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Romano Prodi, si è svegliato stamattina con un pensiero in testa: c’è qualcosa oggi nell’aria. Pensa che ti ripensa, ha trovato. Ma certo! C’è il varo della Finanziaria! Il presidente del Consiglio, sorseggiando il caffè, riflettendo sul clima disteso che regna nella coalizione di governo, sempre più unita, ha deciso di convocare immediatamente tutti i leader di del centro sinistra. Appuntamento allo Stadio Olimpico di Roma, con la raccomandazione di non far tardi, per non rischiare di non trovare posto e dover restare fuori. I primi ad arrivare, alla chetichella, sono stati Dini, Di Pietro e Mastella. Poco dopo mano nella mano, sono arrivati Diliberto, Mussi e Giordano. E dietro, zitti e buoni, D’Alema, Rutelli e Veltroni. Tutti seduti, senza aprir bocca, ad ascoltare Padoa Schioppa. Dopo un paio d’ore, in cui ognuno ha serenamente illustrato il proprio punto di vista, senza grandi problemi, a parte la frattura al braccio di Bertinotti, l’occhio nero di Marini, il dente rotto di Fassino, il condottiero della coalizione ha deciso che era ora di andare a Palazzo Chigi, dove giornalisti e curiosi si assiepavano, in trepidante attesa. Tutti volevano sapere degli sgravi per le famiglie, o della riduzione di tasse per le imprese, dell’abolizione dell’Ici, dei tagli alla spesa improduttiva, ed altro ancora. L’autobus del Governo è partito dallo Stadio Olimpico. Al primo semaforo, Prodi ha chiesto: dove andiamo? A destra, ha risposto Di Pietro, assieme a Dini. A sinistra, hanno replicato Giordano e Angius. Fassino e Rutelli hanno discusso a lungo, indecisi sul da farsi, finchè Veltroni ha detto: “Al centro, idioti!”. Intanto Prodi restava fermo, mentre dietro i clacson cominciavano a suonare. Padoa Schioppa muoveva nervosamente le dita sulla calcolatrice, mentre parlava al telefonino con Montezemolo, Profumo e Almunia che gli urlavano: “Digli di andare a destra! A destra! A destra!” Sia come sia, faticosamente, l’autobus ha cominciato a zig-zagare per le vie della città, prima a destra, poi al centro, poi a destra, poi al centro, ogni tanto a sinistra, sennò Giordano e Bertinotti minacciavano di scendere dall’autobus in corsa. Intanto, passavano le ore, e l’autobus non si vedeva. Era finito in aperta campagna, in un posto immerso nel verde. Per la precisione, ad Arcore, dove un Berlusconi sorridente attendeva la carovana, che è scesa per un allegra scampagnata mentre Silvio il bello è salito sull’Autobus, ha ingranato la quarta ed è entrato trionfante, tra due ali di folla plaudente, a Palazzo Chigi. La pioggia cadeva, il ento urlava, faceva freddo. Ed è arrivata la Finanziaria. E tutti vissero felici e contenti.
Buon tutto!
Oggi, oltre alle nostre solite sciocchezze, vogliamo lasciare anche noi un piccolo pensiero per il popolo Birmano, preparato dalla nostra JollyViola. Eccolo:


Se vi va, fate una piccola cosa anche voi….

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On line su Comicomix un’illustrazione del nostro Eros, nella sua Galleria. Se vi va, nauralmente!

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Ieri sera. Ore 21 circa. Squilla il telefono. La nota compagnia di sondaggi TTA (come Truffa truffa ambiguità del mai troppo rimpianto Locke di Avanzi) chiama, chiedendo di rispondere ad alcune domande. A un sondaggio. Prima di tutto, va chiarito se faccio parte della popolazione compresa tra 0 e 99 anni. Dopo una veloce ma attenta riflessione, capisco che sono la persona giusta. Rispondo quindi senza indugio alle domande. Riattacco, pensando a quanto sia importante per l’umanità di sapere se sia meglio bere birra oppure vino (è l’oggetto del sondaggio). Trascorrono i minuti, e poi le ore, e un dubbio s’insinua nella mente e toglie definitivamente il sonno: in quest’epoca in cui tutti chiedono tutto a tutti, e l’ansia di sapere, di conoscere,  di capire, se le persone pensano che sia meglio una giornata di sole o una di pioggia, o se sia nato prima l’uovo o la gallina, come si fa ad avere la certezza assoluta di cosa pensa la gente? Di fronte a quest’angoscia, che s’insinua nelle menti di milioni e milioni di persone in tutto il mondo, per fortuna ci sono degli esperti, pronti a dare un’esauriente e scientifica risposta a tutto. Le società demoscopiche, quelle che fanno i sondaggi. Persone che, dopo anni di studi, hanno sviluppato tecniche che permettono di sapere l’opinione di chiunque su qualsiasi cosa, di svelare qualunque dubbio. Per pochi spiccioli, o meglio per qualche centinaio di migliaio di euro, aziende, partiti politici, governi, possono avere risposta a ogni domanda. Così, grazie al faticoso e costoso lavoro di un team di esperti, una nota compagnia di prodotti cosmetici ha scoperto che la maggioranza degli uomini è attratto dalla bellezza fisica di una donna. Ricorrendo ad un sondaggio una casa farmaceutica ha scoperto che la quasi totalità della gente desidera vivere più a lungo. Grazie ad un approfondita analisi statistica un noto partito politico ha potuto affermare che la stragrande maggioranza dei cittadini era favorevole alla riduzione delle tasse. Con un sondaggio un famoso periodico ha saputo che i suoi lettori, verso il 20 di agosto, stavano soffrendo molto a causa del caldo afoso. Ma il popolo soffre a questa continua richiesta di opinioni: una società di exit polls, che ha fatto un sondaggio chiedendo se la gente  intende partecipare ad un sondaggio si è sentita rispondere da un terzo degli intervistati che mai e poi mai lo avrebbe fatto. Mentre il tempo passa, e la notte mi sorprende mentre sorseggio dell’ottimo vino rosso (il mio preferito), una domanda continua a martellarmi la testa: come potrebbe essere triste, angosciosa, piena di terribili dubbi la nostra vita se non ci fossero i sondaggi? Come faremmo se non riuscissimo a sapere cosa pensa la gente? E – dubbio ancora più angoscioso – come si fa a sapere se la gente riesce ancora a pensare, tra una risposta e l’altra? Quasi quasi, penso (e finalmente, mi addormento), ci si potrebbe fare un sondaggio.
Buon tutto!

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I politici italiani sono inetti e incapaci. Lo dice anche Beppe Grillo! Ma tra le valli incontaminate dell’Alto Adige (anzi, del Sud Tirol) c’è un politico che opera scrupolosamente in silenzio per il bene della sua terra. E’ Luis Durnwalder, esponente di spicco della Sudtiroler Volkspartei. Uno che bisognerebbe esportare in tutte le regioni, le province e i comuni d’Italia. E anche a Roma, al governo del paese. In quelle ridenti campagne, tra i ghiacciai delle Dolomiti, chiunque può apprezzare – oltre alla simpatia e all’affetto verso i loro compatrioti italiani – l’efficienza delle pubbliche amministrazioni locali, in cui sono impiegati circa 40 mila dipendenti, in partica uno ogni 10 abitanti, una percentuale da guinness dei primati! Però regnano efficienza, managerialità, correttezza nella gestione della cosa pubblica. Certo, per questi risultati strabilianti ci vogliono uomini forti, come Luis Durnwalder, capaci di scelte coraggiose. Recentemente, infatti, il nostro eroe è riuscito addirittura nell’impresa di licenziare 5 dipendenti pubblici fannulloni. Bravo! Ecco uno che ha davvero gli attributi! Ma il nostro, un vero eroe impavido, un Braveheart della Pubblica Amministrazione, è capace di questo ed altro. E’ capace di tutto. Infatti la Provincia Autonoma di Bolzano, l’ente di cui è Presidente, ha il coraggio di avere 11.471 dipendenti e 14.722 consulenti (i dati sono di Andreas Poder, consigliere di minoranza della Union fur Sudtirol). Questo esercito di consulenti, record mondiale ineguagliato di cui il nostro Durnwalder sembra vada molto fiero, costa all’erario (italiano, naturalmente ) la modesta cifra di 103,8 milioni di euro. L’efficienza ha un prezzo da pagare, e anche se a pagarlo è il contribuente lombardo o quello pugliese, poco importa, no? E – strano ma vero – pare che le consulenze spesso riguardino le stesse aziende e le stesse persone. Pare, perché (nonostante ci sia l’obbligo per le amministrazioni locali di trasmettere al Governo di Roma il numero dei consulenti e i loro compensi) il buon Durnwalder, troppo impegnato a moralizzare i propri dipendenti, se ne dimentica sempre. Che distratto! Ma bisogna essere indulgenti, perche l’uso dei consulenti in Sud Tirol è come lo jodler: un’antica usanza locale. Che però ha attirato anche la curiosità della Guardia di Finanza guidata dal comandante Domenico Fornabaio. Il comandante, forse ignaro di questi costumi locali, ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali danni erariali. L’indagine è in corso, con risultati che promettono interessanti rivelazioni. Ma Fornabaio non la potrà concludere, perché per una curiosa coincidenza è stato appena sostituito e trasferito a Bologna. E quasi in contemporanea (ma tu guarda il caso!), le bellicose minacce del Ministro Padoa Schioppa sulla revisione dei meccanismi di finanziamento delle regioni a statuto speciale e della provincia autonoma di Bolzano (che gode di cospicui trasferimenti da parte dello Stato)  sono svanite nel nulla, proprio quando Durnwalder e i suoi amici della Sudtiroler Volkspartei hanno minacciato di non votare più i provvedimenti del Governo al Senato, dove la SVP ha 3 decisivi senatori. L’efficienza e lo sprezzo del pericolo di Durnwalder non si fermano di fronte a niente e a nessuno. E’ davvero capace di tutto. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.
Buon tutto!

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Clemente Mastella, piange. Come un coccodrillo, ieri, ha assistito con il cuore gonfio di tristezza al “voto a coriandoli” sulla Rai che ha minato l’unità di una maggioranza, fino ad ora sempre compatta, come per la  base Nato di Vicenza, la riforme della Giustizia, del Welfare e delle Pensioni. Dopo questo carnevale, non ha retto alla disperazione. Clemente è un uomo tutto di un pezzo, con una coerenza inossidabile da ogni tentazione. Infatti, è stato coerentemente ministro, prima nel Governo Berlusconi nel 1994, poi nel Governo Prodi nel 2006. La tentazione dell’opposizione non lo ha mai sfiorato. E poi, ama il suo paese come nessun altro. La sua amata Ceppaloni, ovviamente. Ma Mastella è anche un uomo di buon cuore. E quando ha sentito Prodi lamentarsi dei canoni di affitto troppo alti, ha capito che non poteva restare insensibile a questo grido di dolore. E, per farlo felice gli ha intimato lo sfratto. Se ne è andato dall’Aula dicendo “La maggioranza non c’è più”. Con dolore, perché Mastella ama Prodi, lo considera un grande condottiero, un Giulio Cesare moderno. E Mastella è un uomo d’onore. Come Bruto. E’ uscito con l’idea di fondare un nuovo partito con Marini, Dini, Casini, insomma con altri uominini d’onore. Ma Prodi, che sarà forse un po’ fesso, ma è pur sempre un democristiano, ricordandosi che il medico gli ha consigliato l’aria dei Castelli Romani per la sua bofonchite cronica, ha chiamato Mastella e gli ha pregato di essere clemente. Toccando le corde dell’affetto, ha ottenuto il suo “Non lascio la maggioranza” in cambio di una partecipazione ad una puntata speciale di Affari Tuoi, gioco in cui Mastella sembra sia un vero campione. In premio, in uno dei Pacchi Clemente potrà vincere la Presidenza del Senato. In altri, a Mastella toccherebbe un posto nel CdA della Rai riformata. Si vedrà. Comunque vada, da uomo d’onore e di buon cuore, Mastella ha pensato anche a Prodi. Se qualcosa non filerà per il verso giusto, gli farà avere un’abitazione più consona e con un affitto più basso da pagare. Ad esempio, potrebbe fare il sindaco di Brescello, a due passi da casa sua, così non dovrà neppure fare le defatiganti trasferte a Roma. Quel Marcantonio di Veltroni è d’accordo, Fassino, anch’egli senza casa, ha protestato un po’ ma poi gli hanno promesso un posto di rilievo nel suo Piemonte, intanto chieda un passaggio in auto a Burlando e poi tutto s’aggiusterà. E tutti saranno di nuovo felici e contenti. Soprattutto Berlusconi, che commentando le votazioni al Senato sulla Rai ha detto testualmente: “Temo che presto avremo di nuovo la responsabilità di governare questo grande Paese che è l’Italia”. Eh già, caro Silvio. Lo temiamo anche noi.
Buon tutto!

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On line su Comicomix una bellissima illustrazione di Alice, Il lago di lacrime, nella Galleria Jolly. Se vi va

Da stamattina c’è un aria nuova in giro. Strana. Festosa. S’incontra un sacco di gente allegra. L’ottimismo invade le strade, le piazze, gli autobus, gli uffici, le fabbriche. Tutti si sorridono, tutti si salutano. Bello. I malati in ospedale non hanno più dolori, le persone in cerca di lavoro guardano al futuro con fiducia. Prodi ha trovato i soldi per risanare il debito ed è pronto a distribuirli ai cittadini italiani? No, molto meglio. Berlusconi ha finalmente ritrovato la bacchetta magica smarrita in 5 anni di governo, ed è pronto a promettere il paese di bengodi per tutti? Di più, di più…Beppe Grillo ha rotto gli indugi ed è pronto a liberare l’Italia dai partiti fondando un partito? Niente affatto. Una cosa veramente sensazionale. Sì, perché, oggi, finalmente, dopo tanti mesi di assenza, ritorna l’Isola dei famosi. Il programma Tv più bello, interessante, intelligente che ci sia. E senti quest’eccitazione che invade l’intero paese, da Colico a Capo Passero, da Cormons a Bordighera, da Cesenatico a Punta Ala, da Leuca a Cantù. Ma tu ti senti escluso; questa festa non è per te. E te ne stai triste e in disparte, in un cantuccio solitario. Escluso da questo evento memorabile. Purtroppo stasera non potrai guardare la Tv, perché devi uscire con un tuo amico, che non vedi da tanto tempo. E non potrai neppure vedere le altre puntate: la prossima settimana, proprio quel giorno, dovrai andare al cinema con il tuo partner; glielo hai promesso. E anche la settimana successiva, niente da fare, hai giusto prenotato 3 giorni in vacanza a Metanopoli. E quella ancora dopo sarai costretto ad andare a teatro, a vedere la compagnia di Gabriele Lavia. E così, di settimana in settimana, non mai una sera per poter seguire le gesta dei nuovi Vip impegnati nelle emozionanti gare di sopravvivenza. Niente Alessandro Cecchi Paone, niente Cristiano Malgioglio, niente Francesco Coco e niente Debora Caprioglio. Come riuscire a sopravvivere a questo dramma? Sarà davvero difficile. Per sicurezza, controlli freneticamente sull’agenda, e ti accorgi di avere una serata libera. Senza nessun impegno. Vuota. E’ la sera del 24 novembre, proprio in occasione dell’ultima puntata. L’ansia ti assale, per un attimo, solo un attimo. Poi dopo, il viso si distende. Un tuo amico ti ha prestato sei mesi fa un Dvd con tutte le interviste rilasciate da Prodi e da Berlusconi negli ultimi 12 mesi. Non puoi deluderlo, ci tiene tanto ad un tuo parere. Anche quella sera, sarai costretto a perderti l’Isola dei Famosi. Peccato!
Buon tutto!

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Buone notizie. L’Italia è una repubblica una e indivisibile, come dice l’art.5 della nostra Costituzione. La certezza di questa solida unità ci viene dalla nostra tre giorni lombarda, trascorsa tra Milano e i laghi, quello di Como e, soprattutto, il lago Maggiore. Sempre splendido, solo un po’ più spruzzato di cemento, parcheggi, centri commerciali. Come dappertutto. E’ il progresso. Sulla sponda lombarda, anche una quindicina di nuovi cantieri nautici. Attività economiche molto redditizie, ma purtroppo un po’ inquinanti e ad alto impatto ambientale. Chiedendo un po’in giro (curiosoni!!!) ci è stato detto che questi nuovi cantieri non sono autorizzati, quindi non pagano canoni e tasse regionali. Insomma, sono abusivi. Illegali. Conoscendo la fattiva operosità degli amministratori lombardi e la loro spiccata attenzione per la legalità, non può che trattarsi di un problema temporaneo; la legalità sarà ben presto ristabilita. Infatti, chiedendo ancora in giro, ci è stato detto che il Consorzio del Lago Maggiore, composto da 35 Comuni, ha intentato una serie di azioni giurisdizionali per ristabilire la legalità, vincendo tutte le cause. Il Tar della Lombardia, il Tribunale delle Acque, il Consiglio di Stato hanno decretato la demolizione dei cantieri abusivi. La Lombardia dei paladini della legalità non delude. Infatti, qualcosa si è mosso. Raffaele Cattaneo, Assessore alle Infrastrutture della Regione Lombardia (l’ente truffato, quello che avrebbe dovuto e dovrebbe incassare le tasse regionali che i proprietari dei cantieri si rifiutano di pagare), ha ordinato di fermare le ruspe che erano pronte a demolire gli abusivi. Il nostro eroe, la piccola vedetta lombarda degli anni 2000, ha dichiarato che è vero che i cantieri sono abusivi, ma costituiscono una risorsa economica. Sono opere utili, e pure belle. Sono “abusi migliorativi”, e “i proprietari hanno pure ragione a non pagare le tasse, troppo alte”. Il Cattaneo, forte del suo pragmatismo lombardo, ha concluso: “Se ci sono tanti cantieri abusivi, significa che c’è un problema. Allora va cambiata la legge”. Di fronte a questa esibizione di logica, a questa profondità di pensiero, a questo esempio di rettitudine e di senso dello Stato, si resta senza parole. Sabato sera passeggiando per Milano, abbiamo incontrato il nostro tabaccaio, che stava andando a casa del Presidente Roberto Formigoni, e ci ha chiesto di accompagnarlo. Sua maestà ci ha accolto nella sua umile residenza, in compagnia del prode Cattaneo, suo braccio destro in Regione. Assaporando un po’ di Grana padano, discettando di politica e di finanza, gustando un Martini con le olive, il Cattaneo ha proposto di adottare un inno per la Regione Lombardia; ovviamente, ha detto il nostro con gli occhi lucidi per la commozione,  il “Và pensiero” di Giuseppe Verdi. Sommessamente, ci siamo permessi di dire a Sua santità Formigoni che, alla luce delle dichiarazioni del Cattaneo, il pensiero dovrebbe avere già da tempo lasciato il Pirellone (la sede della Regione Lombardia) e che per sancire il nuovo corso che regna in quella splendida regione si può anche trovare una canzone più “mediterranea”.  Formigoni ha sorriso, dicendosi molto interessato. Mentre Cattaneo stava proponendo di abolire il reato di omicidio (“Se ci sono tanti omicidi, significa che c’è un problema. Allora va cambiata la legge”) e l’Imperatore di Milano e di Cassano Magnano rifletteva sul da farsi, ce ne siamo andati. Ma le nostre speranze non sono andate deluse: il giorno dopo, sull’ Eco di Cernusco sul Naviglio, un raggiante Roberto Formigoni, nel suo nuovo abito, un completo Pulcinella tagliato su misura nella notte da Caraceni, ha annunciato al mondo il nuovo inno della Lombardia: Funiculì Funiculà. Cattaneo è già all’estero, precisamente a Napoli. Vorrebbe convincere il Principe Antonio de Curtis ad accettare l’incarico di Vicerè della Lombardia, con sede distaccata nella città partenopea. Che delusione avrà provato quell’uomo la cui intelligenza è seconda solo all’onestà, quando avrà saputo che il Principe non può accettare, per inderogabile impedimento.
Buon tutto!

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Un anno fa, il primo post dello Scarabocchio di Comicomix. Dei matti con la passione dei fumetti, che provano ad esprimere un punto di vista di sulle cose che succedono, vicine e lontane. In modo tranquillo, senza rabbia, anzi provando a scherzarci su, a sorridere e far sorridere. Guardando il mondo dal basso, come fanno gli occhi di un bambino. Cercando di non prendersi troppo sul serio. E in questo anno con qualche amarezza e qualche momento lieto, per noi e per tutti gli altri, sperando di riuscire a non dire mai niente di memorabile. Ci sono altri posti, giornali, telegiornali, blog, tutti molto più attrezzati: che ne sono capaci, o che almeno ci provano. Chissà se è possibile. In fondo, pensandoci bene, delle migliaia di giornate che attraversiamo riempiendole di dubbi, speranze, passioni, risate e pianti, tra cento anni non resterà che un breve paragrafo nei libri di storia. Anche sull’ “Invincibile armata tramontò il sole, in fondo. Ma questo non deve far disperare, anzi: perché non fa diventare inutili quelle passioni e quelle speranze, ma rende solo più consapevoli di quanto preziosa e unica è quest’avventura, bella o brutta che sia (si sa, dipende solo in parte da noi). Di quanto sarebbe importante non sprecarla per distruggere il nostro prossimo, o noi stessi, litigando, odiandosi o peggio, ma spenderla  per costruirsi bei ricordi, magari anche per fare almeno un paio di cose buone, da soli o – meglio, molto meglio – in compagnia di altre persone. In fondo in fondo, siamo tutti granelli di sabbia portati dal vento, piccoli punti nell’universo che vagano nel buio, a tentoni, in cerca di un briciolo di serenità. Serenità che forse, sopportandoci un po’ l’uno con l’altro, sostenendo il nostro punto di vista ma rispettando le idee degli altri, si riesce persino a sfiorare, in una bella giornata di sole, guardando i rami sbattuti dal vento, o mentre si fa l’amore con chi piace a noi. E con questa speranza continueremo a scarabocchiare, senza pretese. Se vi va, sarete sempre i benvenuti, pochi o tanti (meglio tanti…), con la voglia di scambiarsi due parole “virtuali”, i nostri diversi punti di vista, e di sorridere insieme, mentre il tempo scivola lentamente addosso. E, forse, fa meno male.
Un sorriso, sempre se vi va. E grazie.
Buon tutto!
Questo fine settimana non ci siamo. Se non rispondiamo ai commenti o non vi veniamo a trovare, è solo per connettività assente o insufficiente. A lunedì. Un abbraccio!

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Come ogni anno in questi giorni, milioni di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, stanno tornando a scuola. E come ogni anno, puntualmente, ci si accorge dei problemi che affliggono la scuola. Anzi le scuole, perché tra la scuola elementare dei Parioli a Roma e quella di Scampia a Napoli ci sono grandi differenze di strutture, mezzi didattici e risorse. E’ una precisa scelta didattica: se la scuola serve ad insegnare, così si apprende da subito che non tutti hanno uguali diritti. E così se capita che un raccomandato ci supera nei test di ammissione all’Università, o ad un concorso, non si resta tanto male, perché si è già abituati. La chiamano meritocrazia. All’amatriciana. Però a scuola si sta bene, non ci si annoia mai. Da 40 anni e più, in questa interminabile transizione, cambiano in continuazione i Ministri, i professori, gli alunni, l’organizzazione, la didattica. Ma questi anni non sono passati invano, ed hanno prodotto grandi risultati: tra una riforma e l’altra, tra un anno e l’altro, tra Gigi Berlinguer e la Sig.ra Brichetto Moratti, gli studenti italiani sono diventati tra i più ignoranti d’Europa. E l’Italia può vantarsi allegramente del primato della bassa mobilità sociale (in parole semplici, la gran parte dei figli di medici finisce per fare il medico, e la gran parte dei figli di operai e impiegati finisce per fare, se gli va bene, l’impiegato) e continua la sua inarrestabile marcia di decadenza economica, sociale, politica. Sempre sorridendo, tra i frizzi di Lazzi e i lazzi di Frizzi e le sguaiate canzonette dei soliti noti. Ma adesso, per fortuna, tutto cambierà. Avanza il nuovo, e il  futuro s’illumina d’immenso: il Ministro della Pubblica Istruzione, Fioroni, dopo aver studiato seriamente il problema in 500 giorni di duro e faticosissimo lavoro, tra una festa dell’Unità e un convegno della Margherita, tra una riunione per decidere i segretari regionali del Pd e una per stabilire le quote di candidati tra Popolari, Rutelliani, Lanzichenecchi e Sudeti, ha lanciato la sua idea per la scuola di domani. Semplice ed efficace. Intanto, basta con l’allegria, ci vuole serietà. Era ora. Non se ne poteva più di insegnanti che entrano in classe la mattina travestiti da Ministri della Pubblica Istruzione. Da domani, tutti i con l’abito da Clown e la trombetta. Ma soprattutto (il lampo di genio, il colpo d’ala del Ministro Fioroni) il vero spartiacque:  da quest’anno si torna a studiare le tabelline. Sì, perché nella fretta di innovare qualcuno, forse pensando a Fabrizio Corona & C., o semplicemente ascoltando dichiarazioni e telefonate di “quelli che contano” (no, non le tabellone….), aveva capito che alfabeto e grammatica, addizione e storia, non servono più a nulla. Per fortuna ci ha pensato Fioroni: la rivoluzione copernicana, l’uovo di Colombo, è riportare nella Scuola il 3 per 2, come al supermercato, e magari anche imparare qualche poesia a memoria. Un buon inizio? Probabilmente sì. E i libri di testo impresentabili però sempre rinnovati, sennò le case editrici che ci stanno a fare? I programmi frammentati e insipienti? Insegnanti bravi (magari demotivati) e pessimi (magari non puniti), aule fatiscenti, laboratori inesistenti? Bè, calma, non bisogna avere fretta. C’è tempo, no? Fino alla prossima rivoluzione, magari del prossimo ministro. Buon anno scolastico a tutti!
E…Buon tutto!

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L’Italia è stufa, non ce la fa più. Ha bisogno di legalità. E’ vero. In Italia ci sono 4 regioni infestate dalla criminalità organizzata, una diffusa evasione fiscale, parlamentari inquisiti e, talvolta, condannati  con sentenza definitiva. Un paese in cui non c’è la certezza della pena, dove un pirata della strada uccide delle persone, un piromane distrugge un bosco e pochi giorni dopo vengono rimessi in libertà, e magari capita che lo rifanno un’altra volta. Un paese dove ex terroristi che hanno ammazzato fanno conferenze e s’abbuffano ai buffet, un paese in cui si resta in attesa di giudizio per anni, e – grazie ad una legge varata dal  mai troppo rimpianto governo Berlusconi – i termini di prescrizione fanno uscire presto di galera gli amici degli amici, ma anche ladri e stupratori. Un paese dove di lavoro a volte si muore, perché non si rispettano le norme di sicurezza. Ma adesso, basta. Grazie all’intervento dei prodi sindaci di Firenze e di Bologna, e anche grazie al Ministro Giuliano Amato, sappiamo chi sono i responsabili di questa deriva, della perdita di legalità, della crescente insicurezza che ci attanaglia, rovinandoci le notti e i giorni. Le mafie? Quisquilie. Le tangenti? Bazzecole! Le truffe miliardarie della Borsa e della Finanza? Pinzillacchere! La vera emergenza nazionale sono i lavavetri, i graffitari (quelli che dipingono i muri grigi delle periferie con quadri colorati) e i posteggiatori abusivi. E a loro, come avrebbe detto uno che se ne intendeva (di fascismo), spezzeremo le reni. Tutti dentro, anche se non commettono reati. E l’affollamento delle carceri? Nessun problema, tra sei mesi si rifarà un altro bell’indulto approvato da tutto l’arco costituzionale, come quello di qualche mese fa. Ma intanto, saremo tutti più felici perché finalmente saremo sicuri. Però c’è da risolvere un piccolo problema: trovare i soldi necessari per finanziare i nuovi importantissimi compiti  repressivi delle forze di Polizia. Perché la sicurezza, costa. Magari con una bella nuova tassa ad hoc. Oppure tagliando le risorse per le pensioni, o per la ricerca scientifica, o per la scuola. Ma forse si potrebbe fare tutto più semplicemente. Invece di dare poteri di polizia  ai sindaci, come dice Tex Cofferati (che deve avere esagerato con il lambrusco), lasciamoli lavorare un po’ meglio su viabilità, piani regolatori, asili nido, illuminazione, insomma quelle “inutili” cose che i sindaci dovrebbero fare (e che spesso non fanno tanto bene). Alla sicurezza continuino a pensare i prefetti, la Polizia e i Carabinieri. Per trovare i soldi, si potrebbe fare un bel condono tombale (fulgido esempio di legalità) per parcheggiatori abusivi, graffitari, lavavetri. Vista la grande esperienza in materia, potrebbe occuparsene Giulio Tremonti. E si potrebbe anche fare una semplificazione del sistema elettorale. No al proporzionale, no al bipolarismo. A questo punto, meglio direttamente un partito unico, il PdI, il Partito dell’Ipocrisia. In parlamento, a occhio e croce, dovrebbe avere una maggioranza blindata. Almeno il 75% dei deputati. Forse, anche di più. Il capo si può scegliere con le primarie. Una lotta tra Clint Eastwood e Giuliano Gemma. E anche lo slogan per la nuova Italia è presto fatto: Da mani pulite a semafori puliti.
Buon tutto!

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Roma, 8 settembre 2007, una qualunque periferia, in una stanza qualunque di un palazzo qualunque. E dentro, ci sono io. Uno qualunque. C’è buio attorno, tanto buio. Ed io sono stanco, molto stanco, dopo una dura giornata al negozio di frutta e verdura, dove lavoro.. Ogni giorno è la stessa storia. Mi alzo, vado a lavorare. Clienti. Zucchine, pomodori, mele, susine. Nello spacco mangio un tramezzino al bar di Nando. Due risate, una partitina a biliardo. Qualche volta, un bicchierino. Un caffé. Le giornate scorrono veloci come un battito d’ali di quegli uccelli che di tanto in tanto perdono la strada e passano di qua. Non mi lamento, non ci sto male qui. Ho passato la mia infanzia e la mia adolescenza tra questi palazzi, in questo quartiere dove il sole passa di rado. Non mi è dispiaciuto. Ho giocato nei cortili senza alberi, ho camminato nelle strade senza luce. Vivo qui la mia vita, qui dove Piazza di Spagna è una bella foto dentro il bar. Qui, dove una ragazza che sta facendo una tesi di laurea e viene qui a fare le foto è qualcosa di cui parlare, seduti al tavolino a prendere il fresco in questi giorni di inizio settembre o in negozio, tra una pesata e l’altra. E intanto passa, la vita. In bianco e nero come quei film di Totò che guardo ogni tanto in TV. In silenzio, come una foglia per strada trascinata dal vento. Senza colori, senza suoni. Senza cinema e senza musica. Una lunga linea senza lampi. Le palpebre calano, nel silenzio del buio di questo soffitto senza stelle. Ma ecco, improvvisamente, finalmente, una luce, prima lontana, poi sempre più nitida, infine  accecante invade il cortile del mio palazzo, entra dentro la mia stanza. Un rumore sordo che cresce e si fa assordante. Sarà arrivata anche qui la notte bianca? Quella di cui ho sentito parlare dalla televisione? Sono stanco, ma se ci fosse un concerto, o qualcuno che declama un poesia, insomma qualcosa, magari mi rivesto alla svelta, scendo e vado. Mi affaccio. No, era solo un elicottero dei carabinieri che sorvolava la zona. Forse cercano Gigi er monnezzaro, quello che l’altro giorno dicono ha rubato in un casa di signori, ai Parioli. Passa veloce, pochi momenti e torna il silenzio, e il buio. Domani è un altro giorno.
Buon tutto!

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On line su Comicomix una nuova illustrazione nella Galleria di Jolly. Sempre, se vi va…



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