Stai visualizzando l'archivio dei tag per il tag ‘chiesa’ .

Si apre oggi la 64esima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, nel corso della quale verranno presentate le Linee guida sugli abusi sessuali compiuti da chierici su minori, già approvate a gennaio dal Consiglio Episcopale permanente.

Pare che in queste linee guida sarà prevista piena collaborazione della Chiesa Cattolica con la giustizi civile in caso di accuse di abusi sessuali contro dei suoi rappresentanti ma nessun obbligo di denuncia da parte dei vescovi, perché “l’ordinamento costituzionale italiano prevede tale obbligo solo per i pubblici ufficiali”

Dunque, se un vescovo dovesse venire a conoscenza di un caso di abuso sessuale, non sarebbe obbligato a denunciare il caso all’autorità giudiziaria, e questo “per rispetto verso il diverso ruolo tra Stato e Chiesa”. L’eventuale denuncia sarà a carico esclusivamente delle vittime.

Ora, a parte il fatto che non si ricorda altrettanto rispetto nel caso di alcune leggi dello Stato (fecondazione assistita, fine vita, interruzione di gravidanza, ecc…) ma una domanda nasce spontanea.

Dove finisce il rispetto e dove comincia l’omertà?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Un ragazzino di quarta elementare a Porto Garibaldi vorrebbe fare la prima comunione assieme ai suoi compagni di scuola. Ma, a meno di cambiamenti dell’ultima ora, non potrà farlo. Perché il parroco don Piergiorgio Zaghi non l’ha ammesso, nonostante le proteste di tutti i suoi compagni. Il motivo? Il ragazzino è “disabile”, precisamente incapace di intendere e di volere, anche di distinguere il “pane” dall’ “ostia”.

Ora, chi mastica la materia sa che la dottrina non prevede esclusione per i disabili mentali, anche perché per chi crede il sacramento dovrebbe essere legato ad uno “stato di grazia e purezza” e non ad un test psico-attitudinale. E poi, se le cose stanno come dice don Piergiorgio Zaghi, allora il battesimo non dovrebbe essere celebrato in età neonatale, ma quando il bambino “è in grado di comprenderne il significato”.

A parte queste disquisizioni, resta non solo l’intuibile trauma per il bambino escluso ma anche lo smarrimento dei suoi compagni, che non capiscono perché, da parte di chi rappresenta (forse non proprio degnamente) un tale che parlava di amore universale verso tutti gli esseri del creato, tutti “figli di dio” e via continuando, ci sia questo atteggiamento non di comunione – nel senso più profondo di questo termine – ma di vera – ed odiosa – esclusione.

Comunione sì. Ma non per tutti, evidentemente.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Da qualche giorno in Piazza San Babila a Milano, la chiesa omonima è coperta da un telone, di quelli che ricoprono i nostri monumenti durante un restauro. Un gradevole modo di ricordare a tutti che lì c’è qualcosa di prezioso: in questo caso, una chiesa di grande valore storico, culturale e religioso.

Ma a Piazza San Babila sulle impalcature campeggia l’immagine di un bel ragazzo disteso per terra, con la mano sinistra vicina al basso ventre, mentre una gamba femminile che calza una decolletée con tacco a spillo lo sovrasta dall’alto. Immagine forse gradevole, ma certo un po’ meno in linea con il monumento che dovrebbe coprire.

I passanti hanno immaginato l’ira della Curia, cogliendo la sfida alla decoro del monumento e alla morale cattolica. Curia attenta alla morale: un paio di anni fa, attaccò il direttore del Teatro San Babila – situato di fronte alla Chiesa – che ebbe l’ardire di appendere la disdicevole immagine di quel senza dio di Babbo Natale.

No. stavolta l’autorizzazione è arrivata dalla Curia stessa. Pecunia non olet e la coscienza val bene una messa. Il direttore del teatro San Babila ha scritto alla Curia, chiedendo la rimozione dell’immagine che “lo ferisce come uomo e come cattolico”. Si possono reperire fondi con la pubblicità ma è “grave è accettare qualsiasi compromesso pur di raggiungere lo scopo, calpestando ogni principio”.

 Forse dovrebbe essere aggiornato sui precetti della Chiesa del 2000. Prima di scrivere certe lettere, chieda a Bertone e Ruini di Berlusconi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

La patonza deve girare. Erano in undici, me ne sono fatto solo otto perché non potevo fare di più: Russe, italiane e brasiliane. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi. Che ho fatto di male, in fondo? Ho fatto quello che ogni italiano desidera: avere relazioni con donne giovani e belle.

Non stupisce la strategia di difesa del presidente del Consiglio. E neppure il fatto che, concentrandosi sulla patonza, si continua a far dimenticare il fallimento politico del peggior governo del peggior presidente del Consiglio della storia italiana.

Niente stupisce in questa storia di ricatti, sesso e potere. Neppure che nessuna voce si sia levata dal Vaticano. Neanche un sussurro, sia pure felpato; un piccolo segno ipocrita, tanto per salvare le apparenze. Niente.

Alfano, Belpietro e tutti gli altri almeno sono, chi più chi meno, a libro paga. Ma le gerarchie vaticane?

Pubblicato su Giornalettismo

Non ce l’hanno fatta. Le due gemelline siamesi nate al Sant’Orsola di Bologna due mesi fa, unite al torace e all’addome, con un cuore solo e un fegato fuso se ne sono andate. I loro genitori, attivisti della comunità Giovanni XXIII, di Don Oreste Benzi, anti abortista, rivendicano la loro scelta: “Abbiamo fatto loro assaporare la vita”, aggiungendo “anche se ci hanno proposto di non farlo, cioè con l’aborto”.

Hanno grandi certezze, i genitori di Laura e Rebecca. Certo vita è una bellissima parola, un’esperienza unica da assaporare: veder sorgere il sole, fare l’amore, camminare in un bosco. Ma forse non è sufficiente un cuore che batte, per essere davvero vita. Forse, serve dell’altro, almeno per qualcuno. Temi che dividono, l’aborto, il fine vita. Dove a volte le certezze scompaiono.

Nel sorridere alle due piccole vite che hanno lasciato questa terra, e abbracciare il dolore dei loro genitori, sarebbe bello essere tutti d’accordo nel ritenere che l’altrettanto dolorosa scelta di chi “non fa assaporare la vita” sia ugualmente degna di rispetto come quella dei genitori di Laura e Rebecca.

 

Ma sarà sempre difficile farlo, se anziché condividere i dubbi e le fragilità della condizione umana ci sbatteremo in faccia le nostre rispettive certezze, trattandole da verità assolute, senza se e senza ma.

Pubblicato su Giornalettismo

Antonio Maria Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid, in occasione della Giornata mondiale della gioventù, ha deciso che chi confesserà il peccato di aborto potrà ricevere l’assoluzione. Caspita: l’aborto per la Chiesa cattolica equivale ad un omicidio ed è un peccato mortale gravissimo, da scomunica automatica, perché con esso l’uomo si contrappone arbitrariamente alla volontà di Dio.

Si tratta di un modo, molto “umano”, di trattare un peccato così grave. Stona un po’ con le “guerre sante” degli uomini di Chiesa contro l’interruzione volontaria di gravidanza ma anche contro la stessa contraccezione a cui siamo abituati. Che in Spagna – dove tra non molto si voterà – sono state, anche recentemente, molto virulente.

Ma un peccato – per di più di tale gravità – è sempre un peccato. Un “omicidio” è un “omicidio”, tutti i giorni dell’anno, tutti gli anni di un secolo, tutti i secoli dei secoli. Se viene giudicato con tale indulgenza da poter essere perdonato dopo una semplice confessione, possibile che questo avvenga solo “una tantum”, per una così particolare occasione?

Cosa sarà: un primo passo verso una nuova Chiesa, più aperta al dialogo ed alla comprensione? O l’ennesimo passo di una certa Chiesa, incline al secolare ed all’ipocrisia?

Pubblicato su Giornalettismo

Dopo anni di abbandono delle famiglie, grazie al sottosegretario Carlo Giovanardi, le cose sono cambiate. E non a parole, ma con i fatti. Il ministro ha presentato con immensa soddisfazione i risultati del bando 2007-2009 per le politiche di conciliazione familiare, illustrando anche il nuovo bando. Secondo lui “consentirà a molti lavoratori di conciliare meglio il loro tempo di lavoro con le responsabilità familiari”, dando un grande aiuto alle famiglie e un nuovo impulso alla natalità.

Grande soddisfazione dal Vaticano e dintorni. Ecco la politica del fare. Grazie a Giovanardi avremo presto reparti di ostetricia in tilt e asili pieni? Chissà: per la centralità della famiglia, la ripresa demografica e tutti questi fantastici obiettivi vengono stanziati in tutto 15 milioni di euro ; nel 2007-2009 i fondi previsti erano 25 milioni, che hanno permesso di finanziare appena 471 progetti in favore delle aziende richiedenti.

Ora, in Italia nascono ogni anno oltre 5oo mila bambini. I residenti con meno di 6 anni sono più o meno 4 milioni. Le famiglie italiane con figli sono oltre 9 milioni, quelle con figli minori più di 5 milioni.  I progetti finanziati sono in gran parte di importi modesti, anche di 2-3 mila euro ciascuno. E’ questa la grande politica per le famiglie? O piuttosto una mancia, neppure troppo generosa?

Caro Sottosegretario, vergognarsi è d’obbligo, dimettersi è cortesia.

Pubblicato su Giornalettismo

Charlie Whitaker ha 12 anni. Vive a Londra con papà Jayson, mamma Michelle e il fratellino Jamie di 8 anni. Passa le sue giornate tra scuola, casa, shopping e qualche gita fuori porta. Ride, scherza, gioca. Ma non è stato sempre così: Charlie è nato con una malattia genetica rara, l’anemia di Blackfan-Diamond, che provoca un’insufficiente produzione di globuli rossi e costringe a continue trasfusioni e ad una vita d’inferno.

Papà Jayson e mamma Michelle, quando Charlie aveva 4 anni, decisero di regalargli un “fratellino su misura”: volarono a Chicago – aggirando la legge che in Gran Bretagna vietava la pre-selezione dell’embrione in provetta – per concepire Jamie. Grazie al suo cordone ombelicale, le cui cellule sono state donate a Charlie quando Jamie è nato, speravano di far guarire Charlie. Furono sprecati mari d’inchiostro, si scatenarono guerre sante e infinite polemiche: eugenetica, bambini usati come pezzi di ricambio, qualcuno tirò in ballo l’anticristo.

Ora, dopo anni di guerra alla malattia, grazie al “dono” del suo fratellino, Charlie è guarito. Oggi, Charlie e Jamie ridono insieme, scherzano, giocano. Cresceranno, andranno al Pub a farsi una birra, faranno l’amore. Forse potranno diventare campioni di football o fisici nucleari. Forse saranno solo due anonimi signori in mezzo a milioni di altri anonimi signori inglesi.

 

Non si può prevedere il futuro, ma non è male aver l’occasione di poterlo vivere.
Pubblicato su Giornalettismo

Oggi alle 18, presso la Libreria Internazionale Hoepli di Milano viene inaugurata la mostra fotografica “Mama Bissau” della Fondazione “aiutare i bambini”. Ritratti di mamme sieropositive della Guinea – uno dei Paesi più poveri del mondo, dove l’Aids continua a far morire – assieme ai loro bambini. E’ facile prevedere che nessuna folla oceanica si ammasserà per ore ed ore nell’attesa di poter assistere all’”evento”, per vedere quelle fotografie. Non ci saranno delegazioni e capi di Stato, non verranno mobilitati uomini e mezzi per gestire l’evento.

Difficilmente la notizia occuperà le prime pagine dei giornali. Non aprirà nessun Telegiornale della sera. In pochi sprecheranno una parola o un pensiero per loro, moderne madonne con bambino dimenticate in quei posti desolati, simili a quelli che oltre duemila anni fa ospitarono Maria e suo figlio Gesù. Quel Gesù che da grande disse una frase – chissà se qualcuno se la ricorda, a Roma e nei dintorni – che diceva “Beati gli ultimi”.
Buon tutto!
Pubblicato su Giornalettismo

Silvio Berlusconi che fa il bunga bunga assieme a qualche altro signore attempato e sporcaccione – sia esso un giornalista o un ministro – e ad un gruppo di donne giovani e belle – siano esse ministre, escort, giornaliste o subrettes – fa sinceramente pena, più che rabbia. Un uomo al tramonto, in preda a passatempi ridicoli, più che laidi.

La rabbia, in questa storia che sembra uno di quei film sexy pecorecci degli anni ’70, viene invece pensando alle gerarchie vaticane, sempre pronte ad intromettersi nelle vicende italiane, sempre sul pulpito in difesa della morale, dell’etica, della spiritualità. Sempre contro la deriva materialista, ma sempre al fianco di un premier che “ama la vita e le belle donne” e passa le sue serate “distensive” tra e orge e baccanali.

La rabbia viene anche pensando alla Lega nord e ai suoi uomini, allineati a coperti dietro l’uomo del bunga bunga. La mano destra impugna la clava della tolleranza zero verso extracomunitari, clandestini e ladri in nome della sicurezza degli italiani, mentre la sinistra applaude uno che ferma la Polizia che arresta un’extracomunitaria per furto, la fa rilasciare e prelevare dalla sua avvenente igienista dentale, promossa a Consigliere regionale.

Il corpaccione di un Paese svilito e disilluso sicuramente se ne frega delle orge; anzi, molti diranno “beato lui”. Pochi noteranno il volgare spregio fatto alle tante persone in difficoltà nel nostro Paese a cui nessuno fa regali costosi, né una telefonata “per dare una mano”. Il Papa e il Vaticano tuoneranno sulla sacralità del matrimonio e della famiglia, Bossi seguiterà a ringhiare contro gli immigrati, e Berlusconi sarà a braccetto con loro. E come nelle migliori repubbliche delle banane – dove il bunga bunga è di casa – nessuno ci farà caso più di tanto.

Pubblicato su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.