cui si organizza tutta l’attività nazionale, coordinando tutti i nostri volontari, per lo più genitori di bambini scomparsi, che uniscono tutti assieme le loro forze per sconfiggere il Neuroblastoma.
Come ottenete le risorse per la ricerca?
Attraverso le campagne nazionali di Natale e Pasqua, attraverso l’aiuto costante dei nostri soci, grazie gente che organizza durante l’anno più di 100 manifestazioni per noi, con oltre 750 giornate di raccolta presso vari centri commerciali, grazie alle aziende che ci affiancano, grazie a 365 giorni di lavoro all’anno, anzi quest’anno 366
Quanto riesce a raccogliere oggi l’Associazione per la lotta al Neuroblastoma?
L’Associazione, con la sua Fondazione, oggi raccoglie ogni anno quasi 2,5 milioni di euro, destinati al sostegno della ricerca scientifica sul neuroblastoma ed i tumori solidi pediatrici. Tieni presente che l’Associazione ha solo 4 dipendenti e 2 collaboratori, per il resto abbiamo oltre 500 volontari su tutto il territorio. La Fondazione invece ha 46 ricercatori e tecnici in busta paga.
Fammi capire: l’Associazione per la Lotta al Neuroblastoma raccoglie fondi che la sua “gemella” Fondazione impiega per la ricerca per sconfiggere questa patologia dell’infanzia. Ho capito bene?
Sì, è così.
Quali sono i principali centri di ricerca che finanziate con le vostre risorse?
L’Associazione, attraverso la sua Fondazione finanzia la diagnostica per tutti i bambini italiani colpiti da Neuroblastoma. Dovunque, dovunque un bambino abbia un sospetto di tale patologia interviene l’Associazione per la lotta al Neuroblastoma.
Un’azione capillare, quindi su tutto il territorio nazionale. E poi?
La Fondazione Neuroblastoma ha un suo laboratorio di ricerca a Genova, presso l’Istituto Tumori. Ma finanzia anche centri presso l’Istituto Gaslini Genova, l’Istituto Tumori di Milano e di Genova, il CEINGE a Napoli, la Città della Speranza di Padova, l’Enea a Roma, un centro presso l’Università di Trento, il Sant’Orsola a Bologna, il Policlinico di Catania, il Gemelli di Roma e il Meyer di Firenze
Come impiegate le risorse raccolte?
Solo ed esclusivamente per il sostegno della ricerca scientifica; per farti capire, la Fondazione NB finanzia tutta la diagnostica italiana per tutti i bambini affetti da Neuroblastoma, ed ora anche per quelli affetti da epindimoma e medullolastoma; progetti carriera per giovani ricercatori; progetti di ricerca mirati allo sviluppo di nuove terapie sul neuroblastoma ed i tumori solidi pediatrici; progetti sulle nuove teconologie, un laboratorio dedicato a Neuroblastoma.
La via della ricerca è lastricata di passi avanti ma anche di sconfitte. Qual è la cosa di cui sei più soddisfatto in questo percorso ormai quindicennale
Oggi i bambini sono curati con più rispetto; le terapie sono più”dolci” e più mirate e riusciamo a guarirne non più solo 5 su 100, come allora, ma quasi 60 su 100
E qual è quella che non riesci ad accettare?
Che ne muoiano ancora tanti, troppi, fosse anche solo 1 è uno di troppo.
Quali sono i progetti concreti per il futuro, e quali traguardi pensate di poter raggiungere
Il progetto è solo uno. Sconfiggere il neuroblastoma, prima che sia possibile
Pensi che sarà possibile, un giorno?
Ne sono sicuro, e non molleremo sino a quel giorno

Grazie, Filippo. A te e a tutti gli Angeli che si battono contro questo male. Anche noi nel nostro piccolo, abbiamo un sogno. Un giorno, non tanto lontano, in cui potrai dirci che un grande passo avanti è stato fatto. O, meglio ancora, un giorno in cui potrai dire a tutti che la cura per questa malattia è stata finalmente trovata. Un giorno in cui, finalmente, se il Neuroblastoma busserà alla porta di una qualche famiglia di questo mondo, quella famiglia saprà che il percorso, seppur duro e difficile, è un percorso aperto alla certezza di un lungo futuro. Se ti guardo negli occhi, so che succederà.

E per far arrivare prima quel momento, tutti noi possiamo contribuire, se vogliamo, ad aiutare questi angeli. E’ semplice. Basta fare un Piccolo gesto.  Cliccate qui sotto:

Come molti di voi sanno già, noi, nel nostro piccolo, portiamo avanti le nostre battaglie: Regala un sorriso e Un sorriso lungo un anno. Se vi va potete sostenerci, non vi costerà assolutamente nulla. E la nostra battaglia proseguirà a breve  anche in Giornalettismo, il nuovo sito di informazione e opinione in cui siamo coinvolti. Se volete saperne di più, basta andare qui

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