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L’Italia, dopo una disastrosa gestione ultra decennale che l’ha portata sull’orlo del disastro totale sotto la guida – tranne una breve parentesi – dall’asse Berlusconi-Bossi-Tremonti si è affidata al “governo dei tecnici”. Un governo che ci ha provato. Troppo timidamente, forse.
Soffice contro le banche, moderato su liberalizzazioni, cauto sulla riforma del lavoro, non incisivo finora nella lotta agli sprechi. Adesso, complice la crisi aggravata ed amplificata dalle non-scelte degli ultimi quindici anni, comincia ad avere il fiato corto. Ma qualcosa ha fatto, ci prova ancora e gode tutt’ora di un prestigio internazionale che gli altri se lo sognano.
E’ giusto che ci siano critiche e malcontenti. Ma guidate da chi? Le critiche più dure arrivano da Tremonti, da Berlusconi (via Alfano-La Russa-Cicchitto, che terzetto!) e da Bossi, che intende ri-candidarsi a guidare la Lega ladrona!
Con ricette salva-Italia del tipo: uscire dall’Euro, fare lo sciopero fiscale, non tagliare gli sprechi e i costi della politica. E tappare la bocca alla magistratura che indaga, naturalmente.
Cari concittadini, ma quando cominciate a spernacchiarli davvero come meritano?
Pubblicato (anche) su Giornalettismo
Ieri durante l’Ecofin il ministro Tremonti ha ricordato che l’Italia è uno dei pochi paesi ad avere un saldo primario (differenza tre entrate e spese dello Stato) attivo e in crescita, meglio anche della Germania. E’ vero. Ma allora perché tutti comprano titoli tedeschi e non italiani, e il famoso “spread” tra i nostri titoli e i loro cresce a dismisura? Tutti imbecilli?
No. Perché, al contrario di quello che dice Tremonti, questo non protegge l’Italia dal vero problema: la bassa crescita. Con un debito pubblico molto più alto del Pil, ed un rapporto che continua a crescere perché – nonostante l’avanzo primario a cui si aggrappa Tremonti – il debito continua ad aumentare (causa interessi che paghiamo) più del Pil. Solo la crescita ci può salvare.
Queste dichiarazioni in riunioni internazionali fanno pensare a banchieri, broker e investitori che Tremonti non capisca (o faccia finta, è lo stesso) quanto sia grave la situazione dell’Italia. E tutti si ricordano pure che quando divenne ministro nel 2001 il rapporto debito Pil era molto più basso di adesso, e che è durante il suo “regno” che l’Italia ha dilapidato gli avanzi degli anni ’90.
All’estero non sono tutti imbecilli. E da noi?
Pubblicato su Giornalettismo
Alla clinica Lattieri di Palermo, si risparmiava sul “Tad”, farmaco destinato ai malati di tumore. “Son soldi buttati, tanto devono morire”. Grande indignazione popolare, articoloni sui media. La sanità pubblica ha molti sprechi; per risolvere il problema indignazione popolare e articoloni sui media dicono: privatizzate! La Lattieri è una clinica privata convenzionata con il Sistema Sanitario regionale.
Pare che la vicenda sia iniziata quando la Regione Siciliana, in grave deficit dei conti sanitari, pressata dallo Stato, ha varato provvedimenti antideficit, tagliando tra l’altro i rimborsi per le prestazioni erogate. Ad esempio, il rimborso per il “Tad” (farmaco che costa 250 euro) fu abbassato a 100 euro. E così la Lattieri non rientrava con i costi, e si è “arrangiata”.
Nell’ultima manovra finanziaria il governo ha tagliato i fondi per la sanità di qualche miliardo di euro (sui poco più di 100 annui). Le Regioni hanno protestato, ma non si è sentita alcuna indignazione popolare, corteo, articoli sui media. Forse, taglia oggi taglia domani, casi come quello della Lattieri si potrebbero moltiplicare. E di tagli si potrebbe anche morire.
Forse, oltre che indignarsi, il popolo dovrebbe cominciare a pensare. E i giornali, anziché sparare articoloni, dovrebbero cominciare ad informare.
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Ormai abbiamo perso il conto. Non si sa se è la quinta, la sesta, la settima o la ventesima volta che – a manovra appena approvata, o addirittura prima della sua definitiva approvazione – qualcuno, su sollecitazione dei crolli di borsa o su richiesta delle istituzioni europee o mondiali, s’accorge che ancora non basta.
Ci siamo di nuovo: il Parlamento s’affanna a licenziare l’ennesima “stangata” e già ministri, banchieri centrali, capi di governo stranieri bacchettano l’Italia, e dicono che “Si può dare di più”. Perché, semplicemente, la manovra italiana non c’é. Non è pervenuta.
Il peggior governo della storia repubblicana, per giunta indebolito da scandali e contrasti interni, non sa proprio farla. Perché è alle prese con con le mille lobbies (evasori, pensionati, amministratori locali, liberi professionisti, imprenditori, pubblici dipendenti, ecc..) che da un lato strillano chiedendo “forti riforme strutturali” e dall’altro urlano per non pagare neppure un centesimo di euro di dazio, in nome dei “diritti acquisiti”, della “libertà” o del “benaltrismo”.
Nella perfetto stile italico del “chiagne e fotti”. Solo che stavolta ad essere fottuti saremo comunque noi.
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Bossi, Berlusconi, Tremonti e tutti i loro amici, con l’aggiunta anche di Casini, si addannano per “trovare la quadra” alla manovra finanziaria. Tra le correzioni più in auge l’aumento dell”Iva, l’imposta sul valore aggiunto. Un recente rapporto di Price Water House Coopers, commissionato dall’Unione Europea, che analizza l’andamento dell’Iva in tutta Europa, ricorda che in Italia il gettito di quest’imposta è di circa 102 miliardi all’anno.
Lo stesso rapporto stima il gettito potenziale italiano in circa 130 miliardi di euro; questo significa che il 22% del gettito potenziale non viene “introitato”, causa evasione. Tra i grandi paesi europei, solo la Gran Bretagna ha scarti così elevati tra gettito potenziale e quello effettivo. In Spagna l’evasione sembra sia praticamente irrisoria, mentre in Francia ed in Germania si attesta attorno al 10% del gettito.
Se il gettito Iva che viene evaso in Italia scendesse al livello della Germania, l’incasso annuo sarebbe di 117,7 miliardi di euro, con un recupero di gettito – cioé di denaro fresco – di 15 miliardi di euro all’anno. A parità di aliquote.
Bossi, Tremonti, Berlusconi, Casini e tutti i loro amici e compagni, forse distratti, non se ne sono accorti. Qualcuno glielo può far sapere?
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Il governo varerà un decreto legge per anticipare la manovra – quella che aveva messo i conti in sicurezza quindici giorni fa – forse già stasera. Cosa conterrà è un mistero. Non si sa se non si abbiano idee, oppure non ci sia accordo sul cosa fare, chi colpire e chi agevolare.
Si è sentito tutto e il contrario di tutto: tagli di stipendio agli statali, taglio alle pensioni, stretta sull’invalidità, contributo di solidarietà dei contribuenti sopra 60 mila euro, patrimoniale “nascosta”, liberalizzazioni e modifiche costituzionali. Si è sentito molto poco di tagli ai costi della politica.
L’opposizione ha chiesto le dimissioni del Governo, la maggioranza ha detto che sarebbero da irresponsabili. L’opposizione ha detto che l’Italia è stata commissariata, la maggioranza ha detto che è stata commissariata la sinistra.
L’unica cosa che non si è sentita è una parola semplice, che avremmo gradito sentire da Berlusconi, da Tremonti e da Bossi: “scusateci”.
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La vibrante protesta del frinire delle cicale risuona nella campagna, mentre un filo di sudore scende dalla fronte. Dal televisore notizie sempre più drammatiche dalle borse, dai mercati. Spread, Mib, default. Ministri che un mese fa ci dicevano che tutto andava a meraviglia dribblano i microfoni con l’aria corrucciata.
Al Paese serve una svolta, dice un tale alla radio. Abbiamo bisogno di coesione, dobbiamo stare uniti, gli fa eco il capo del governo, quello pochi giorni fa dava del coglione a chi non lo votava. La gente passa in fretta. L’aria è come piombo fuso.
Il vento caldo dell’estate passa veloce tra gli sguardi indifferenti di passanti affaccendati, persi nelle loro vite. L’Italia è un puntino lontano sugli schermi dei computer di broker alla ricerca di un affare sicuro. Il Presidente Napolitano ammonisce la politica a far presto. La lunga estate calda è cominciata, eppure l’inverno sembra già alle porte.
Si fa sera. La vibrante protesta del frinire delle cicale risuona nella campagna.
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Luigi ha 75 anni e una pensione di 1.736 euro al mese; ha appena scoperto che dal 2012 una parte della rivalutazione della sua pensione sarà “trattenuta” dallo Stato. Chiara, sua figlia, ha 51 anni e da un po’ è in cassa integrazione perché la sua azienda è in crisi; per andare in pensione è troppo presto, ora che è pure previsto l’allungamento dell’età per le donne. Francesca, figlia di Chiara, ha 26 anni, e dopo un lavoro a progetto da 15 mesi è disoccupata, come milioni di altri giovani come lei.
Franco, 42 anni, commerciante, sua moglie Lisa, 37 anni, avvocato e i loro due figli; attività ben avviate, anche se da un po’ i clienti sono meno di un tempo. Stanno partendo con il loro Suv per 15 giorni di vacanza. Lui brontola per il superbollo che costerà circa 300 euro in più, lei gli ricorda del promesso calo delle tasse, che – fatti due conti – farà risparmiare circa 5-6 mila euro l’anno.
Il sole accarezza i tetti mentre una brezza leggera scompiglia i capelli delle ragazze che passano. Le cicale cantano. Domani è un altro giorno.
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L’Italia torna nel mirino per la preoccupante situazione dei suoi conti pubblici e il ministro dell’Economia Tremonti litiga con Berlusconi e anche con il suo ex amico Bossi perché ritiene indispensabile una manovra lacrime e sangue per salvare il Paese. Nel frattempo, Italia Turismo, società di Invitalia S.p.A., agenzia di proprietà del Ministero dell’Economia, vuole acquistare 4 Club Med. Villaggi vacanza in crisi, alcuni addirittura chiusi da tempo, che la società francese cercava – senza riuscirci – di vendere, per circa 80 milioni di euro.
Nella relazione sulla gestione di Invitalia, la Corte dei Conti rileva le sue preoccupazioni per la rischiosa concentrazione delle attuali risorse di Italia Turismo su quest’unica iniziativa, sulle ottimistiche previsioni dei ritorni economici dell’operazione, sull’incremento dell’indebitamento che ne deriverà e sulla conseguente necessità per Invitalia SpA di provvedere al ripianamento di eventuali perdite connesse ai maggiori oneri finanziari.
La manovra lacrime e sangue è imminente con il suo carico di tagli agli asili nido, alla scuola, alla sanità, agli Enti Locali. Così lo Stato padrone potrà continuere allegramente ad acquistare a caro prezzo resort turistici in perdita e chissà cos’altro.
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Berlusconi rilancia sulle riforme, per tornare allo spirito della sua “rivoluzione liberale”, abbassando le tasse ed eliminando lacci e lacciuoli. Ma Tremonti, in nome della difesa dei conti pubblici, stavolta fa orecchie da mercante. Il Cavaliere avrebbe voluto sbarazzarsi del superministro “traditore”. Ma chi mettere al suo posto? Ci voleva un paladino della Libertà: qualcuno in sintonia con il suo programma, con notorietà internazionale, intraprendenza e pelo sullo stomaco.
Berlusconi un candidato l’aveva trovato. Un ex pescatore, proprietario del locale “Laguna da Toni” a Torcello, sulla Laguna di Venezia. Locale citato anche dal New York Times, proprietario che ha creato un’azienda di successo partendo dal nulla, solo un capanno da pescatore e una chiatta dismessa. E con molto pelo sullo stomaco, perché il suo business era tutto rigorosamente in nero: niente autorizzazioni amministrative né versamenti fiscali.
Tremonti, compreso il pericolo, non è stato con le mani in mano. Ha mandato la Guardia di Finanza, che non ha avuto pietà; e al resto ha pensato la magistratura “comunista”. Ora l’ex pescatore è indagato per esercizio abusivo dell’attività di ristorazione, evasione fiscale di 560 mila euro, trasporto di clienti non autorizzato, scarico abusivo delle acque reflue della sua attività, violazioni alle norme paesaggistiche ed edilizie.
In questo Paese la vita dei paladini della libertà è davvero difficile.
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