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Si prepara una notte buia, sotto questo cielo italiano. Buia e tempestosa. La notte di Halloween! E un po’ dappertutto, fioccano le feste, i frizzi e i lazzi. Anche nel mondo della politica italiana, si intende festeggiare. L’idea di un mega party l’ha avuta Veltroni, che ha convinto un riluttante Romano Prodi a tenere una festa che si svolgerà, stasera, stanotte, nei saloni di Palazzo Chigi. Ci saranno tutti, ognuno con il suo travestimento. Ci sarà Mastella, con una maschera che terrorizzerà tutti i presenti: si vestirà da magistrato. Ci sarà D’Alema, che sorprenderà tutti con il suo travestimento, davvero impressionante, da comunista. Non potrà mancare  Calderoli, che per l’occasione si travestirà da uomo intelligente (chissà con quali risultati). Per spaventare i partecipanti, ha deciso di mettere una maschera da Frankestein, ma Bobo Maroni lo ha consigliato: “Se la togli è pure meglio”. Sarà presente anche Padoa Schioppa, che si travestirà naturalmente da Visco. Ci sarà anche il divino Tremonti, per l’occasione si travestirà da Harry Potter. A chi gli ha chiesto che c’entra, Tremonti ha risposto: “Perché, io come Ministro dell’Economia che c’entravo?”. E non mancheranno naturalmente Ignazio La Russa, che si vestirà da angelo caduto (Lucifero, naturalmente), e Luca Volontè, che si travestirà da Luca Volontè: per spaventare i bambini basta e avanza. Di Pietro, vestito da comandante della Guardia di Finanza, girerà a braccetto con Totò Cuffaro, travestito da poliziotto, cantando “G8 a Messina!”. Ci saranno dolcetti, scherzetti, e anche tanti giochi a premi. Il primo sarà la gara delle spallate: i concorrenti cercheranno di buttare giù la statua di Romano Prodi. Anzi, proprio Prodi: una statua. Non sarà molto difficile, visto che è fatto di burro di arachidi. Non appena caduto il prode Prodi, turlupinato dall’abile tranello di Veltroni (vatti a fidare dei “buoni”…), ci sarà il clou della serata: la gara del bacio del Rospo. Lamberto Dini, vestito appunto da Rospo nel suo completo fumo di Londra si metterà fermo in mezzo alla stanza. Naturalmente, con le mani libere. Se lo contenderanno a duello Silvio Berlusconi, travestito da strega di Biancaneve, e Valter Veltroni, nel suo solito abito da Principe Azzurro. Silvio gli offrirà una bella mela rossa d’ordinanza, accompagnata da un robusto pacco di biglietti verdi, piccolo omaggio per la Signora Dini (il Cavaliere, si sa, è un uomo galante); Valter metterà sul piatto un incarico da Vice Presidente del Consiglio con portafoglio (sempre per la signora Dini, tutti sanno che Dini è innamoratissimo della moglie). Sul piatto della bilancia, il futuro. Dell’Italia? Ah, questo sì che è uno scherzetto! Ma il futuro di Dini. E lui, il rospo, cosa farà? Lo sapremo presto. Molto presto. Forse, la prossima settimana. E comunque vada, sarà un successo. Per Dini, of course. Per l’Italia, forse, un po’ meno.
Buon tutto! E buon Halloween!

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L’economia è una disciplina oscura, piena di sigle, termini, e cifre che sono a volte aride e spesso incomprensibili. C’è bisogno di qualcuno che ci illumini; un faro che ci guidi nel periglioso e complicato mare di statistiche, trends e performance: è Mario Draghi, il Governatore della Banca d’Italia. Un uomo che, dall’alto della sua esperienza, con precisione e semplicità ci rivela queste oscure dinamiche, supportato da un team di economisti che studiano, analizzano, elaborano, e ci rivelano verità spesso al di là di ogni immaginazione. Negli ultimi tempi questi studiosi stanno facendo scoperte davvero sensazionali. Infatti, dopo aver scoperto qualche mese fa che il tasso dei mutui in Italia  è più elevato di un punto rispetto alla media europea, che in Italia le tasse sono troppo alte e che di mamma ce n’è una sola (ma su questo non ci sono ancora certezze definitive), la Banca d’Italia e il suo Governatore hanno deciso di stupirci con gli effetti speciali. Teniamoci forte: in Italia gli stipendi sono molto più bassi che nel resto d’Europa. Il 10% in meno dei tedeschi, il 20% in meno degli inglesi, il 25% in meno dei Francesi (che però, rosicano: avrebbero senz’altro preferito alzare al nostro posto la Coppa del mondo di calcio a Berlino..). Chi l’avrebbe mai detto? Neppure Nostradamus e il Mago Otelma, che pure se ne intendono, sarebbero stati tanto bravi. Mario Draghi ha scandito il suo discorso con grande enfasi, conscio della grande verità che stava per rivelare, e prima di parlare ha detto ai suoi discepoli: “Noi non siamo scienza, siamo fantascienza”. Il Governatore ha spiegato con preoccupazione che il salario d’ingresso dei giovani è tra i più bassi d’Italia (altro che bamboccioni!), ma ha anche detto che la situazione è drammatica nella fascia di età tra 30 e 50 anni, cioè in quel periodo della vita in cui si è particolarmente spensierati, e quindi meno infastiditi dall’incertezza sul riuscire a tirare avanti fino alla fine del mese. Ha altresì rivelato che la retribuzione media oraria a parità di potere d’acquisto era nel 2001 di 11 euro l’ora per gli italiani, e quindi tra il 30 e il 40% in meno di tedeschi, francesi e inglesi. Ormai senza freni, Draghi ha detto che la mancata crescita di salari e stipendi è uno dei motivi dello stallo dell’economia italiana, perché ha causato la stagnazione dei consumi delle famiglie. Sembra infatti (ma bisognerà farci un nuovo studio più approfondito) che le famiglie italiane abbiano questo strano vizio di fare attenzione ai consumi quando il reddito cala; neppure 120 nobel per l’economia riuniti a congresso sono stati capaci di spiegare questo fenomeno. La stagnazione dei consumi ha, sempre secondo il Governatore, anche un’altra causa: la precarietà. Spiegare perché un precario faccia attenzione a come spende i soldi è un mistero che neppure il Governatore se l’è sentita di svelare. Le parole così sconvolgenti del Governatore hanno avuto vasta eco, aprendo – tra l’altro – una breccia anche nel duro cuore del Presidente di Confindustria, Luca Montezemolo, che ha detto di essere completamente d’accordo con le parole di Draghi. Allo stupore che, lo confessiamo, ci ha colto ascoltando le parole del Governatore, è seguita una riflessione. Come uscire da questa situazione? Insomma, cosa fare? Montezemolo, che si trova a Collegno, non se lo ricorda. Draghi si deve essere dimenticato di spiegarlo. Lo farà, forse, nella prossima puntata. Magari, chissà, da futuro Presidente del Consiglio. Come si dice alla fine delle favole? E vissero tutti felici e contenti!
Buon tutto!
Per le curiose coincidenze del web, sull’argomento oggi hanno scritto, con maggior precisione e dettaglio, anche gli amici di Giornalettismo in questo post.

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A Genova sì è aperto da pochi giorni  un importante Festival. Non è il festival della canzone italiana; quello si svolge a Sanremo. E non è neppure il festival del Cinema, conteso tra Venezia e Roma. Se invece interessa il festival dei Voltagabbana, quello è di scena al Senato della Repubblica. Il festival in corso a Genova, fino al 6 novembre, è il Festival della Scienza. Quelli che cercavano Al Bano, Mino Reitano o al limite Caparezza, ci sono rimasti male. Altri speravano addirittura di incrociare Jessica Alba, George Clooney o almeno Lino Banfi. Invece hanno trovato e troveranno oltre 500 eventi, tra mostre, laboratori, percorsi didattici interattivi, conferenze, tavole rotonde, workshop, spettacoli teatrali e performance musicali. E anche  migliaia e migliaia di visitatori interessati, moltissimi ragazzi, e bambini da tutta Italia. Ma, tra i disperati alla ricerca di un po’ di gossip, tra coloro che speravano di assistere ad un dibattito sulle possibili nomination all’Isola dei Famosi, è circolata d’un tratto una voce che ha sollevato l’umore. Al Festival della Scienza si sarebbe parlato di Cenerentola. I carrugi del porto antico hanno vibrato per eccitazione dei fans, pronti a interrogarsi sulla love story tra Cenerentola e il principe Azzurro. Alcuni, forse un po’confusi, speravano anche nell’arrivo di Tom Cruise, non distinguendo tra scienza e Scientology. Ben presto, però, il mistero si è chiarito e la delusione ha ripreso il sopravvento. La Cenerentola di cui si è parlato e si parlerà a Genova non è quella della favola, e del film di Disney. E’ la Ricerca scientifica. Quando questo orribile nome è stato pronunciato nel corso dei primi dibattiti, si sono visti gruppi di bambini e di mamme terrorizzati fuggire, alcuni al riparo nelle ospitali Chiese cittadine o, la maggioranza, dentro un confortevole Mc Donald o a un Megastore. Si sa, i ricercati fanno tanta paura, ma i ricercatori ancora di più. Ed è per questo che nessuno li vuole, per questo che in Italia si spende per la Ricerca scientifica poco più dell’1% del PIL, molto meno che negli altri paesi  ad economia avanzata. Per fortuna, c’è chi vigila sulle sorti del nostro paese. Per evitare guai, o infezioni virali tipo il diffondersi della Ricerca scientifica, ai ricercatori si danno gli stipendi più bassi d’Europa. E i pochi soldi disponibili con il 5 per mille, si tagliano o si assegnano anche alle bocciofile. Per evitare poi che qualche “terrorista” americano, inglese o tedesco abbia la malaugurata idea di venire a fare ricerca in Italia, si bloccano i concorsi e le carriere. Il merito è bandito, se qualcuno lo nomina gli arriva subito un mandato di cattura. E così l’Italia, dice l’Ocse, è agli ultimi posti dello scambio internazionale del talento. Ma non importa, da noi c’è un bellissimo sole, uno splendido mare, e se si fa attenzione a volte il vento fa sentire il suono lontano dei mandolini. E poi, ci si consola ascoltando le contorsioni verbali di Mastella, Di Pietro, Prodi, Berlusconi e chi più ne ha più ne metta. O ci si diverte ascoltando il gaio cinguettare di veline e opinionisti. Quando si è davvero disperati, ci si vede una trasmissione con Sgarbi e Vespa, e il gioco è fatto. Intanto, al porto di Genova c’è la fila dei cervelli, pronti per l’imbarco. Decine di containers pronti in partenza sulla Nina, la Pinta e la Santa Maria, arrivate da Palos per l’occasione. Cristoforo Colombo, illustre emigrante, è tornato a casa, si è fermato un minuto e poi ha mollato gli ormeggi. Il Festival intanto continua, con grande entusiasmo dei numerosi partecipanti, ma senza tanti clamori. Non si vuole far sapere in giro che il tema chiave di questa edizione è la curiosità. Di questi tempi, si sa, anche la curiosità potrebbe finire fuori legge.
Buon tutto!

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Domani alcuni di noi sono a Genova, ma aggiorniamo comunque il nostro Comicomix con un illustrazione di Alice ispirata all’evento a cui siamo invitati, Senza parole. On line nella sua Galleria. Naturalmente, se vi va…

E’ un giorno di ottobre del 2004. Sono a Genova, città che porto da sempre nel cuore. In questo mattino opaco, cammino tra i saliscendi verso il Gaslini, l’ospedale dei bambini, gli occhi spenti. La pioggia sottile della notte è passata, nel cielo passano nuvole rapide tra i profili dei palazzi affastellati. Passo, tra le auto in sosta, tra padri disperati che dormono per terra o si fanno la barba per strada. Entro in corsia, passo accanto a stanze semibuie, studi di medici, la cucina. La tua stanza è piccola, tu dormi ancora, un avviso di sole accende la spiaggia e il luccichio del mare. Ti rigiri assonnato nel letto, mentre tua madre ci saluta dolcemente e se ne va. Siamo qui soli, e penso che prima o poi passerà questo tempo indeciso, quest’odore di medicine, questa stanza a due passi dal cielo. E questo vento dentro di noi volerà via, svanirà come la neve al sole; e i ricordi del cuore che gelano il sangue mentre aspettiamo davanti a una sala operatoria saranno solo cose che avremo dimenticato. Sì, tutto passerà, come milioni di cose della vita che ti passano accanto e sono già perse nel mare dei ricordi. Dimenticate. Passerà Genova, il Gaslini, passeranno questi bambini senza capelli e senza futuro. E il nome di questa malattia crudele che ti ha preso sarà solo un’altra delle cose che dimentico. Passerà, come passano i governi, le guerre insensate, gli inverni freddi e le notti d’estate. La vita scivolerà via, e passeranno le nostre corse in bicicletta, e la musica che urla nelle radio verrà dimenticata. Passeranno anche le canzoni che cantavi squarciagola,  e anche gli ultimi giorni della tua vita troppo breve. Tutto passerà, come questa triste scia di auto che vanno verso un cimitero dietro a una piccola bara bianca, tutto finirà in fondo al pozzo dei ricordi. Cose che gli uomini dimenticano. Passeranno così le emozioni, le giornate di sole senza più calore, le notti d’amore, senza più amore. E anche i visi, i colori, gli odori del presente scivoleranno silenziosi nell’oblio. I primi giorni di scuola, gli amori, il lavoro che non va, le auto in coda, le ipocrisie, le strette di mano, i manifesti con la pubblicità, le piccole gioie, le falsità, sono tutte cose che dimentico. E adesso che è quasi mattino, nel chiarore che invade lento la mia stanza da letto, penso che in questo grande quadro bianco che è la vita molti lasciano tracce del loro cammino, come piccoli scarabocchi di passaggio. Scarabocchi che il tempo, o un soffio di vento, cancellano dolcemente. Ma alcune linee, brevi o lunghe che siano, sono più luminose, più vere, e lasciano una scia, una traccia che fatica a passare, che non si dimentica. E allora mi alzo, con il cuore gonfio di tristezza, e c’è un leggero sorriso, e mi sembri tu, come quelle mattine di allora. Sempre, anche adesso, in questo mio giorno che tramonta, davanti a questo cielo freddo e a questo tempo che non perdona. Lo so che sei qui, in qualche modo sei qui. E c’è il tuo sorriso. Una cosa che non dimentico, piccolo amore mio.
Il tuo papà.
Dedicato a tutti i bambini senza futuro, a tutte le vite spezzate, e anche a medici e infermieri del Gaslini. Per non dimenticare.

Qui nel reparto intoccabili
dove la vita ci sembra enorme
perché non cerca più e non chiede
perché non crede più e non dorme
Qui nel girone invisibili
per un capriccio del cielo
viviamo come destini
e tutti ne sentiamo il gelo
il gelo
Cose che Dimentico
C.De André – F.De André – C.Facchini

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Silvio Berlusconi è un uomo straordinario. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Chi lo conosce bene, sa che è un uomo dolce, generoso, buono, sensibile: basta chiedere a Emilio Fede, Sandro Bondi, Paolo Bonaiuti. Ma ha un grande difetto: è innamorato. Innamorato alla follia e senza speranza, di una persona avida, gretta, meschina. Una che non si accontenta mai, e gli chiede sempre di comprare, comprare, comprare. Per questa persona, Berlusconi ha lasciato la sua riservata e tranquilla vita di impiegato per buttarsi nel pericoloso mondo dei palazzinari. Costretto a trattare affari opachi con viscidi assessori all’edilizia, speculatori, politici ruffiani. Ma a lei non è bastato; voleva di più, sempre di più. E il povero Berlusconi allora si è lanciato nell’avventura delle Tv. Lui, che adorava la meditazione e i buoni libri, per amore di questa persona è stato costretto a tradire amici, a legarsi a politici e persone di malaffare, a calpestare le leggi. Lui, proprio lui che sin da bambino coltivava il sogno di fare il magistrato! Ma purtroppo al suo grande amore non è bastato neanche questo. E gli ha chiesto di più. E allora Berlusconi ha comprato una grande e gloriosa squadra di calcio e l’ha riempita di grandi campioni: Gullit, Sevchenko, Kakà. Ha comprato, comprato, comprato. Ma lei, niente. Voleva ancora di più. Un altro uomo si sarebbe stancato, avrebbe lasciato quest’amore impossibile e appeso il grembiule al chiodo. Lui no. Ha deciso di buttarsi in politica, lui che adorava la musica classica e la filosofia. Ha fondato un partito, vinto le elezioni, sopportato il ribaltone, una viscida congiura di palazzo in cui accusò dei parlamentari di avere tradito il mandato popolare, lasciando lui e sostenendo lo schieramento avversario. Ha sopportato 5 lunghissimi anni d’opposizione, per poi vincere ancora le elezioni, e governare da par suo l’Italia, sopportando Casini, Fini, Calderoli, lui che avrebbe solo voluto cantare serenate al chiaro di luna. Ma questa ingrata persona, niente. E’ lei che gli ha fatto perdere le elezioni, costringendolo a dire buffonate su buffonate, a schierarsi con il Presidente guerrafondaio degli USA. Lui, povero Berlusconi, che ama la pace e che segretamente conserva nell’armadio l’eskimo e la foto di Che Guevara, lui, costretto ad appoggiare la guerra per il petrolio, quando vorrebbe solo andare in bicicletta! E quando ha perso le elezioni, il suo amore, questa persona terribile, gli ha dato l’ultimatum. O mi fai tornare velocemente al potere, riportandomi sui colli eterni di Roma, o me ne vado da quel bamboccione di Veltroni. Berlusconi, pazzo d’amore, le ha provate tutte in questi mesi. Ha delirato di Brogli elettorali, ha minacciato tuoni, fulmini e saette. E quando lei, questa persona di cui è follemente innamorato, gli ha detto che è stanca della brughiera di Arcore, delle nebbie e dell’umidità, Berlusconi ha capito che non gli resta che un mezzo, quello che già usò nel 1994 quando non aveva la maggioranza in Senato o quando non riusciva a vincere lo scudetto. Campagna acquisti. E ha deciso di comprare un senatore, anzi, dieci senatori. Per far cadere il governo. E a chi gli ha detto che così ci sarà l’esercizio provvisorio di Bilancio che costerà all’Italia (da solo) un paio di leggi finanziare lui ha risposto che non importa, anzi che sarà bellissimo. In amore e in guerra, tutto è permesso. Povero Berlusconi, quanti sacrifici è costretto a fare per amore. Il suo piccolo grande amore. Che tutti conoscono benissimo. Veronica Lario? No, ovviamente. Michela Brambilla? No, nemmeno. Mara Carfagna? Ma no! L’Italia, il suo paese, come disse nella cassetta? Ma non diciamo sciocchezze: dell’Italia non frega nulla a nessuno, figuriamoci. Mentre tutti sanno chi è il grande amore di Berlusconi. Si chiama Silvio.
Buon tutto!

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Scriviamo da Lisbona, dove siamo stati in missione. Segretissima. Quindi, non raccontate a nessuno quello che stiamo per dire. Siamo qui perché ci ha telefonato, ieri pomeriggio, il Presidente del Consiglio, Romano Prodi. Con voce concitata ci ha chiesto di raggiungerlo subito al vertice europeo, dove si discute il destino dell’Unione Europea, per sventare il complotto contro l’Italia, sulla nuova distribuzione dei seggi del Parlamento europeo. L’Italia, paese fondatore della Ue, rischiava di averne 72, uno in meno della Gran Bretagna e addirittura due in meno della Francia, che avrebbe coronato la grande rivincita dopo i mondiali del 2006. Quando siamo arrivati, ci siamo resi conto che la situazione era veramente seria: mancava poco alla cena, e il prode Romano stava prendendo a testate Sarkozy, che gli aveva detto qualcosa a proposito della sorella. Dopo aver sedato la lite, ci siamo recati alla cena offerta dalla Presidenza Portoghese, tutta a base di cozze e vongole. Alla ripresa dei lavori, ci siamo resi conto che tutti i capi dell’Unione (europea) anziché parlare con Prodi infilavano il corridoio che portava alla toilette. Saranno state le vongole, sarà stata l’aria condizionata, anziché parlare con il nostro Presidente del Consiglio sono corsi tutti insieme a consulto. Con il vater. Dopo un tempo che è sembrato infinito, sono tornati, sollevati e rilassati. Quasi felici. Ha preso la parola il Presidente del Consiglio (europeo) in carica, e ha detto che, grazie alle consultazioni con il Vater, una soluzione che metteva tutti d’accordo si era trovata. Rivolgendosi al nostro presidente del Consiglio, ha detto: “Dear Romano, caro Romano, forse abbiamo trovato una soluzione per risolvere il problema di vostra bella Italia. Dopo i lunghi approfonditi colloqui con vater, oh, excuse me, scusami, con Valter, abbiamo pensato che vi possiamo dare 2 seggi in più. Li metteremo in quota al Partito Democratico, il vostro nuovo partito. Saranno i rappresentanti del vostro Vater, sorry, Valter. Valter Veltroni al Parlamento europeo. Insomma, come in Italia, vostra bella Italia. La costituente democratica, excuse me, la Costituzione europea, può così andare avanti. C’è solo un little problem, un piccolo problema, dear Romano…il vater, oh, damn, il Valter, dovrà prendere il tuo posto. C’è posto solo per uno di voi due. Avrete così 73 seggi. Valter è qui fuori, alla toilette, sta aspettando, voleva fraternizzare con l’ambient, con l’ambiente…Cortesemente, puoi uscire, caro Romano? Così, finalmente, saremo tutti più contenti” Il premier si è voltato attonito verso di noi, gli abbiamo sorriso (come nostra abitudine) gli abbiamo battuto una pacca sulla spalla  e ci siamo prontamente accodati al carro del vincitore (in fondo, siamo italiani…).  Prodi è uscito, mentre è scoppiato uno scrosciante applauso, e il vater (pardon, il Valter) Veltroni è entrato trionfante nella sala, con i suoi seggi al parlamento dell’Unione (europea) nuovi di zecca. In diretta, a reti unificate, tutti i leader hanno annunciato l’avvenuto accordo. Romano Prodi è ancora chiuso alla toilette, e pensa. Quando è uscito dalla sala, si è voltato un attimo verso il Presidente del Consiglio (dalla Ue). Ripensandoci, era il ritratto sputato di Silvio Berlusconi.
Buon tutto!

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On line su Comicomix una nuova illustrazione nella Galleria di Jolly.  Naturalmente, se vi va…

La patria è in pericolo….tra un mese si giocherà una partita decisiva per l’ingresso in Europa dell’Italia. Prodi e Padoa Schioppa saranno costretti a una nuova eurotassa? Veltroni, neo segretario di un partito che non c’è andrà in riunione segreta con la Merkel, Sarkozy e Gordon Brown per impedire la nostra esclusione dell’Unione Europea? No, molto peggio: tra un mese l’Italia si giocherà con la Scozia a Glasgow la qualificazione agli Europei di Calcio…E Roberto Donadoni si giocherà probabilmente, con le speranze di qualificazione, anche il suo posto da CT della nazionale. Ma il suo destino potrebbe essere già segnato, per le vergognose dichiarazioni rese qualche giorno fa, alla vigilia di Italia-Georgia, ai microfoni dell’inviato di Rai Sport. Dichiarazioni che il Direttore del Tg2, Mauro Mazza, ha deciso di censurare, non mandandole in onda nel corso dell’edizione del suo telegiornale di sabato 13. Ma cosa ha detto quel disgraziato di Donadoni? Ha detto forse che il mondo del calcio è pieno di bamboccioni, ragazzini viziati, che pensano solo ai soldi? No, peggio. Ha detto che gli è simpatico Beppe Grillo (notoriamente, molto amico di Mazza), e quindi, preso dalla foga, gli è scappato un Vaffa… rivolto a tutti i giornalisti italiani? No, peggio. Molto peggio. Quel mascalzone di Donadoni ha  detto che se non fosse stato in ritiro con la Nazionale, sarebbe andato a votare alle primarie del PD. Apriti cielo! Una dichiarazione così pericolosa e contraria all’amor di patria non si sentiva da secoli, almeno da quando Umberto Bossi non parlava dei bergamaschi in armi. Un’offesa alla morale e al buon costume. Mazza ha capito che bisognava reagire. E la mazza, si sa, non è il fioretto, non conosce le mazze (pardon, mezze…) misure. Censura. Il servizio è andato in onda senza la parte incriminata. E, in pochi giorni, nella sua mente e nel suo cuore, l’impavido Direttore già vedeva la crisi di Prodi, le elezioni, un nuovo governo. E soprattutto, un nuovo Ct. Ma l’ingenuo Mazza, che in gioventù tutti chiamavano l’uomo dal manganello (e dal cuore) tenero, non aveva previsto l’inviperita  reazione di una buona metà dei redattori del Tg2 e di Rai Sport, tutti spie comuniste del regime di Prodi e Veltroni. Che lo hanno accusato di aver censurato la notizia per ragioni politiche. Ma Mazza, strenuo difensore della Casa e della libertà, non si è lasciato certo intimidire. E ha detto: “Era un pezzo di sport, lo avrei censurato anche se il Ct avesse inneggiato al Polo” Bravo Mazza! Hai dato una mazzata a tutti gli arroganti e ai presuntuosi: lo sport e la politica non si devono mai essere confusi e mescolati. Devono restare separati, lo dice sempre anche il presidente del Milan. Mazza, camminando per la strada, e vedendo la gente che lo vedeva e scoppiava a ridere, si è convinto di aver fatto la prima cosa giusta da quando è Direttore (o, come direbbe la nostra amica Lisa72, Diretto…) del Tg2 . Era così felice, che quando gli hanno detto che Gianfranco Fini lo cercava al telefono, ha sorriso soddisfatto, pensando al riscatto dopo la brutta strapazzata ricevuta in occasione del caso Grillo. E invece, lo aspettava un’amara sorpresa. Il suo capo furibondo, gli ha detto: “Sei il solito cretino! Non lo sai che l’unico italiano più impopolare di Prodi è Donadoni? Se trasmettevi quella dichiarazione, a votare per le primarie del PD sarebbero andati al massimo in 10 persone!” Per tirare su il morale all’ottimo Mazza, gli vorremmo regalare la storia della nazionale italiana a fasci coli (siamo certi che lo tirerebbe su) e dire che noi, nel nostro piccolo, continuiamo a dire allegramente “Forza Italia!” tutte le volte che la nazionale scende in campo. Anche se alcuni di noi sono andati a votare alle primarie. E anche se non abbiamo mai votato per Berlusconi. Insomma, si consoli.
Buon tutto!

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Cattive notizie. Una nuova, catastrofica guerra potrebbe scoppiare, a due passi dall’Europa. Un contenzioso che rischia di deflagrare incendiando l’Oceano Atlantico. La guerra di Rockall, la roccia che ruggisce. Rockall è un’isola in mezzo all’Atlantico, posta a metà strada tra Scozia, Islanda, Irlanda e Isole Faer Oer (Danimarca). Un’isola? Rockall è un minuscolo scoglio, un pezzo di granito nero, 23 metri di altezza e largo 27 metri. Insomma, un miniappartamento. Eppure, Gran Bretagna, Islanda, Danimarca e Irlanda ne rivendicano da tempo la “proprietà”. E non sono mancate negli anni le piccole scaramucce, come quando nel 1955 la Gran Bretagna vi spedì un elicottero, o come nel 1984 quando un soldato irlandese tentò di occuparla e purtroppo affogò nell’Atlantico. Ora, però, i “fantastici 4” minacciano di fare sul serio. La guerra. Infatti, dopo l’approvazione delle nuove regole del diritto internazionale, entro maggio del 2009 (termine massimo fissato dalle Nazioni Unite) ogni Stato potrà ridefinire la propria “piattaforma continentale esterna” (in pratica, le proprie acque “nazionali”) che potrà estendersi fino a circa 500 km dalla linea di costa. E nessuna delle 4 intende fare a meno dello scoglio di Rockall. In Gran Bretagna è stato il vero motivo del cambio della guardia tra Tony Blair e Gordon Brown: la Regina Elisabetta, infatti, andava in giro nuda per Buckingham Palace dicendo “Toglietemi tutto, ma non il mio Rockall” provocando il povero Blair che, per evitare noie con sua moglie, ha preferito passare il testimone a Gordon Brown. In Danimarca, la regina da qualche tempo gira con in mano un teschio declamando “Essere o non essere a Rockall, questo è il problema”, e il premier danese non riesce più a nascondere l’imbarazzo nel corso degli incontri ufficiali, quando in molti (forse, schifati dal teschio) sussurrano: “C’è del marcio in Danimarca!”. In Islanda il diffondersi della rabbia popolare ha provocato un aumento della temperatura dei geyser che sembra sia la vera causa del riscaldamento del pianeta. Ma perché questa minaccia di guerra? Ovviamente, per cause umanitarie: per la giustizia e la libertà degli abitanti di Rockall. Lo scoglio è popolato da migliaia di molluschi e da qualche uccello che si ferma a riposare, durante le trasvolate. E ci sono dettagliate relazioni di scienziati,  idrografi e etologi, pronti a sostenere che si tratti di molluschi danesi, volatili islandesi, alghe irlandesi o onde scozzesi. E molluschi, volatili e pietre reclamano a gran voce la loro identità nazionale, l’amor di patria, la libertà: grandi ideali, per cui vale battersi fino alla morte, se necessario. Quei dispettosi terroristi di Greenpeace, invece, sostengono da tempo che la vera causa di tanto affannarsi sia nella presenza di grandi riserve di petrolio e gas naturali nei dintorni dello scoglio, a qualche centinaio di metri di profondità. Ma niente sembra poter fermare gli eserciti di mezza Europa. La parola d’ordine è già lanciata; come disse Garibaldi: “O Rockall, o morte”. La libertà è un bene prezioso, anche per i molluschi, costi quel che costi. Ora i diplomatici dell’Onu sono al lavoro per scongiurare la catastrofe: si attende l’inizio dei negoziati, fissati a partire dalla prossima settimana, a Reykjavik, in Islanda. Nel frattempo, tutto il mondo, molluschi di Rockall inclusi, trattiene il fiato.
Buon tutto!
Questo è il nostro modo (come sempre, un po’ sciocco…) di partecipare al blog action day. Fatelo anche voi, se vi va…

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Chiama l’addetto stampa del Ministro Pecoraro Scanio. Il Ministro, vincendo il suo tradizionale riserbo, vuole concederci un’ intervista. Onorati da questo esclusivo scoop, che neppure la Voce di Pinerolo può vantare, ecco il colloquio:
“Buongiorno,  Signor Ministro! Come mai questo grande onore?”
“Vincendo la mia ritrosia a comparire in Tv e a rilasciare interviste, ho pensato che il vostro sito, noto per la sua serietà, autorevolezza e diffusione (Comicomix è diffusissimo in tutta l’area di Ferro di Cavallo, Olmo di Perugia e dintorni, ndr) poteva essere l’occasione per riparare al torto che mi è stato fatto…”
“Si riferisce all’accusa di avere oltre 300 consulenti presso il suo Ministero, in pratica il 30% di tutti i consulenti del Governo Prodi, e di averne scelti moltissimi tra i suoi amici e colleghi di partito?”
“No, non a quello. E poi ho già chiarito che si trattava di una bufala. Io ho solo 5 consulenti personali.”
“Veramente guardi Ministro che siamo andati a consultare il sito del Ministero dell’Ambiente: ce ne sono effettivamente oltre 340”
“Ma non li ho nominati proprio tutti io, alcuni sono l’eredità del mio predecessore…e comunque, sia come sia, sono i costi della politica, un argomento noioso, non è di questo che voglio parlare..”
“E allora, di cosa?”
“Negli ultimi giorni sono stato vittima di una censura preventiva e ingiustificata da parte di diverse trasmissioni di approfondimento giornalistico, che hanno parlato del processo per il caso di Erba, che si è aperto in questi giorni, e non mi hanno chiamato…”
“E perché avrebbero dovuto?”
“Ma scusi, si parla del caso di Erba e non si convoca il Ministro dell’Ambiente, che per di più è pure il leader dei Verdi? Non lo sa di che colore è l’erba?”
“Ha ragione, mi scusi. E che cosa avrebbe detto, sull’argomento?”
“Sull’argomento, niente, a parte che da quando sono Ministro l’erba è sempre più verde. Ma avrei potuto lanciare un sondaggio per il nome della nuova formazione politica di cui sto per annunciare la costituente!”
“E sarebbe?”
“Un nuovo movimento. Non so se chiamarlo DO, Dichiarazione Obbligatoria, o IC, Intervista Continua. Il marchio l’ho depositato, ho già pronto il manifesto, lo trovo geniale. Io sorridente con dietro un prato fiorito, una selva di microfoni e lo slogan: Più interviste per tutti!”
“Era questo che avrebbe detto?”
“Sì, questo…ma anche un mucchio di altre cose”
“Senta, già che ci siamo le posso fare altre domande?”
“Sì, ma in fretta. Devo partecipare a La vita in Diretta, su Rai1”
“Senta, Ministro, secondo il rapporto sullo stato dell’Ambiente 2007, l’Italia è il paese europeo dove le persone usano di più l’automobile. Ci sono 60 auto ogni 100 abitanti, e solo 24 biciclette ogni 1000. Nel 2004, ultimi dati disponibili, il 78% delle città italiane ha superato i limiti fissati dall’Europa per l’inquinamento da polveri sottili. Che pensa di fare?”
“Non ho nulla da dichiarare in proposito”
“Senta Ministro, in Italia meno del 6% di energia è prodotta da fonti rinnovabili e c’è stato un aumento del 12,1% di emissioni di CO2 rispetto al 1990. Le fonti fossili ancora coprono l’88% dei consumi energetici, l’eolico rallenta. Kyoto è sempre più lontano per l’Italia. Che idee ha al riguardo?”
“Mi scusi, la linea è molto disturbata, non ho sentito nulla”
 “Senta Ministro in Italia finiscono in discarica 291 chili di rifiuti per abitante ogni anno, contro i 221 della media europea. La raccolta differenziata è al 25% ben sotto la soglia di legge, con una situazione pessima al sud. Cosa ha intenzione di fare?”
“Mi scusi, ma è caduta la linea…click”
“Buon tutto, signor Ministro!”
Mister X, svegliati…è ora dello Scarabocchio di oggi!
Buon tutto!

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On line su Comicomix una nuova storia della nostra serie a fumetti, 20: Occhi azzurri. Se vi va, naturalmente…

La Casa Bianca è infestata. Infestata di Fantasmi. Jenna Bush, la figlia di George W.  ha rivelato che la storica abitazione contiene "milioni di fantasmi" e di avere preso "più di uno spavento" nelle notti trascorse nella residenza della prima famiglia d’America. Che è però incredula. Papà George, infatti, ha il sonno pesante, e anche quando è sveglio non è che si noti la differenza; mamma Laura usa i tappi nelle orecchie 24 ore al giorno per non sentire l’adorato consorte dire scemenze. Insomma, nessuno le crede e molti ironizzano. Invece la poverina ha ragione. Il nostro tabaccaio, che come sanno i nostri 36 piccoli lettori, ha amicizie altolocate, si è subito precipitato al capezzale di George W. E ha scoperto tutto. Dopo un abbondante libagione con il suo amico Presidente, il nostro tabaccaio ha finto un’indigestione. Tra gli sbuffi della security, la famiglia presidenziale lo ha invitato a trattenersi a dormire, per ristabilirsi. E nella notte, l’atroce verità:  la Casa Bianca è davvero piena di fantasmi. Anime inquiete girano per le stanze, s’incontrano nei corridoi, ululano in giardino. Con sprezzo del pericolo, il nostro tabaccaio le ha seguite ed ha visto che tutte andavano verso lo studio ovale. La stanza dei bottoni. Affacciatosi di nascosto, ha assistito ad un incredibile riunione. Lincoln, Jefferson, Roosvelt , Washington, e molti altri grandi presidenti del passato, chi in lacrime, chi con lo sguardo fiammeggiante, chi veramente incaz…arrabbiato. All’inizio, tra lo stupore e lo spavento, il nostro tabaccaio non capiva cosa dicessero. Poi, piano piano, quel vociare indistinto si è placato, e la voce tonante di Thomas Jefferson ha sentenziato: “Basta! Non ce la faccio più. Non è possibile che un inetto, un incapace, un usurpatore, un bellimbusto possa sedersi qui, dove noi abbiamo fatto l’America. Bisogna trovare una soluzione!” Abramo Lincoln, che sedeva pensoso, ha aggiunto “Giusto! Non è possibile sopportare quello straniero, quel Bin Laden rifugiato nella dependance. Viene qui, gioca a carte con quel Cheney, mettono anche i piedi sopra la scrivania. Hanno pure macchiato il tappeto con quel barile di petrolio che si sono portati da casa!” Theodor Roosvelt, sconsolato, ha esclamato: “E Condooleza che sbriciola i pop-corn sul pavimento, e butta i fazzoletti di carta da tutte le parti? E’ un’indecenza!Bisogna fare qualcosa!” George Washington: “Purtroppo, abbiamo provato di tutto. Dobbiamo ammetterlo, da soli non riusciamo a mandarli via. Dobbiamo chiamare gli acchiappa-cretini. Purtroppo, la Casa Bianca è infestata. Da George W. Bush e dalla sua famiglia!"
Buon tutto!

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