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Giovannino Perdigiorno nel suo girovagare capitò un bel giorno in un ridente paese. Un paese che sprizzava buonumore da tutte le parti. La gente per strada rideva allegramente, ognuno – democraticamente – a suo modo: chi un po’sommessamente, sotto i baffi, chi senza ritegno, a crepapelle. Giovannino, che era un grande viaggiatore, andò di strada in strada, nelle piazze, e ovunque era un fiorire di scherzi, battute, frizzi e lazzi. E tutti, grandi e piccini, uomini e donne, se la ridevano a volontà. In una via nei pressi del municipio vide però tre persone con la faccia triste. Si avvicinò con circospezione e chiese loro: “Scusate, signori, sapreste dirmi perché tutti ridono, in questo bellissimo paese?” Uno dei tre, che aveva dei grandi baffoni e fumava un sigaro, rispose: “Ma come, non lo sai? Questo è il paese dei comici. Qui tutti ridono a crepapelle, tutti fanno battute di spirito, si ride e si scherza a volontà” Il viso di Giovannino Perdigiorno s’illuminò, e sentì il suo cuore vibrare d’allegria. Poi, però, di fronte alle facce tristi dei suoi interlocutori, si rabbuiò e chiese: “E voi, perché non ridete?”. Un altro dei tre, con i capelli scarmigliati ed un forte accento toscano, che zampettava come un grillo, disse: “O che tu non lo sai? In questo paese, come tutti i paesi che si rispettino, si deve eleggere il sindaco, il primo cittadino. Il capo di tutti noi, insomma…” Giovannino, che era sempre più curioso, chiese ancora: “E allora?” Il terzo, il viso sorridente e i denti bianchi scintillanti al sole, trasfigurato dalle lacrime copiose, gli rispose singhiozzando: “Eravamo candidati noi tre: Quello è Groucho Marx” disse indicando il tale con il sigaro “e pensava di meritarsi l’elezione, con il suo passato di film surreali. Questo qui è Roberto Benigni” disse indicando quello con l’accento toscano “un grande comico che ha addirittura vinto un Oscar. Capisci, un Oscar!” Un singhiozzo più forte degli altri lo interruppe, lasciando stranito il nostro Giovannino. “E io, io sono Gino Bramieri. L’uomo che ha raccontato più barzellette al mondo!” Giovannino Perdigiorno, interdetto, si azzardò a chiedere “Embé?” I tre, lo guardarono con commiserazione: “Ma come, non lo sai? E’ arrivato in paese il nuovo sindaco di Verona, Flavio Tosi. Quando ha tolto la foto del presidente Napolitano dal suo ufficio, ha scavalcato il povero Roberto Benigni. Quando ha nominato un naziskin nell’istituto sulla Resistenza partigiana, ha eliminato il buon Groucho Marx.” Giovannino Perdigiorno  silenzioso vedeva la disperazione sul volto dei suoi interlocutori. “Ma quando ha fatto elevare una multa a un bimbo di 4 anni perché tentava di mangiare un panino, ha messo al tappeto anche le ultime velleità di Gino Bramieri. Una barzelletta così, lui non se la sarebbe mai neppure immaginata!” Giovannino Perdigiorno lasciò i tre comici a crogiolarsi nel dolore, mentre tutto il paese osannava in piazza il nuovo sindaco, che avrebbe certamente rinverdito i fasti di un tempo, quando a comandare in città c’erano Charlot, Stanlio e Ollio e il grande Totò con Peppino.
Che meraviglia il paese dei comici!
Buon tutto!

Il disegno di Groucho Marx è preso a prestito dal grande disegnatore francese Daniel Goossens
Giovannino Perdigiorno, per i 2 o 3 che non se lo ricordano, è un personaggio dell’immenso Gianni Rodari, indimenticato e indimenticabile maestro. Questo post è dedicato a lui e alla sua grande lezione di vita e di fantasia, con la speranza che, ovunque si trovi ora, possa perdonarci per averlo così indegnamente citato.

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George Bush, ogni tanto ci azzecca. Bisogna ammetterlo. Dopo molte decisioni controverse, ha deciso, verso la fine della sua brillante carriera di Presidente degli USA di fare una cosa giusta. L’amministrazione della Casa Bianca ha lanciato una campagna per un maggior decoro alla Casa Bianca. Troppe nefandezze, troppe indecenze. E’ ora di farla finita, di dare un taglio netto a questa vergogna. The Washington Post già titolava a tutta pagina: George Bush si dimette! Il New York Times a sua volta scriveva: George si toglie dai piedi! Mentre in tutto il mondo e in gran parte degli USA tutti brindavano alla saggia decisione del Presidente, che riscattava così le migliaia e migliaia di danni collaterali (quelle fastidiosissime cifre dei deceduti civili) e di militari americani morti mentre l’Amministrazione Bush esporta la democrazia, il portavoce della casa Bianca ha precisato. No, ragazzi, non avete capito nulla. Il Presidente, nonostante la sua indole notoriamente pacifica, ha dichiarato guerra alla crescente informalità che si respira nel palazzo della sua amministrazione: turisti estivi che arrivano in pantaloni corti e sandali, giornalisti in jeans e t-shirt, giornaliste in minigonna, personale con scarpe da ginnastica ed infradito, pare indossati anche dalla segretaria dello Studio Ovale (che indecenza!). Il Presidente Bush ha perfettamente ragione. L’indecenza dell’abbigliamento mina il decoro della Casa Bianca, eccome! Dick Cheney e Donald Rumsfield ad esempio decisero l’invasione in Iraq mentre giocavano a carte nel giardino della White House, indossando una canottiera e degli zoccoletti. La strategia per l’Afghanistan fu messa a punto da Condoleeza Rice e dai suoi collaboratori mentre sorseggiavano una menta, in costume da bagno, ai bordi della piscina presidenziale (Bush, stanco per il running pomeridiano, pisolava sulla sdraio). Ora, per fortuna, tutto questo sta per finire. Solo un po’ di pazienza: bisogna aspettare questi benedetti provvedimenti per la decenza. Non quelli di Mr. President. Quelli che prenderà il popolo americano, quando (tra oltre un anno, bisogna pazientare ancora un po’…) manderà a casa quest’amministrazione. E, forse, un grande paese smetterà di avere un piccolo Presidente. Speriamo.
Buon tutto!

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On line su Comicomix trovate una vignetta del nostro Eros, nella sua Galleria: Lotta per la conquista del mondo! Sempre se vi va…

Nuova Zelanda ed Italia. Paesi lontani, nazioni agli antipodi. Quando qui è giorno, da loro è notte. Noi siamo i campioni del mondo di calcio, loro hanno la squadra più forte e famosa di Rugby, i mitici All Blacks. Distanti per latitudine, lingua, usi, costumi. Eppure molto simili, se non addirittura identici, almeno in tema di istruzione universitaria. Credevamo che la nostra gloriosa Università, fosse inarrivabile: lezioni che cominciano con ore di ritardo o sono annullate senza preavviso, professori coetanei di matusalemme (il più giovane pare fosse uno dei membri anziani della spedizione dei Mille di Garibaldi), didattica aggiornata al 215 avanti cristo. Dopo le riforme di un numero imprecisato di ministri e la magnifica opera di demolizione adottata dai Rettori (sempre più Magnifici), che hanno tra l’altro previsto la moltiplicazione dei Corsi di laurea e delle cattedre introducendo anche corsi in Scemologia applicata, pensavamo di essere unici al mondo. Ma per fortuna, anche in Nuova Zelanda, l’Università sta andando a rotoli. Anzi, meglio: a puttane. Il Ministero dell’Istruzione Neozelandese sta per varare un corso di laurea triennale in prostituzione. Mancano solo pochi dettagli, ad esempio le modalità di svolgimento degli esami (teorici o di pratica applicativa?) e dell’esposizione della Tesi (orale o con il linguaggio del corpo?). Un serio problema, all’esame degli accademici del luogo (colleghi fratelli di quelli italiani) è capire se S.o.B. (son of Bitch, insomma, fijo de ‘na mignotta) vada considerato un insulto o non piuttosto un titolo onorifico. Se tutto andrà bene al Ministero dell’Istruzione neozelandese prevedono di attivare in tempi brevi anche il biennio di specializzazione. Ci sarebbe solo un piccolo problema: sembra che ci sia già un gran numero di pre-iscrizioni dall’Italia (forse, in nome di un gemellaggio italo-neozelandese?): pare si tratti di stuoli di parlamentari, giornalisti, manager d’azienda, professori, burocrati, tutti ansiosissimi di affiancare alla loro pluriennale formazione pratica “sul campo”, una solida base teorica.
Buon tutto!

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La Chiesa di Roma ha ragione: il “grido di dolore” sulla crisi di valori e sul disinteresse per la famiglia in Italia non sono invenzioni delle gerarchie ecclesiastiche, ma un amara realtà. Per fortuna, in Vaticano  hanno un piano. Segretissimo. Ma il nostro tabaccaio, sempre super informato, ne è venuto a conoscenza: la Chiesa prepara un clamoroso trasloco. Addio, ingrata Roma, che stai anche per regalare il tuo sindaco (comunista…sic!) in soccorso al governo rovina famiglie. Dopo lunghe trattative, il piano è stato messo a punto  nel recente incontro a Roma dell’ex Primo ministro Tony Blair: la Chiesa ha intenzione di spostarsi a Londra. Battuta sul filo di lana la candidatura della Polonia, patria dei simpaticissimi gemelli Kaczynski, (Presidente della repubblica e Primo ministro). Il Cardinal Ruini preferisce Londra innanzitutto perché gli inglesi sono notoriamente molto più simpatici, disponibili, aperti, generosi degli italiani. Hanno inventato il calcio, giocano a Cricket, a Polo, a Golf (tutti sport dove, come diceva Gaber, per essere bravi non è che bisogna proprio essere imbecilli, però aiuta…). Ma, soprattutto, hanno a cuore la famiglia. Molto più di noi italiani. Intanto, hanno uno sterminato amore per la Royal Family, la Famiglia reale, tra l’altro specchio di virtù e moralità. Ma altri elementi pesano: in Vaticano hanno saputo che David Miliband, ministro degli esteri, ha nominato il fratello Ed Miliand suo sottosegretario. Che bravo fratellino! Il Ministro della scuola Ed Balls, invece, esce di casa tutte le mattine mano nella mano con Yvette Cooper, sua moglie, che è sottosegretario all’edilizia. Che tenerezza! Insieme raggiungono il palazzo che li ospita entrambi, a soli due piani di distanza. Ma la spinta finale (il colpo di grazia?) l’ha data il nuovo Primo ministro, Gordon Brown, che ha nominato la moglie Sarah suo portavoce. Bagnasco e Ruini non stanno più nella pelle dalla gioia. Ecco chi pensa veramente alla famiglia! Ecco chi può arginare la deriva dei valori! Ora, manca solo la definizione dei dettagli. Manca l’incontro definitivo. Si vedranno i due che comandano: Ruini e Sarah. Sì, proprio lei, quella che ha più (porta)voce in capitolo. Al numero 10 di Dowining Street, la residenza del primo ministro, l’ultima parola è – of course! – la sua.
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Clemente J Mimum è un grande personaggio; anzi, di più: è un caso clinico. Figlio di una famiglia di commercianti in generi alimentari, fa da sempre il venditore di panini ad Ostia (bagno 47), ma è affetto sin da bambino da una sindrome, peraltro piuttosto diffusa: crede di essere un giornalista. Il suo caso però è tra i più gravi segnalati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: Clemente, poveraccio, è convinto di essere un direttore di giornale. Anzi, il migliore direttore di telegiornale. Ne è così convinto, che Silvio Berlusconi (che non perde occasione di dimostrare la sua  generosità e il suo altruismo) quando divenne Presidente del Consiglio decise di fare un’opera buona, nominandolo direttore del TG1. Alle rimostranze di qualche suo consigliere (per quel posto erano in lizza anche qualificati professionisti come Pietro Gambadilegno e Lex Luthor) Silvio ricordava che la Rai, essendo un servizio pubblico, ha tra i suoi compiti l’assistenza sociale. Il povero Clemente ha svolto il compito affidatogli, nonostante ripetute crisi d’identità e confusioni mentali (tipici effetti collaterali della sua sindrome)  gli abbiano fatto spesso scambiare realtà e fantasia, facendogli confezionare panini al posto di servizi giornalistici. Ed è stato anche, diciamolo francamente, un po’ ingrato con chi lo aveva generosamente aiutato: Clemente ha lodato nel suo TG, secondo i dati dell’Osservatorio di Pavia (o di Sin city?) il suo benefattore solo per l’85% del tempo, mentre nel restante 15% (per doverosa par condicio) criticava il centrosinistra. Ma Silvio è un uomo dal cuore d’oro e, quando Mimum è stato ingiustamente spodestato, lo ha aiutato ancora, nominandolo direttore del TG5, battendo la concorrenza di Mr. Bean. Ma non aveva fatto i conti con l’aggravarsi della malattia. Clemente ha infatti perso completamente la testa e l’altra sera ha fatto una cosa gravissima. Davvero imperdonabile. Dopo aver trasmesso il servizio sul caso di sospetti abusi pedofili di Rignano (che ha probabilmente affossato ogni residua speranza di dare giustizia a quelle creature e ha violato tutti i codici di deontologia professionale, ricevendo immediatamente rimostranze e citazioni in giudizio degli avvocati delle parti in causa), il poveretto è uscito dalla redazione e, sull’uscio del Tg5, ha esclamato davanti al portiere e un paio di passanti testimoni: “Silvio Berlusconi si è trapiantato i capelli!” Di fronte ad un tale scempio della verità, ad un abuso così evidente della sua professione, anche il generoso Silvio si è visto costretto a chiedergli di dimettersi. In una burrascosa telefonata pare che Silvio abbia detto a Clemente: “E poi, cribbio! Lo sanno tutti che ho il tupè”.  Ma Mimum, ormai impazzito, si è asserragliato nel suo ufficio, ha preso in ostaggio l’unico giornalista in servizio al TG5 (gli altri sono tutte comparse di Cinecittà…), e sta trasmettendo non stop 24 ore su 24 un video in cui ripete: “Sono il giornalista più bravo del mondo! Sono il giornalista più bravo del mondo!” mentre, sorridendo, si addenta l’ultimo panino.
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On line su Comicomix Juri e Kail, una Fant Art dedicata a Chie Shinohara  nella Galleria di Jolly

L’Italia è sconvolta da qualche giorno da una domanda che spacca l’opinione pubblica e dilania le correnti (quest’anno pare molto fastidiose, specie sul Tirreno) di un partito di lotta e di governo. Una domanda che richiede un’analisi approfondita, un dibattito franco e, infine, una decisione unitaria e popolare. Come avrete capito tutti, la domanda è come vota Harry Potter. La questione è al centro di un aspro dibattito sul quotidiano di Rifondazione Comunista, Liberazione. Dopo un editoriale che svelava l’appartenenza di Harry Potter a movimenti della controrivoluzione capitalistica, Andrea Camorrino (coordinatore dell’area informazione, comunicazione ed eventi del partito del Presidente Fausto) ha scritto una profonda analisi dimostrando –  oltre ogni ragionevole dubbio – che il nostro maghetto è un bravo compagno (si potrà ancora scrivere questa parola?). Sì, il bravo Harry è di sinistra. Basta pensare alla battaglia di Hermione per i diritti degli elfi domestici. E poi, guardatelo: lui non ama le soluzioni facili, analizza e intuisce (sarà mica gramsciano?), racconta una realtà triste e da cambiare. Un vero rivoluzionario! E poi, è di sinistra perché l’immaginazione è di sinistra. Un respiro di sollievo ha attraversato tutto il paese, e anche il Canton Ticino e la Costa Azzurra. Nelle grandi fabbriche i metalmeccanici angosciati hanno ricominciato a sorridere. La crisi di governo, data per certa dopo il manifesto degli ombrelloni di Rutelli che indicava Harry Potter quale capo segreto della Margherita, è stata scongiurata. Smentite quindi anche le afferamzioni di Sandro Bondi e di Roberto Castelli (che quando c’è da sparare cazzate, si sa, non si tirano mai indietro) secondo i quali invece il maghetto era uno dei più ardimentosi combattenti dei circoli per la libertà. Per fortuna, che ci ha pensato il nostro Camorrino, un uomo dall’immaginazione al potere, a ristabilire la verità. Senza dubbio, per fortuna, Harry Potter è di sinistra. La patria è così salva, e anche il governo. Dopo aver tirato un respiro di sollievo, però, un dubbio forse più grave ci arrovella: Macchia nera per chi vota? Se, cortesemente, l’ottimo Camorrino, tra un articolo e un intervento, tra un gelato al limone e una birra bella fresca, ci può illuminare al riguardo, gliene saremo eternamente grati.
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Noi italiani siamo il popolo migliore del mondo. Si sa, “Italians do it better”. Tutti ci invidiano il nostro “Italian style of life”. Ma noi siamo un popolo generoso. Pensiamo anche a quelli più sfortunati di noi. Per esempio, alla Thailandia. In quel paese un brillante imprenditore di nome Thaksin Shinawatra, magnate delle telecomunicazioni, un uomo che dal nulla ha creato un impero fatto di cellulari, computer e tv, ha fondato un partito, il “Thai rak Thai” (la traduzione è “i Thai amano i Thai” o, meglio, Forza Thailandia), ha vinto le elezioni ed è diventato Primo ministro. Il poverino, circondato da tanta invidia e cattiveria, è stato spesso al centro di sospetti per i suoi affari. Più volte perseguitato dalla magistratura, accusato di conflitto di interessi tra la carriera politica e gli affari della  Shin Corporation, la holding di famiglia, è stato tra l’altro anche accusato (accusa mai provata) di aver corrotto dei giudici. Ora, purtroppo, non è più al potere. Il poveretto è stato destituito – a dispetto della maggioranza dei Tailandesi – con un vile complotto del Re e dell’esercito, che lo hanno accusato (naturalmente sono solo calunnie…) di aver acquistato a prezzi irrisori dei beni del paese, trasferendoli poi a delle proprietà fondiarie alla società immobiliare della moglie. Un vero vulnus della democrazia. Il pover’uomo non si da pace: per il bene dei Thailandesi – l’unica cosa per il quale continua a combattere dall’estero, in compagnia di circa 300 milioni di euro depositati in conti offshore – conoscendone la grande passione per il calcio inglese, ha acquistato pochi giorni fa una squadra, il glorioso Manchester City. Che generosità! E’ davvero un uomo unico al mondo. Non possiamo perciò restare insensibili al grido di dolore che si leva da ogni parte della Thailandia. Ci appelliamo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Presidente del Consiglio Romano Prodi e al capo dell’opposizione Silvio Berlusconi perché seguano il fulgido esempio del nostro fratello George Bush. Esportiamo anche noi (nel nostro piccolo) la nostra bella, pulita, fantastica democrazia in quello sfortunato paese. Perché da noi quello che è accaduto laggiù, ne siamo certi, non succederà mai!
Buon tutto!

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Quando siamo bambini papà e mamma ci raccontano le favole. Storie fantastiche, che a volte hanno anche una una morale. Storie che svelavano grandi verità ai nostri cuori fanciulloni. Storie di orchi, di fate, di cavalieri, di castelli incantati, di principi, di principesse. E di draghi. Oggi è tutto più moderno, e la verità ci viene svelata direttamente dai draghi. Anzi, da Draghi. Per la precisione, da Drago (o Mario?) Draghi, il governatore della Banca d’Italia. Il cavaliere dei tempi moderni…no, quello è un altro! Ecco: il principe dei tempi moderni. Il nostro eroe ci ha rivelato che in Italia i mutui e il credito sono i più cari d’Europa; quasi un punto percentuale in più degli altri paesi. Con conseguenze poco piacevoli nelle tasche dei cittadini. Con coraggio, ha sferzato gli orchi di questa storia, le terribili Banche italiane, perché si diano una mossa e si adeguino. La scoperta ha lasciato di stucco tutti gli italiani: nessuno si era mai accorto di questo incredibile segreto. Non se ne era accorto neppure il drago Governatore Draghi, quando in gioventù era Professore Universitario, e poi nemmeno dopo, forse distratto dal suo incarico di Direttore generale del Tesoro, e poi, per lungo tempo, Direttore esecutivo della Banca Mondiale. Mai. Ma, come in tutte le favole che si rispettino, alla fine tutti vivono felici e contenti. Così, finalmente, dopo approfonditissime ricerche e studi di grande difficoltà, il nostro eroe, da vero principe delle favole, è riuscito a scoprire la verità e, con la rettitudine che contraddistingue tutti gli eroi, ci ha messo al corrente, denunciando il misfatto. Grazie, Drago Draghi! Per ringraziarlo come merita, vogliamo anche noi rivelargli un piccolo segreto: l’acqua calda fu scoperta la prima volta dal Principe Azzurro, accanto alla fonte dove dormiva la bella addormentata. Proprio un momento prima di darle il bacio, assetato per le fatiche sostenute, si abbeverò alla fonte, fece una smorfia e sputò, dicendo: “Ammazza che schifo!” C’è chi dice che  il fatto avvenne proprio di fronte alla sede della Banca d’Italia.
Buon tutto!

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On line su Comicomix una nuova storia della nostra striscia comica, Venti – una generazione tutta da ridere. Se vi va, siamo qui…

11 luglio 2012. Una sera luminosa  a Ingawa, in Nigeria, nello stato di Katsina.  Mansur, 5 anni, scruta curioso il cielo con i suoi occhi neri. Ha sentito suo padre e sua madre parlare di una certa Phoenix. Una specie di nuova stella, che tra pochi minuti apparirà in cielo. Un miracolo che si compie grazie alla Eads Astrium, una grande azienda che – in un paese di un altro mondo, la Francia – costruisce satelliti e sonde spaziali. Nel 2007, quando lui non era ancora nato, qualcuno decise di costruire una navetta spaziale per trasportare turisti in uno straordinario  viaggio tra le stelle del firmamento. Un tour nello spazio. Che bello, pensa Mansur con il cuore in gola, più bello delle favole che raccontano gli anziani. Mansur s’immagina quei signori che volano e lo guardano da lassù…Per 200 mila euro, una somma che Mansur non sa bene quanto sia, ma il suo papà gli ha detto che sono proprio la cifra che servirebbe per poter operare la sua sorellina, Maimuna, che è nata “difettosa” al cuore, come dice il nonno, e che il dottore ha detto che se non si riesce ad operarla presto non vedrà la prossima estate. Gli hanno anche detto che alcuni di quei signori hanno deciso di spendere tanti altri soldini, per costruire una navicella molto più grande e potente che porterà gli astro-turisti ad un hotel spaziale che orbiterà a circa 100miglia sopra la terra, proprio accanto alle stelle. A Mansur piacerebbe tanto volare lassù: per guardare il mondo piccino piccino, una palla di terra e acqua dove battono miliardi di cuori, tutti allo stesso modo. Vorrebbe andarci perché sa che lassù, da qualche parte, ci deve essere un dio, buono e giusto. A lui vorrebbe chiedere di dire a qualcuno di quei signori allegri in volo di rinunciare al suo viaggio tra le stelle, magari accontentandosi delle onde azzurre di un’isola in mezzo all’oceano, per permettere a Maimuna di guarire. Perché, anche se è sua sorella e qualche volta gli ruba la palla di pezza, è bello sentirle il cuore che batte accanto al suo, la notte.
Buon tutto!

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Sabato mattina un Prode Romano, con il suo scettro di re travicello, scendeva dalla scalinata di Trinità dei monti. Stava preparandosi per la sfilata di moda, in onore del famoso stilista Walterino. Nel frattempo, per non perdere tempo, rifletteva con Don Tommaso da Padoa sulla migliore soluzione possibile per la spinosa questione delle pensioni. Di fianco a loro c’era anche, un po’arrabbiato, il subcomandante Fausto, il Presidente dei Bertonotti. Mentre discettavano di lavori usuranti, di programma condiviso, della vittoria della Ferrari e della nuova Cinquecento, non si sa come, hanno inciampato uno sull’altro. C’è chi dice che Romano abbia sgambettato Fausto, c’è chi afferma l’esatto contrario, qualcuno è sicuro che sia stato Tommaso, c’è chi dice che un certo signor Clemente Dini da Ceppalone ci abbia messo la sua provvidenziale zampetta. I tre sono rovinosamente rotolati sui gradini, fermandosi sul selciato di Piazza di Spagna. Dalla finestra dell’ambasciata, uno Zapatero capitato per caso da quelle parti osservava stupefatto la scena. Mentre erano sdraiati per terra, sono stati amorevolmente soccorsi, da messer Giulio Tremità dei monti da Sondrio, ragioniere dei Creativi e dal Cavaliere azzurro di Arcore, che ha subito preso lo scettro dalle mani del Prode tramortito e si è rivolto con uno smagliante sorriso ai passanti. “Tranquilli, amici. Da oggi ci (ri)pensiamo noi!” In prima fila, Guglielmo l’Epifanico  della Cgil, Raffaello di Bonanno (Buon anno!! Buon anno!) della Cisl e Luigi l’Angioletto della Uil, applaudivano soddisfatti, spellandosi le mani.
Buon tutto!

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