Stai visualizzando l'archivio dei tag per il tag ‘giustizia’ .
Angelino Alfano, segretario del PdL (e di Silvio Berlusconi) vuole parlare solo di economia, perché “la Rai e la giustizia non sono un’emergenza nazionale”. E’ vero, ora il rilancio della crescita economica è fondamentale; e forse la Rai non è così importante. Ma la giustizia?
I media ci raccontano ogni giorno di scandali. A Milano s’indaga su un sistema di mazzette che colpisce le stesse istituzioni regionali. A Imperia impazza la vicenda di corruzione legata al Porto turistico, che tocca anche ex ministri. A Roma si è scoperto un racket dei Vigili urbani. A Napoli c’é un’inchiesta sul Caldarelli.
Michele Vietti, vicepresidente del CSM ha ricordato che “la corruzione e’ un fenomeno che nel nostro Paese desta grave preoccupazione, il giro d’affari corruttivo ammonta a circa 60 miliardi, la meta’ dell’intero suo valore europeo”, e ha detto che per combatterla bisogna “inasprire le pene”, aumentare i tempi di prescrizione, correggere “la disciplina del falso in bilancio” che spesso è la base per costruire “disponibilità economiche funzionali anche ad iniziative corruttive”.
La cosa è urgente perché, è sempre Vietti a parlare, “la corruzione mina la fiducia nei mercati e la competitività e comporta costi per la collettività, destabilizzando il sistema delle regole e violando valori come l’uguaglianza e la trasparenza”.
Ma per Alfano, segretario di Berlusconi (e del PdL) tutto questo può attendere. Chissà se anche per Monti la giustizia non è un’emergenza nazionale.
Pubblicato (anche) su Giornalettismo
Clementina Forleo è una magistrato che qualche anno fa, quand’era GIP a Milano, si è occupata della vicenda Antonveneta, la Bancopoli che vide coinvolti vari furbetti del quartierino, che coinvolse la Banca d’Italia, portando alle dimissioni il Governatore Fazio e anche – indirettamente – l’allora ministro dell’Economia Siniscalco.
Roba che scotta, e Clementina si è bruciata le dita. Alcuni dicono per i suoi eccessi, altri sospettano che abbia pestato i calli a gente “potente”. Nel 2008 il Consiglio Superiore della Magistratura la trasferì a Cremona per incompatibilità “ambientale”, dopo alcune dure dichiarazioni ad Annozero sui “poteri forti”. Il TAR del Lazio, e poi il Consiglio di Stato però, hanno annullato quel provvedimento, costringendo il CSM a reintegrarla a Milano.
Adesso, come viene raccontato qui, salta fuori che un magistrato, Guido Salvini (uno che si è occupato tra l’altro di Gladio, Parmalat, dell’”Armadio della vergogna” e ora di Calciopoli), nel 2008 anch’egli Gip a Milano, circa 9 mesi fa avrebbe scritto di essere stato “testimone diretto dello sviluppo dell’azione ambientale contro Clementina Forleo” in quel periodo. Salvini avrebbe parlato di “giornate dell’odio”, di “riunioni pomeridiane in alcune stanze per discutere la strategia contro la collega, guidate dai maggiorenti dell’ufficio tra cui un paio di colleghi Verdi più rancorosi di tutti”.
Si tratta, è evidente, di accuse gravi. La vicenda è all’attenzione del Comitato di presidenza del CSM e della Ministro della Giustizia. La verità andrebbe accertata.. Ma nessuno ne parla. Tace la politica, sonnecchia la stampa. Da 8 mesi Guido Salvini potrebbe essere convocato, sentito. Magari smentisce i fatti, magari si accerta che le cose sono andate diversamente e non c’è stato “complotto”. Magari si accerta che se qualcosa fosse davvero avvenuto era solo per “invidia professionale” e non per altro.
Non si deve pensare male: a pensare male si fa peccato. Ma non sarebbe il caso di chiarire cosa è davvero accaduto nel 2008 a Milano attorno alla vicenda Antonveneta?
Pubblicato (anche) su Giornalettismo
Giancarlo Caselli è un famoso magistrato italiano, che si è fatto molti nemici famosi. Il primo è il terrorismo. Il secondo è la mafia. Il terzo è lo schieramento politico di centro destra, che nel 2005 s’inventò addirittura una legge per impedirgli di diventare procuratore nazionale antimafia.
Adesso ha un altro nemico: una parte di gruppi anarchici e di No Tav. Perché ha fatto arrestare alcuni componenti del movimento No Tav, accusati di essere responsabili di “singoli episodi di violenza” nel corso delle manifestazioni del 27 giugno e del 3 luglio 2011 in Val di Susa.
Lo contestano, scrivendo sui muri “Boia”, “Torturatore”, “Assassino”. Per esprimere il loro punto di vista – così dicono – gli impediscono di presentare in giro per l’Italia il suo libro “Assalto alla giustizia”. Tra i suoi accusatori, naturalmente, anche il prode Beppe Grillo, che almeno però invita tutti a lasciarlo parlare, bontà sua.
Essere contro la TAV è naturalmente legittimo, forse persino giusto. Così come contestare. Un po’ meno legittimo è commettere reati di violenza, se saranno accertati in un processo. E non lo è sicuramente impedire agli altri di parlare.
Una volta i magistrati voleva azzittirli Berlusconi. Adesso alcuni pezzi del cosiddetto “movimento antagonista”. Un altro segno dei tempi che cambiano.
Pubblicato (anche) su Giornalettismo
Vanessa Russo e Doina Matei si sono incontrate una sola volta, per pochi secondi, il 26 aprile 2007. Eppure quell’incontro ha completamente cambiato le loro vite. Vanessa è morta, Doina è finita in carcere.
Ora Doina ha vinto un premio per un racconto sul perdono. In cui si chiede se ha senso pensare al futuro, dopo che la vita le ha sbattuto in faccia che i sogni non si avverano. Piccoli sogni: comprare una piccola casa, riunire i suoi figli, togliersi dal marciapiede.
Doina è davvero pentita. Quando uscirà dal carcere, andrà a piangere sulla tomba di Vanessa. L’ha uccisa quel giorno, nella metro di Roma, infilandole senza motivo un ombrello nell’occhio. Una storia così, con due giovani vite spezzate. Una storia di follia, pentimento, perdono.
Forse qualcuno penserà che Doina debba riprendere presto i suoi sogni spezzati. Ma anche i sogni di Vanessa sono finiti per sempre, quel giorno. E per Vanessa, neppure un racconto da scrivere.
Pubblicato su Giornalettismo
Soffia il vento mentre Calogero Crapanzano guarda fuori dalla finestra. Una lacrima riga il suo viso. Calogero, maestro in pensione, 4 anni fa ha ucciso il figlio Angelo, 27 anni, affetto da autismo. Condannato a nove anni di carcere, ora ha ottenuto la grazia dal Presidente Napolitano. “Non un dramma della follia, ma un dramma della malattia”.
Calogero, sua moglie ed Angelo hanno fatto una vita d’inferno: reazioni inconsulte, botte, esasperazioni. Capita a molte famiglie che affrontano questa malattia. Ma non per questo la giustizia è stata benevola con Calogero, ma perché in quei 27 anni d’inferno le istituzioni non hanno fatto nulla per la famiglia Crapanzano, tranne la saltuaria prescrizione di qualche psicofarmaco. Anche questo capita a molte famiglie che affrontano questa malattia.
Ecco perché la condanna lieve e ora la grazia: l’Italia, matrigna con i figli più bisognosi, per senso di colpa, concede loro il perdono. Nella sentenza il giudice ha scritto: “In quale modo si tutela l’integrità delle famiglie che da questo male vengono travolte? La risposta, triste e disarmante, è purtroppo quella che implica l’assenza: nulla”.
Già. A Calogero non serviva una tardiva clemenza, che comunque lascia l’amaro in bocca per quella vita spezzata. Ma una concreta assistenza quando Angelo era ancora su questo mondo.
Famiglie sole, figli soli, genitori soli. Un pianto senza lacrime riga il viso. Fuori, il vento continua a soffiare.
Pubblicato su Giornalettismo
L’ex ministro Scajola – che si proclama innocente – ha deciso di non presentarsi ai giudici che indagano sull’appartamento vista Colosseo, da lui acquistato e pagato in buona parte dall’imprenditore Diego Anemone. Il premier Berlusconi – che è sicuro di non aver fatto nulla di male – ha rifiutato di presentarsi ai giudici di Napoli, come parte lesa, nell’inchiesta sul presunto ricatto ai suoi danni ordito da Tarantini e Lavitola.
Scajola vorrebbe prima conoscere atti, testimonianze e circostanze in mano i Pm, per valutare se rispondere o meno. Berlusconi si sarebbe concedesso ai giudici partenopei se, anziché come parte lesa, fosse ascoltato in veste di imputato in un procedimento connesso, quello sul Rubygate.
Il primo così eviterebbe il rischio di allungamento dei tempi per la prescrizione, il secondo ha preso tempo in attesa che l’inchiesta passi a Roma. E comunque, così avrebbe diritto alla presenza del difensore e potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.
Tecniche di difesa. Ma per dimostrare la propria innocenza non sarebbe più semplice farsi ascoltare dal magistrato?
Pubblicato su Giornalettismo
Cesare Battisti, ex leader dei Proletari armati per il comunismo, condannato con sentenza definitiva all’ergastolo per quattro omicidi, se ne sta libero e tranquillo in Brasile, grazie alla discussa decisione dell’ex Presidente Lula, confermata in seguito dalla Corte costituzionale brasiliana che negò l’estradizione.
Potrebbe starsene tranquillo a godersi del regalo che gli è stato fatto. Invece no: intervistato dalla rivista brasiliana Piauí ci fa sapere di strasene benissimo in Barsile, di adorare “Rio, le spiagge, le belle ragazze, la gente cordiale” che gli ricorda Napoli e Marsiglia, “posti dove mi è piaciuto stare”. In attesa di lanciare il suo libro, “Ai piedi del muro”, dove parlerà della sua esperienza carceraria.
Chissà se in cuor suo pensa mai a dove sarebbe piaciuto stare alle quattro persone – Antonio Santoro, Pierluigi Torregiani, Lino Sabbadin, Andrea Campagna – che secondo la giustizia italiana lui ha ucciso. Gente che non potrà mai scrivere un libro, e neppure guardare una bella ragazza.
E chissà se ci pensano mai coloro che gli hanno permesso di starsene tranquillo e libero, nonostante la scia di sangue che si è portato dietro di sé.
Pubblicato su Giornalettismo
Gaspare Vitrano, deputato regionale siciliano del Pd, è stato accusato di avere intascato una tangente e quindi sospeso dalla carica per decreto della Presidenza del consiglio dei ministri. L’Assemblea regionale siciliana ha deciso però di reintegrarlo, rimandando a casa il sostituto, Salvino Pantuso. Anche se gravato dall’ombra di un’accusa – ovviamente, da provare – molto grave, per i suoi colleghi può svolgere il suo delicato ed importante incarico.
Basta solo che l’Assemblea riesca a risolvere un piccolo problema, per così dire, tecnico: per ordine del tribunale del riesame Gaspare Vitrano ha l’obbligo di non mettere piede in Sicilia. Quindi, non sembra per lui molto agevole proporre leggi, fare interpellanze, partecipare ai lavori dell’aula, votare i provvedimenti, ecc..
Per rimediare a questo ostacolo, che certamente non sarà sfuggito ai suoi colleghi parlamentari, si potrebbe fornirgli lo status di “Parlamentare a distanza”, installandogli – naturalmente, a spese del contribuente – un adeguata dotazione informatica e un adeguato supporto di assistenti, per consentirgli di fare il suo dovere.
La democrazia, si sa, ha i suoi costi.
Pubblicato su Giornalettismo
Ci avevano detto che il processo breve era la madre di tutte le riforme per la giustizia italiana. Un fatto di civiltà giuridica, per riportare i tempi del processo nella media europea. Che la riduzione forzata dei termini di prescrizione potesse casualmente cancellare i guai giudiziari di Silvio Berlusconi era una malignità.
Adesso ci dicono che il processo lungo, ovvero la possibilità per la difesa di chiamare a testimoniare quante persone vuole senza che il giudice possa sindacare se questo serva al dibattimento, è anch’esso un fatto di civiltà giuridica. Che possa servire a risolvere qualche altro guaio giudiziario di Silvio Berlusconi è un caso. Che comporterà un allungamento dei tempi dei processi, è un fatto.
Chissà quale dei due serve per riforma la giustizia italiana. Si potrebbe fare un sondaggio. Oppure lanciare un televoto. Abbinato ad un quiz: a chi serve l’uno, l’altro o tutt’e due. In premio, la risposta: la foto con autografo di Silvio Berlusconi.
Pubblicato su Giornalettismo
Nei palazzi del potere ci accapiglia per via della mancanza di segretezza durante il voto con cui la Camera dei Deputati ha autorizzato l’arresto di un suo membro, il deputato Papa del Pdl. Secondo Fabrizio Cicchitto sarebbe stata addirittura lesa la libertà di coscienza dei deputati, così costretti di fatto a votare in favore dell’arresto anziché, grazie al voto segreto, salvare il deputato Papa.
Aldo Moro, durante l’Assemblea costituente, disse che il voto segreto “tende a incoraggiare i deputati meno vigorosi nell’affermazione delle loro idee” ma anche “a sottrarre i deputati alla necessaria assunzione di responsabilità di fronte al corpo elettorale per quanto hanno sostenuto e deciso nell’esercizio del loro mandato”. Nel caso del deputato Papa quale sarebbe stato il motivo prevalente? E’ anche questo un segreto. Di Pulcinella.
In questi casi, per chiarire il mistero, niente è meglio di un vecchio proverbio: “Se i segreti vuoi sapere, cercali nel disgusto o nel piacere”. Perché il segreto è qualcosa che non si vuole far sapere, dunque di cui spesso ci si vergogna.
Secondo Cicchitto, votare contro l’arresto del deputato Papa era una cosa da fare in segreto. Insomma, una cosa di cui vergognarsi. Se lo dice lui…
Pubblicato su Giornalettismo






