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Piero Marrazzo, Presidente della Regione Lazio. Ma, soprattutto, impavido eroe – senza macchia e senza paura – di “Mi manda RaiTre”, la trasmissione dove abusi e soprusi vengono smascherati, la Tv dalla parte del cittadino. Il nostro Marrazzo, prestato alla politica, ha portato la sua esperienza, la sua professionalità, il suo coraggio nell’Amministrazione regionale, mettendo in grande agitazione i corridoi del palazzo regionale, le diramazioni e succursali delle varie Agenzie, Enti dipendenti, Società controllate della stessa regione Lazio. Ma celava dentro sé un grande segreto. Il nostro Marrazzo, infatti, è stato costretto a fare il giornalista (forse per cause ereditarie, essendo il figlio del grande Giuseppe Marrazzo) mentre nutriva sin da piccolo una grande passione per il Valzer. No, non per il Valter (Veltroni). Per il valzer, il ballo. Aveva maturato questa passione guardando lo Zecchino D’Oro, il tenero Topo Gigio, il grande mago Zurlì, il piccolo coro dell’Antoniano. E rimase folgorato da Cristina d’Avena e dal suo mitico Valzer del Moscerino. Una passione che, non appena liberato dalloppressiva quotidianità del giornalismo d’assalto, avrebbe voluto sfogare. Ma, da Presidente di una Regione sommersa dai debiti (grazie alla bravura del suo predecessore Francesco Storace) cosa poteva fare? Per fortuna, è venuto in suo soccorso uno degli esponenti di punta del partito di Clemente Mastella, il grande Regino Brachetti (non Arturo, il trasformista). Il sor Regino, nominato in un primo tempo da Marrazzo – per indubbi meriti acquisti – Assessore al personale della Regione Lazio, sapendo della sua grande passione per il valzer, ha lasciato il suo posto dopo due anni a Daniele Fichera, un fedelissimo di Marrazzo. Il Presidente senza macchia e senza paura, commosso, ha ringraziato “l’amico Brachetti per il grande lavoro svolto insieme” dicendosi certo che “si troveranno presto altre occasioni di collaborazione”. Detto fatto. Marazzo, uomo tutto d’un pezzo, non un politicante come tutti gli altri, quello stesso giorno nomina il grande Brachetti (non il trasformista, il politico) Presidente del Collegio degli esperti (70mila euro annui), dove sostituisce Aldo Rivela (già segretario della Giunta, nominato dall’ottimo Storace) che viene a sua volta nominato commissario dell’Istituto regionale di Studi Giuridici Carlo Temolo. Tutto in poche ore. E poco tempo dopo, per non farsi mancare niente, Marrazzo nomina l’ottimo Brachetti anche Presidente della Lait  (la Lazio Informatica, quella dell’affair Storace). Quando si sono salutati, il Presidente Marrano (padon, Marrazzo), preso dall’entusiasmo, ha detto: “Ti mando a Rai Tre?” E Brachetti ha risposto sorridendo: “Mi manda Mastella….”
Trullallà Trullallà questo è il valzer che fa là là là…
Buon tutto!

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On line su Comicomix una nuova storia della nostra serie a fumetti Venti. Sempre, se vi va…


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Micaela ha 34 anni. E’ bella, solare, dolce. Condivide con molte sue coetanee un destino simile. E’ laureata, con un lavoro poco stabile. Ama la pizza, la vita all’aria aperta, chiacchierare con le amiche. Adora i bambini, specialmente Luca e Sara, i suoi gioielli. Intelligente, curiosa, le piace leggere. Legge di tutto, dai quotidiani “seri” alle riviste “femminili”.  E ha letto tempo fa che una neurologa americana, in un suo libro, ha scritto che le donne sono molto più chiacchierone degli uomini: dicono ogni giorno 20mila parole contro 7 mila. Ma su questo punto, non sono tutti d’accordo. Su un quotidiano ha letto di recente che una ricerca condotta da un’equipe di psicologi delle università del Texas e dell’Arizona, pubblicata nell’ultimo numero di Science, ha smentito  questa tesi, sostenendo che più o meno uomini e donne dicono lo stesso numero di parole al giorno,  circa 16 mila. Un argomento davvero interessante, pensa Micaela. Le verrebbe da sorridere, mentre sta seduta per terra, in salotto, appoggiata al muro di fronte alla Tv spenta. Ma non può. Le fa male la mascella. Oggi, dopo pranzo, Paolo, suo marito, il suo compagno, il padre dei suoi figli, l’ha picchiata. Anche questo, Micaela lo sa, lo ha letto  da qualche parte, ora non se lo ricorda perché è un po’intontita dalle botte, succede. Spesso. Micaela ha letto che oltre 5 milioni di donne in Italia subiscono violenza, e che la gran parte di queste violenze avviene tra le mura di casa. E molto spesso, non se ne sa nulla, perché le donne si vergognano, come lei, di andare in ospedale, farsi medicare, denunciare. Sente qualcosa di caldo scenderle dal viso. Lacrime….Si asciuga le guance con il dorso della mano, che s’arrossa. Micaela vorrebbe alzarsi, ma non ce la fa. Le gira la testa, tutto è confuso, ovattato, lontano. E’ stanca, Micaela. Sente le palpebre chiudersi. Solo mezz’ora, ferma. Così. Poi, si laverà il viso, si darà una sistemata. Ci sono i bambini da andare a prendere. C’è la cena da preparare e, domattina, il lavoro. Piega dolcemente, semplicemente, la testa di lato. Dalla finestra, il traffico è un ronzio, sempre più lontano.
Buon tutto.
Vi chiediamo scusa se oggi su lo Scarabocchio non c’è proprio nulla da ridere. In Italia il 31, 9 per cento delle donne tra i sedici e i settanta anni hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. 5 milioni di donne vittime di violenza sessuale, 3,9 milioni hanno conosciuto "solo" violenze fisiche, (minacce, schiaffi, ecc…). La quasi totalità degli abusi (il 96%) non viene denunciata. Dietro queste aride cifre, c’è dolore, umiliazione, visi e storie di migliaia di donne. C’è un pezzo d’Italia che pochi conoscono. Perché è più comodo non vedere.

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Secondo molti giornali, stamattina in Italia non si dovrebbe parlare d’altro. Questo fine settimana molti milioni di italiani hanno purtroppo concluso le loro meritatissime vacanze. E oggi, nelle fabbriche, negli uffici, nei negozi, nei tram, insomma dappertutto, ci raccontano di tante facce tristi. Angosciate. Disperate. Distrutte.Una tristezza infinita, impossibile da misurare si starebbe impadronendo delle nostre coscienze. E’ lo stress da rientro. Una gravissima malattia, di cui giustamente parlano e parleranno ancora di più nei prossimi giorni tutti i media, dedicando all’importantissimo argomento dossier, sondaggi, inchieste, interviste a Psicologi, Neurologi, Psichiatri, Sgarbi, Crepet  e alla new entry Fabrizio Corona. In effetti, dopo aver trascorso un lunghissimo periodo di vacanze (una settimana, dieci giorni, due settimane per i più ricchi) rituffarsi nella propria vita di tutti i giorni sembra un trauma difficilmente superabile. E fioccheranno i consigli per evitare che, sotto il peso della normalità, molti non riescano a farcela e si ammalino o, peggio, decidano di farla finita. In giro, però, abbiamo visto anche delle facce allegre. Chi saranno questi fortunati? Incuriositi, abbiamo chiesto in giro. Allora: c’è Francesca, che lavorava in una piccola azienda tessile che ha chiuso il 30 luglio. Felice e contenta. Luigi, carpentiere di una ditta edile che lo ha licenziato per esubero di personale, che ride a crepapelle in modo compulsivo. Simona, che ha la madre ammalata, che non può muoversi. Canta a squarciagola. Marco, che ha un contratto a progetto in scadenza il 30 settembre e poi non sa cosa farà. Balla da solo, ebbro di felicità. Guardando la nostra faccia tetra allo specchio abbiamo pensato che il prossimo anno, anziché il solito mese di ritiro sabbatico sulla Costa Smeralda, passato a giocare a golf, nuotare, fare pesca subacquea e a cenare al Billionaire con Flavio Briatore e Lele Mora, andiamo a fare un mese di volontariato in Darfur. Al rientro, staremo così bene, avremo il viso così fresco e riposato, che c’invidieranno tutti.
Buon tutto!

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Sta crescendo pian piano un venticello che forse diventerà un uragano. Salvatore Vassallo, uno dei “saggi”  che ha redatto il manifesto per il Partito Democratico, ha detto: “Basta con la Festa de L’Unità!” La dichiarazione, fatta da tanto “autorevole” pulpito ha fatto sobbalzare molti potenziali (ex?) elettori del Pd, ignari delle motivazioni (certo nobilissime) del Vassallo. Alcuni, tra cui il barista del Bar dello sport di Borgo a Buggiano, hanno pensato che il Salvatore fosse stato alla Festa de l’Unità di Piumazzo e gli avessero propinato del prosciutto rancido. Altri, tra cui un pescatore di Mazara del Vallo, hanno ipotizzato che dietro il Vassallo ci fosse la McDonald, stanca di vedersi rubare tanti clienti nel mese di settembre. Una minoranza, tra cui una casalinga di Voghera, ha insinuato che tutto dipenderebbe dai circa 350 milioni di euro che ogni anno si incassano alle Feste de l’Unità, che attualmente  finanziano i  4.500 gruppi locali dei DS che le organizzano, e la loro futura ripartizione. Mentre già serpeggiava il panico dall’Alpi alla Sicilia, a sciogliere l’enigma ci ha pensato il nostro solito tabaccaio, che ha rivelato al mondo la verità: Non c’entrano le salcicce, le lotterie, il Sangiovese. E’ tutto un problema di nome! Lo ha poi definitivamente chiarito il famosissimo Antonello la Forgia, (un ex comunista, ora alla Margherita) dicendo che “con il Partito democratico le Feste de l’Unità devono cambiare nome, altrimenti molti esponenti del PD si sentirebbero a disagio, entrandovi”. Secondo molti, l’ottimo la Forgia ha ragione. Il Ministro dell’Istruzione Fioroni, sempre pronto ad aprir bocca su tutto (a parte sull’Istruzione) ha detto che la parola Unità  pronunciata da un membro del futuro Pd è una bestemmia. Sono fioccate allora le proposte alternative. Il candidato alla segreteria Valter Veltroni ha proposto un rivoluzionario “Festa dell’Amore”, mentre Piero Fassino preferirebbe “Festa della Bagna Cauda” e Francesco Rutelli opterebbe per la “Festa der Pupone”. Mentre le polemiche dilaniavano i vertici, e qualcuno già temeva una scissione del Partito che non c’è, il responsabile nazionale delle Feste dell’Unità, Lino Paganelli dei Ds, ha avuto il lampo di genio: far scegliere il nome alla Festa del nuovo partito con le primarie, esattamente come avverà per il leader. Tutti i saggi del Pd (tranne Vassallo, che ha preferito astenersi) sono scattati in piedi e hanno applaudito per 32 minuti e 12 secondi netti. Tutti d’accordo, purché non si parli di politica. Anche noi, molto modestamente lanciamo la nostra proposta: Chiamimaola “Festa de la Divisione”. Se si guarda agli ultimi anni del centro sinistra, potrebbe andare bene. E comunque, domani è un altro giorno. Come diceva l’intenditore Ennio Flaiano: la situazione è grave, ma non è seria!
Buon tutto!
Dedicato a chi capisce quando il gioco finisce e non si butta giù. Ai miei pensieri a come ero ieri e anche per me.

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On line  su Comicomix una nuova illustrazione nella Galleria Jolly: Farfalla. Naturalmente, se vi va

Domani, 23 agosto 1927. Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, finiranno la loro esistenza su una sedia elettrica. Accusati di aver compiuto una rapina a mano armata, uccidendo due persone. Ma non è vero. Il processo è stato truccato. Nicola Sacco ha 36 anni, viene da Torremaggiore (FG). Bartolomeo Vanzetti ne ha 39 anni e viene da Villafelletto (CN). Sacco e Vanzetti, Nick & Burt come li chiamano tutti qui, saranno uccisi non per il crimine di cui li si accusa ingiustamente. Ma per dare un esempio. Saranno uccisi perché sono due stranieri, due immigrati. E perché sono sovversivi. Sono dei rossi, degli anarchici. Domani, 23 agosto 1927, la loro vita verrà spezzata. Di loro, ai loro cari, resterà il ricordo di due brave persone, due umili italiani, un ciabattino e un pescivendolo, che partirono in cerca di fortuna e trovarono carcere e morte. E su loro calerà l’oblio. E’ una notte stellata qui a Charleston, nel Massachusetts. C’è una brezza leggera che accarezza dolcemente i rami. Tutto è pronto per l’esecuzione. Nick  & Burt, piccoli granelli di sabbia, saranno presto sepolti. I loro cuori smetteranno di battere. In queste ore, le loro ultime ore, scrivono, Nick & Burt. Si vedono i lumi delle loro celle accesi. Scrivono una lettera ai loro cari, certo. Ma stanno anche scrivendo una piccola frase, per tutti gli altri. Un piccolo tratto sul grande muro bianco dell’esistenza. Una frase, poche parole, che tutti noi possiamo leggere.. Se lo vorranno potranno leggerla anche gli uomini che abiteranno il futuro. Basterà ricordarsi di loro, della loro storia, del loro esempio. E ora, qui, sotto questo cielo muto, mentre l’ora finale s’avvicina, il pensiero va a quando Nick & Burt, partirono dall’Italia, a bordo di una nave, assieme a tanti altri. Era il  1908, Nick aveva 17 anni, Burt 20. Ricordiamoli così: due giovani cuori che battono, gonfi di speranza per un mondo migliore, più libero, più giusto, un mondo dove tutti gli uomini sono creati uguali (come dice la Costituzione degli USA). Uomini che attraversano l’oceano guardando le stelle brillare. Milioni di Nick & Burt che vivono, lottano – talvolta, purtroppo, muoiono – in questo strano sogno che è la vita, per un futuro migliore per tutti. Here and There. Everywhere.
Buon tutto!

Here’s to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!

Vi rendo omaggio Nicola e Bart
Per sempre restino qui nei nostri cuori
Il vostro estremo e finale momento
Quell’agonia è il vostro trionfo!
(Joan Baez e Ennio Morricone)

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Si dice che il battito d’ali di una farfalla in Amazzonia può provocare un uragano in Florida (o  in Texas?), oppure lo scioglimento di un ghiacciaio al Polo nord. Le farfalle sono importantissimi bio-indicatori  per i biologi di moltissimi paesi: sono in grado di fornire indicazioni importanti su presenza e abbondanza di piante e animali e, in generale, sulla salute dell’ambiente. Di recente sul tema si è svolta una conferenza internazionale. Le farfalle, investite di tanta responsabilità, tacciono. Sia come sia, le farfalle sono soprattutto bellissime quando volano nei prati e in mezzo ai fiori…Volano? Ma dove sono andate a finire? Qualche anno fa (ormai parecchi, in verità…) i giardini erano pieni dei loro mille colori nella bella stagione. Oggi, molto meno. Un desolante vuoto. Gli studiosi (ancora loro?) confermano: le farfalle stanno emigrando, lasciano l’Italia. Una fuga lenta, inesorabile. Ma perché se ne vanno? Ci sono varie cause: il riscaldamento delle temperature, l’uso indiscriminato di insetticidi e pesticidi in agricoltura, un habitat sempre meno “a misura di farfalla”. Ma forse, gli studiosi hanno torto. Ci sono persone che pensano che forse le farfalle sono solo delle smorfiose, saccenti e anche ingrate. Sì, è vero, negli ultimi anni fa un po’ più caldo. Ma…insomma, non siano tirchie! Si comprino un bel climatizzatore, magari portatile: ce ne sono anche a buon mercato, e con comode offerte a rate. I pesticidi e gli insetticidi? Certo, ci sono, e chi lo nega? Ma (dicono sempre queste persone) care farfalle: adattatevi, è il progresso. In fondo anche gli umani sopportano ogni mattina (quando vanno al lavoro o a scuola) una deliziosa arietta, densa di monossido di carbonio! Diamine, un po’ di pazienza! Quanto all’habitat, dicono sempre queste persone, le farfalle fanno le difficili, le sostenute: non amano colori e profumi intensi? Allora cosa c’è di meglio che svolazzare tra insegne, vetrine, luci al neon – che poi, se si avvicinano, possono pure abbronzarsi un po’ le ali, gratis – annusando i profumi di hamburger, pizze, Chanel (solo n.5, naturalmente). Ma insomma, in fin dei conti, cosa vogliono, queste svergognate? Già ci si erano messe le lucciole, che da anni scioperano e la sera si rifiutano di uscire a illuminare i prati! Adesso anche le farfalle boicottano? E sì, perchè fino a qualche anno fa (forse, i meno giovani se lo ricordano…), dopo una bella sosta al chiaro di luna, in un bel prato pieno di lucciole che sembrava un cielo di stelle intermittenti, ascoltando musica a basso volume in auto, si poteva concludere la serata con il classico “Vogliamo andare a vedere la mia collezione di farfalle?”. Oggi, tra lucciole in sciopero e farfalle che scappano, se continua così, ai ragazzi e ragazze (cresciuti o meno…) d’Italia non resterà che concludere la serata, magari dopo una bella passeggiata in un centro commerciale, con un “Vogliamo vedere la mia collezione di telefonini?”
Buon tutto!

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Da stamattina il Viminale è in fibrillazione. Come ci informa la nostra fonte (l’edicolante del Viminale, ma non ve lo possiamo dire, ce lo vieta la deontologia professionale) una schiera di Ministri, Sottosegretari, Generali, Agenti dei Servizi Segreti sono riuniti da stamattina nella sala operativa del Ministero dell’Interno. Fonti riservate dell’intelligence hanno segnalato una riunione tra Umberto Bossi, Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, che si svolgerà a Lorenzago. Un incontro segretissimo che Umberto Bossi (fine stratega) ha fatto credere essere destinato a decidere per l’autunno lo sciopero fiscale, anzi, il pagamento delle tasse alle Regioni, esempio di efficenza e di sana amministrazione. Ma il vero motivo dell’incontro è un altro. Roberto Calderoli, geniale come sempre, ha appurato dopo seri studi e approfondite ricerche che in Lombardia non c’è il mare. Dopo aver chiesto lumi a Roberto Formigoni, che non ha potuto far altro che confermare (a malincuore) l’assenza di spiagge, porti e onde sul suolo lombardo, l’eroico Calderoli ha trovato la soluzione: l’invasione e l’occupazione dell’Emilia Romagna, con un diabolico piano. All’inizio di Agosto un milione di lombardi sono stati inviati sulle coste della Riviera romagnola. I cospiratori, mascherati da operai, impiegati, quadri aziendali, commercianti in tranquilla e serena vacanza con le loro famiglie, sono in realtà soldati padani in incognito,armati di tutto punto con le pinne, il fucile (da sub) e gli occhiali. Tutti muniti anche di un telefono cellulare, attendono l’ordine da Lorenzago per rivelarsi ed occupare, senza indugio, le principali località marine della Riviera, in attesa che le riserve padane, nascoste tra Mantova, Curtatone e Cremona, escano allo scoperto, marciando verso Bologna (la rossa) e issando i loro vessilli sul palazzo della Regione e del Comune. Ma Vasco Errani e Sergio Cofferati, appresa la notizia dal Ministro Amato, stanchi di aspettare soluzioni da Roma, stanno organizzando in queste ore la resistenza. L’operazione “3 parole: Sole, cuore e amore”. Migliaia di bagnini muscolosi e abbronzati e di bellissime ragazze di Reggio Emilia, Modena, Forlì e Ravenna stanno già scendendo al mare. Ci sarà una gigantesca Sagra della Piadina Romagnola, che si snoderà per tutta la lunghezza della riviera. Si berrà Lambrusco a fiumi, si canterà a squarciagola sulle spiagge, si farà il bagno di mezzanotte. Si spera che poi, domenica, passata la sbornia, il popolo lombardo, ormai affratellato con gli odiati nemici, per consolarsi della mancata conquista, invaderà festosamente le Autostrade armato di Fiat Punto, di Alfette e di Golf. Intanto, Bossi, Calderoli e Tremonti, con i cellulari oscurati e sorvegliati a vista, se ne staranno a Lorenzago, cercando funghi nei boschi, studiando qualche altra scemenza per l’autunno. A sera, il Ministro Amato potrà guardarsi in pace la Tv. Un’altra bella domenica d’agosto sarà passata in allegria. E l’Italia, ancora una volta, sarà salva.
Buon tutto!

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On line su Comicomix anche un’illustrazione di Anna, nella sua Galleria: Good girl gone bad. Sempre, se vi va…

Ognuno di noi, guardando il cielo, spesso si fa delle domande. Profonde. Esistenziali. Tra tutte, una è la  più frequente. La domanda delle domande. Questa: in quale posto del mondo si trova il cielo più blu? Sin dalla notte dei tempi filosofi, condottieri, artisti, scienziati, si sono arrovellati cercando una risposta. Senza successo. Ma le nostre angosce sono finite. Any Hounbaum, del National Physical Laboratory ha svolto una ricerca che è riuscita a stabilire qual è il cielo più blu del mondo. La nostra eroina, armata di uno spettrometro portatile,  nell’arco di 72 giorni ha visitato – con grande spirito di sacrificio – 25 località sparse per il mondo, campionando il colore puntando lo spettrometro sempre nella stessa direzione, sempre alla stessa ora. Grazie a potenti strumenti tecnologici, i dati venivano inviati al National Physical Laboratory dove, in base a complicati calcoli sugli standard colorimetrici si è stabilito che il cielo più blu è quello di Rio de Janeiro. La ricerca, finanziata grazie al denaro dei contribuenti britannici (sicuramente lieti dell’utilissimo modo con cui vengono spesi i loro soldi) e sponsorizzata da una nota Agenzia di viaggi, ha ottenuto tra l’altro il grandissimo risultato di far scoppiare una festa senza precedenti nelle Favelas: la popolazione era così contenta che hanno deciso di digiunare per 72 ore consecutive. 3 giorni. Forse, però, hanno cantato vittoria troppo presto. Sembra infatti che la seconda classificata, la Bay of Islands in Nuova Zelanda, la terza classificata, Ayers Rock in Australia, e anche l e piazzate Fiji e Sud Africa abbiano deciso di fare ricorso, portando la questione al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite. Lo sforzo sovrumano dei ricercatori inglesi rischia di essere vanificato. Speriamo di no. I “ninos de rua”, mentre ammazzano il tempo in giro per le strade di Rio, ci resterebbero proprio male.
Buon tutto!
N.B: Questo post è la rielaborazione completamente "rinnovata" di un vecchio Scarabocchio. Buon Ferragosto!

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Caro George, sono il tuo amico italiano. No, non Silvio, L’altro. Mister X. Rendo pubblica questa nostra amicizia non per lodare pubblicamente i barbecue straordinari che mi prepari quando ti vengo a trovare nel tuo ranch di Crawford, in Texas, il posto che – come dici sempre- “più lo vedo e più ne sono innamorato”. Il motivo per cui rendo pubblico il nostro legame è per svelare al mondo il complotto che ti ha costretto, contro la tua volontà, ad occupare la Casa Bianca. La gente deve sapere che sei stato mandato a fare il presidente degli USA con la forza, grazie a dei brogli elettorali in Florida organizzati per farti un dispetto dal Governatore di quello Stato, il tuo fratello invidioso. E dire che avevi fatto tutto il possibile per perdere le elezioni: nonostante tu sia un raffinatissimo intellettuale, colto e sagace, ti sei mostrato uno stupido; ti sei autodenunciato di ubriachezza, quando sei astemio come un’educanda, bevi solo latte appena munto! Diciamolo a tutti: tu non volevi, non vuoi fare il Presidente degli USA. Ti ci hanno costretto. La Casa Bianca è noiosa, il potere ti fa ribrezzo. Tu ami meditare nella quiete dei boschi, giocare a golf con gli amici, cucinare bistecche per tua moglie Laura e per i tuoi cari. Per questo stai per diventare il presidente degli Stati Uniti che ha fatto più vacanze nella storia della Casa Bianca: ti sei preso già 418 giorni di ferie, più o meno 2 mesi e mezzo di ferie all’anno. E hai fatto di tutto per starci il più possibile. Avresti voluto starci più tempo. E invece, il complotto ti ha costretto ad indossare una maschera: ti hanno costretto con la forza a essere alla Casa Bianca quando i tuoi servizi ti informavano di un imminente attacco terroristico in America, dicendoti (mentre tu, allarmatissimo, chiamavi l’esercito) che erano tutte sciocchezze.  Stavi giocando a Golf quando ti hanno caricato sull’Air Force One e ti hanno costretto a dichiarare guerra all’Iraq (tu eri contrario: dicevi che era una stupidaggine, il terrorismo non si combatte con gli eserciti). Stavi cucinando uno splendido manzo quando ti hanno costretto ad ignorare  l’Uragano Kathrina, fermandoti mentre stavi partendo per New Orleans per coordinare i soccorsi. Ricordo che eravamo Io, tu, Tony e un amico tuo Arabo, che non conosco, un Saudita di cui mi hai detto: “E’ un mio socio in affari, il mio amico Bin!”. Giocavamo a scopone scientifico qui a Crawford, nel tuo  ranch, quando ti hanno portato di corsa ad un’incontro con il Governatore della Fed, la Banca Centrale americana, in cui hanno deciso di ignorare la situazione esplosiva dei mutui per la casa, mentre tu avresti voluto agire per evitare il disastro. Ora basta. Non ne posso più di vederti soffrire. E’ ora che tu ti goda le vacanze che agogni e che ti vengono costantemente impedite da quei disgraziati che ti tengono prigioniero nello Studio Ovale. Prenditi un anno sabbatico, anzi, tutti i sedici mesi che ti restano, per stare nel tuo bellissimo ranch. Scriveremo insieme un trattato sulla storia della filosofia Maori e sulla poetica di Walt Whitman. La tua salute ne guadagnerà molto. E quella dell’umanità, anche.
Buon tutto, Mr. President!

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Se vi interessa, siamo qui anche a Ferragosto..Ciao!


Nella stanza della nostra “finestra sul mondo”, il PC con cui disegniamo, scarabocchiamo e condividiamo con chi lo desidera la nostra vita virtuale, c’è anche un’altra finestra che s’affaccia sulla campagna umbra. Quando ogni tanto alziamo lo sguardo dal monitor, i pixel fantasmagorici lasciano il posto a un colle verde dipinto di verde, al borgo medioevale di Corciano che s’intravede appena e al lago Trasimeno che fa capolino in lontananza. Bello. Uno spettacolo. Però basta alzarsi in piedi, e tutto cambia. Si vede una superstrada trafficata solcare la vallata, si sente il vento trasportare il rumore dei TIR e delle auto, e tutt’intorno appare un mare di palazzi di cemento in improbabili tinte pastello, gialle, rosse, viola. Il pensiero va alla Perugia da cartolina che tanti conoscono, l’acropoli medioevale, un centro storico grande e bellissimo. Ma va anche all’altra Perugia, quella più grande dei quartieri a valle, file di palazzi affastellati senza alcun disegno urbano, brutte strade che ti portano tra squallidi casermoni, campi incolti e desolati. Quando guidiamo là in mezzo spesso pensiamo a Giacomo Leopardi. Ci sembra di vederlo passeggiare tra i borghi delle sue Marche, che tanto ricordano i nostri, oppure seduto a rimirare il “suo” Colle, riflettendo sul mondo e sulla vita. Ieri, proprio mentre guidavamo in mezzo a una della zone commerciali spuntate come funghi, ci siamo chiesti se Giacomo sarebbe stato capace di scrivere il suo Infinito anche da qui. Forse sì, perché era un grande poeta. O forse no, perché da qui, da questi indecenti agglomerati di vetro e cemento, anche il cielo – quello stesso cielo azzurro che ci saluta adesso, dalla nostra finestra – sembra più grigio, più spento. Certo, ai tempi di Giacomo tanta gente stava peggio di ora; nessun rimpianto. Ma sarebbe bello capire perché, nel costruire le nostre città, da un certo momento si è smarrita anche l’ultima briciola di gusto per il bello, o almeno per il decoro. Alcuni sorrideranno a questa ingenua domanda. Altri scrolleranno le spalle, diranno che è il progresso…Sarà. Però, pensando all’Italia stuprata del presente, a Giacomo e al suo colle, a Perugia antica e alla sue sgradevoli espansioni urbane, ci è tornato in mente il recente appello al presidente Napolitano di circa mille rappresentanti del mondo dello spettacolo e della cultura: “Abbiamo la certezza che sia necessario dare nuovo slancio al nostro paese e far ripartire non solo l’economia, ma anche la cultura. Perché senza cinema, senza musica, senza arte, senza il bello, si spengono le luci, non s’immagina più niente, ci si allontana dal mondo e si muore di tristezza”.
Buon tutto!
Amore dolcissimo, ovunque tu sia, Buon compleanno da tutti noi…

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Se vi va,  è on line su Comicomix  una nuova storia "vacanziera" della nostra serie a fumetti: Venti

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