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Alla fiera di Monte Citorio, tra nani e ballerine, saltimbanchi e poeti, ci si diverte sempre. La compagnia è variopinta, la commedia è sempre nuova. E ogni giorno si recita a soggetto. Tiene banco in questi gironi la triste storia di un grande amore perduto, quello tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Che vivevano felici in una bella casa, una bella casa che ora non c’è più. C’era troppa libertà, dice adesso Silvio, “si faceva un po’ quello che dicevo io, un po’ quello che diceva Silvio, e ogni tanto concedevamo qualcosa anche a Berlusconi. Mi è sembrato troppo, essere democratici va bene, ma si stava esagerando!” Ci sono però degli inguaribili romanticoni, Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri, che pensano con nostalgia a ieri, alle passeggiate in Transatlantico mano nella mano, alle leggi ad personam all’ombra dell’ultimo sole, ai baci furtivi a Villa San Martino tra un sottosegretariato e l’altro, alle tenere carezze nei boschi di Gemonio con Borghezio e Tremonti quando si riscriveva la costituzione a colpi di polenta e usei. Sperano tanto nella riconciliazione, ma per adesso (domani è un altro giorno e si vedrà…) Gianfranco non ne vuole sentire più parlare: “Se ieri ti tenevo sul mio cuore, domani non so dove sarai tu. Il tempo lascia solo di un amore un poco di rimpianto e nulla più”.  Ma Silvio non se ne cura; Silvio cammina per la strada sicuro senza pensare a niente, guarda la gente con aria indifferente: sono lontani quei momenti quando Gianfranco provocava turbamenti; quando la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole. E poi c’è Carlo Giovanardi, che s’aggira scodinzolando senza una meta. Giovanardi, che alcuni sospettano essere parente di quel tale di cui Flaiano disse “ E’ un cretino, con rarissimi sprazzi d’imbecillità”, ha aderito con il suo proverbiale entusiasmo al nuovo partito di Silvio, dopo averci riflettuto per quasi 15 secondi. Ma quando, dopo una mezz’ora, Berlusconi ci ha ripensato (Silvio proprio non riesce ad andare d’accordo con Berlusconi, neanche con la mediazione del presidente del Milan e del capo di Forza Italia), il povero Giovanardi è rimasto senza una casa e non sa più dove andare. Anche quella casa l’hanno buttata giù. Per fortuna, dall’altra parte tutto procede per il meglio, cioè come il solito. Tutti d’amore e in disaccordo. E’ stato lanciato un nuovo gioco a premi, “Chi vuol esser il dissociato?”, una gara a cui concorrono tutti i parlamentari della maggioranza. Ognuno di loro viene chiuso in uno stanzino in cui, mentre vota l’eterna e incondizionata  fiducia al Governo Prodi, deve contemporaneamente dichiarare che è tutto uno schifo, che la misura è colma. Chi si dissocia di più vince un premio, un posto di rilievo nel futuro Partito democratico, magari a fianco dell’ex Vicepresidente del Consiglio del Governo Berlusoni, un tale di nome Marco Follini. Il posto da Presidente del Consiglio non è in palio, quello è stato già prenotato da Veltroni, più o meno 125 anni fa. Un incauto esponente della maggioranza ha avuto l’ardire di dichiarare che il Governo Prodi sta facendo buone cose (un certo Piero Fassino), è stato preso a Randellate da 33 esponenti del partito democratico e abbandonato pesto e sanguinante nelle campagne di Pinerolo. Nella gara a chi si dissocia di più, è in testa un certo Lamberto Dini che, forte del grande consenso tra gli elettori (secondo recentissimi sondaggi circa 12 voti, pari allo 0,0000000000001%), ha preso esempio dal capocomico della parte avversa (avversa?)  e adesso dice “o si fa come dico io o si fa presto a dire addio”. Nell’angolo dei teneroni stanno Oliviero Diliberto e Franco Giordano che, con incredibile sfrontatezza, sembra chiedano (ma a voce bassa, per non disturbare troppo) addirittura che un governo di centro sinistra faccia, ogni due o tre secoli, almeno una mezza cosa che sembri vagamente di sinistra. Tipo lottare contro la precarietà. Senza esagerare, s’intende. Mentre questa allegra compagnia recita ogni giorno, e il tempo passa, noi restiamo qui a divertirci, a scherzare, e a vedere lentamente, dolcemente, simpaticamente, pacatamente il nostro paese affondare nella melma. Un giorno, domani, potrebbe anche succedere che, magari per a un virus influenzale, un Senatore a vita non possa partecipare a una votazione. Andare a votare ora, con queste coalizioni sbriciolate in frantumi, sarebbe un vero spasso!
Buon tutto!

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On line su Comicomix un’illustrazione di Anna, nella sua Galleria. Giù le mani dai bambini.  Contro gli abusi sui minori. Sempre se vi va…

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A passeggio nel bosco intorno casa mia, gironzolavo riflettendo sull’ultimo Rapporto ONU su cambiamenti climatici e sullo sviluppo umano, e sui rischi per la vita di milioni di esseri umani che sono alle nostre porte. Mentre pensavo che nel frattempo in ogni parte del mondo ci sono persone che muoiono per guerra, fame, malattie come la malaria o la TBC (cose che sarebbero curabili con kit da 10 dollari), mi ha sorpreso una fittissima nebbia, come in un sogno. Mentre cominciavo ad avvertire un pizzico di paura, mi è corso incontro un ometto biondo, un minuscolo e candido bambino dai capelli d’oro e dalle guance del colore della porpora. Mi ha detto di venire da B 612, un asteroide piccolissimo e lontanissimo, dove era fuggito da una rosa che lui aveva tanto amato e curato ma che cominciava ad annoiarlo, tanto era dispotica e permalosa. Questo bambino, che sembrava un principe tanto era bello, mi ha detto che prima di approdare sulla Terra, ha vagato di pianeta in pianeta, incontrando tanti strani personaggi, tipo un uomo d’affari che contava e ricontava le stelle, dicendo di essere un uomo ricco, anzi ricchissimo, perché le possedeva tutte. E poi, un tizio che diceva  di regnare sull’universo, un re senza corona e senza sudditi desideroso soltanto del comando. Dopo altri incontri era approdato sulla Terra, e aveva incontrato una volpe che gli aveva insegnato i riti dimenticati dell’amicizia e dell’amore, quelli che consentono di conoscere realmente le cose, piano piano, giorno dopo giorno. La sua amica volpe gli aveva detto “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici”. Ripartito per il suo viaggio, e dopo avere incontrato un aviatore sperduto nel deserto del Sahara di cui era diventato grande amico ma dal quale aveva dovuto separarsi, il piccolo aveva vagato di nazione in nazione, cercando davvero di capire e conoscere il valore delle cose. Ne vedeva tante molto belle: la pizza margherita per mangiare, un giocattolo tra le luci colorate di Natale, gli ombrelli per ripararsi dalla pioggia, pantaloni e maglioni per proteggersi dal vento, le automobili e gli aeroplani per viaggiare. E si chiedeva, sempre, quale fosse il valore di queste cose, di tutte le cose e tra queste, quale fosse quella più preziosa, di maggiore valore. Preso da dubbi sempre più grandi, capitò un giorno in un posto dove un mucchio di signori eleganti parlavano fitto tra di loro. Erano politici, banchieri, professori, giornalisti, scrittori, uomini di chiesa. Erano i grandi della terra. Il piccolo principe, intimidito da quel consesso numeroso e chiassoso, prese coraggio e chiese: “Voi, signori della terra, sapreste dirmi qual è la cosa di maggior valore? La più preziosa tra tutte le cose di questo mondo?” “Il petrolio” gli rispose senza esitazione un signore americano. “I diamanti” gli rispose un tipo russo. “Il potere” gli disse un altro con gli occhi a mandorla. “La televisione”, affermò un tale di origine italiana. “Ma che dite? L’amicizia!” disse un altro tale. E tutti, a seguire, diedero la loro risposta, finché si alzò un uomo vestito con un umile saio, che disse di chiamarsi Francesco e di venire da Assisi. “La cosa più preziosa al mondo è la vita” Tutti gli altri annuirono convinti. Erano stati proprio sciocchi (forse distratti dai loro grandi pensieri?) per non averci pensato subito! Il piccolo principe, rinfrancato da questo illuminante incontro, ma dubbioso come tutti i bambini impertinenti, mi ha raccontato di essere  tornato a girovagare per il mondo. Voleva essere sicuro che quel signore simpatico e tutti gli altri gli avessero detto la verità. Andava di città in città, entrando nei negozi e nei centri commerciali gonfi di cose, negli alberghi e nei ristoranti, nelle fabbriche più disparate. E trovava mobili, vestiti, case. E ogni cosa aveva un valore per gli uomini, dall’umile candela che si compra per pochi spiccioli, all’auto di lusso che costa molti soldi, ai missili nucleari che solcano gli spazi infiniti e che nessun uomo potrebbe mai acquistare. Ognuno sapeva spiegargli il valore di quegli oggetti. Ma, a coloro i quali chiedeva “Quanto vale la vita?..” si sentiva rispondere con un misero “Non lo so” oppure “Non la vendono da nessuna parte”, magari seguita da uno sguardo di adulto sprezzante, o da una punta di saggia commiserazione. Preso di nuovo dallo sconforto, s’era incamminato verso Assisi per ritrovare quel simpatico signore, passando così per l’Africa martoriata dalle guerre fratricide senza senso, per l’Iraq  e l’Afghanistan insanguinati dalla guerra, per le periferie delle metropoli sventrate da droghe e dalla violenza, entrando in case in cui si uccide in silenzio la propria moglie o i propri figli. E così, sempre più smarrito, cercando la strada per Assisi, si era ritrovato in questo bosco, di fronte a me. Mentre stavo per metterlo al corrente della mia confusa incertezza, la nebbia si è diradata per un momento, e ci siamo ritrovati in una sconfinata deserto. Il vento alzava una nebbia calda di sabbia, e abbiamo scorto una lontana figura; era un aviatore che salutava, e ho visto che il Piccolo principe lo ha riconosciuto e gli ha sorriso, correndogli incontro e abbracciandolo forte. Piacerebbe anche a me riabbracciare chi ho perduto. E ho sorriso vedendoli salire abbracciati su quell’aereo e decollare, mentre il vento del deserto alzava la sabbia e faceva sparire tutto d’incanto. Ho sentito il bambino cantare una canzone nel vento. Diceva di aver capito che tutte le rose sono uniche, preziose, incantate. Come la vita di ogni persona. E sono tutte diverse e speciali: E  vanno coltivate, annaffiate tutti i giorni, con amore. Mentre svaniva nella sabbia nebbiosa, il piccolo principe salutandomi gridava: “Torno da lei, dalla mia rosa. Perché è unica. Insostituibile. Perché è la mia rosa” La nebbia è svanita d’incanto, ero di nuovo nel mio bosco e il sole tramontava, inondando di rosso le colline d’intorno, come accade ogni giorno. Pensando al ridicolo re dell’universo che gli ordinava di tramontare, ho sorriso.
Buon tutto!

Questo post è dedicato ai grandi che sono stati bambini una volta e poi se ne sono dimenticati. Perché si ricordino, come ci ha insegnato Antoine De Saint-Exupéry che “Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”

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Ci sono cose che non si augurano a nessuno. Le malattie, perdere il lavoro, andare a cena con Bruno Vespa, o con Vittorio Sgarbi, o peggio ancora, con tutti e due. Ma c’è anche di peggio. Ad esempio, nascere (o diventare) ricchi. Miliardari. Quelli che se vanno a cena fuori e  non trovano posto al ristorante, si comprano il ristorante. Essere miliardari è un’esperienza terribile. L’abbiamo provato: l’altra notte, mentre stavamo davanti al nostro Computer, ci è apparso il genio della lampada di Aladin; che, come è tradizione, ci ha chiesto di esprimere un desiderio, uno solo perché era tardi e voleva andare a dormire. Noi, scioccamente, abbiamo pensato a quelli che hanno i soldi fino alle orecchie (e anche oltre): auto, ville, elicotteri, aerei personali, gioielli, bela vita. Quelli della lista di Forbes, quelli con patrimoni di miliardi di dollari e oltre, quelli che guadagnano milioni di euro al giorno. Il genio della lampada ci ha avvisato che questo desiderio era troppo grande, e che poteva esaudirlo, ma non poteva durare che poche ore. Ci siamo rimasti male, come Cenerentola, ma abbiamo accettato lo stesso. L’occasione era troppo ghiotta. E ci siamo ritrovati all’interno di un’interessante manifestazione: la fiera del miliardario. C’erano stand gonfi di cose utilissime: auto con arredi e preziosissime finiture di oro, diamanti, pelli. Scarpe di coccodrillo guarnite di luccicanti rubini. E tante altre cose del genere. Bellissimo. E poi, c’erano loro. Tutti lì. Bevevano champagne, mangiavano caviale e parlottavano tra loro. C’era un tizio, un certo Bill Gates, che raccontava le grandi pene che gli dava il sistema operativo Windows Vista del suo Computer. Un altro, un tale Ingvar Kamprad, che non riusciva a montare una scrivania dell’Ikea. Un’attempata signora di nome Liliane Bettencourt, che trafficava con le sue creme di bellezza Oreal, i suoi balocchi e i suoi profumi. C’era anche un italiano, che distribuiva pacche sulle spalle a chiunque capitasse a tiro, mentre rigirava tra le mani un telecomando; un buffo tipo, di nome Silvio. Tanta bella gente, insomma. Però erano tutti con le facce tristi. Alcuni con gli occhi lucidi. Mentre girellavano tra le Ferrari e le Bentley, i palmari di ultima generazione, le borse di coccodrillo, stavano tutti lì a lamentarsi: patrimoni immensi da amministrare, tasse da pagare, decisioni da prendere. Corse in giro per il mondo, pensieri, affanni.  Commercialisti, manager, servitù, amanti. Una vita grama, da non augurare neppure al nostro peggiore nemico. Un tale s’era appartato in un angolo, piangeva disperato, singhiozzando tra un boccone di patè e un sorso di Vodka lemon. Ha detto di chiamarsi  Curtis Nelsons, l’ultimo rampollo di una modesta famiglia che organizza viaggi e vacanze. Il poveretto aveva litigato con sua madre. Il povero Curtis, alla morte del nonno Curtis Carlson (il fondatore dell’impero), voleva la metà esatta del patrimonio: appena 18 miliardi di dollari. La madre Marylin non solo non aveva voluto concedere questo sacrosanto diritto al figliolo ma, per ripicca, lo aveva pure cacciato dalla ditta di famiglia. Il dolore era troppo grande e Curtis, vincendo il suo ritegno, era stato costretto a far causa alla sua adorata mamma. Purtroppo, un Giudice insensibile al suo immenso dolore, gli aveva riconosciuto il diritto di ricevere solo 12 miliardi di dollari: una miseria elemosina. Curtis, disperato, continuava a ripetere che era una grande ingiustizia, mentre rigirava tra le dita il suo braccialetto di diamanti, e guardava la moglie affranta e il collier d’oro di Cartier che le aveva appena regalato. Mentre cercavamo di rincuorarlo per il suo tremendo destino, l’incantesimo è svanito e ci siamo ritrovati con la testa appoggiata alla nostra scrivania. Stamattina, mentre facevamo la fila alla posta per pagare la bolletta del telefono, pensavamo al povero Curtis. E mentre facevamo i conti per la rata del mutuo, riecheggiavano i suoi singhiozzi. E mentre in Tv vedevamo gli occhi sorridenti di bambini Africani, rivedevamo gli occhi smarriti di Curtis, persi nel vuoto e colmi di lacrime. Siamo usciti a fare una passeggiata per vincere la malinconia. Nella vetrina natalizia di un negozio c’era il presepio: La capanna, Gesù, Giuseppe, Maria, il Bue e l’Asinello.  Abbiamo pensato: Povero Curtis, che triste Natale gli toccherà passare!
Buon tutto!

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Due nostri cari amici  WebLogin e M1979 ci hanno telefonato, con i potenti mezzi a loro (e nostra) disposizione, un tamburo sfondato e segnali di fumo, hanno pensato di invitarci a una “catena” (meme per i più navigati navigatori) per spiegare il perché e il percome siamo diventati blogger. Vi trascriviamo il resoconto di questa intervista…
Chi vi ha spinto a creare un blog?
Scusate, spiegateci prima che cos’è un blog…
Un blog è…ma cosa dite? Lo sanno tutti. E’ quella sorta di diario nel web in cui ognuno scrive quello che più gli piace e lo condivide con tutti gli altri…
Non capiamo…Ce ne fate vedere uno, sennò non riusciamo a capire…
Ma insomma, cosa avete? Sembra di parlare con Borghezio in una giornata in cui è particolarmente su di giri…il vostro Scarabocchio è un blog. Avete capito ora?
Ah, quello è un blog? E ditelo subito! Ci fate fare certe figure…
Che pazienza che ci vuole….Allora, chi vi ha spinto a creare un blog?
Era primavera, i fiori cinguettavano e gli uccellini coloravano i prati con i loro colori. O forse pioveva, e le fronde degli alberi sbattevano nel vento..Comunque, abbiamo letto sui giornali e visto in TV che stava crescendo un fenomeno strano nella rete, il fenomeno blog. I giornali  non dicono mai bugie, sono sempre obiettivi e imparziali. La Tv ci spiega sempre le cose nel modo giusto. Insomma, dicevano che c’erano questi blog, che erano posti dove ci sta gente un po’matta, delle specie di rifiuti umani, pericolosi. E che in questi “posti” si parla di tutto, ci si scrive, si commenta, talvolta ci si arrabbia. Sciocchezze, cose serie, tutto. Un casino, insomma….E allora, abbiamo voluto provare. E poi, ormai ce l’hanno tutti:
anche Di Pietro, anche Mastella . Potevamo essere da meno di Mastella?
Insomma, vorreste dire che vi dobbiamo sopportare per colpa dei giornali e della TV?
Bè, giornali e Tv ne hanno molte di colpe, ma in questo caso è colpa solo della nostra curiosità. Eravamo attratti dall’idea di comunicare in tempo reale con gli altri. Nell’unico modo in cui siamo capaci, cioè facendo fumetti e scrivendo qualche sciocchezza…Ma in fondo, essere una specie di “rifiuti della società”, come qualche famoso intellettuale ha descritto i blogger  insomma una sorta di letame, non è poi così male. Come diceva De Andrè: Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior.
Insomma i blogger sarebbero letame? Ma come vi permettete?
No, no…Cioè, sì..nel loro piccolo, certo. Ognuno a modo suo, dalla sua parte e con i suoi interessi (destra, sinistra, centro, diari, pazzeggi, riflessioni, opinioni, musica, tecnologia, ecc..) ognuno prova a farci vedere il suo sguardo sul mondo. Il letame è concime, giusto? Ecco, essere concime non è poi così brutto…
Sempre bravi a rigirare la frittata…Va bè, passiamo alla seconda domanda: che cosa vi ha spinto a diventare blogger?
Ma come… qualcosa ci ha spinto? Veramente non ce ne siamo mai accorti…
O mannaggia: insomma, cosa vi proponevate, con questo blog?
Ah, ma spiegatevi meglio, noi non siamo mica intelligenti come Paolo Crepet o Vittorio Sgarbi. Infatti da Vespa non c’invitano mai. Cosa ci proponevamo? Ma è ovvio: volevamo cambiare il mondo. O forse, più semplicemente, non avevamo niente di meglio da fare, quel giorno…O forse, entrambe le cose. Mica è detto che si escludano…Insomma, non lo sappiamo. Ma in fondo, come disse un altro tizio famoso, “Saggio è colui che sa di non sapere”…E’ difficile dire cosa ci si propone, oggi come oggi…Siamo un po’ tutti viandanti sperduti, che vagano nel buio a tentoni in cerca di qualcosa che non si sa neppure bene cosa sia. Ecco. Forse abbiamo trovato!
Su, sentiamo…
Ci proponiamo, con un semplice sorriso, di provare a capire che non c’è niente da capire. Non è ancora capire, ma sarebbe un buon inizio. Come un po’ di politici in fondo all’oceano, per capirci…
O mamma che noia.. avete finito?
Sì. Ah, no, un’altra cosa. Un grande uomo ha detto che le persone migliori sono sempre gli ultimi, la frase esatta ci pare fosse “Beati gli ultimi perché saranno i primi”. Ecco, a noi stare dalla parte degli ultimi ci piace. Ce lo proponiamo sempre. Gli ultimi ci sono più simpatici…
Va bene, altra domanda. Siate sintetici, nel web la gente si annoia subito e si dimentica in fretta…
Non solo nel web, purtroppo…
Sì, questo è vero…insomma, il vostro primo post?
No scusate, che cos’è un post?
Nooooo, basta!!! Una vignetta, uno scarabocchio! Siete incredibili, lo sapete?
Sì, lo sappiamo, lo sappiamo. Siamo incredibili: non ci crediamo neanche noi, a volte…Ci credereste?….Bè, il nostro primo scarabocchio, non per vantarci, ma è davvero…memorabile.. E’ Questo qui… Tutto un programma, vero?
Un’altra domanda: il post di cui vi vergognate di più?
Qui siamo seri. Nessuno. Possiamo dire senza problemi di non aver mai fatto nulla (non solo nella rete) di cui doversi vergognare. E meno che mai un post!
Siete dei montati…Il post di cui siete più fieri?
Le cose di cui andare fiero nella vita di una persona possono essercene tante. Ma i post sono un divertimento…un magnifico hobby, ma non c’è nulla di cui esser fieri. Diciamo che siamo contenti quando riusciamo a far sorridere i nostri 36 piccoli lettori, e se riusciamo accendere una piccola riflessione..senza pretese, naturalmente. Sottovoce, come piace a noi
Ecco, finire citando Marzullo è la perfetta conclusione. Siete dei veri cialtroni!
Allora, il posto da leader politico, o da grande manager lo possiamo prenotare?
Sì, buonasera…..
No, come diciamo noi: Buon tutto!

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E tu? Come sei diventato blogger?
Lo chiediamo a tutti coloro che hanno voglia di rispondere. Se ce lo fanno sapere, li aggiungeremo qui, con il link al loro.
Una cosa importante, invece.
Alcuni amici blogger hanno lanciato un’iniziativa contro la droga. Noi abbiamo dato un modestissimo contributo. Se vi va, fatelo anche voi, andando qui. E’ importante, a proposito di quello che può fare il mondo dei blogger…
E’ On line una nuova storia della nostra serie a fumetti,
venti. Se vi va, naturalmente…

Silvio Berlusconi è un mito. Un uomo senza pari, e forse anche senza dispari. Anche se non siamo tra i 2 miliardi e mezzo di persone che sono state disciplinatamente a votare, facendo la fila ai Gazebo di Forza Italia, o andando sul sito rivotiamo, gliene diamo sinceramente atto. Mentre il “nostro” centro sinistra ci ha messo due anni per dare alla luce un partito, tra l’altro suscitando più di un mal di pancia, a lui è bastato scendere in piazza a Milano, saltare sopra un auto e fondare in 5 minuti il Partito del Popolo delle libertà. Che, secondo tutti i sondaggi è già al 140% dei consensi: Se si votasse oggi otterrebbe però solo il 110% dei seggi, e questa ingiustizia si deve al complotto organizzato nella lontanissima primavera del 2006, quando fu approvata la legge elettorale porcata di Calderoli, votata all’epoca da tutto il centrodestra. Ma Silvio, uomo di grande generosità, non vuole vincere. Vuole stravincere. Per questo, ha dichiarato che “Se avremo la maggioranza per consentirci di governare, bene. Altrimenti per il bene del Paese, dovremo allearci con la più grande forza nel centrosinistra e fare come in Germania” Insomma, per chi non avesse capito, se avrà la maggioranza, governerà. Se non avrà la maggioranza, governerà lo stesso. Vi sembra strano? No, niente affatto…una nostra fonte segretissima (per chi ci segue, sa che non riveliamo le fonti neanche sotto tortura, e questa notizia ce l’ha passata il nostro elettrauto) ci ha rivelato come sia possibile questa apparente stranezza. Il presidente Berlusconi ha preparato una nuova legge elettorale. Doppio turno francese, proporzionale con sbarramento alla tedesca, correttivo alla spagnola, tango argentino, Salsa e merengue? No, niente di così complicato. Berlusconi sa che il popolo italiano vuole la semplicità, la chiarezza. La nuova legge elettorale prevede che i voti per Silvio Berlusconi si contano, quelli a suo sfavore vengono annullati.  Non c’è trucco, non c’è inganno..altro che brogli! La proposta di Berlusconi è stata subito entusiasticamente accolta dal leader di Forza Italia, che l’ha portata al presidente del Partito del popolo della libertà che l’ha approvata e promulgata in diretta televisiva a reti unificate. Il parere negativo di Fini, Casini, Bossi, Veltroni, Bertinotti, ecc.. è ampiamente compensato dalle entusiastiche adesioni di Bondi, Cicchitto ed Emilio Fede. Berlusconi, stanchissimo, è ad Arcore. E lì, a microfoni spenti, nel silenzio, seduto su una panchina, mentre il sole tramonta, cerca di placare la sua ira contro gli ex amici ed alleati Fini e Casini che, chissà perché, ora pretendono addirittura di parlare di politica. Come se un tassista volesse parlare di Taxi, o un medico di medicina, o un matematico di matematica. Che sfrontatezza! Ma non importa, caro Silvio. Vai avanti, non avere paura. Anche se ci troviamo sulla sponda opposta, noi siamo comunque con te. Fino alla fine. E se ogni tanto perdi qualche colpo e dici qualche sciocchezza, non importa. Sei un adorabile mascalzone, un geniaccio simpatico. E poi, bisogna pure capirti. Passare da Van Basten e Gullit a Bondi e Cicchitto non deve essere facile. Per nessuno.
Buon tutto!

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Silvio Berlusconi è un mito. Un uomo senza pari, e forse anche senza dispari. Anche se non siamo tra i 2 miliardi e mezzo di persone che sono state disciplinatamente a votare, facendo la fila ai Gazebo di Forza Italia, o andando sul sito rivotiamo, gliene diamo sinceramente atto. Mentre il “nostro” centro sinistra ci ha messo due anni per dare alla luce un partito, tra l’altro suscitando più di un mal di pancia, a lui è bastato scendere in piazza a Milano, saltare sopra un auto e fondare in 5 minuti il Partito del Popolo delle libertà. Che, secondo tutti i sondaggi è già al 140% dei consensi: Se si votasse oggi otterrebbe però solo il 110% dei seggi, e questa ingiustizia si deve al complotto organizzato nella lontanissima primavera del 2006, quando fu approvata la legge elettorale porcata di Calderoli, votata all’epoca da tutto il centrodestra. Ma Silvio, uomo di grande generosità, non vuole vincere. Vuole stravincere. Per questo, ha dichiarato che “Se avremo la maggioranza per consentirci di governare, bene. Altrimenti per il bene del Paese, dovremo allearci con la più grande forza nel centrosinistra e fare come in Germania” Insomma, per chi non avesse capito, se avrà la maggioranza, governerà. Se non avrà la maggioranza, governerà lo stesso. Vi sembra strano? No, niente affatto…una nostra fonte segretissima (per chi ci segue, sa che non riveliamo le fonti neanche sotto tortura, e questa notizia ce l’ha passata il nostro elettrauto) ci ha rivelato come sia possibile questa apparente stranezza. Il presidente Berlusconi ha preparato una nuova legge elettorale. Doppio turno francese, proporzionale con sbarramento alla tedesca, correttivo alla spagnola, tango argentino, Salsa e merengue? No, niente di così complicato. Berlusconi sa che il popolo italiano vuole la semplicità, la chiarezza. La nuova legge elettorale prevede che i voti per Silvio Berlusconi si contano, quelli a suo sfavore vengono annullati.  Non c’è trucco, non c’è inganno..altro che brogli! La proposta di Berlusconi è stata subito entusiasticamente accolta dal leader di Forza Italia, che l’ha portata al presidente del Partito del popolo della libertà che l’ha approvata e promulgata in diretta televisiva a reti unificate. Il parere negativo di Fini, Casini, Bossi, Veltroni, Bertinotti, ecc.. è ampiamente compensato dalle entusiastiche adesioni di Bondi, Cicchitto ed Emilio Fede. Berlusconi, stanchissimo, è ad Arcore. E lì, a microfoni spenti, nel silenzio, seduto su una panchina, mentre il sole tramonta, cerca di placare la sua ira contro gli ex amici ed alleati Fini e Casini che, chissà perché, ora pretendono addirittura di parlare di politica. Come se un tassista volesse parlare di Taxi, o un medico di medicina, o un matematico di matematica. Che sfrontatezza! Ma non importa, caro Silvio. Vai avanti, non avere paura. Anche se ci troviamo sulla sponda opposta, noi siamo comunque con te. Fino alla fine. E se ogni tanto perdi qualche colpo e dici qualche sciocchezza, non importa. Sei un adorabile mascalzone, un geniaccio simpatico. E poi, bisogna pure capirti. Passare da Van Basten e Gullit a Bondi e Cicchitto non deve essere facile. Per nessuno.
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“E una mattina mi son svegliato e non ho trovato più il color” canta da qualche giorno JollyViola, la coloratrice ufficiale dei Comicomix. Tiene sul tavolo una vecchia storia di Lupo Alberto, del grande Silver (che si intitola “Il proprietario dei Colori”). Dice che è profetica, come sanno esserlo solo quei pazzi dei fumetti. Stavo per telefonare alla neurodeliri, ma lei mi ha spiegato che si tratta, invece, di una storia molto seria. Due grandi aziende, la Deutsche Telekom e la Red Bull, hanno brevettato dei colori. Per la precisione, il Rosso Magenta e il Blu Silver. Purtroppo però, contro questa grande passo dell’umanità verso un mondo a intelligenza zero, si è messa di traverso l’Unione europea, con i suoi funzionari poco colorati e molto cattivi – sempre pronti a limitare la libertà e lo spirito d’iniziativa dei cittadini e delle imprese – che sostengono che il Regolamento Ue sui marchi registrati permette di registrare e di brevettare un sacco di cose, ma i colori proprio no. E meno male che c’è una legge, altrimenti, in un aula di tribunale (di questi tempi usare la parola Giustizia sembra eccessivo) la ragione sarebbe andata certamente alle due aziende. Che però sono agguerritissime e  hanno avviato – accompagnate da una schiera di avvocati, avvocatoni e azzeccagarbugli vari  – una furibonda battaglia legale per difendere i loro “legittimi” interessi. Sostengono che il colore è parte integrante del loro marchio, e non ne possono fare a meno. E nessuna legge, dicono loro, in realtà vieta esplicitamente di brevettare un colore. L’amministratore delegato della Deutsche Telekom ha detto: “Il colore è mio e lo gestisco io”, proibendo a tutti i tedeschi di usarlo (anche nell’intimità delle loro case: le mutandine sexy hanno avuto un crollo delle vendite). E sono già nate associazioni carbonare che urlano “Liberate il magenta”. Il Presidente della Red Bull, invece, vuole citare per danni Rino Gaetano e Domenico Modugno, perché hanno utilizzato, senza pagare le dovute royalities, il blu nelle loro canzoni. Nessuno osa spiegargli che non si può fare causa ad una persona deceduta, anche perché, in fondo in fondo, non c’è nessuna legge che esplicitamente lo vieta. Mentre il mondo attende attonito l’esito di questa battaglia legale, moltissimi altri sono sul piede di guerra. Carlo Lucarelli ha pronta la domanda di brevetto per il “Blu Notte”, Carlo Verdone si sta muovendo per ottenere le royalties per il Bianco e il Rosso (il verdone lo possiede già, dalla nascita). E poi, se passa il principio, sono in fiduciosa attesa anche gli avvocati di Giorgio Armani, che vogliono far valere i sacrosanti diritti di proprietà del loro assistito sull’Acqua (che tutti sanno essere di Giò) e quelli della compagnia di bandiera francese, che reclamano a gran voce i diritti sull’Aria (non fate finta di non sapere che esiste l’Air France, bricconcelli!). Gli eredi di Dostoevskij, già pronti per far causa al mondo intero per il possesso dell’idiozia (hanno calcolato che in diritti d’autore guadagnerebbero più soldi di Bill Gates e Steve Jobs messi insieme), sono stati sconsigliati dall’avvocato, che gli ha fatto notare come quella sia parte integrante del DNA di un sacco di gente, e lì non ci sarebbe proprio niente da fare. Vedremo come va a finire, la guerra legale è appena agli inizi. Entrambe le aziende, se riusciranno a spuntarla con l’Unione Europea, hanno già annunciato l’intenzione di fare causa anche a Madre Natura, a Dio, Allah, Buddha, Confucio e anche a Giove. Queste screanzate divinità che (senza rispetto per la proprietà di queste aziende), inopinatamente, dalla notte dei tempi, continuano ad usare quei colori per i crepuscoli, le rose, il cielo, e i laghi di montagna.
Buon tutto!

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Luca e Lisa sono insieme da tanto tempo. Si amano. Si stimano. Sono belli. Uguali come due gocce d’acqua, come due lati della stessa mela. E hanno una bambina, Simona. Da qualche giorno in casa c’è un aria di festa: è in arrivo un fratellino!  Com’è bello condividere questa grande gioia, uguale per entrambi. Luca e Lisa lavorano tutti e due in una grande azienda. La stessa, uguale per entrambi. Luca, che a scuola non era una cima, ha smesso al terzo anno di economia. In fondo, solo il 54% degli uomini iscritti all’università si laurea, che c’è di male. E poi, è in gamba, si è dato da fare, ed oggi ha un buon posto, e uno stipendio annuo di 26 mila euro, lo stipendio medio annuo di un italiano adulto. Lisa, invece a scuola era bravissima, si è laureata a pieni voti (come il 72% delle sue colleghe),  ha fatto un master in economia, sa l’inglese ed è bravissima al computer. Ma ha faticato a trovare un lavoro e poi, anche grazie a Luca che ci ha messo una buona parola, si è finalmente impiegata nella stessa ditta. Si è dovuta accontentare di un lavoro così così, e guadagna 12 mila euro all’anno, che è esattamente lo stipendio medio di una donna italiana. Ma pensa sempre che è comunque meglio di niente, in questi tempi così grami, con bollette e mutuo da pagare. Luca e Lisa sono uguali, impegnati nella corsa della vita. Lisa si è alzata alle sei e mezza di mattina, per preparare qualcosa per il pranzo, e per la colazione. Luca sonnecchia ancora un po’, ma sono le 7 e un quarto, e lei lo va a svegliare con un caffé fumante. La giornata scorre uguale per tutti e due. Prima di andare al lavoro Luca passa dai suoi per un saluto veloce, poi al bar per una colazione con i colleghi, mentre Lisa accompagna Simona all’asilo, arrivando sempre trafelata in ufficio. Stamattina, un uguale annuncio per entrambi. Luca ha detto al suo dirigente che è in arrivo un secondo figlio, e giù pacche sulle spalle, abbracci, complimenti. Anche Lisa  l’ha detto al suo capo, che l’ha guardata storto dicendo: “Un altro figlio?”. Il resto del giorno scorre uguale per tutti e due, Luca tra riunioni, un pranzo di lavoro con il Direttore generale nel miglior ristorante della città, Lisa di corsa nell’intervallo a trangugiare un panino, telefonare ai nonni per sentire come stanno e per parlare con Simona, fare un po’ di spesa e rientrare al lavoro per le fotocopie, la sistemazione dell’archivio e le telefonate ai clienti che non pagano le tratte. Tornano a casa alla stessa ora, Luca prima passa una mezz’oretta al bar sotto casa, Lisa va a prendere Simona, tranne quando c’è nuoto. La sera è sempre uguale e tranquilla: Lisa prepara la cena, Luca gioca con Simona, guarda la tv, brontolando un po’ perché non ha mai tempo di leggere il giornale. Poi, dopo cena, quando Simona è a letto, e Luca e Lisa, ugualmente stanchi ma felici, si raccontano un po’ le rispettive giornate. Poi, mentre lei va in cucina a preparare qualcosa, o dà una sistemata alla casa, Luca finalmente sfoglia il suo quotidiano. Oggi c’è una notizia che lo colpisce. In Italia, legge, non ci sarebbe la parità tra uomini e donne. Il  Wef, quel gruppo famoso di studiosi di economia e politica che ogni tanto organizza qualche convegno importante, ha scritto un rapporto sulla parità nel mondo tra uomini e donne. E l’Italia sarebbe, secondo loro addirittura all’81 esimo posto di questa classifica, messa peggio dello Zimbawe, della Thailandia, del Botswana, della Romania (sì, anche della Romania!). L’Italia sarebbe indietrissimo nella parità di stipendi e nelle possibilità di carriera e anche nella partecipazione alla politica, mentre si salverebbe nella tutela della maternità (siamo o non siamo il paese delle mamme?). Legge Luca, un po’ scettico, che la situazione dell’Italia è decisamente peggiore di tutti i paesi europei, Germania, Spagna. Solo la Grecia starebbe peggio di noi. Va un attimo in cucina, da Lisa, che sta mettendo a posto le stoviglie e i piatti. “Amore, ma senti che s’inventano..dicono che da noi in Italia non c’è la parità. Ma dove vivono? Io e te, non siamo forse uguali in tutto e per tutto?” Lisa, si volta, sorride intenerita, ma ha gli occhi stanchi, dopo la lunga giornata. “Certo, amore. Uguali. Come due gocce d’acqua. Come due lati di una stessa mela. Ora però è tardi, vai a letto. Domani ti aspetta una lunga giornata.” “E Tu?” fa Luca, premuroso. “Ho ancora da sistemare la lavatrice, ma arrivo. Buonanotte, amore” E mentre Luca dorme già da una mezz’ora, Lisa rigira il ferro da stiro tra le mani, con un sorriso lievemente amaro e il silenzio della casa come compagnia. E’ quasi notte, e una giornata uguale l’aspetta domani.
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On line una nuova  illustrazione dei Comicomix  Un po’ speciale: la trovate qui.  Se vi, va, naturalmente…

Giulio apre la finestra dalla sua baita ogni giorno, quando il sole comincia a svanire. Respira a pieni polmoni l’aria fresca, guarda il cielo terso e i primi accenni di tramonto. Fa un po’ freddo e un brivido gli attraversa la pelle. Sulla scrivania, libri, appunti, una penna. Il Corriere della Sera del 25 settembre 1991. Si mette a leggere una sua vecchia intervista e si ferma sulla frase, “In Sud America il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma mutando i fattori il prodotto non cambia: il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge” Fa una smorfia. No, nessuna nostalgia per quei tempi in cui si interessava di materie tristi e noiose, l’economia e la finanza pubblica. Ecco un altro brivido,  di disgusto stavolta, mentre pensa a quando tentò di scuotersi da quella vita noiosa ed entrò in Parlamento. Campagna elettorale per il Patto Segni, contro Berlusconi; ma Giulio, fresco di nomina, per vincere la noia s’inventò il ribaltone (anche se nessuno gliene ha mai attribuito il merito): cambiò casacca dopo averci pensato a lungo, circa 2-3 giorni dopo le elezioni, e diventò Ministro delle Finanze. Sorride, Giulio. Pensa alla noia di quei giorni. Quel governo, per fortuna (sua e degli italiani) durò pochi mesi. Giulio si ritrovò disoccupato e depresso. Silvio, allora, che gli vuole bene, lo invitò ad una serata tra amici, per tirargli su il morale. E in quella sera brumosa, in un piccolo localino di Cassano Magnano, Giulio scopre finalmente il suo vero talento. Davanti a un pubblico che intona “La Montanara bella”, mentre Berlusconi fa il cantante in duetto con Apicella, Maroni fa il sassofonista, e Calderoli fa Roberto Calderoli, Giulio capisce qual è il suo futuro. Il cabaret. Ma un vile destino complotta contro di lui. Il centrodestra rivince le elezioni e Giulio si trova costretto ad un ruolo che non sente suo: il Ministro dell’Economia. Un altro brivido freddo lo scuote, facendolo tremare: sono brutti ricordi, fanno male. Soprattutto a noi. Ma un talento non si può fermare, è come il vento impetuoso dei monti. E Giulio allora prese coraggio, e sfoderò il meglio di se stesso. Cominciò straparlando a reti unificate in prima serata di un buco (ancora oggi non si sa se pensasse a quello dell’ozono, o solo alla sua faccia). Propose di vendere le spiagge italiane, rinunciando all’idea di mettere all’asta Colosseo e Fontana di Trevi solo quando Antonio de Curtis, Totò, arrabbiato per il furto di battuta, gli apparse in sogno chiedendogli “Siamo tre uomini o siamo tre monti?” Giulio ride, pensa alle commedie che per anni quotidianamente si è inventato, instancabile, come quando affidò alla Scuola superiore dell’economia  e finanze i fondi per promuovere il Made in Italy, o quando inventò la Finanza creativa, o quando dichiarò la guerra commerciale alla Cina. Pensa a quando s’era inventato il Condono sul condono, ma quel cattivone di Fini gli si mise contro e lo costrinse alle dimissioni, rovinandogli l’ultima farsa. Che tempi quelli, e che successi: un debito pubblico che cresceva come Superman, più veloce della luce. Repliche a Cernobbio, a Bruxelles, a New York, ma anche a Casale Monferrato e a Collio (che lo ha fatto cittadino onorario). Poi, il ritiro, qui dove le alpi millenarie riposano quiete. Ora sta raccogliendo gli appunti, Giulio, in vista dell’ultimo spettacolo, che forse – Dini, Mastella o qualche altro guitto permettendo – ci attende per la prossima primavera. E intanto sta scrivendo un libro, “Là dove osano i tre monti” in cui sta definendo il suo “new deal”, la nuova frontiera, l’invenzione del secolo: la finanza cretina.. E prepara nuove battute per nuove commedie, come la vendita dei titoli di stato agli invasori di Alpha Centauri. Rivisita vecchi proverbi, tipo “Tanto va Tremonti al largo che ci lascia un debitino” “Conti in rosso di sera, Tremonti ci spera”. E’ proprio incontenibile; ride ancora, però s’è fatto freddino. Lunghe ombre rosse si stagliano sui tre monti, mentre Giulio continua a tramare e anche a tremare, di freddo. Gli torna in mente l’ultima, di qualche giorno fa: ha detto che l’”Esercizio provvisorio è bellissimo”, e avrebbe voluto aggiungere, "Quando poi torno vedrete come sarà quello definitivo!". Ma ormai è tardi, è tempo di migrare. Mentre i suoi pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare, Giulio guarda la foto di Silvio sulla scrivania. Sorride. Guarda il sole ormai quasi addormentato, e mentre il rossore gli accarezza il viso ecco un’altra battuta: “Con Tremonti, l’ombra del nano s’allunga!” "Ma questa", pensa, "a Silvio non gliela dico. Potrebbe arrabbiarsi".
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C’era una volta il paese più ricco di risorse al mondo. Petrolio, oro, metalli, diamanti, uranio, coltan (polvere di cobalto e tantalite indispensabile per la telefonia), avorio. E Legno, tanto legno. Bambù, Tek, Ebano, Mogano: una foresta enorme, seconda solo all’Amazzonia. Il Congo. Poi sono arrivati LORO. Belgi. E poi Americani, Inglesi, canadesi, portoghesi, tedeschi. E più tardi Cinesi, Indiani. LORO, Presidenti e Amministratori delegati di multinazionali, con i loro gessati grigi, con la pochette sempre a posto, sbarbati di fresco, con le valige cariche di soldi, a braccetto con quei gentiluomini della Banca Mondiale e con i gruppi di potere locali a cui hanno riempito le tasche. LORO hanno fatto un grande miracolo: trasformare una foresta intatta di 125 milioni di ettari in risorsa per il LORO sviluppo. Centinaia di contratti, con cui hanno comprato 50 milioni di ettari di foresta (una superficie circa il doppio dell’Italia). Solo negli ultimi 2 anni, sono stati abbattuti 21 milioni di ettari di alberi (circa 7 volte la Lombardia). Ma LORO sono instancabili. E hanno fatto molto di più. LORO, i nuovi messia del ventunesimo secolo, hanno sfruttato gli odi tra i 242 gruppi etnici, amplificandoli, li hanno armati con le loro armi, scatenando guerre fratricide tra clan a cui hanno promesso una motocicletta per i capi tribù e pacchi dono – con ben 2 kg di sale e 3 scatole di sapone! – per la popolazione, in cambio delle sfruttamento perpetuo delle foreste. E sono riusciti, in 10 anni , a totalizzare oltre 3 milioni di morti e oltre 2 milioni di senza tetto. Guerre per l’indipendenza, lotta tra etnie? Favole, degne dei fratelli Grimm. Ormai ci si sbrana solo per far passare il confine a TIR carichi di oro, oppure per far partire piroscafi che galleggiano a stento, gonfi di tronchi spezzati pronti per il parquet. Passano illegalmente il confine, così un altro grande miracolo si compie: il Ruanda è il primo esportatore mondiale di coltan, l’Uganda è il secondo venditore d’oro del mondo ed entrambe forniscono il legno a mezzo mondo “civile”. Solo che non ne posseggono neppure un etto, un chilo, un tronco. Insomma, gli amministratori delegati delle multinazionali sono meglio di stregoni, fattucchiere, santoni. Anche Gesù di Nazareth, al loro confronto, con i suoi pani e pesci, fa tenerezza, poverino. Qui si moltiplicano miliardi di dollari per ingrassare clan mafiosi o, se va bene,  per costruire inutili distese di cemento in cambio delle ricchezze di minerali e di milioni di ettari di foresta. E la deforestazione selvaggia porta alla desertificazione, a scapito della povera gente del posto, dando anche una mano (evidentemente, ce n’è bisogno…) all’effetto serra in tutto il mondo. Povero Congo, dove si trova ancora il 70% dell’acqua dolce di tutta l’Africa, che basterebbe a dare energia a tutto il continente, e in cui invece manca spesso l’elettricità. Ricco di risorse per lo sviluppo economico eppure agli ultimi posti per reddito pro capite. Povero Congo, paese in cui la gente muore di fame davanti a coltivazioni sterminate di cereali destinati a diventare ecocombustibile per i SUV che inquinano le città americane ed europee.. Greenpeace ha anche provato ad avviare una campagna di sensibilizzazione sul disastro ambientale e civile del Congo, ma quelli di Greenpeace hanno solo la forza della loro umanità. Gli amministratori delegati invece hanno poteri magici, a loro Harry Potter gli fa un baffo. E’ una partita facile. Cemento contro legno. CO2 contro aria pulita. Imbecillità contro umanità. Non c’è lotta. L’ultima offerta è arrivata al Presidente del Congo dai cinesi, che hanno fregato sul tempo americani ed europei, che magari si vendicheranno scatenando un’altra guerra. Ma tanto, come diceva Trilussa, “So cugini e fra parenti nun se fanno i comprimenti”…Anzi, cantano in coro, tutti insieme, quella famosa canzoncina sul Congo, chi non la ricorda? Povero Congo. Povero mondo.
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Questo post è stato ispirato anche dalla lettura di due interessanti post di un amico di Comicomix, Riccardo Gavioso, che con la sua penna ha graffiato le orche assassine qui e qui. E dalla recente lettura di un bel reportage dal Congo dell’inviato di Repubblica, Giampaolo Visetti

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