Giulio apre la finestra dalla sua baita ogni giorno, quando il sole comincia a svanire. Respira a pieni polmoni l’aria fresca, guarda il cielo terso e i primi accenni di tramonto. Fa un po’ freddo e un brivido gli attraversa la pelle. Sulla scrivania, libri, appunti, una penna. Il Corriere della Sera del 25 settembre 1991. Si mette a leggere una sua vecchia intervista e si ferma sulla frase, “In Sud America il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma mutando i fattori il prodotto non cambia: il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge” Fa una smorfia. No, nessuna nostalgia per quei tempi in cui si interessava di materie tristi e noiose, l’economia e la finanza pubblica. Ecco un altro brivido,  di disgusto stavolta, mentre pensa a quando tentò di scuotersi da quella vita noiosa ed entrò in Parlamento. Campagna elettorale per il Patto Segni, contro Berlusconi; ma Giulio, fresco di nomina, per vincere la noia s’inventò il ribaltone (anche se nessuno gliene ha mai attribuito il merito): cambiò casacca dopo averci pensato a lungo, circa 2-3 giorni dopo le elezioni, e diventò Ministro delle Finanze. Sorride, Giulio. Pensa alla noia di quei giorni. Quel governo, per fortuna (sua e degli italiani) durò pochi mesi. Giulio si ritrovò disoccupato e depresso. Silvio, allora, che gli vuole bene, lo invitò ad una serata tra amici, per tirargli su il morale. E in quella sera brumosa, in un piccolo localino di Cassano Magnano, Giulio scopre finalmente il suo vero talento. Davanti a un pubblico che intona “La Montanara bella”, mentre Berlusconi fa il cantante in duetto con Apicella, Maroni fa il sassofonista, e Calderoli fa Roberto Calderoli, Giulio capisce qual è il suo futuro. Il cabaret. Ma un vile destino complotta contro di lui. Il centrodestra rivince le elezioni e Giulio si trova costretto ad un ruolo che non sente suo: il Ministro dell’Economia. Un altro brivido freddo lo scuote, facendolo tremare: sono brutti ricordi, fanno male. Soprattutto a noi. Ma un talento non si può fermare, è come il vento impetuoso dei monti. E Giulio allora prese coraggio, e sfoderò il meglio di se stesso. Cominciò straparlando a reti unificate in prima serata di un buco (ancora oggi non si sa se pensasse a quello dell’ozono, o solo alla sua faccia). Propose di vendere le spiagge italiane, rinunciando all’idea di mettere all’asta Colosseo e Fontana di Trevi solo quando Antonio de Curtis, Totò, arrabbiato per il furto di battuta, gli apparse in sogno chiedendogli “Siamo tre uomini o siamo tre monti?” Giulio ride, pensa alle commedie che per anni quotidianamente si è inventato, instancabile, come quando affidò alla Scuola superiore dell’economia  e finanze i fondi per promuovere il Made in Italy, o quando inventò la Finanza creativa, o quando dichiarò la guerra commerciale alla Cina. Pensa a quando s’era inventato il Condono sul condono, ma quel cattivone di Fini gli si mise contro e lo costrinse alle dimissioni, rovinandogli l’ultima farsa. Che tempi quelli, e che successi: un debito pubblico che cresceva come Superman, più veloce della luce. Repliche a Cernobbio, a Bruxelles, a New York, ma anche a Casale Monferrato e a Collio (che lo ha fatto cittadino onorario). Poi, il ritiro, qui dove le alpi millenarie riposano quiete. Ora sta raccogliendo gli appunti, Giulio, in vista dell’ultimo spettacolo, che forse – Dini, Mastella o qualche altro guitto permettendo – ci attende per la prossima primavera. E intanto sta scrivendo un libro, “Là dove osano i tre monti” in cui sta definendo il suo “new deal”, la nuova frontiera, l’invenzione del secolo: la finanza cretina.. E prepara nuove battute per nuove commedie, come la vendita dei titoli di stato agli invasori di Alpha Centauri. Rivisita vecchi proverbi, tipo “Tanto va Tremonti al largo che ci lascia un debitino” “Conti in rosso di sera, Tremonti ci spera”. E’ proprio incontenibile; ride ancora, però s’è fatto freddino. Lunghe ombre rosse si stagliano sui tre monti, mentre Giulio continua a tramare e anche a tremare, di freddo. Gli torna in mente l’ultima, di qualche giorno fa: ha detto che l’”Esercizio provvisorio è bellissimo”, e avrebbe voluto aggiungere, "Quando poi torno vedrete come sarà quello definitivo!". Ma ormai è tardi, è tempo di migrare. Mentre i suoi pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare, Giulio guarda la foto di Silvio sulla scrivania. Sorride. Guarda il sole ormai quasi addormentato, e mentre il rossore gli accarezza il viso ecco un’altra battuta: “Con Tremonti, l’ombra del nano s’allunga!” "Ma questa", pensa, "a Silvio non gliela dico. Potrebbe arrabbiarsi".
Buon tutto!

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