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Un evento importantissimo si è svolto mercoledì scorso. Un nuovo corso si è aperto, nella storia d’Italia. No, non stiamo parlando della convention di Torino, della discesa in campo del futuro leader del PD, del centrosinistra, del paese. Della venuta dell’uomo (della provvidenza?) che al momento giusto prenderà anche il posto di Benedetto XVI  e salirà al soglio di Pietro con il nome di Papa Walter “Sisto” Veltroni I. Stiamo parlando di un evento che si è svolto in una vecchia cascina vicino a Casale Monferrato, poco lontano dal luogo in cui Walter veniva incoronato Re d’Italia. Mentre il nostro eroe stava spiegando il suo programma alla nazione, in quel magnifico luogo circondato di alberi secolari si sono ritrovati il buon Fassino, padrone di casa (quello al Lingotto era un pupazzo),  Massimo D’Alema, con consorte al seguito (la moglie, che avete capito!), Romano Prodi insieme alla Binetti (forse era meglio Consorte dell’Unipol…) ed altri invitati. Tutti insieme per organizzare una cena (forse, l’ultima) in onore di Walter. Tutti riuniti per festeggiare il lieto annuncio del ritorno (pardon, venuta…è nuovo!) del figliol prodigo. Tutti consapevoli dell’importanza del momento. Perché con Walter, si sa, cambierà tutto. Lui non è solo l’uomo nuovo (ma nuovo veramente!) della politica italiana. Lui è l’asso spiazzatutti. Quello che dovrà risolvere in primo luogo il problema del lavoro (quello dei commensali, innazittuto!). Per riguardo bipartisan, in nome del nuovo corso “buonista”, alla cena era stato invitato anche Silvio Berlusconi, ma lui, si sa, è sempre impegnato. Aveva un appuntamento (al buio) con la Michela Brambilla, nella sua villa; un’importante riunione politica, senza precauzioni. Però Silvio si è preoccupato di mandare un sostituto, un giovane di belle speranze, un certo Rutelli, che si è portato anche Carra (Enzo, purtroppo, non la Raffa nazionale). La cospirazione, pardon la cena, è stata preparata con cura. Tutti ci tenevano che fosse un successo, come il discorso che stavano ascoltando per radio tutti insieme, in letizia, mentre felici e contenti si erano riuniti per fargli la festa. Ognuno con compiti precisi, secondo l’inclinazione. Fassino per il discorso di benvenuto, in cui avrebbe proclamato il nostro come unico erede di David Copperfiled (il mago, non il personaggio di Dickens). D’Alema e Consorte incaricati di cucinare per Walter una loro famosa ricetta, il risotto alla stricnina. Rutelli – che sull’argomento ricopre un’importantissima carica istituzionale – addetto ai frizzi ai lazzi e ai cotillons, che amorevolmente riempiva di spine, intinte nell’arsenico. Prodi sonnecchiava come sempre in un angolo. La preparazione è scorsa febbrile, anche se c’è stato un piccolo incidente: la Binetti ha scambiato gli aculei velenosi per un cilicio, li ha indossati ed è spirata in cucina mentre Carra (sempre Enzo), preso dall’entusiasmo, si è messo a cantare “Come è bello far l’amore da Trieste in giù”. A parte questo, il resto è filato liscio. Quando tutto era pronto, e l’auto di Walter è arrivata, i 12 commensali che l’attendevano si sono seduti, ciascuno al proprio posto. Una musica ha risuonato nella stanza (alcuni dicono fosse “We shall overcome”, altri invece sussurrano si trattasse di “Finchè la barca va”), Lui è entrato, circondato da dieci angeli vestiti da preti. Conscio del suo ruolo, si era vestito da Papa. Gli angeli (che erano in realtà guardie del corpo addestratissime) hanno iniziato a cantare “Osteria del Vaticano è successo un fatto strano”. Walter Veltroni con gli occhiali si è rivolto ai cardinali (pardon, commensali). Ha estratto un mitra a tripla gittata. Prima di sparare, con un sorriso beffardo ha detto a tutti: “My name is Sisto. Papa Sisto. Ma, per intercessione del grande Puffo, potete chiamarmi anche Felicetto de li Caprettari
Buon tutto!

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On line su Comicomix due bellissime fate, nella galleria di Alice e in quella di Anna. Se vi va, naturalmente…

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Ma chi l’ha detto che al giorno d’oggi non si fanno più i miracoli? Ce ne sono fin troppi: una vera inflazione. Solo che, distratti come siamo, non li vediamo. Per esempio, ogni volta che andiamo ad acquistare la frutta assistiamo senza saperlo ad un miracolo. E così, quando acquistiamo frutta e verdura al supermercato o dal fruttivendolo, il miracolo si compie. Le carote, pagate all’agricoltore circa 10 centesimi al kg, in negozio costano 1 euro. Le zucchine passano da 30 centesimi a 1,30 euro. Le albicocche, dal produttore alla tavola, vanno da 65 centesimi a 2,10 euro. Che spettacolo sensazionale! E poi c’è il miracolo più grande di tutti. Più grande di quello che – con tutto il rispetto – fece con i pani ed i pesci quell’uomo che finì sulla croce. Il buon Gesù aveva solo pochi mezzi artigianali: la sua persona, la fede, l’amore; oggi siamo nell’era della fantascienza! Adesso c’è il miracolo dei meloni. I gustosi e dissetanti frutti dell’estate, che costano all’ingrosso tra i 35 e gli 80 centesimi al kg, ma che sulla nostra tavola ci arrivano pagando dai 3 ai 4,50 euro. O addirittura (sommo miracolo, neanche Berlusconi non è capace di tanto!), 7 euro al Kg in un negozio sul Lago di Garda, l’anno scorso, come racconta Mauro Aguzzi, coltivatore e Presidente del Consorzio del melone mantovano (dove si produce circa il 30% dei meloni nazionali). Ma come avviene questo fenomeno che fa lievitare i prezzi del 300%, 400%, o anche del 700%? Scoprirlo ci farebbe vincere almeno il nobel dell’economia. Ragioniamo: nella filiera di un prodotto agricolo, come si sa, avvengono numerosi passaggi: produttore, trasformatore, commerciante all’ingrosso, commerciante al dettaglio. E al costo di produzione vanno aggiunti raccolta, trasporto, stoccaggio, E poi, c’è il rischio d’impresa. Chi raccoglie la frutta prende circa 8 euro all’ora più i contributi (a spanne, circa 8 centesimi al kg di costo aggiuntivo). Fino a 8 centesimi di euro al kg ci vogliono per il trasporto. Poi ci sono le spese di amministrazione del negozio, le tasse, gli annessi e i connessi. Conteggiamo anche un onesto e sacrosanto guadagno per  grossisti e negozianti, che ci risparmiano la fatica di girare in lungo e in largo per andare dal produttore a comprare  zucchine, patate, carote, ecc ( con risparmi di tempo, di benzina, di disagio per la ricerca dei prodotti più gustosi). Allora va tutto bene? Non c’è trucco, non c’è inganno? Ricostruiamo, con qualche numero fastidiosetto i ricarichi dei vari passaggi di questo melone, sperando che nel frattempo non vada a male e non ci tocca buttarlo nella spazzatura. Forse, scopriamo dove si nasconde questo miracolo. Se nella “catena del valore” c’è un solo passaggio, cioè dal produttore al consumatore, per ogni 100 euro incassati dall’agricoltore noi ne paghiamo 177, 4 (che è già quasi il doppio…). Se c’è un intermediario, ai 100 euro che incassa il bravo agricoltore corrispondono i 232,9 euro che paghiamo noi per il melone, con un ricarico ulteriore del 55%. Niente male, no? Se poi gli intermediari sono due, all’agricoltore continuano ad entrare in tasca 100 euro, mentre noi ne paghiamo 390, con un ricarico ulteriore di “appena” il 157% e un prezzo di vendita che è 4 volte tanto. Il miracolo si compie. Inginocchiamoci con deferenza. Sì, perché, sempre facendo due conti, volendo incorporare nel prezzo un po’ di guadagno per tutti, un raddoppio (forse anche qualcosa di più) del prezzo ci potrebbe anche stare. E il resto, dove va? Ah, già. Il resto, mancia. 
Buon tutto!

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Non ne posso proprio più.  Questa volta va a finire che lo faccio davvero.Noi di Comicomix siamo arrabbiati, stanchi, delusi. Questa volta lo facciamo per davvero. Sarà il caldo, sarà che siamo in auto da un’ora, in fila sulla strada che porta da Perugia al Lago Trasimeno. Da quando hanno iniziato i lavori per l’ennesima rotonda, è sempre la stessa storia. Maledetti amministratori di centrosinistra. “Stiamo lavorando per un Umbria migliore” dicono…ma va! Uffa, stavolta lo faccio davvero: tra mezzo chilometro, c’è la svolta per la vecchia strada. Giro a destra e..puf! La fila sparisce. Lo so che ora c’è il divieto di accesso per le auto. E’ diventata una pista pedonale, o ciclabile. Ma chissene frega, non controlla mai nessuno. Da quella si arriva al Lago in 5 minuti! Si, sì, stavolta lo faccio. Intanto, sul sedile posteriore, Biccio e Rosi parlano del Massimo baffetto, che faceva con gli amici le orge con sua moglie. Già. “Consorte, facci sognare” era un’invito alla sua signora a indossare per la sera l’ultimo intimo sexy acquistato proprio per i PD party con La Torre e con Valter…Ma che schifo, basta! Stavolta lo facciamo sul serio. No, dico: solo 100 metri in 15 minuti. Però, ancora un po’ e ci siamo…ho deciso: imbocco la pedonale. Ma sì! Me ne frego anch’io! Nin@ e Jolly intanto parlano del Tafazzino che va da Fiorello a cantare “Per 24 mila voti” e non si sa se parlava delle elezioni o della scalata BNL, che poi se la ricorderà la frase di Brecht che “Rapinare una banca è un reato ma avere una Banca è un reato ancora peggiore?” No, basta. Stavolta lo faccio davvero. Ecco, ci siamo. Mi metto a destra. Svolto. Basta code, basta regole. Via, veloci, verso la libertà. Ormai mancano poco più di 10 metri. Ci affianca un’auto, volume stereo a tutta, Dvd acceso su un vecchio film degli anni ‘60, “Il sorpasso”. Davanti un signore scamiciato con il viso paonazzo e una signora piacente (e un po’svestita). Dietro, una ragazzina che smanetta il cellulare e un ragazzino che gioca con il Game boy. Mette la freccia a destra. “Anche voi per la ciclabile? Ci passo anch’io!” Mi fa lui. Accenno un lievissimo sorriso. Lui sta parlando con su moglie, ad alta voce. “Non ne posso più! Ma guarda te che schifo, questi compagni! Non si può più fare niente, in questo paese, da quando comandano loro. Sempre a rompere le scatole a noi bravi cittadini. E poi, li hai visti, che facce tristi? Non se ne può proprio più. Ma dove andremo a finire?”. La moglie, finge di ascoltarlo distrattamente, ma guarda verso di me. Sorride. La fila si muove. Ormai ci siamo. Sono pronto. Lui prosegue: “Oh, era ora. Dai, che ci siamo. E vedrai che ci libereremo presto anche di questi coglioni della sinistra, e torneranno i nostri. Gente seria, preparata. E poi vitale, allegra. Ah, che bello, rivedere al potere Silvio, Bondi, La Russa e Calderoli” E allora, mosso da qualcosa più forte di me,  ho sgommato, tagliandogli la strada (tra gli applausi degli altri Comicomix) e mi rimetto sulla carreggiata principale, mentre lui ha svoltato a destra, sulla pedonale. Ma non si è arrabbiato, anzi, ci ha salutato, alzando il braccio, pugno chiuso con l’indice e il mignolo alzati, dicendo qualcosa come Forzuti, o Nerboruti, o Seduti, non lo so. Per educazione, abbiamo risposto alzando tutti e 5 i nostri pugni sinistri, sventolando i nostri orologi (un antico detto, molto noto, dice che ognuno mostra quel che ha…) e ci siamo rimessi in coda. Abbiamo sentito una frenata alla nostra destra. Tra gli alberi, s’intravedeva il nostro amico in mezzo a due poliziotti che erano lì di pattuglia. Smadonnava. Abbiamo fatto un’altra ora di fila. Al bivio, mentre molti svoltavano a destra, per godersi un po’ di fresco al Lago dopo quelle due ore di fila, noi (insieme a moltissimi altri) abbiamo proseguito a sinistra. Da quella parte c’è una collina, Un vecchio borgo immerso nel verde e un chiosco dove fanno la torta con il prosciutto. Era squisita. Siamo stati molto bene.
Buon tutto!

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Una notte stellata. Guardo il cielo da questo piccolo punto di vista che è casa mia. Un buon bicchiere di vino rosso e i miei pensieri a farmi compagnia. Pensieri che si affastellano l’uno sull’altro, insieme ai ricordi lieti e no che mi accompagnano in questo viaggio che veloce se ne va via. Quante notti ho passato disteso su questo prato; e quanti me stesso sono stato io; e quante cose mi è capitato di osservare. Un po’ di tenerezza assonnata fa capolino tra questo groviglio di sensazioni, e il ricordo di chi ho amato con tutto me stesso s’impossessa di me. Dicono che il tempo è galantuomo. Mah, sarà…dipende per chi. Inevitabile, un principio di lacrima comincia a accarezzarmi gli occhi e quella domanda, che spesso tintinna nella mia mente. Perché? La domanda delle domande, Perché? Quella che tutti spesso si fanno, da quando, ancora bambini, imparano a parlare. Ma stasera,  sarà il vino che annebbia l’ultimo neurone attivo, o perché ho appena ascoltato il grande Francesco De Gregori, o forse perché ho ripreso a sfogliare distrattamente un romanzo di Gabriele Romagnoli, L’Artista, mi sembra di avere meno confusione in testa del solito. In un paragrafo di quel romanzo (che è la storia di tre generazioni maschili di una famiglia che sfilano nella totale incomunicabilità tra di loro), una ricercatrice di Taiwan racconta un episodio che le è accaduto, durante una conferenza tenuta alla Columbia University, in un’aula affollata di docenti e studenti. Il terribile imbarazzo del non riuscire a farsi capire, a causa del suo inglese dalla pronuncia incomprensibile. Solo un uomo la segue, prendendo appunti su di un quaderno. Solo per lui la donna riesce a continuare la conferenza, nonostante la voglia scappare via. E quando, finito il discorso, chiede se ci siano domande ad un uditorio semideserto e scocciato, è lui che alza la mano, è lui che fa una domanda. E poi più tardi, fuori dalla conferenza, la invita a cena. Ed è quest’uomo che la sposa, e – come lei continua a raccontare – è al suo fianco, e seguita a tradurre per tutta l’America quel suo inglese incomprensibile per tutti gli altri. E la donna di Taiwan dice che, dopo il matrimonio, ha ritrovato per caso quel quaderno di appunti; e ha riletto le pagine scritte da lui, quel giorno. E ha trovato solo scarabocchi, scarabocchi senza senso, e una scritta ripetuta tante tante volte: "She’s a dream". Lei è un sogno. Perché l’amore non vive di miracoli, ma della scelta di provare a comprendersi, anche quando non ci si capisce. E l’amore è il motore della vita. Mentre ci penso, mi ricordo che sotto questo stesso cielo, ma a moltissimi chilometri da qui, nella prigione di Guantanamo, un uomo, Osama Abu Kabir, ha scritto una poesia. Che dice che i miracoli del mondo sono l’erba che ricresce dopo la pioggia, i fiori che sbocciano ad ogni primavera, gli uccelli che continuano a volare solcando i cieli. E mentre mi prende una strana allegra malinconia, mi sembra che una stella adesso brilli più forte di tutte nel cielo, quasi la posso toccare. Così, da questo piccolo angolo dell’universo che è il giardino di casa mia, in questa notte umida di stelle, mi sembra finalmente di capire che davvero non  so nulla, tranne forse che non c’è proprio niente da capire. E che in questa ricerca affannosa (e probabilmente inutile) delle ragioni e dei perché della vita, stiamo perdendo di vista quella che è la cosa più meravigliosa che ci resta da fare. Vivere. E allora, solo allora, sorrido.
Buon tutto!

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Sono on line su ComicomixStreghe nella galleria di Jolly e In gabbia nella Galleria di Rosi

“Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla…” inizia così una canzone di Venditti sulla maturità. Sugli esami di maturità. Ci pensavamo, questa notte, combattendo la nostra solita insonnia. Un momento importante nella vita di una persona. Il passaggio tra il mondo dell’infanzia e quello dell’età adulta. A questo dovrebbe servire la scuola, in fondo: a formare giovani uomini e donne, in marcia verso il domani. E la scuola, si sa, è la priorità per tutti, tutti ne parlano e hanno la loro soluzione sui mille mali che l’affliggono. Negli ultimi anni si sono alternate riforme e controriforme, un appassionante ping pong nel succedersi di governi e maggioranze che ha prodotto risultati che tutto il mondo ci invidia. La valutazione degli allievi. C’era il voto: l’agognato 6 per quelli con poca voglia di studiare, l’8 per i secchioni, il 4 per i somari, ricordate? No, via…troppo brutale. Meglio il giudizio. Più articolato, sfumato, elaborato. Più…moderno, ecco. “L’alunna non risulta sempre disponibile a elaborare compiutamente gli argomenti svolti pur in presenza di sollecitazioni da parte del corpo docente anche se presenta una spiccata predilezione per la discussione con i compagni su argomenti di varia natura” Volete mettere la poesia rispetto a un 4 in matematica o un 7 in condotta? Poi però si è deciso che forse era meglio un giudizio secco. Un aggettivo, ad esempio: Buono, Sufficiente, Così così. Meno verboso, ma comunque non netto e senz’appello come un voto. E la creatività di insegnanti ed istituti ha toccato vette sublimi. Memorabile il giudizio di una insegnante di filosofia al Liceo che, a proposito di una nostra compagna di classe, qualche tempo fa sentenziò: “Ha studiato, ma non ragiona”. Certo, un sistema così può avere qualche inconveniente. In una scuola lombarda all’inizio di quest’anno scolastico hanno chiamato i genitori di un ragazzo (trasferitosi da un’altra città) per chiedere spiegazioni sulla pagella precedente, che non riuscivano ad interpretare. Sciocchezze. Piccoli inconvenienti da pagare al progresso. E, per completare il quadro della pagella bricolage, è stata introdotta un’altra grande innovazione. Per smuovere questa scuola paludata, ci voleva aria nuova. Allora basta con le solite materie di studio, Italiano, Matematica, Disegno. Superate, inadeguate. Vecchie. Adesso ci sono materie come “Competenze psicomotorie in religione” oppure “Abilità linguistica della lingua”, che i ragazzi di una scuola di Terni si ritrovano da quest’anno in pagella. Che soddisfazione, per un padre o una madre, sapere che il proprio figlio/figlia non sa fare le equazioni di secondo grado, ma sa mandarli a cagare con abilità! E poi, gli esami. Che per 320 anni si sono svolti sempre nello stesso modo. Sbagliato. Assurdo. E che adesso, cambiano ogni 40 giorni. Prima con un solo membro interno. Poi con il Presidente esterno e tutti i membri interni. E ancora con metà interni e metà esterni. E poi i crediti, i debiti, la tesina. Che spettacolo, che innovazioni! Intanto, tra lazzi e frizzi, nei test PISA (che non si fanno durante la gita scolastica in Piazza dei Miracoli davanti alla torre pendente, ma sono test internazionali volti a misurare la capacità cognitiva e di apprendimento degli studenti) l’Italia è ormai agli ultimi posti in Europa. Intanto, la scuola sarebbe una delle priorità del programma di governo del centrosinistra, ma il ministro Fioroni sembra affaccendato ad occuparsi d’altro (DICO, assetti del Partito Democratico, ecc…). Così, in questa notte insonne, nel pensare ai quasi 500 mila ragazzi emozionati per il loro esame (che stanno svolgendo proprio in queste ore), oltre a un pizzico di nostalgia per i tempi della nostra adolescenza e alla speranza che loro abbiano il bel futuro che si meritano, ci è venuta in mente una frase del grande Ennio Flaiano: “La situazione è grave, ma non è seria”.
Buon tutto e…in bocca al lupo!

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Oggi abbiamo buone notizie. Ne siamo lieti. Ogni tanto, ci vuole. Allora: sono mesi che siete in ansia e  non chiudete occhio la notte pensando al destino dell’Italia? State cercando un nome che possa risollevare le sorti del nostro sgangherato paese? Volete un nome per il successore di Romano Prodi alla guida del paese? Bene, cari amici e amiche, c’é. E’ Vincenzo Barlotti. L’uomo giusto al posto giusto. E’ perfetto. Innanzitutto, è ancora giovane. Ha 47 anni. E’ uno stimato professionista: fa il medico. E’ un uomo del sud, precisamente di Capaccio Scalo, il più popoloso centro abitato del comune di Capaccio, celebre in quanto in esso si trova  la famosissima città romana di Paestum. E’ un uomo che vuole fortemente il riscatto della sua terra, della sua regione, della sua nazione. Perché è stanco della continua perdita di credibilità di questo paese agli occhi del mondo. Ha fantasia, coraggio, determinazione. Quest’uomo, per protestare contro il degrado del mezzogiorno, ed in particolare per lo scandalo dell’emergenza rifiuti in Campania, qualche giorno fa ha marciato a piedi per 4 chilometri e mezzo. Andando all’indietro. Camminando a ritroso: non è perfetto per guidare questo meraviglioso paese, e rappresentarlo nel mondo? Cosa c’è di meglio, dopo i 5 indimenticabili (ma da moltissimi già dimenticati) anni di Governo Berlusconi,  in cui abbiamo disceso tutte le classifiche essitenti di credibilità, performance economiche, condizioni sociali. E cosa c’è di meglio, dopo questo splendido anno del Governo Prodi, in cui nle poche cose buone si sono dissolte in un minuetto continuo di chiacchiere, balletti, liti, giravolte? Vincenzo, invece, ha lanciato un segnale chiarissimo. Perfetto per rappresentare questo paese che si sbriciola, questa nazione impazzita, dove ci sono circa 270 miliardi di euro di evasione (più o meno 8 Leggi Finaziarie di Padoa-Schioppa) e al tempo stesso monta tra gli autonomi la rivolta per il fisco opprimente. Quest’Italia straordinaria, dove lo schieramento che difende a spada tratta la sacralità della famiglia e l’indissolubilità del matrimonio, ha 4 leader che sono tutti separati o plurisposati e nessuno si mette (almeno) a ridere? Per questo, e per molto altro ancora (ci vorrebbe un’enciclopedia) , Vincenzo Barlotti è quello che ha capito tutto. Quello che ha le chiavi per aprirci le porte del paradiso. Cominciando con un messaggio chiaro e condiviso da tutti. Lo vogliamo Presidente del Consiglio. Subito. Ora. Speriamo fondi un partito, un movimento. Scelga lui. Indietro tutta, Forza Vincenzo, la Marianna la va in campagna, quello che vuole. Se lo fa, se si candida, noi lo votiamo di sicuro. E’proprio l’uomo giusto al posto giusto!
Indietro tutta! Ops, scusate…Buon tutto!

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Quando i bambini fanno Ooh, si cantava, qualche tempo fa. Adorabili bambini. Ne parlano tutti, in Tv, in Parlamento, nei giornali. Sono il futuro. E devono essere sempre più sani, più belli, più…tutto. Devono essere sempre i primi, all’avanguardia. Devono divertirsi, imparare, essere informati. E per questo che c’è di meglio di un bel programma in TV?  Così gli adorabili bambini possono divorarsi oltre 33mila magnifici spot, tutti fatti apposta per loro. Adorabili bambini. Intelligenti, curiosi, reclamano sempre attenzione e hanno tanta voglia di comunicare. E cosa c’è di meglio per comunicare di un bel telefono cellulare? E tutti via, a comprare, ce l’hanno già a 5, 6, 7 10 anni. Adorabili, teneri bambini, a cui dare sempre di tutto di più. E, naturalmente, il meglio: abiti firmati, videogiochi, computer. 11 miliardi di euro spesi in Europa solo per i giocattoli. Ma con tutto questo lusso, gli adorabili e bellissimi bambini di questo ricco mondo ricco a qualcosa devono pur rinunciare, sennò crescono troppo viziati. Allora, a molti di loro viene negato di uscire all’aperto per giocare, con gli amici, o anche da soli, magari correndo a perdifiato su di un prato a rincorrere il vento. Perché ci sono le auto, lo smog, i pericoli. Ci sono città e un mondo che non sembra pensato proprio per i bambini. E poi, ci sono gli Orchi là fuori (qualche volta, anche qui dentro…), quelle mafie di pedofili schifosi che restano spesso impuniti da coltri di complicità ipocrite. Poveri bambini…E allora il pensiero, per un attimo, solo per un attimo, va a quei visi dolcissimi di bambini con gli occhi grandi, che (in un altro mondo?) muoiono di fame, o sono costretti a giocare con armi vere in vere guerre. Già, poveri bambini. Però, un po’ fastidiosi…per fortuna, si possono scansare velocemente con un buon telecomando. E il pensiero va anche ai tanti bambini che, a milioni, sono costretti dalla miseria a lavorare come bestie. Dicono che succeda anche qui da noi…E allora, questi altri bambini e bambine, quelli del mondo ricco e felice, spesso obesi, prigionieri nelle loro case stracolme di giocattoli, fanno quasi tenerezza. Sono tutti bambini, sotto lo stesso cielo, che così, lentamente e silenziosamente, perdono giorno dopo giorno quella luce speciale negli occhi, quello stupore che gli fa fare Ooh, quell’anima di fanciullino che li rende poeti, che li fa arrivare ad intuire la verità, guardando tutte le cose come se fosse la prima volta. Bambini con gli occhi pian piano velati, chiusi nelle loro gabbie dorate, che non sembrano più avere quella loro profonda logica illogica, quella che d’un tratto, senza scendere a uno a uno i gradini del pensiero, li trasporta nell’abisso della verità. E questo stupore che scolorisce nei visi dei bambini fa smarrire anche ai più grandi, agli adulti, quel “cantuccio dell’anima di fanciullino presente in ognuno, quel fanciullino che resta anche quando ingrossiamo e arrugginiamo la voce, anche quando – nell’età più matura – siamo tutti occupati a litigare e a perorare la causa della nostra vita e siamo meno disposti a badare a quell’angolo d’anima”. E così, in questo tempo e in questo spazio, quello stupore svanisce, evapora, e si perde nel nulla, per grandi e piccini. Ma tra queste macerie dell’anima, i bambini hanno davvero ancora tutta questa voglia di fare Ooh?
Buon tutto!

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On line su Comicomix un ritratto di Cleopatra nella galleria di Jolly! Se vi va, naturalmente..

 

In questi tempi di prima, seconda, terza repubblica piene di politici imbelli (e talvolta imbecilli), di partiti di governo che fanno l’opposizione e partiti di opposizione che fanno ridere, potrebbe venire quasi nostalgia per quei tempi in cui i Savoia regnavano felicemente – per loro – sulla nostra Italia. Ma per aiutarci a resistere, c’è lui: l’unico, grande, inarrivabile Vittorio Emanuele IV di Savoia. Passato da uno scandalo all’altro, da una brutta figura all’altra, è felicemente approdato sulle rive del Lago Maggiore, coinvolto in una squallida storia di ricatti, ragazze squillo, truffe. Naturalmente, tutto falso. Lui è un uomo integerrimo, tutto di un pezzo. E infatti, dopo un anno di persecuzioni, la giustizia trionfa. Pochi giorni fa il gip di Como ha archiviato la posizione del nostro sovrano, in una delle inchieste a suo carico. Giustizia è fatta (ci sono ancora le altre inchieste di Roma e di Potenza, ma questi sono dettagli). E il (quasi) Re, con lo charme che lo contraddistingue,  pretende le scuse; dice che la montatura ai suoi danni si è sgonfiata, e che comunque non ci sono prove. Le foto che lo ritraggono mentre intasca dei soldi? Ma andiamo, è solo una donazione all’ordine cavalleresco di San Martino e Lazzaro. Le intercettazioni nelle quali afferma, a proposito di alcune leggiadre e giovanissime fanciulle “Sono cacciatore e ogni tanto mi piace sparare?” ma via, sono solo goliardate telefoniche. Le affermazioni registrate riguardo l’aver “fregato” i giudici francesi sulla vicenda di Dirk Hamer (per il quale è stato assolto, tra molte proteste, dall’accusa di omicidio)? Orsù, è solo un collage di frasi rubate e  montate ad arte. Caro, carissimo Vittorio! Sei un’icona, un faro, nei mari tempestosi della quotidianità. Ed ecco già pronti i Savoia padre e figlio (Vittorio Emanuele e l’adorabile Emanuele “dandy” Filiberto) pronti a fondare un partito politico, “Valori e Futuro”, un nome che suscita brividi di commozione. Perché di valori, il nostro (mancato) sovrano se ne intende, come dimostra l’edificante vicenda di sua sorella che l’accusa pubblicamente di non aver pagato neppure la sua parte di spesa per i funerali della mamma. Vittorio, che uomo che sei ! Davvero il degno erede di Umberto I, quello che agli inizi del 1900 diede ordine all’esercito di sparare ai manifestanti, e che a scuola ci hanno insegnato a chiamare il Re buono (e figuriamoci se era cattivo!). E sei anche il nipote prediletto dell’altissimo Vittorio Emanuele III (150 centimetri di nobiltà), che ci regalò il fascismo, le leggi razziali, e che si ritirò strategicamente (come fanno i conigli) verso Brindisi, con l’Italia centro settentrionale nelle mani dei nazisti nel 1943. Tanta magnanimità e grandezza merita un premio. E il nostro eroe, con la proverbiale classe, lo esige. Vuole che gli venga intitolata una via nel capoluogo della Basilicata. Anche perché, dice lui, da genio del marketing quale è, ne ha lanciato il nome nel mondo: oggi è sulla bocca di tutti. Prima l’Italia intera (compresi i nostri adorabili amici lucani) ne ignorava l’esistenza. Bravo Vittorio: Potenza della nobiltà! Viva l’Italia! Viva VERDI!
Buon tutto!

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E’ Sabato mattina. Fa molto caldo e una cappa di afa avvolge la città. Un bar nel centro cittadino. Al tavolo sono seduti il vostro Mister X (rigorosamente in incognito) l’On. Tizio (esponente di punta del costituendo Partito Democratico), il Sen. Caio (uno dei luogotenenti di Forza Italia) e il Presidente Sempronio (membro influente della cosiddetta sinistra radicale). Animata discussione. Tema: il gelato. “Io prendo quello alla crema e  cioccolato, è più gustoso!” dice Tizio. “Io lo voglio alla stracciatella!” declama Caio. “Io ai frutti di bosco e melone, disseta!” chiude Sempronio. Mister X, sommessamente, propone: “Perché non un bicchiere d’acqua fresca?” I tre lo fulminano con lo sguardo. Allora, per cambiare discorso, Mister X chiede: “Cosa pensate di fare per la scuola?” E Tizio, pronto: “Non ne parliamo. Mio figlio ha finito il college in Inghilterra, e ora non so se mandarlo alla Columbia University, a Oxford, o alla Sorbona!”. Mister X, un po’ in imbarazzo, prova a chiedere: “E della Sanità, della salute, che mi dite?” Sbotta Caio: “Ah, sono un po’preoccupato. Ho fatto il check up a Marsiglia, e mi hanno trovato i trigliceridi un po’ alti. Devo sentire il Prof. Katzony, ma ora è fuori, rientra lunedì, caso mai vado nella sua clinica di Amburgo!” Il caldo è sempre più opprimente, quasi si soffoca. Mister X azzarda “E per il lavoro che pensate di fare?” “Per carità, non ne parliamo…una faticaccia” dice Sempronio, preoccupato. E Caio aggiunge: “Adesso ci siamo anche dovuti autoridurre lo stipendio, sennò rompono tutti i co***oni…” Mister X prova a replicare “Ma come, avete deciso che il provvedimento è a partire dalla prossima legislatura…Non vi cambia nulla” Ma gli altri, tutti e tre in coro “Ehi, ma noi siamo giovani; abbiamo appena 60 anni…Dovremo pensare un po’ al futuro, o no?” Mister X vorrebbe dire qualcosa, ma arriva nel giardino di fronte al bar un gruppo chiassoso e variopinto di bambini e bambine di circa 10 anni che festeggia  la fine dell’anno scolastico, coprendo la sua voce. L’on. Tizio, d’accordo con il Sen Caio e sentito il Pres. Sempronio, chiama le guardie del corpo: “Vai a dire a chi accompagna quei marmocchi che facessero più piano…stiamo parlando di cose importanti!” Dopo queste parole, a Mister X manca l’aria, e gli sembra di svenire (sicuramente colpa del caldo soffocante…) Si congeda in fretta dalla compagnia. Mentre va con passo incerto verso la sua bicicletta, vede sul Corso in lontananza una sagoma conosciuta. E’ Enrico Berlinguer, con le braccia aperte, sembra sorridere. Mister X gli corre incontro, e avvicinandosi s’accorge che il sorriso di Berlinguer è in realtà una smorfia dolente, e due lacrime gli rigano il volto. Con quelle braccia aperte, sembra Cristo sulla croce.
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Oggi si parla di economia. No, niente Indici di borsa o Stock optino, ma delle origini della scienza economica. Quando si distingueva tra beni (cose che danno benessere alle persone) e merci (cose che si scambiano di solito assegnando loro un prezzo). Oggi spesso le confondiamo tra loro. Ma non è così. L’aria è un bene prezioso, indispensabile per la vita; ma non è una merce: non la compriamo al supermercato. Un libro di Bruno Vespa invece è una merce (ops…), ma –  per molti – non è certamente un bene, perché non produce alcun benessere. Da qui nascono delle contraddizioni. Esempio: la ninna nanna di una mamma al suo bambino non ha alcun valore, mentre la stessa ninna nanna fatta da una baby sitter (un’estranea) viene pagata, quindi ha valore. Da questa confusione tra bene e merce deriva un’altra confusione, quella tra felicità e crescita, anch’esse considerate quasi sinonimi da molti. La crescita del cosiddetto PIL ( Prodotto Interno Lordo, il totale delle merci e dei servizi monetizzabili prodotti da una nazione) è diventata una specie di misura della felicità. Per i paesi molto poveri è in parte vero. Ma, varcata la soglia della sussistenza, fa riflettere che in questo PIL si trovino sia i guadagni di un’azienda che inquina una falda acquifera (magari per produrre degli utilissimi pupazzi di Natale) sia le spese che la collettività deve sostenere per depurare quella falda inquinata. E quest’idea della crescita feticcio della felicità provoca alcune stranezze. Perché la crescita ha bisogno di persone che sanno fare (magari benissimo) solo poche cose o quasi nulla, perché così il resto sono obbligati a comprarlo. La crescita comporta il consumo (o lo spreco?) di risorse fondamentali per la vita (aria, acqua, energia, ecc…) non sempre riproducibili, e la crescente produzione di enormi quantità di rifiuti. Ma almeno tutto questo ci dà in cambio la felicità? Mah, ognuno ha la sua risposta. Ci sono molti che ci stanno pensando. Premi nobel dell’Economia, come Amartya Sen o Jeremy Rifkin, e associazioni, movimenti, come la Rete italiana per la decrescita e l’Associazione per la decrescita felice. Ci sono alcuni che pensano si debba ripartire dall’autoproduzione e dallo scambio fondato sul dono, riducendo il più possibile lo scambio “mercantile”, spesso fine a se stesso. Giusto? Sbagliato?  Difficile da dire. Secondo noi (per quello che vale) guardandosi intorno si vede che chi confonde il benessere con l’accumulazione di denaro non è poi tanto felice: gli Usa, il paese del consumismo per eccellenza, hanno anche il record nel consumo di psicofarmaci. Chissà, forse bisognerebbe ripartire dall’economia come scienza che “studia la ricerca della felicità”; dalla voce dei padri della teoria economica liberale (quindi, certo non comunisti ante litteram), grandi menti del 1700 e del 1800  che ci ammonivano che “Lo scopo dell’acquistare non è il consumo, ma l’uso”. Oppure pensare al grande Socrate, che andava al mercato per vedere quanto fosse grande il numero delle cose di cui non aveva bisogno. O al genio di  Leonardo da Vinci, che diceva: “nella vita non voglio essere solo un transito di cibo”. O a Baudlaire, che pensando alla sua vita disse: “Ho più ricordi che se avessi vissuto mille anni”. Forse, bisognerebbe pensare che non siamo nati solo per consumare, ma soprattutto per vivere.
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