You are currently browsing the monthly archive for febbraio 2008.

Ci sono in giro dei disfattisti che dicono che la situazione economica non è buona. Che siamo alla vigilia di una delle peggiori recessioni economiche degli ultimi 30 anni. E che il sistema economico mondiale – che sarebbe quel modello di sviluppo basato su un’espansione continua di produzione di beni non sempre utili, consumi che molto spesso sembrano sprechi, disuguaglianza sociale ed economica tra ricchi e poveri in costante divaricazione – assomigli sempre più a un castello di sabbia in riva al mare prima di un uragano, o ad essere buoni una casetta che scricchiolia sempre più fotre e ,ostra crepe sempre più evidenti. Per fortuna, c’è George Bush. Che tranquillizza tutti: l’economia sta solo rallentando, tutto va per il meglio e tra qualche mese tutto ritornerà più bello e più superbo che pria. Di George Bush ci si può fidare. Ha dimostrato di avere la vista lunga, come quella di un’aquila, anche se è palese che non sia un’aquila. L’esperienza ci insegna che non sbaglia mai. Quindi, non c’è nulla di cui preoccuparsi, esattamente come dicevano a Pompei nel 79 dopo Cristo. E infatti, guardandosi intorno (e cercando naturalmente di non voltarsi verso i paesi del terzo mondo, dove ci si limita a morire di fame) i segnali sono tutti incoraggianti: si è sgonfiata la bolla immobiliare, provocando un impoverimento generalizzato della popolazione americana, e portando il debito dei consumatori americani con le società delle carte di credito a superare la soglia dei 2.200 miliardi di dollari (e tra il 1989 e il 2006 è cresciuto appena del 315 per cento). Il prezzo del petrolio ha sfondato i 100 dollari al barile, e c’è chi scommette – in quelle bische clandestine che qualche Professore di economia continua a chiamare mercati finanziari – che possa arrivare anche a 200 dollari. Il prezzo delle materie prime cresce a dismisura, gonfiato da una domanda sempre più elevata e dalle speculazioni che avvoltoi travestiti da broker si divertono a fare tra un drink, un lunch e un party. Il prezzo di una strana sostanza (che miliardi di persone nel mondo si ostiano a mangiare sotto forma di pane e altre vivande) chiamata grano ha segnato il nuovo record con oltre 31 centesimi di euro al chilogrammo, alla fine delle contrattazioni al Chicago Board of Trade. Insomma, è chiaro ed evidente che va tutto bene: stiamo solo ballando sull’orlo di un vulcano prossimo all’eruzione. Bush, però, con la saggezza che ha sempre dimostrato, ci invita a stare tranquilli. Lui ha un piano. Una proposta rivoluzionaria per un nuovo modello di sviluppo, rispettoso dell’ambiente (e cioè, delle generazioni future, cioè dei nostri figli)? Un pacchetto di soluzioni che affrontino la crisi dei mutui, magari accollandosi almeno in parte le enormi perdite di ricchezza a cui verranno sottoposti milioni di cittadini americani? Un "New deal" con il quale lasciare in eredità al suo successore una nuova stagione della politica americana perché gli USA non siano il ridicolo gendarme impotente ad affrontare i problemi di un mondo complesso a colpi di cannone ma il paese guida se non del mondo almeno dell’occidente? No, George Bush ha un piano molto più semplice, anzi semplicissimo, quasi inesistente (senza il quasi). Ci invita a stare tranquilli. George Bush, come il capitano del Titanic, nella indimenticabile canzone di De Gregori, non ha mai paura. Guarda verso l’orizzonte, e ai marinai e ai mozzi (che poi saremmo noi poveri piccoli esseri umani) sussurra sottovoce: “Signori, state calmi. Anche se io non vedo niente, c’è solo un po’ di nebbia, che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente”. Insomma, possiamo stare tranquilli. Con gente così al comando, se tutto va bene, siamo solo rovinati.
Buon tutto!

Se questo post ti piace, lo puoi votare. Basta andare QUI e cliccare OK

Domani Sabato on line su Comicomix una nuova illustrazione nella galleria di Alice. Sempre se vi va…

 

Umberto Bossi è furioso. E’ talmente arrabbiato che sembra il ritratto di Umberto Bossi. Ce l’ha, manco a dirlo, contro il Governo di Roma, insomma contro il Governo romano. Praticamente ce l’ha con Romano, e con i suoi Prodi, razza del profondo sud (residenti tra Bologna e Reggio Emilia, con qualche diramazione a Forlì) che complotta contro la laboriosa economia del Nord Italia (pardon, della Padania). E Bossi pensa male. Anzi, mal pensa. Pensa che i Prodi, accampati tra Fiano Romano e Spinaceto, con qualche diramazione a Fiumicino, abbiano inviato in missione speciale a Parigi l’agente segreto Carla Bruni (nome in codice: Cavalla di Troia) per accordarsi con i loro cugini Francesi, e mettere definitivamente al tappeto le terre del Lombardo-Veneto e del Regno di Savoia. Lo strumento oscuro delle forze del male è l’Air France, contro cui si scaglia a colpi di sassofono Roberto Maroni,  rievocando il ritorno dell’occupazione centralista parigina. Roberto Calderoli, con tutto il suo neurone eccitato, ha proposto di dichiarare guerra a Napoleone. Insomma, Bossi pensa male, Maroni mal pensa, Calderoli non pensa. Il complotto prevede l’abbandono dell’aeroporto di Malpensa, ultimo baluardo dello sviluppo del Nord Italia, per impedire i collegamenti aerei dei cittadini, isolandoli dal cuore dell’Europa. Per sventare il complotto, ed evitare l’uso di carretti, pagode, risciò per il traffico di cose e persone da Cusano Milanino a New York, i previdenti amministratori locali del lombardo veneto (molti dei quali, naturalmente Leghisti) hanno favorito il proliferare di tutta una serie di misteriose costruzioni che vengono chiamate aeroporti disseminate per le valli padane. E così, da Venezia, a Villafranca, da Orio al Serio a Linate, ma pure da Trieste a Bolzano, presto anche a Treviso (e, tra poco, inizieranno a costruirne anche a Monza, Gemonio, Como, Collio, Mantova, Valdobiaddene e San Donato Milanese) spuntano come funghi aeroporti che (Miracolo! Miracolo!) aumentano continuamente i flussi di traffico verso le varie destinazioni europee e mondiali. Gli italiani del Nord, chissà perchè, pare che preferiscano prendere un aereo a due passi da casa anziché fare viaggi di centinaia di chilometri verso Gallarate (dove ha sede Malpensa). Dicono che costa meno ed è più veloce. Forse, oltre che laboriosi, sono anche più svegli dei loro rappresentanti. E allora chissà perchè Bossi si agita dietro a Malpensa? Pensa che ti ripensa, anzi, Malpensa che ti Malpensa (come diceva un tale, a malpensare si fa peccato, ma spesso ci si azzecca)  sembra che dietro tante grida di dolore ci sia una società, la SEA, la società degli aeroporti di Milano. Società che qualche responsabilità sul mancato decollo di Malpensa sembrerebbe avercelo. Società che ora, in nome del popolo padano, bussa cassa. E a chi? Ma è chiaro, a Roma Ladrona! In nome del libero mercato, infatti, il mantenimento di Malpensa passa per i cospicui finanziamenti che dal Colosseo dovrebbero viaggiare a velocità supersoniche (non come il Malpensa Express, la navetta che collega Milano all’aeroporto, che cammina come una Caretta Caretta sul bagnasciuga e pare abbia stabilito il record mondiale di lentezza). A capo della SEA c’è un certo Giuseppe Bonomi che – ma che strana coincidenza! – è un esponente di spicco della Lega Nord. Quello che ha pensato uno strampalato piano per il ri-decollo di Malpensa, e che intanto soffia sul fioco della polemica contro la "romana" Alitalia, madre di tutti gli sprechi. Alitalia che lui conosce benissimo, visto che, nel periodo 2002-2004, ne è stato il presidente, dandole il colpo di grazia. Di fronte alla costruzione della splendida cattedrale nel deserto della brughiera gallaratese e ai cumuli di denaro sprecato che ne sono seguiti, pare sia venuto in pellegrinaggio anche Ciriaco De Mita, che ha voluto incontrare Umberto Bossi, trattandolo come un figlio. Il memorabile incontro, svoltosi a Gemonio, si è concluso con De Mita in lacrime che diceva: "Bravo, Umberdo. Hai faddo un oddimo lavoro. Noi ber il derremodo dell’Irbina siamo stadi dei dilettandi!”. Adesso, con l’imminente trionfo elettorale alle porte, grazie anche all’alleanza stipulata con il Movimento dell’Autonomia Siciliana, capitanato (potenza dei nomi!) dal Sig. Lombardo, dalle valli del varesotto si canta "Malpensa non si tocca!" "Io Malpenso, e tu?" "Chi non mal pensa non ce l’ha duro!" Già si vedono dalle campagne romane salire messi di oro, incenso e birra (rigorosamente padana). Sarà una festa, come non se ne vedevano da anni. Umberto mangerà i cannoli di Cuffaro, di cui è golossissimo. Maroni continuerà a suonare il sassofono, Calderoli continuerà ad essere suonato. Verrà costruito un aeroporto mega galattico a Varese lido (cementificando il lago, pazienza…) e tutti saranno finalmente padani e contenti. Perchè sarà anche vero che Roma è ladrona. Ma anche Varese, a occhio e croce, non scherza…

Se questo post ti piace, lo puoi votare. Basta andare QUI e cliccare OK

Il sole, puntuale come ogni anno, buca il cielo e comincia a scrollarsi di dosso il freddo dell’inverno, sciogliendo la neve. Le mimose tinteggiano di una nuova luce fresca il paesaggio infreddolito. E torna, come ogni anno, il festival di Sanremo, con le sue luci, le ombre, le canzoni e canzonette, le invidie, le trame. Un po’ come la vita: tutto sempre uguale, eppure sempre diverso. Ogni volta, chissà perché, mi sorprende il pensiero di un giorno lontano, lontano nel tempo. E rivedo te in un sorriso, nell’espressione di un volto per caso. Te che, in una notte di gennaio del 1967, proprio nel corso di un Festival di Sanremo, hai detto “Ciao amore ciao”, e te ne sei andato. Non si sa bene come, non si sa perché. Semplicemente è andata così. E la vita, questa linea stretta che corre leggera, questo attimo breve come un fiocco di neve, svanì in un lampo, in quella notte di gennaio. Non so se tu abbia avuto ragione. Perché forse è vero (come dicevi tu) che la vita che scorre sottile, un giorno dopo l’altro, un passo dopo l’altro, sembra sempre la stessa, e dipinge il cammino di strade sempre uguali, delle stesse facce, delle stesse case. E forse è vero anche che i nostri occhi intorno cercano l’avvenire che avevano sognato, ma  i sogni restano sempre sogni mentre l’avvenire è ormai quasi passato. Ma anche se la speranza sembra a volte davvero un’abitudine, io continuo a pensare, nonostante tutto, che un giorno cambierà. Forse non sarà domani,  non so dirti come e quando, ma vedrai, vedrai che cambierà. Per questo continuo ad ascoltare canzoni, anche se spesso sono solo canzonette. Perché a volte capita che quella musica,  quelle parole che ci attraversano la vita, siano come i piccoli raggi di sole che sorridono in queste mattine ancora fredde. E magari guardando un paesaggio, prende come un’illogica allegria di cui non si sa il motivo; come se improvvisamente ci si prenda il diritto di vivere il presente. E allora respiro profondamente questa vita che passa veloce, come quel fiocco di neve che cadde in gennaio del 1967. La vita è forse una storia sbagliata, da non raccontare, ma è un’avventura, una storia diversa per gente normale, una  storia comune per gente speciale. Forse un po’ complicata. E anche se spesso ti prende una strana amarezza, perché ti sembra che non ci sia una canzone per te, ti senti solo e sembra che la festa che è appena cominciata sia già finita, forse, in questa strana storia da non raccontare, forse c’è amore un po’ per tutti, e tutti quanti hanno un amore, in questa strana e cattiva strada che corre impazzita senza un senso. E pensi che non sarà domani, ma un bel giorno cambierà. E ti guardi intorno, mentre il sole buca le colline, e pensi che c’è gente che ha avuto mille cose, tutto il bene e tutto il male, e che si perde per le strade del mondo come è successo a te, in quella notte di gennaio a Sanremo. Chissà se avevi ragione tu, oppure ho ragione io. Forse, entrambe le cose. Io so solo che a me piace vedere l’inverno cadere sul sorriso delle persone, e so che a volte basta poco per trovare una piccola ragione d’allegria; a volte può bastare persino una rosa. E ora, in questi giorni in cui il freddo comincia a svanire, e sul palco di Sanremo si stanno per riaccendere quelle luci che ti videro cantare, e nuove canzonette scivoleranno silenziose nell’oblio, penso che passerà anche questa stagione senza far male, e anche questa pioggia sottile, come passa il dolore. E la vita sarà, domani, e domani, e domani, sempre un giorno incerto, di nuvole e sole. Ma ad ogni istante c’è qualcuno a cui puoi regalare, o che può regalarti, una rosa. Basta poco. E così, mentre ripenso alla tua vita spezzata in quella notte di gennaio del 1967, e le luci del palco del festival di Sanremo sono ancora spente, ripenso alle tante vite silenziose spezzate troppo presto, ai troppi fiocchi di neve sciolti in un istante dal sole. Non so se ci sia il paradiso, ma  penso anch’io che se ci fosse, dio lo avrebbe fatto  soprattutto per chi non ha sorriso ma ha vissuto con la coscienza pura. E così, mentre un’illogica allegria accarezza dolcemente il mio sorriso, dico ai signori benpensanti che l’inferno esiste solo per chi ne ha paura. E che anche tu, Luigi, tu che come tutte le più belle cose vivesti solo un giorno come le rose, se c’è un paradiso, stai lì. In questa giornata di sole, nell’aria già primaverile, sembra quasi di sentirti cantare, lontano, lontano, nel tempo.
Buon tutto!

Questo post è dedicato a Luigi Tenco e ad altri amici che hanno allietato e allietano il cammino dei nostri giorni con le loro parole, i loro pensieri e la loro musica. A Fabrizio, Sergio, Giorgio, oltre che a Luigi, chiediamo scusa per avere indegnamente utilizzato la loro poesia, e speriamo che ovunque si trovino ci possano perdonare

Se questo post ti piace, lo puoi votare. Basta andare QUI e cliccare OK

La voce correva di bocca in bocca, veloce come il vento, già da qualche tempo. Nessuno osava parlarne, neppure in privato. I segnali si sono intravisti già all’inizio del millennio. Timidi indizi che si sono via via moltiplicati. E facciamo mea culpa. Dovevamo capirlo, che qualcosa di grave stava accadendo, ma non siamo stati sufficientemente attenti. Quando, nel giro di poco tempo, George W. Bush divenne Presidente degli USA, Vladimir Putin venne acclamato campione di democrazia, Bruno Vespa fu definito giornalista, Enzo Biagi fu cacciato (pardon: gentilmente invitato ad andarsene perché aveva rotto i co…siddetti) dalla Rai, Giulio Tremonti nominato Ministro dell’economia, avremmo dovuto capirlo. Ma non è bastato. Chi lo faceva notare, veniva subito messo a tacere: si sa, il mondo è pieno di disfattisti e catastrofismi. Ma quando, qualche anno più tardi, Bush è stato rieletto Presidente degli USA, Gigi D’Alessio è stato considerato un cantante, Mastella è diventato Ministro della Giustizia, D’Alema è stato definito di sinistra, le prime pagine dei quotidiani italiani si sono riempite di Lele Mora e Fabrizio Corona, le tv si sono riempite di stupidi galletti e galline che si azzuffano per due minuti di notorietà, tutto era abbastanza chiaro. Ed è evidente che siamo tutti colpevoli. Non potevamo non sapere. Non potevamo non esserci accorti che era in atto uno stermino di massa, scientifico, programmato. Un genocidio. Lo stermino dei neuroni. In ogni testa che circola per strada dovrebbero essercene circa 100 miliardi, in tutto il mondo 600 miliardi di miliardi, Invece, secondo un censimento dell’Università della Lasagna (quella che il gusto ci guadagna ed è tutto una cuccagna) ne sono rimasti al massimo un paio di miliardi, dispersi all’interno di qualche scatola cranica sparsa per il mondo. Nessuno è in grado di dire come sia potuto accadere. Se ci sia stato un milleniun bag  delle sinapsi, o un virus propagatosi per contatto diretto o direttamente per le vie aeree. O se ci sia stata qualche casa farmaceutica che, su commissione di qualche potente della terra (fortemente sospettati, Silvio Berlusconi, Tony Blair e l’imperatore del Balengo) preoccupato che la forza del pensiero potesse provocare danni irrimediabili alla propria causa, abbia sparso nel mondo un’arma battereologica. Negli ultimi mesi i segnali si sono aggravati, ma c’era ancora chi si ostinava a negare l’evidenza. Ma quando una legge (o una magistratura con ancora troppi azzeccagarbugli?) permette a un noto violentatore di bambine di andare a braccetto con una bimba di pochi anni, e tutto sembra normale è chiaro che qualcosa non va. O quando nel mondo muoiono milioni di persone ogni giorno, per fame guerra, malattie, davanti alla vigliacca indifferenza di un’altra parte dell’umanità che nel frattempo si accapiglia per l’imminente inizio del festival di Sanremo, per le ultime nomination al Grande Fratello o per sapere chi andrà a letto stasera con Jessica Alba o Tom Cruise, non si può continuare a far finta di non vedere. Lo stermino di massa è ormai giunto in dirittura d’arrivo. Non c’è probabilmente più nulla da fare, ma dobbiamo comunque tentare di fare qualcosa. Dobbiamo salvare il salvabile e anche trovare i colpevoli di questa immane tragedia. Per questo, proponiamo immediatamente a Giuliano Ferrara di avviare una campagna presso l’Onu per la moratoria dell’imbecillità, anche se è chiaro che c’è un evidente conflitto d’interessi, ma tanto in Italia del conflitto d’interessi non interessa più a nessuno. Proponiamo anche di aprire una Commissione d’inchiesta che faccia luce su quanto è avvenuto in Italia e nel mondo in questi anni, come è potuto accadere che i cervelli svanissero così, giorno per giorno, senza che nessuno abbia fatto nulla. Per la sua indubbia competenza in materia, suggeriamo che l’inchiesta sia affidata a Roberto Calderoli, assistito da Mario Borghezio e (par condicio) anche da Lorenzo Cesa
Buon tutto!

Se questo post ti piace, lo puoi votare. Basta andare QUI e cliccare OK

E’ fatta. Pierferdinando ha varcato il Rubicone. Quando Silvio Berlusconi gli ha detto, chiaro e tondo, “O Entri nel Partito della Libertà o non voglio più saperne di te”, Pierferdi ha accusato il colpo e ha detto: “Silvio, tu così mi Ruini!” Di fronte all’insensibilità di Silvio, che ha anche staccato il suo cellulare e si è fatto sempre negare, mandando a rispondere il suoi maggiordomi (Bondi e Cicchitto), Pierferdinando ha provato a chiamare il suo vecchio amico di Bologna, Gianfranco Fini. Ma è rimasto interdetto quando, dall’altro capo del telefono, di fronte alle sue domande,  l’unica cosa che sentiva (una segreteria telefonica?) era “Bau! Bau!”. Pierferdinando ci ha pensato qualche giorno, in attesa di un cenno di papà Don Camillo. Nel frattempo, come Amleto, si è chiesto: “Essere o non Essere di nuovo un servo di Silvio Berlusconi?” e alla fine ha compreso che “CEI del marcio (oltre che in Danimarca) nel Partito delle Libertà!”. E ha deciso di partire per la guerra. Ha indossato l’abito talare, che gli dona moltissimo, ha messo nello zaino brillantina, crocefisso e fondotinta, ed è partito per la nuova avventura, come un guerriero senza macchia e senza paura. Solo contro tutti. Insomma, non proprio. Potrà sempre contare su Totò Cuffaro, esponente del Partito del Cannolo Siciliano, anche se non si porterà dietro tutta la pasticceria. Forse ci sarà anche quel galantuomo di Ceppaloni, un tale molto Clemente. E poi, forse qualcuno gli donerà anche una Rosa, naturalmente Bianca. Ma soprattutto potrà contare sul sostegno del padre. Sì, di suo papà: Don Camillo. Pierferdi ha subito convocato una CONFERENZA programmatica, e con il suo stile EPISCOPALE ha detto che la Repubblica ITALIANA può contare su di lui. La battaglia sarà dura, ma non mancano le speranze per poter vedere il trionfo dell’AVVENIRE. Infatti, grazie a complicatissimi calcoli matematici, in cui si è cimentato un famosissimo  scienziato  (molto noto a Erice e dintorni, un tale Antonino Zichichi) e considerando che il Partito della Libertà avrebbe circa il 36-38%, la Lega Nord, apparentata al Pdl ma solo nel Nord, avrebbe circa il poco più del 4%, il Partito Democratico ( e affini) avrebbe tra il 30 e il 35%, la Sinistra Arcobaleno circa  il 5-7%, e la Destra di Storace potrebbe prendersi il 4%, ecco che l’area di Centro, vagamente frastagliata tra UDC, Udeur, Rosa Bianca e altri fiorellin del prato, potrebbe arrivare anche al 10, forse 15% dei voti. Tenendo conto della distribuzione regionale dei voti, sarebbe quindi probabile che al Senato (comunque finiscano le elezioni, che diventerebbero un fastidioso anche se purtroppo inevitabile contrattempo) nessuno schieramento possa avere la maggioranza senza i voti di Pierferdi e compagnia. E questo sì che sarebbe uno splendido risultato! Bisognava proprio farci cadere un governo, no? Pare che, quando qualche consigliere un po’ meno addormentato degli altri abbia fatto questo complicatissimo ragionamento a Silvio Berlusconi, il cavaliere si sia mostrato preoccupato. La preoccupazione è aumentata quando gli è stato riferito che il buon Pierferdi è stato visto andare a fare un bel Bagnasco a Ostia, guidando una Bertone rosso Cardinale ultimo modello, e poi a cena con Don Camillo, Don Antonio, Don Peppino e la Malafemmina. A Silvio hanno anche spiegato che, dopo una concitata telefonata con Mons. Betori, Prodi, indossando il cilicio, e frustandosi a sangue, abbia deciso di varare il famoso Election CEI, accorpando politiche, amministrative e messa domenicale. Si dice anche che da oltre Tevere siano in partenza barconi di parroci con i manifestini dell’UDC in mano. Dicono che Silvio, guardando i sondaggi che lo davano sicuro vincitore 15 di giorni fa, e che adesso sembrano meno favorevoli, abbia esclamato mentre lanciava un osso a Fini, La Russa, Tremonti, Rotondi, Mussolini, Dini e Formigoni: “Cribbio, ragazzi, siamo proprio nei Casini!”
Buon tutto!”

Se questo post ti piace, lo puoi votare. Basta andare QUI e cliccare OK

“La prima classe costa mille lire la seconda cento la terza dolore e spavento…” inizia così una canzone di Francesco De Gregori che parla del Titanic, la famosissima nave da Crociera che solcò i mari in quei bei tempi (era il 1912) in cui la nave era un mezzo di trasporto e non di piacere, e la prima classe era privilegio di pochi eletti. E le navi erano piene di gente rigidamente suddivisa in classi; come ha detto un altro grande artista, Giorgio Gaber,“Per tutti un buon trattamento, ognuno ha il suo posto nel proprio recinto, mi sembra anche giusto:  Prima Classe, seconda classe, terza classe e poi? E poi le donne,  gli extracomunitari, gli albanesi e i negri, eh sì…Anche i negri!” Sul Titanic, ad esempio, il biglietto di sola andata per New York, in prima classe, costava 3.100 dollari dell’epoca (circa 50.000 dollari odierni). Che lusso, che bello! Erano davvero bei tempi, in cui non si era costretti a fare finta di essere tutti uguali, in cui ancora non c’erano stati i grandi movimenti che avrebbero portato contadini, operai, impiegati, professori a smettere di vivere tra stenti e miseria. E i ricchi potevano spassarsela davvero. Ma per fortuna, questi oscuri tempi dell’uguaglianza da Crociera stanno per finire, e torneranno presto quei bei tempi in cui ci sarà chi viaggia nelle stive, chi nel ponte e chi nell’idromassaggio. Ma sì, basta con le crociere tutte uguali, basta con questa uguaglianza di facciata che non rispetta le differenze tra un miliardario e un povero cristo. Per fortuna, c’è chi ci pensa: la Msc Crociere, compagnia che fa capo all’armatore Gianluigi Aponte, varerà in autunno la nuova, grande, lussuosa, straordinaria nave ammiraglia. Si chiamerà Fantasia. Immaginiamo le centinaia di creativi che in lunghissime e faticose riunioni hanno partorito alla fine un nome così originale. In questa nave ci saranno spazi infimi e grigi, come un palazzo della periferia di Roma o di Milano, per i clienti “normali” come noi. E poi, rigorosamente per pochi fortunati disposti a pagare extra salatissimi, una nuova area Vip, la “Msc Yacht Club”, un angolo di paradiso con spazi riservati con solarium, idromassaggi, piscine skydome, ma soprattutto una conciergerie con maggiordomo a totale disposizione degli ospiti. Questo schiavo (pardon, maggiordomo..le parole sono importanti) sin dall’imbarco, affiancherà i passeggeri “speciali”, li assisterà nel check in, trasporterà i loro bagagli, servirà il tè, ecc.ecc…Potrà persino organizzare piccoli party in cabina, e chissà che con qualche extra non si possa avere Gorge Clooney (o Jessica Alba) presenti. Gianluigi Aponte, sorrentino di nascita (ma svizzero d’adozione) è davvero un genio. Uno che capisce il vento che cambia, come quei vecchi Lupi di mare che capivano al volo la direzione da intraprendere. Per lui, se vorrà, potranno presto spalancarsi le porte della politica. Potrebbe fondare un partito, e i suoi creativi gli suggerirebbero di certo di chiamarlo Fantasia al potere. Un programma semplice, chiaro, di pochi punti. Viva la differenza! potrebbe essere lo slogan. Tra i capisaldi, la fine della scuola  e della sanità pubblica. L’abolizione delle tasse per i ricchi, che avrebbero più soldi da spendere in crociera. Il ripristino dello Ius primae noctis. Se i consensi dovessero arrivare (e siamo certi che se si presentasse non mancherebbero), i punti successivi potrebbero essere anche il ripristino della mezzadria, e infine il ritorno della servitù della gleba. Che bella idea, vero? E a quel punto, eliminate quelle fastidiose parole come diritti di cittadinanza, uguaglianza, solidarietà, tornerebbe l’età dell’oro, e il futuro dell’umanità (quella ricca) potrebbe ripartire, sereno e felice, come in quella bella giornata del 10 aprile del 1912, da Southampton, quando il Titanic salpò verso New York. A proposito, qualcuno si ricorda come finì la storia del Titanic?
Buon tutto!

Se questo post ti piace, lo puoi votare. Basta andare QUI e cliccare OK

Da domani Sabato 16 febbraio on line su Comicomix, un ritratto nella galleria di Anna. Sempre se vi va…

L’amore è una cosa meravigliosa. L’amore è bello. Amore fa rima con cuore. Quando si è innamorati, il cuore scoppia di felicità: ci si sente più belli, più puri e in pace con il mondo. E tra poche ore è la festa dell’amore, la festa di San Valentino, quella di tutti gli innamorati. E noi vogliamo festeggiarla, rivolgendo un pensiero ad una coppia di innamorati davvero speciale (così speciale che forse non esiste). Tommaso Padoa Schioppa e Angiola Tremonti. Il Ministro dell’Economia e la sorella dell’ex/prossimo Ministro dell’Economia. Il banchiere e la commercialista. Un amore travolgente, di quelli che superano i mari e i monti (tre, per la precisione). Che annulla distanze fisiche e barriere ideologiche. Tommaso e Angiola si sono conosciuti a Cantù, dove la nostra vive, lavora e fa il consigliere comunale; per la verità s’era candidata a sindaco, ma l’hanno trombata (ma questo non ditelo a Tommaso, che è gelosissimo) per un’oscura congiura di palazzo, forse per invidia di cotanto fratello. Tommaso l’ha incontrata un giorno ad un convegno, in cui partecipava assieme al suo predecessore/successore, su: I Conti pubblici: questi sconosciuti. Ed è scoccata la scintilla. Giorni felici per Tommaso e Angiola, che vivono il loro amore segreto di nascosto da tutto e da tutti. Finchè, un po’ di tempo fa, Tommaso chiede ad Angiola la “prova d’amore”. Ma lei, timorata e pudica come tutte le donne della Valtellina, nicchia. Rimanda. Glissa. Tommaso, che non sta più nella pelle, gli scrive un audace biglietto:

“Mio dolce amor che fuggi per le valli
Oh mio uccellin che voli pei tre monti
Non mi lasciar da solo in questi calli
Senza un pensier che tosto mi racconti
Dell’ amor tuo che scappa e vola via
Là dove il ciel ben presto si scolora
Senza che sol ti porti a casa mia
E la mia voglia cresce di ora in ora
Le bramosie d’amor tu sola al mondo
Con una voce, un gesto un grido un canto
Potrai lenir, nel letto in girotondo
Là dove amor non muta nel rimpianto”

Davanti alla poesia davvero degna di un banchiere tutto d’un pezzo, la commercialista della Brianza (nonché  pittrice di discreta fama) gli ha dato un appuntamento in un luogo pieno di romanticismo, tra le brume del centro commerciale di Dalmine. Tommaso, convinto che si trattasse del fatidico incontro, s’era preparato di tutto punto, portandosi dietro pure i clazini bianchi (rigorosamente corti) di ricambio. E invece lei, freddamente e senza più alcun pudore, gli ha rivelato il vero prezzo per perdere la propria virtù. Questo è il colloquio, intercettato nei tam tam dei baretti della Val Seriana:

“Ma davvero tu mi ami, Tommaso?”
“ Ma sì, mio amor. Non senti il cor che Schioppa?”
“Da Padoa che lo sento, mio tesor”
“Suvvia, baciommi sulla bocca!”
Ma Angiola, rompendo l’incanto, infine a Tommaso glielo ha detto:
“Tesoro mio, parlai con Giulio, mio fratello. Non hai scampo: se tu vuoi me, devi darmi il tesoretto. Lo porterò al mio Giulio ormai Ministro, che avrà così soldini da buttare, per cominciare bene il lavoretto”

Il Ministro Padoa Schioppa, che aveva già promesso il tesoretto alla moglie di Prodi, a quella di Veltroni, a quella di Bertinotti, e pure alla moglie di Almunia, (pare anche a sua zia), è trasecolato. Ha capito che dietro quel cuore che lui credeva di un puro angelo, si celava il freddo calcolo di una commercialista di Sondrio. Ci ha pensato a lungo, due o tre secondi: Poi ha guardato quegli occhi, quelle forme, belle come la Val Trompia in un giorno di nebbia, e ha ceduto al ricatto. Ha promesso che lo porterà alla sua bella. Ed è per questo adesso il poveretto è costretto a barcamenarsi, per questo il suo Tesoro (pardon, Tesoretto) appare e scompare a minuti alterni. Tommaso prende tempo, e intanto manda mazzi di rose rosse tutti i giorni da Roma a Cantù, nella speranza che facciano effetto nel cuore dell’amata e che l’Angiola si decida a dargli almeno un bacetto, magari in occasione della festa di San Valentino. Si è perfino inventato di non sapere come stiano esattamente i conti dello Stato e va in giro dicendo che sul Tesoretto potrà essere preciso tra un mesetto. Nel frattempo, medita, se Angiola non gli dà almeno la provetta dell’amoretto, di assoldare un po’ di sgherri (basta andare a Montecitorio, se ne trovano a bizzeffe) e organizzare una edizione brianzola della strage di San Valentino. E mentre su Cantù calano le prime ombre della sera, Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu, mentre il Fratello Giulio, davanti al caminetto, si frega le mani. Quando c’è da distruggere i conti di un paese, lui non è davvero secondo a nessuno.
Buon tutto! (e amatevi più che potete, oggi, domani, e tutti gli altri giorni!)

Se questo post ti piace, lo puoi votare. Basta andare QUI e cliccare OK

On line, per San Valentino, su Comicomix, uno speciale..nella galleria di Eros (l’amore…) Se vi va…

Dove sono? Cosa mi succede? Ho freddo. Ho paura. Chi sono? Non lo so, non lo so più. Mi chiamo Gianfranco e so che mi trovo in un bosco, sono sperduto. Ho litigato con il mio papà, qualche tempo fa. Ricordo che mi sono arrabbiato perché lui ha fatto una carezza a Francesco, ha detto che gli vuole più bene che a me. E io sono geloso. Francesco, il mio fratellino, ha sempre cercato di fregarmi le caramelle, sin da quando stavamo in Via della Scrofa e giocavamo insieme a pallone con l’Alemanno e il Mazza. Francesco è cattivo, è grasso, è invidioso. Ed anche sempre cattivo con me. Avevamo fatto insieme una casetta, l’Alleanza, in Via Nazionale, ma lui non voleva che io facessi il capo. Mi ha spesso tramato contro le spalle, e alla fine ha lasciato il nostro rifugio ed è andato su un altro albero, più a Destra. E adesso, fa il ruffiano con papà. Papà non avrebbe dovuto farmi questo, mi ha fatto proprio arrabbiare. Infatti, stavolta glielo ho detto, furibondo: “Ora basta. Non ti parlo più. Piuttosto, vado a prendere un caffè con Umberto, quel ragazzino un po’ matto del Nord che mi dà sempre del fascista e sta sempre lì a farsi la sua Lega”. Ma anche papà si è arrabbiato di brutto, e mi ha mandato a letto senza cena, scuro in volto. Ma da quel momento, è tutto così confuso. Ma ora che è successo? E adesso, dove sono? Sono bagnato fradico e sento tanto freddo. Ho paura. Mi sento tanto solo. Provo a ricordare. E mi sembra, vagamente, di avere capito che ieri si è aperta la caccia. E il mio papà ama la caccia. E fino al 13 aprile, si può cacciare un uccello speciale, che al mio papà piace tanto. Si chiama uccello elettore. E il mio papà, che si chiama Silvio, è un grande cacciatore di uccelli. E se non ricordo male, stamattina mi aveva promesso, se facevo il bravo, che mi avrebbe portato con sé. Lo sapevo che dovevo alzarmi presto, e che non avrei potuto avvertire i miei amici e i miei compagni (ops, pardon, camerati) di sempre. Ma papà mi ha detto: o così, o ci porto solo Francesco, e magari anche Alessandra, che è la mia sorellina scapestrata. Non avevo tanta voglia, prima. E avevo anche tanto sonno, ma quando lui mi ha detto che non mi avrebbe più portato sul trenino di Montecitorio appoggiato alle sue ginocchia ho avuto un senso di vuoto. Vuoi vedere che davvero, come mi ha minacciato, regala tutti i miei giocattoli a quel falso di Perferdinando? Ma sì, il Casini, il figlio del vescovo, quello che tutte le domeniche mattina passa, con quella bella faccia da prete, i calzoni corti e il berretto da scout, a chiedere soldi per i poveri e, quando mamma si commuove e glieli dà, prende e va a giocarci al dottore con la Michela Brambilla, la rossa, quella che abita al quarto piano. Non posso correre questo rischio, che faccio io da solo senza il mio papà? Come ci entro nella nuova Camera? E così, mi sembra di ricordare che io e papà siamo usciti di casa e lui mi ha fatto vedere la macchina nuova che aveva comprato, una PDL spider appena uscita di fabbrica. Mi fa un po’schifo, sinceramente, io sono affezionato alla mia vecchia An, quella comprata a Fiuggi qualche anno fa. Ma alla fine anche stavolta ho ceduto, non vorrei che mi lasciasse davvero per strada e caricasse solo la mamma, Francesco e Alessandra. E, invece, appena arrivati nel bosco, dove era tutto scuro ed umido, mi ha piantato qui, da solo. Ha detto che doveva incontrare un suo collega, un certo Walter. Uno che abita dall’altra parte della città, anzi della strada, anzi del condominio, e che pare sia bravissimo a cacciare l’uccello elettore. Ma il mio papà, anche se mi fa arrabbiare spesso, è il più bravo di tutti. Solo che qui, con questo buio, tra un cinghiale Mastella che passa vicino, un ranocchio Dini che gracida, e soprattutto con Ignazio che Russa seduto qui vicino con gli occhi sbarrati, io ho tanta paura. E adesso, bagnato come un pulcino, sento in lontananza una voce che tuona e sembra che mi chiami. Chi è? Oddio, l’ho riconosciuto, è la voce di papà Silvio che sembra arrabbiatissimo. D’improvviso, una grande luce squarcia il buio. Mi sveglio, sono nel mio lettino, tutto bagnato. Piango. Papà urla: “Cribbio, Veronica! Gianfranco si è fatto di nuovo la pipì a letto! Portami il pannolino, và, che domani mi devo alzare alle 6, ho una giornata pesante, in ufficio!”
Buon tutto!

Se questo post ti piace, lo puoi votare. Basta andare QUI e cliccare OK

Finalmente gli sforzi dei 3.422 leaders del centro sinistra sono stati premiati. Il primo, anzi l’unico punto del programma stilato dalle forze politiche di centro sinistra (l’Unione, che nome azzeccato!) per la campagna elettorale del 2006,  alla quarta riga del quinto capoverso di pagina 3.722 è stato brillantemente raggiunto. Cancellare la possibilità,  per almeno 20 anni, che la sinistra nel suo insieme possa essere una credibile forza di governo. Fatto! Per raggiungere il risultato i leaders si sono impegnati allo spasimo, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, con ogni mezzo possbile: dichiarazioni alle agenzie, comparsate a Porta a Porta, interviste su tutti i quotidiani e periodici nazionali, locali e condominiali. Per renderci chiaro il punto, sono riusciti a fare finta di litigare anche  sul colore del tavolo su cui si riuniva il Consiglio dei Ministri (io lo voglio ciliegio naturale, io noce, io frassino, ecc…). Per essere sicuri di raggiungere l’obiettivo, hanno anche imbarcato figuri come Mastella, Dini, Fisichella, De Gregorio. Teste calde che, anche se non del tutto di sinistra, in nome di un grande ideale (un assegno circolare, una condono giudiziario, una poltrona di primario della USL, una Presidenza di Commissione parlamentare) sono pronti a far cadere lo stesso un Governo, purchè gli resti una poltrona, possibilmente due. Ora che hanno finalmente raggiunto il brillante successo, i nostri leaders potrebbero riposarsi, andarsene al mare o, meglio ancora, darsi all’ippica. Invece, sono instancabili e non dormono sugli allori. E hanno subito messo a punto un nuovo piano, per evitare di correre il rischio di ritrovarsi, nonostante gli sforzi di nuovo a Palazzo Chigi.  E allora, hanno radunato tutti gli strateghi, tutti i capi, hanno noleggiato lo stadio Olimpico di Roma e hanno ragionato per un paio di settimane sulle nuove mosse per mantenere quanto fatto. E’ stato difficile, ma alfine quelle geniali menti hanno avuto un’altra grande idea, ufficializzata oggi: andare ognuno per conto proprio alle elezioni, in modo da garantire a Berlusconi di riuscire a vincere in tutte le regioni, anche in quelle dove la sinistra ottiene il 75% dei voti, e in modo tale che ottenga la maggioranza del 95-97% dei seggi in parlamento. E’ vero che solo un miracolo potrebbe permettere al centrosinistra di vincere le prossime elezioni, ma nella vita occorre essere prudenti, non si sa mai, meglio non correre rischi. Ma, per stare ancora più tranquilli, suggeriamo a Veltroni, Bertinotti, Rutelli, Diliberto, Pecoraro Scanio, Dalema & c.a di evitare proprio di presentarsi alle elezioni, per non rischiare veramente nulla. Potrebbe sempre accadere, infatti, che un’improvvisa epidemia di varicella o influenza colpisca selettivamente solo gli elettori di centrodestra, e tutti gli sforzi fatti per far tornare al governo Silvio Berlusconi  potrebbero essere vanificati. Invece, non presentandosi proprio alle elezioni, prendendosi una distensiva vacanza di 3 mesi e dedicandosi alle corse solitarie in bicicletta, nei boschi di montagna o anche nel garage di casa (possibilmente, con l’auto a motore acceso) avremo la certezza di ritrovare al governo una coalizione composta di personalità di grande spessore e simpatia. Tipi come Borghezio, Cuffaro, Mastella, Schifani. Ma soprattutto, volta a fare solo gli interessi del paese (Arcore, ci sembra si chiami), coesa ed unita, negli obiettivi e nei valori, da Storace a Castelli, da Taradash a Don Camillo. E con leaders che si stimano e si amano alla follia, tanto da avere deciso, in una riunione di 2 ore stamattina, di andare alle urne sotto un unico simbolo. Certo in ricordo delle serenate d’amore che si scambiavano simpaticamente più o meno 15 giorni fa. Su una cosa, però, possiamo stare tranquilli. La coalizione che si appresta a vincere avrà anch’essa un unico obiettivo: Far restare il più possibile a Palazzo Chigi Silvio Berlusconi. Ed ecco, che, come spesso accade in questo meraviglioso paese, questo significa che un radioso futuro di cooperazione ed unità di intenti è davvero a portata di mano: i due schieramenti hanno infatti, se ci si pensa bene, un obiettivo di fondo unico e condiviso, un punto in comune: far restare Berlusconi a Palazzo Chigi, per l’eternità.
Buon tutto!
P.s. Da oggi lo Scarabocchio entra in regime di par condicio elettorale. Non parleremo più di politica, limitandoci ai fatti di cronaca e alle azioni di Berlusconi. Fini, Casini, Veltroni e Bertinotti. E poi, saremo rigorosamente equanimi. Se una volta parleremo bene del centrosinistra, la volta successiva per farci perdonare parleremo male del centrodestra. Che non ci si accusi di essere di parte!

Se questo post ti piace, lo puoi votare. Basta andare QUI e cliccare OK

On line su Comicomix una nuova illustarzione di Jolly nella sua Galleria

Questa è la storia di un giovane che, grazie ai suoi meriti è riuscito a farsi strada nella vita. Un esempio per tutti quei giovani italiani sfiduciati e che temono per il loro futuro. Si chiama Giovanni Pellicani, ed è un giovane professore universitario. Ha appena 36 anni. E’ uno dei pochi professori universitari con meno di 40 anni in Italia. Di recente ha vinto un concorso all’Università di Modena ed è diventato Professore Ordinario di Odontoiatria. Ci è riuscito dopo appena 6 anni e 4 mesi dalla sua nomina a ricercatore, sempre nella stessa Università. Un record. Una cosa che, da noi in Italia,  accade solo ai geni. Mentre aspettiamo fiduciosi la prossima impresa del nostro Giovanni, magari chissà, il Premio Nobel per la medicina, abbiamo cercato di conoscere le grandi doti di questo giovane dentista, vediamo come è riuscito a vincere questo concorso e a meritarsi questa straordinaria carriera. Non sembra che il neo professore abbia fatto sensazionali scoperte nel campo della cura dei denti. Anzi, prima di vincere il concorso, era un Professore associato di dermatologia. E di dermatologia si è sempre occupato,  anzi sembra che continui ad occuparsene. Ma è riuscito lo stesso, grazie alle sue doti e al suo genio, a sbaragliare il campo dei concorrenti a quel posto. In verità, non molto numerosi. Sembra che per una curiosa coincidenza a quel concorso non hanno partecipato né i ricercatori e associati della Facoltà di medicina di Modena, e soprattutto nessuno dei 26 professori associati di Odontoiatria che ci sono in Italia. Insomma, non si sarebbe trattato di capacità, ma di semplice fortuna. Giovanni Pellacani è un giovane professore, ed è molto fortunato. E siccome le fortune non vengono mai da sole, ha avuto un’altra grande fortuna: quella  di vincere il concorso e di poter contare, in questa nuova grande avventura della sua vita, sulla vicinanza della sua famiglia. Perché, per un’altra curiosa coincidenza, il papà di Giovanni (che si chiama Giancarlo Pellacani) è il Rettore di quella Università, l’Università di Modena. Asciugandoci le lacrime per la commozione, scopriamo che nella stessa Università c’è anche il fratello di Giovanni, Giuseppe Pellacani che insegna alla facoltà di Giurisprudenza. Che bel quadretto familiare! Che tenerezza!. L’Italia è il paese della famiglia e si sa che i figli so piezz’e core! Sarebbe stato bello che l’insediamento del nuovo professore fosse avvenuto con una edizione speciale, in diretta da Modena, di “Carramba che sorpresa!!”, ma la nostra grande Raffella Carrà è troppo impegnata a ballare e cantare a casa di Tiziano Ferro e ha dovuto rinunciare. Che peccato! Ma le sorprese e le coincidenze non sono ancora finite. Infatti, per puro caso, a Modena sta accadendo anche dell’altro: la vita professionale di Massimo Federico, l’oncologo che, ha denunciato alla Procura della Repubblica questo caso, sta andando in malora. Stranamente, non gli è stato confermato l’incarico di Presidente della Commissione Contratti e non gli è stato neppure rinnovato quello di Direttore della Scuola di Oncologia. Ma non solo: pare che il destino, forse per punirlo dell’invidia verso il più giovane e brillante collega, abbia  misteriosamente bloccato il previsto finanziamento di 148 mila euro dell’Istituto Superiore di Sanità per le sue ricerche in campo oncologico. Ecco cosa succede agli invidiosi. E non è mica un caso isolato. Di cattiverie così, in giro, che parlano di casi come questo, se ne dicono tante. si parla di una vera a propria Concorsopoli. La gente, si sa, è invidiosa. Ma i poveri fratelli, parenti, amici, nipoti di tutte le Università italiane possono stare tranquilli. E anche i tre Pellacani, Giovanni, Giuseppe e Giancarlo, i GGG. Prima di tutto, hanno la nostra ammirazione, il nostro appoggio, la nostra stima. E poi, figli e nipoti d’Italia, Pellacani di cielo, di terra e di mare, niente paura! Il nuovo che avanza è inarrestabile. E vivrete tutti, felici e contenti, tranquilli e sereni: la famiglia trionferà.
Buon tutto!

Se questo post ti piace, lo puoi votare. Basta andare QUI e cliccare OK

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83