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Mia cara, quando sei nata – in un paese scassato da una guerra devastante che si era trasformata in una guerra civile, figlia orgogliosa della voglia di rinascita dopo vent’anni di dittatura – facevi tenerezza. Sei cresciuta negli anni del boom, violentata da politici forchettoni e cittadini distratti, attraversando anni di piombo, anni da bere e di merda. Ma te la sei sempre cavata.
In molti hanno provato a cambiarti, ma tu sei ancora qui, con la forza tranquilla di chi ha dalla sua le ragioni della storia. Forse anche tu – come tutti – potresti aver bisogno di una ritoccatina. Ma tutti quelli che ci hanno provato, sembravano più avere l’intenzione di peggiorarti, piegandoti ai loro sporchi comodi.
I tuoi genitori non andavano molto d’accordo, e per farti nascere hanno dovuto fare molti compromessi, non tutti riusciti. Tanti, troppi, ti hanno tradito spesso e volentieri. La vita ti ha lasciato qualche segno. Eppure, a guardarti, sembri davvero bella.
Hai ormai 64 anni, una bella età, ma non puoi ancora andare in pensione. E non perché il governo dei professori abbia allungato l’età pensionabile, ma semplicemente perché abbiamo ancora tanto bisogno di te.
Buon compleanno, Costituzione. Con immenso amore.
C’é grossa crisi. L’economia va male, i soldi scarseggiano, in Europa come in America. La gente per strada non sorride più. Tutti si sentono infelici. Le case sono scure e silenziose. Per rallegrale un po’ per fortuna, c’é la famiglia: i bambini, le mamme, i papà. Le coppie. Ma anche lì non sempre tutto fila per il verso giusto. Già, ma cosa ci vuole per essere felici?
Difficile saperlo. Per fortuna un team di scienziati dell’Università della Virginia ha realizzato uno studio lungo e ponderoso, il National Marriage Project, proprio per scoprire il segreto della felicità di coppia. E, dopo aver intervistato 2.870 uomini e donne ha scoperto una cosa sensazionale: la cosa che rende più felici le persone è la generosità.
Non solo quella materiale, ma proprio l’attenzione, la cura verso il partner, i figli, la casa. Pare che chi è oggetto di molta generosità sia 5 volte (non una di più, non una di meno) più felice di chi ha partner distratti e “tirati”. Che bravi questi scienziati della Virginia a realizzare questo progetto che deve aver richiesto molto studio ed impegno. E deve essere costato pure qualche bel dollaro.
Forse la crisi non è così grossa come sembra.
Giovanni Schiavon, un uomo come tanti, è morto. Era un imprenditore del padovano, aveva un’azienda edile conosciuta e stimata. Poi la crisi, i clienti che non riescono più a pagare, le banche che chiudono i rubinetti del credito. Dipendenti in cassa integrazione, commesse terminate, niente soldi per pagare le prossime tredicesime.
Giovanni è morto sparandosi un colpo di pistola alla tempia nel suo ufficio. Ha lasciato un biglietto alla moglie e ai due figli, chiedendo perdono. Una sotria come tante, un po’triste, che passerà quasi inosservata sui giornali.
Giovanni era un uomo come tanti, non molto diverso dai suoi dipendenti in cassa integrazione, da quel funzionario di banca che gli ha negato altro credito, da quel cliente che non lo ha pagato, forse perché anch’egli con l’acqua alla gola.
Giovanni, il suo gesto, la sua storia triste e un po’banale, che lascia l’amaro in bocca perun momento e niente di più.
Giovanni, e una domanda per tutti noi: ma il sistema economico è fatto per l’uomo, o l’uomo è fatto per il sistema economico?
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Due notizie. La prima: la “stangata” di Monti sulle accise dei carburanti, che fa salire il prezzo alla pompa di circa 8,2 centesimi al litro per la benzina e di 11 centesimi al litro per il gasolio. La seconda: la Fao ricorda che ogni minuto nel mondo vengono distrutti 10 ettari di foreste, la superficie di venti campi da calcio. In un anno fanno 14,5 milioni di ettari, poco meno di metà dell’Italia intera.
Con tutta la buona volontà, e la comprensione che – da bravo automobilista – nutro per tutti i miei concittadini tartassati da decenni con il facile bersaglio delle tasse sui carburanti, la seconda notizia mi è sembrata decisamente più preoccupante della prima. Ma, a leggere i media, a navigare tra social network e blog, a sentire la “gente” ero il solo, o quasi.
E’ un vizio delle nostre società opulente, lanciate a bomba verso un senso che non c’é: guardare esclusivamente la punta del proprio naso, o il proprio ombelico, scambiandoli per il centro dell’universo, mentre il mondo gira nello spazio senza fine verso ben altri – e più grandi – “centri di gravità permanente”.
Anche se il senso delle stelle non è quello di un uomo, ogni tanto, guardare appena al di là delle nostre beghe quotidiane potrebbe farci scoprire il senso di essere uomini e donne.
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Italia, mondo. Da oggi, dopo 41 anni, lo stabilimento di Termini Imerese è chiuso. 1566 dipendenti sono a casa, per ora in cassa integrazione e poi si vedrà. Per qualcuno di loro ci sarà un nuovo lavoro, forse. Per i più anziani, prepensionamenti o chissà cosa. Per molti altri il buio.
Un’azienda che non produce utili non può sopravvivere, e la risposta non può essere certo che sia “mantenuta” dallo Stato. E’ già successo negli anni ’70 e ’80, e stiamo vedendo ora che significa: scaricare sul futuro i problemi del passato.
Ma un’azienda non è un’entità astratta. E’ fatta di padri e madri di famiglia. Piccoli imprenditori che s’ammazzano perché non sanno come pagare gli stipendi ai loro dipendenti; quadri, impiegati ed operai che dopo trent’anni e passa di lavoro fatto con passione e competenza, finiscono in mezzo ad una strada.
Intanto, poco lontano nel mondo, abili broker muovono miliardi di dollari dagli schermi dei loro computer, guadagnando e facendo guadagnare milioni ad anonimi investitori, che forse useranno quei soldi solo per accumulare altri soldi.
Qualcosa non va, in questo mondo che sembra andare verso la fine. Nessuno – neppure chi potrebbe – sembra voler far niente per cambiare questo qualcosa. Fino a quando, chissà.
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Aldo Cosentino, grand commis di Stato, da tredici mesi commissario straordinario del Parco nazionale delle Cinque terre, ha dato le dimissioni. Niente di strano, anche se si tratta di un gesto non usuale in Italia. Solo che qualche stranezza c’é. La prima è che Aldo Cosentino è molto stimato, e fino a poco tempo fa era considerato il candidato naturale per il ritorno alla normalità, ovvero alla nomina a Presidente del Parco.
La seconda è che al suo posto non sarà nominato un Presidente, ma un nuovo commissario straordinario. La terza è che le dimissioni non sono avvenute spontaneamente, ma in seguito a forti pressioni del Ministro dell’Ambiente, con la netta contrarietà del Presidente della Regione Liguria. La quarta è che questo accade due giorni prima della caduta del governo Berlusconi. Pare che al suo posto verrà nominato un esponente politico locale di area PdL.
A pensare male, sembra si stia usando il Parco come uno sbocco per qualche politico da pensionare, o peggio per un commissario meno “intransigente” e meno “neutro” del precedente, in coincidenza di un momento delicatissimo per il territorio delle Cinque terre dove – bene o male – bisognerà lavorare per ricostruire nei prossimi anni.
A pensare male si fa peccato. Ma pare che spesso ci si azzecchi.
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Il quaranta per cento delle ricchezze del pianeta Terra è posseduto da appena l’uno per cento della popolazione, scrive il Global Wealth Report del Credit Suisse. Questa piccola fetta di popolazione ha aumento i suoi averi del 29 per cento nell’ultimo anno, mentre il resto del mondo si è impoverito e diversi Stati sono sull’orlo del fallimento.
Uno studio degli storici Peter Lindert e Jeffrey Williamson mostra che mai, neppure nel 1774, quindi prima della rivoluzione industriale, i ricchissimi erano così distanti dai “normali”: allora la ricchezza nelle mani dell’uno per cento dei più ricchi era “appena” del nove per cento.
Il processo di distacco dei ricchissimi dal resto del mondo accelera a partire dal 1982, durante l’era della “reaganomics”, dell’attacco al welfare state e delle politiche fiscali sempre più “generose” verso i ricconi. Da allora, mentre il reddito nazionale americano è cresciuto del 20 per cento, quello dei Paperon de Paperoni è aumentato di oltre il 33 per cento.
Nel frattempo, il dodici per cento della popolazione mondiale vive con meno di un dollaro al giorno. E diversi Stati stanno rischiando la bancarotta. L’economia ristagna perché il 99 per cento dei “normali” ha sempre meno soldi da spendere, e la linea della povertà precipita pesantemente verso gli ex “ceti medi”.
Tutto questo avviene sotto i nostri occhi, e tutti sembrano impotenti. I cosiddetti grandi della Terra sanno solo predicare politiche di tagli allo stato sociale. Il fascino della disuguaglianza continua a resistere. Fino a quando?
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Nella scuola elementare di San Giuliano c’era grande animazione, quella mattina. Si preparava la festa di Halloween e i bambini sorridendo si chiedevano: “Dolcetto o scherzetto?”. Quella notte poi c’è stata pure qualche scossa di terremoto. Un po’ di paura, ma niente di che.
Poi, alle 11 e mezza, i bambini tutti in classe, un boato improvviso squarcia l’aria e le mura della scuola cominciano a tremare. Il piano di sopra, costruito da poco, crolla. La terra si inghiotte 27 angeli, schiacciati dal tetto crollato. La scuola si sbriciola mentre attorno il resto del paese non ha subito danni gravi. Il resto è urla, pianti e un dolore irrimediabile.
I 27 angeli di San Giuliano non li ha uccisi il terremoto, ma dalla mancanza di calcoli e collaudi necessari, dal non rispetto delle norme di sicurezza e dell’adeguamento alla riclassificazione sismica del 1998. Uccisi non dalla fatalità di una terra ostile, ma dall’avidità di uomini senza scrupoli.
E ancora, in questa terra senza più cuore e tra questi soldi che non hanno odore, si continua a morire. Ieri come oggi. Sul Vajont come a San Giuliano, a Sarno come sulle 5 Terre.
Gli angeli di San Giuliano attendono. Sui loro visi di bambini perduti nel tempo, nessun sorriso.
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Una ricerca dell’Università di Cambridge, che mette insieme i risultati di otto studi condotti negli ultimi quattro anni, ha osservato 10.400 fra bambini e adolescenti, mettendo in relazione la qualità della vista e lo stile di vita.
In questo studio, presentato all’American Academy of Ophthalmology in corso a Orlando, si dimostra che ogni ora in più alla settimana che si passa fuori di casa, giocando, interagendo con gli altri e con il mondo, diminuisca la probabilità di diventare miopi del 2%.
Il sospetto, non nascondiamocelo, c’era. Adesso la scienza ce ne dà la conferma. I nostro occhi si concentrano sui fogli, sugli schermi dei Pc, sui dettagli. E stanno perdendo l’abitudine di fissare l’orizzonte. E il risultato è che la miopia aumenta nel mondo.
Così, a forza di stare chiusi in casa, a furia di guardare le piccole cose vicine, perdiamo la capacità di guardare lontano. Un’abitudine che, una volta persa, difficilmente si riacquista. E si vede.
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Soffia il vento mentre Calogero Crapanzano guarda fuori dalla finestra. Una lacrima riga il suo viso. Calogero, maestro in pensione, 4 anni fa ha ucciso il figlio Angelo, 27 anni, affetto da autismo. Condannato a nove anni di carcere, ora ha ottenuto la grazia dal Presidente Napolitano. “Non un dramma della follia, ma un dramma della malattia”.
Calogero, sua moglie ed Angelo hanno fatto una vita d’inferno: reazioni inconsulte, botte, esasperazioni. Capita a molte famiglie che affrontano questa malattia. Ma non per questo la giustizia è stata benevola con Calogero, ma perché in quei 27 anni d’inferno le istituzioni non hanno fatto nulla per la famiglia Crapanzano, tranne la saltuaria prescrizione di qualche psicofarmaco. Anche questo capita a molte famiglie che affrontano questa malattia.
Ecco perché la condanna lieve e ora la grazia: l’Italia, matrigna con i figli più bisognosi, per senso di colpa, concede loro il perdono. Nella sentenza il giudice ha scritto: “In quale modo si tutela l’integrità delle famiglie che da questo male vengono travolte? La risposta, triste e disarmante, è purtroppo quella che implica l’assenza: nulla”.
Già. A Calogero non serviva una tardiva clemenza, che comunque lascia l’amaro in bocca per quella vita spezzata. Ma una concreta assistenza quando Angelo era ancora su questo mondo.
Famiglie sole, figli soli, genitori soli. Un pianto senza lacrime riga il viso. Fuori, il vento continua a soffiare.
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