Stai visualizzando l'archivio dei tag per il tag ‘donne’ .
Non è una novità che le donne in Italia fatichino a trovare spazio sia in politica che nella società. L’ultimo Global gender gap report del Worl economic forum colloca l’Italia al 74 esimo posto su 134 nazioni per la parità tra i sessi, dietro tutto l’occidente a anche a paesi tipo Malawi o Ghana.
Tra gli incontri con partiti, parti sociali, ed associazioni per presentare la manovra, c’è stato anche quello con il forum nazionale dei giovani. Che si è seduto al tavolo con i suoi rappresentanti, tutti maschietti. Provocando la reazione della ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero.
L’Italia, si sa, è messa male. Anche se molti fanno fatica a capirlo, uno dei motivi è la sclerotizzazione della sua società, condizionata da decenni di maschilismo travestito da familismo. Una società che esalta la donna “angelo del focolare” e intanto sbava dietro a culi e tette di modelle quasi minorenni vestite da escort.
“Se neanche i giovani hanno la consapevolezza che il contributo delle donne deve essere valorizzato non si riesce ad andare da nessuna parte”, ha detto la ministro Fornero.
Stavolta, è difficile dirlo meglio.
Pubblicato su Giornalettismo
Non è una novità che le donne in Italia fatichino a trovare spazio sia in politica che nella società. L’ultimo Global gender gap report del Worl economic forum colloca l’Italia al 74 esimo posto su 134 nazioni per la parità tra i sessi, dietro tutto l’occidente a anche a paesi tipo Malawi o Ghana.
Tra gli incontri con partiti, parti sociali, ed associazioni per presentare la manovra, c’è stato anche quello con il forum nazionale dei giovani. Che si è seduto al tavolo con i suoi rappresentanti, tutti maschietti. Provocando la reazione della ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero.
L’Italia, si sa, è messa male. Anche se molti fanno fatica a capirlo, uno dei motivi è la sclerotizzazione della sua società, condizionata da decenni di maschilismo travestito da familismo. Una società che esalta la donna “angelo del focolare” e intanto sbava dietro a culi e tette di modelle quasi minorenni vestite da escort.
“Se neanche i giovani hanno la consapevolezza che il contributo delle donne deve essere valorizzato non si riesce ad andare da nessuna parte”, ha detto la ministro Fornero.
Stavolta, è difficile dirlo meglio.
La Ma-Vib è una piccola una piccola impresa milanese. Conduzione familiare, 30 dipendenti, 12 uomini e 18 donne, che produce motori elettrici per impianti di condizionamento. In crisi, ha deciso di licenziare 13 operai. Scegliendoli esclusivamente tra quelli di sesso femminile. La motivazione dichiarata in sede Api, l’Associazione piccole medie imprese, è stata: “Licenziamo le donne così possono stare a casa curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio”.
Si è sollevato un vespaio. E viene da chiedersi perché. Per carità: quest’atteggiamento è discriminatorio, medioevale, antistorico, e tutti gli altri aggettivi che volete. Ma, a parte le dichiarazioni “politically correct”, questo è o no il Paese del bunga-bunga, e per molti (e molte) è una cosa normale? L’Italia è o no la nazione dove la presenza femminile ai posti direttivi ed in Parlamento è tra le più basse del mondo, e per molti (molte) va bene così? Non è qui che “la mamma è sempre la mamma”, la donna è l’”angelo del focolare”, e per molti (molte) è giusto che sia così?
La legge sulle quote rosa è fatta. Per cambiare la testa degli italiani (e italiane) c’è sempre tempo.
Pubblicato su Giornalettismo
Nel nostro Paese molti parlano di quoziente familiare, ovvero la divisione del reddito ai fini fiscali in base al numero dei componenti. Quoziente, secondo il dizionario, significa infatti risultato dell’operazione di divisione. Ma la divisione, quando si parla di famiglia, in Italia c’è da un pezzo, a partire dalla condizione lavorativa di uomini e donne.
L’ultimo rapporto annuale Istat fotografa tassi di occupazione femminile bassissimi (meno del 50%) rispetto agli altri paesi europei; e sono pure peggiorati durante la crisi, mentre altrove rimanevano costanti (Francia, ora circa il 60%) quando non aumentavano (Germania, adesso attorno al 65%). Le cose vanno male soprattutto per le donne con figli: molte sono costrette proprio a starsene a casa. Negli altri paesi questo non accade.
Nella divisione familiare, alle donne italiane spetta però il peso quasi esclusivo (76%) delle incombenze domestiche. E così, in un giorno medio settimanale la donna lavora oltre un’ora e mezzo più del suo partner, mentre ha un’ora e dieci minuti di tempo libero in meno. Nella maggior parte dei paesi avanzati, la somma del tempo di lavoro remunerato e quello “domestico” registra valori simili tra uomini e donne.
Il quoziente familiare in Italia c’è già. E ci vorrà ben più di un referendum per abrogarlo.
Pubblicato su Giornalettismo
Giuseppe Marletta, architetto di Catania, un anno fa si reca all’Ospedale Garibaldi per un banale intervento ad un dente. Finisce in coma, e da un anno vive in stato vegetativo. Sua moglie Irene Sampognaro, insegnante, denuncia “l’abbandono dello Stato”: inchiesta giudiziaria a rilento, nessun provvedimento dell’ospedale. E deve pure pagare per l’assistenza al marito in un centro specializzato.
Irene vuole giustizia. Irene vuole che Giuseppe sia curato, oppure portare suo marito all’estero per praticargli l’eutanasia: porre fine alla sua non-esistenza, perché quella di Giuseppe non è più vita vera, perché amore non è veder vegetare chi si ama. Ad uno Stato che si proclama difensore della vita, Irene è costretta ad urlare solo per avere un po’ di attenzione.
Irene non è un eroina, non è una santa, non è una pazza. E’ semplicemente una donna innamorata, costretta a urlare una scomodissima verità per chiedere giustizia, cura e – se necessario – pace per il suo uomo allo Stato.
Urlare per chiedere allo Stato di essere uno Stato. Succede in Italia, nell’anno 2011.
Pubblicato su Giornalettismo
E tutti vissero felici e contenti, fino alla fine dei loro giorni senza fine. Gli amori, nelle favole finiscono così. La realtà però è un po’ diversa: le coppie si sfaldano, gli amori finiscono, a volte pure in malo modo. La felicità sembra davvero un’illusione. E ognuno cerca la sua ricetta, il partner ideale con cui vivere felice e contento fino alla fine dei suoi giorni senza fine. Ma qual’è il partner ideale?
Un antico detto dice che gli opposti si attraggono. Mica vero, sostiene uno studio dello psicologo britannico Glenn Wilson: l’amore è eterno quando i partner si assomigliano, certificato pure da un “quoziente di compatibilità”. Studi di Università di mezzo mondo sostengono che la similarità garantisce l’eterno amore: la ricetta della felicità è a portata di mano. L’amore è bello se non è litigarello. E se poi tutto il resto è noia, pazienza. E’ bello che ci sia chi perde tempo e investe denaro (pubblico) alla ricerca di una “regola matematica”.
Forse basta accontentarsi del fatto che l’amore sia un magnifico dono, il più bello della vita. Un dono che non è a buon mercato, ma neppure così raro. Sono molti che l’hanno incontrato, a volte per un lungo periodo, o solo per un breve battito di ciglia. A volte il dono resta, spesso si trasforma in qualcosa di diverso: migliore o peggiore? Chissà. A volte il dono svanisce, o ci si accorge che era solo un’illusione.
Ma forse, semplicemente, l’amore è un mistero da cui è bello lasciarsi incantare. Ed è sempre eterno. Finché dura.
Pubblicato su Giornalettismo
Michela Brambilla ministro del Turismo, una delle più azzeccate barzellette di Silvio Berlusconi, ha presentato il Piano integrato per la valorizzazione turistica del Garda. “È il più rilevante progetto di promozione integrata mai realizzato, farà del Garda un brand riconosciuto sul piano internazionale”, ha detto la Ministro, pronosticando per il turismo nell’area un grande rilancio.
Il turismo italiano è in crisi da tempo, e ha pagato più di altri la crisi economica. L’ultimo rapporto Wef indica la competitività dei prezzi come principale punto debole del nostro paese (siamo 129esimi su 139), oltre alla scarsa priorità del settore per il potere pubblico. Siamo messi bene invece per le infrastrutture turistiche, incluse ICT e per la presenza di siti di interesse.
Servono idee nuove e soldi freschi anche. Il piano prevede, in sintesi: piste ciclabili, aggiornamento del sito Visitgarda, marchio di qualità, valorizzazioni enogastronomiche. Il budget previsto: circa 4,8 milioni di euro.
Più che un rilancio, un bluff.
Pubblicato su Giornalettismo
Serenella ha 24 anni. Ha studiato duramente e ha preso la laurea in tempi record, per la gioia di mamma e papà. Siccome non trovava un lavoro adeguato al suo curriculum, e non è il tipo da stare con le mani in mano, si è adattata per più di un anno a fare un lavoro precario. Poi è arrivata la crisi, e non le hanno rinnovato il contratto. Così da qualche mese è a casa, arrabattandosi giorno per giorno con lavoretti in “nero”. Ma non s’arrende.
Leggendo il giornale, ha saputo che secondo i dati Istat sul lavoro di marzo 2011, il tasso di disoccupazione su base annua si è attestato all’8,3%, registrando una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto ad un anno fa. Invece il tasso di disoccupazione giovanile (persone tra 15 e 24 anni) è salito ancora di 0,3 punti percentuali, posizionandosi al 28,6%. Una smorfia amara – ma non rassegnata, non ancora – le ha dipinto il viso, mentre in tv scorrevano leader sindacali, politici, banchieri e manager con i capelli grigi che parlavano del futuro.
Non arrenderti, Serenella.
Pubblicato su Giornalettismo
Oggi alle 18, presso la Libreria Internazionale Hoepli di Milano viene inaugurata la mostra fotografica “Mama Bissau” della Fondazione “aiutare i bambini”. Ritratti di mamme sieropositive della Guinea – uno dei Paesi più poveri del mondo, dove l’Aids continua a far morire – assieme ai loro bambini. E’ facile prevedere che nessuna folla oceanica si ammasserà per ore ed ore nell’attesa di poter assistere all’”evento”, per vedere quelle fotografie. Non ci saranno delegazioni e capi di Stato, non verranno mobilitati uomini e mezzi per gestire l’evento.
Difficilmente la notizia occuperà le prime pagine dei giornali. Non aprirà nessun Telegiornale della sera. In pochi sprecheranno una parola o un pensiero per loro, moderne madonne con bambino dimenticate in quei posti desolati, simili a quelli che oltre duemila anni fa ospitarono Maria e suo figlio Gesù. Quel Gesù che da grande disse una frase – chissà se qualcuno se la ricorda, a Roma e nei dintorni – che diceva “Beati gli ultimi”.
Buon tutto!
Pubblicato su Giornalettismo






