Un nostro amico veneto ha scritto una lettera. Questa.
"Caro sig. Calderoli, sono un piccolo creti di un paese del Veneto. Scrivo a lei, che ammiro perché padano come me, e persona di profondissima cultura ed intelligenza, basta guardarla in viso per capirlo…Un grande che ci ha regalato una riforma costituzionale purtroppo non capita e la legge elettorale (una porcata, come l’ha definita lei e io non sono certo qui per contraddirla) e che solo un complotto di 19 milioni di comunisti ha scalzato dal suo posto di responsabilità. Le scrivo per illuminarmi, so che può farlo. Io abito in Veneto, una terra bella, con tanta brava gente allegra che fatica e che lavora sodo. Da noi ci sono tantissimi immigrati. Erano 55 mila nel 1995, e sono diventati 290 mila nel 2004. Vengono dai posti più diversi del mondo e sono  dappertutto, sparsi qua e là per la regione. Badanti, camerieri, operai, ma anche medici, ingegneri, infermieri. Sono tanti, e non è che mi stiano proprio simpaticissimi…sono diversi da me, e sono diffidente, io. Però a volte i miei figli giocano con i loro e se cadono e si sbucciano il ginocchio il loro sangue è rosso, come il mio. All’uscita da scuola parlo – poco e con circospezione, sono diffidente, l’ho già detto – con i loro papà e le loro mamme, e vogliono le stesse cose che voglio io: qualche spesa, una casa, lavorare e non avere noie. Ho poi sentito un tale – di Confindustria, mi pare – che, su un emittente locale, ha detto che sono il 15% della popolazione del Veneto, e se andassero via tutti insieme l’economia veneta collasserebbe…io che sono solo un piccolo creti non capisco bene che significa, ma lei che è un grande lo capirà di sicuro. Insomma, le chiedo: ma che cosa ci hanno fatto perché io li debba odiare così e volerli cacciare via? Attendo umilmente una risposta, sua o di qualche suo amico che queste cose le capice più di me"
Buon tutto!
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