Stai visualizzando l'archivio dei tag per il tag ‘brunetta’ .

L’Ufficio veneziano dell’Unesco aveva deciso tempo fa di organizzare un convegno sul “futuro di Venezia e della sua laguna nel contesto del cambiamento globale”: oltre 60 esperti internazionali, tra cui Renato Brunetta, veneziano e ministro, chiamati a discutere per tre giorni delle sfide legate al mutamento climatico, che Venezia e la sua laguna dovranno affrontare. Ma quel convegno non si farà.

Lo ha chiesto ed ottenuto il governo italiano. Perché? Pare che a mettersi di traverso sia stato – nonostante i gravosi impegni “economici” di questi giorni – proprio l’eroico ed instancabile piccolo grande. Sembra non abbia gradito la presenza tra i relatori di alcuni esperti contrari al Mose, il mega-progetto da 5 miliardi e mezzo di euro che il governo – Brunetta in primis – vuole ostinatamente portare avanti nonostante molti pareri contrari da parte dei residenti della laguna.

Molti esperti interessati hanno confessato di non capire perché non si possa tenere un convegno “neutro” dove si possa discutere e persino dividersi tra esperti favorevoli e contrari ad un progetto, al di là delle opinioni di un governo e di non comprendere questa passione per il “pensiero unico”.

Come si vede che non sono italiani contemporanei.

Pubblicato su Giornalettismo

Renato Brunetta vara l’operazione riscatto. Un piano per la rinascita dell’Italia illustrato ieri e prannunciato in un’intervista ad un quotidiano durante la quale ha detto anche che “per contrastare il declinismo e l’immobilismo interessati di settori industriali e bancari italiani” occorre dispensare “vitamine” sviluppiste per integrare gli “antibiotici” rigoristi già assunti dal Paese”.

Il riscatto dell’Italia lo si attende da tempo immemorabile. E’ fuori di dubbio che al Paese servano vitamine sviluppiste. E’ certo che declinismo ed immobilismo siano un danno per la nostra nazione, che non possiamo più permetterci. E’ arrivato qualcuno che finalmente lo dice, senza peli sulla lingua. Bravo!

Una sola domanda, per curiosità: che grado di parentela ha questo signore con quel Brunetta che fa il ministro, autorevole esponente di quel partito che governa l’Italia (paese immobile e in declino, a cui nessuno somministra vitamine “sviluppiste”) da oltre un decennio?

Pubblicato su Giornalettismo

Renato Brunetta, noto per la lotta all’assenteismo dei fannulloni della Pubblica Amministrazione, ha emanato l’ennesima norma sulle visite fiscali obbligatorie per i dipendenti in malattia. Stavolta non per inasprire ulteriormente fasce o verifiche, bensì per annullare le sue precedenti disposizioni, eliminando in particolare l’obbligatorietà della visita. 

In molti avevano segnalato la demagogia del provvedimento, la sua scarsa efficacia. Come mai questa marcia indietro? Pare che Brunetta, che ritiene di essere un grande economista, si sia accorto che – come in molti gli avevano detto – il costo di visite mediche “obbligatorie sempre e comunque” è alto, superiore agli eventuali benefici, e non sostenibile per le casse dello Stato.

Insomma, meglio usare il buonsenso, valutare caso per caso, in base “alla condotta complessiva del dipendente e gli oneri connessi all'effettuazione della visita”, dando la responsabilità dell'iniziativa al suo dirigente, che è pagato anche per questo.

La demagogia, gira gira, torna addosso a chi la tira.

Pubblicato su Giornalettismo

Aveva promesso sfracelli con la rivoluzione liberale. Ha finito a difendere tutte le corporazioni: avvocati, farmacisti, tassisti. E Politici.
Aveva promesso la semplificazione, la sburocratizzazione. Ma non è cambiato nulla.
Aveva promesso il federalismo. Ma le autonomie locali sono sempre più strangolate dai debiti e nuovi vincoli dal potere centrale.
Aveva promesso la crescita. Ma è arrivato il declino.
Aveva detto meno tasse per tutti. Ma la pressione fiscale è aumentata.
 
Chissà che aspetta la tanta brava gente che lo vota a svegliarsi e a prenderlo a calci nel didietro. O almeno a spennacchiarlo.
 
Buon tutto!

Dopo la sberla elettorale di Venezia, qualche sberleffo interno e memorabili “incomprensioni” con Tremonti, Renato Brunetta finalmente torna a farsi sentire e parte all’attacco delle auto blu. Ma non con la furia iconoclasta riservata a quei fannulloni dei dipendenti della Pubblica amministrazione. Eroe popolare all’incontrario, forte con i deboli e debole con i forti, il nostro si affretta a spiegare di aver voluto censire le auto blu italiane non per tagliare sprechi e spese inutili ma solo per “fare chiarezza sulla questione delle auto della Pubblica Amministrazione, contrastando leggende metropolitane spesso propagandate senza statistica metodologica”.

Le auto blu non sono 600 mila, come si è detto sulla stampa, ma appena 90 mila. Anzi 10 mila blu blu per i politici, 20 mila blu per i dirigenti e le altre “grigie”, a guida libera per le missioni e i dipendenti, dice il signore dei tornelli. E’ un monitoraggio adffidato al Formez, che ci dice anche che il costo di queste auto nel 2009 avrebbe sfiorato 88 milioni di euro, e il personale impegnato è stato pari a circa 40 mila unità. Piccolo insignificante dettaglio: gran parte delle amministrazioni consultate non ha ancora risposto. I risultati presentati oggi rappresentano le stime sul parziale di 2.221 centri (il 26%) sulle 9.199 amministrazioni consultate.

Ma il ministro non intende fermarsi a questo già utilissimo sondaggio, del quale ci piacerebbe sapere se e quanto è costato all’erario. Brunetta promette infatti nuove regole contro l’abuso dei lampeggianti sulle auto blu. “Sto cercando di riscrivere una regolazione per questi bulbi luminosi che disturbano la popolazione. Vogliamo capire, ha aggiunto, chi ha diritto a usare i lampeggianti e chi no”.

Nel mentre combatte questa fondamentale battaglia, ci piacerebbe sapere se ha intenzione di spiegare i motivi per i quali non ha battuto ciglio quando la “sua” riforma della PA, quella che doveva premiare i bravi e bastonare i fannulloni, millantata come capace far risparmiare 20 miliardi di euro all’anno nei documenti di finanza pubblica del 2008, è stata praticamente abrogata in quattro e quattr’otto dal decreto legge sulla manovra finanziaria. Un altro avrebbe detto: va bene, ragazzi, torno a fare il professore. Ma lui no, è troppo impegnato a limitare l’uso dei lampeggianti della auto blu: questa sì che è una riforma urgentissima.

Pubblicato su Giornalettismo

Una notizia ferale troneggia sulle pagine interne dei giornali di oggi: il ministro Renato Brunetta ha presentato le dimissioni da consigliere comunale di Venezia. La lettera del candidato sindaco per il centrodestra alle elezioni amministrative dello scorso 28-29 marzo, è giunta ieri in mattinata alla segreteria generale del Comune di Venezia. E poche ore dopo, il nuovo sindaco Giorgio Orsoni ha fatto il giuramento davanti al primo Consiglio comunale. E Brunetta non c’era. Le avvisaglie della decisione si erano avute già con la mancata partecipazione del ministro alla prima riunione del gruppo del PdL, l’altra sera. Brunetta si era limitato a mandare un messaggio di sostegno a Michele Zuin, suo factotum in campagna Sarà stato felice, il ministro Brunetta, di fare spazio ad uno che appartiene al partito che l’ha caldamente aiutato alle elzioni, dando un contributo decisivo alla sua mancata elezione. “Se avessi avuto gli stessi voti che la Lega ha dato a Zaia ieri alle regionali avrei vinto al primo turno” aveva commentato il signore dei tornelliGiorgio Orsoni, appresa la notizia si è mostrato sorpreso: “Non lo sapevo, mi dispiace perché Brunetta sarebbe stato certamente un interlocutore importante”, ha detto mentre veniva presentato lo studio di Unioncamere Veneto per la candidatura della città lagunare alle XXXII Olimpiadi del 2020. nella sede del suo comitato elettorale, subito dopo la sconfitta. Nonostante i rumors della vigilia, il sindaco

Invece, Renato si è sacrificato. Si è dimesso, un altro grande atto di amore per la sua città, come la candidatura a Sindaco. Perché fare il consigliere comunale è impegnativo, e Renato ha troppo da fare a Roma: si sta occupando – con grandissimi risultati – di Posta elettronica certificata e di incentivi a Internet. Sommare ai gravosi impegni da ministro anche quelli di consigliere comunale sarebbe stato troppo, pure per un fantuttone come lui. E poi, della politica locale Venezia, ha confidato ai suoi collaboratori, non ne vuole più sapere: “la nuova giunta? Non so, non li conosco. Sinceri auguri di buon lavoro”. Ma Renato non abbandona la sua adorata città al suo destino. Ha promesso che di Venezia si occuperà lo stesso: “Rifarò la Legge Speciale, questo sarà il mio contributo per Venezia”.

Certo, se fosse stato eletto sindaco, le cose sarebbero andate diversamente. A chi gli chiedeva se fosse stato possibile conciliare i due impegni di Ministro e di Sindaco rispondeva nel suo sito: “Si conciliano perché sono sinergici. Venezia è una città che dialoga con il resto d’Italia, d’Europa, del mondo. Più un sindaco ha forza di dialogo a tutti i livelli, più è bravo”. E ancora, a proposito delle ironie sulla sua ubiquità: “Nell’era dell’Ict, information communication tecnology, si può essere in tanti luoghi contemporaneamente. Lo fanno i manager, gli scienziati, gli industriali. Non vedo perché non possa farlo un sindaco”. Certo, Renato: un sindaco sì. Ma un semplice consigliere comunale no. Peccato, però. Sarebbe stato bello vedere che il consigliere di opposizione Brunetta Renato, innamorato della sua Venezia al punto da sacrificarsi a fare un doppio lavoro, inviare una bella PEC al ministro Renato Brunetta se quest’ultimo, preso dai troppi impegni, si fosse dimenticato di dedicarsi alla “legge speciale per Venezia”. Par di vederlo, come un personaggio della commedia dell’arte, un personaggio di Goldoni, recitare dolente “L’addio a Venezia“. Non te la prendere, Renato. Sarà per la prossima volta.

Pubblicato su Giornalettismo

Oggi spezziamo una lancia in favore di Renato Brunetta, che dopo la trombatura di Venezia è alla ricerca disperata di visibilità. Il signore dei tornelli ha presentato nell’indifferenza generale il nuovo servizio di Posta Elettronica Certificata al cittadino. Il ministro fantuttone ha comunicato con l’enfasi dei momenti storici che “a partire dal prossimo lunedì 26 aprile, la Pec rivoluzionerà la comunicazione con la Pubblica Amministrazione”. Brunetta ha parlato di Pec per 10 milioni di cittadini entro il 2010. “Entro lunedì contiamo che la Pec sia attiva in tutti i comuni capoluoghi di provincia, ad oggi ce l’hanno 60 su 107, per una copertura dell’80% della popolazione residente. Ad oggi è attiva in 1.745 comuni su 8.094, quindi per un potenziale di popolazione di oltre 21 milioni“. Insomma, una data storica per l’Italia.Ma che cosa 9c17171654 1431385 med Brunetta, l’importanza di chiamarsi Pecè questa meraviglia delle meraviglie? La Pec al cittadino è uno strumento che consente di inviare e ricevere per e-mail messaggi di testo ed allegati con lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento. Serve per evitare di scrivere una lettera di carta, allegando documenti di carta, e di doversi recare alle Poste per fare una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Ad occhio non sembra una rivoluzione. Ammesso che si diffonda davvero un uomo normale direbbe che è una dematerializzazione, uno gasato che è una semplificazione, un Brunetta che è una rivoluzione.  Per utilizzare questa meraviglia da lunedì 26 aprile bisognerà collegarsi al portale www.postacertificata.gov.it e seguire la procedura guidata: registrazione online, recarsi presso uno degli Uffici postali abilitati per l’identificazione e la conseguente firma sul modulo di adesione, muniti di documento di riconoscimento personale e di codice fiscale, con relativa fotocopia. Fino ad ora, nonostante la legge n. 2/2209, preveda che società, professionisti e le Pubbliche Amministrazioni debbano usarla obbligatoriamente questa rivoluzione non tira. Una prima operazione su grande scala di distribuzione delle Pec c’è già stata, ha coinvolto “i professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato”, che entro il 28 novembre 2009, avrebbero dovuto tutti avere una casella di posta elettronica certificata. Invece, niente. Come mai? Perché, in questa rivoluzione che semplificherà la vita dei cittadini ci si è dimenticati di una cosa: non è previsto nulla in caso di inottemperanza. Quindi, una società privata, un libero professionista o una pubblica amministrazione che dovessero dimenticarsi di attivarla, o che non la usassero, non incorrerebbero in alcuna sanzione. Lo ha ammesso anche il ministro: “La Pec è un obbligo, ma senza la sanzione. E’ un fatto culturale. Spero che il 2010 sia l’anno della saturazione della carte nelle amministrazioni pubbliche“.

Una rivoluzione, sì. Ma virtuale. A parte la dematerializzazione, la vera semplificazione è che invece di spedire una lettera raccomandata si manda una mail. Ma quante raccomandate vengono spedite in una vita ad una Pubblica amministrazione da un cittadino? Se almeno la Pec servisse per tutti, potrebbe anche funzionare. Ma così, dov’è il vantaggio? Un altro beneficio sarebbe avere certezza di risposta. Ma a leggere bene, la certezza di risposta non dipende dal mezzo di trasmissione, ma dalla volontà dell’amministrazione di rispondere. E comunque il tutto è facoltativo, un fatto “culturale”. Più che una rivoluzione sembra (l’ennesima) illusione. Però, in questa rivoluzione virtuale qualcosa di reale c’è. Il bando della fornitura del servizio, 50 milioni di Euro, pagati dai cittadini italiani, vinto da Poste Italiane e contestato da coloro che hanno perso, ossia Lottomatica, Aruba e Fastweb. Perché Poste Italiane se lo è aggiudicato, come fu scritto qui, per via di strani requisiti nel bando. Uno prevedeva che l’aggiudicatario doveva possedere una “Rete di sportelli fisici in grado di assicurare un punto di accesso in almeno l’80% dei comuni italiani con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti, con orario di apertura al pubblico, dal lunedì al sabato, 9.00-13.00”. Era davvero difficile prevedere chi avrebbe vinto. Caro ministro, una risata la seppellirà. E pensare che era stato caldamente raccomandato.

Articolo pubblicato su Giornalettismo

Un extraterrestre capitato per caso in Italia che leggesse i giornali di oggi si troverebbe davanti a uno spettacolo surreale. Al centro, trionfale dichiarazione di Silvio Berlusconi: “Questo risultato elettorale è il miglior riconoscimento per l’attività svolta dal governo “. A destra, le dimissioni di Raffaele Fitto da ministro per gli Affari regionali, per via della sconfitta alle regionali in Puglia di Rocco Palese, uomo scelto dall’ex governatore, in disaccordo con il premier Berlusconi. A sinistra, il ministro fantuttone Renato Brunetta, il signore dei tornelli, trombato a Venezia, la capitale del trionfo del centro destra alle regionali, dove correva certo di diventarne sindaco. Sopra, Berlusconi che dice: “l’alleanza tra Pdl e Governo Premiato Governo premiato, Ministri bocciatiLega è una robusta forza di cambiamento nelle Regioni più importanti, garanzia del rinnovamento e della modernizzazione del Paese“. Sotto, Brunetta che tuona contro la ”scarsa cultura della coalizione nell’elettorato della Lega nord, una sorta di miopia degli elettori che quando devono votare il loro candidato non hanno dubbi ma quando devono votare un candidato della coalizione, hanno qualche difficoltà”. Ma caro ministro Brunetta, se lei fosse stato a Milano, al convegno “Lenti a contatto – Benessere della vista” saprebbe che il 51,8% della popolazione italiana presenta problemi alla vista, che corregge utilizzando occhiali oppure lenti a contatto. Legga i giornali, s’informi. Scoprirebbe che, a proposito di governo premiato, a Lecco, città lombarda che più lombarda non si può, là dove è nato anche il quadri presidentissimo Roberto Formigoni, dove correva per la carica di Sindaco il vice ministro Roberto Castelli, hanno vinto i “comunisti”. Se è un problema di miopia, sono in molti lassù ad esser miopi. E per risolverlo, prima delle prossime elezioni, il governo faccia un bel decreto legge per incentivare le rottamazione di occhiali e lenti a contatto.

Sempre a proposito di governo e di ministri, Roberto Calderoli, il ministro per la semplificazione, quello che ha fatto il provvedimento taglia enti con il milleproroghe di fine 2009 (peccato che il Sole 24 Ore abbia scoperto che nessun ente è stato soppresso, perché – fatta la legge, trovato l’inganno – tutti si sono riorganizzati e salvati), ha detto, conversando con i cronisti a Montecitorio che “E’ ora di cambiare la legge elettorale”. L’autore di quella che lui stesso ha definito la legge porcata, ha trovato il rimedio. “Per combattere l’astensionismo” . Propone Calderoli “si allineino tutte le elezioni a quelle europee, e si facciano ogni cinque anni”. Chissà se è parente di quello stesso Roberto Calderoli che proprio un anno fa si è battuto come un leone per non far fare l’election day a giugno 2009 che accorpava europee ed amministrative con il referendum per abrogare parti della sua Legge porcata, per far fallire il quorumastensione? Purtroppo siamo un paese senza memoria, e nessuno glielo ha ricordato. E poi, problemino: in caso di crisi di governo, che si fa? Il ministro Calderoli, abituato a semplificare, ha pronta la risposta: “si aggiusta quello che si deve e si va avanti”. Insomma, una legislatura dura comunque 5 anni, anche se gli alleati non vogliono più stare insieme. Già. Peccato che se si fosse fatto così a gennaio 2008, ora a Palazzo Chigi ci sarebbe ancora Prodi. E il governo Berlusconi, oggi, non sarebbe stato premiato dal voto delle regionali. E la Lega nord, nemmeno. Bocciato anche lui. spingendo la gente ad andare al mare, quindi all’

A proposito di paese senza memoria. Anche se c’azzecca poco con il resto del pezzo, vale la pena di ricordare che il 31 marzo 1945 Annelies Marie Frank detta Anne, in Italia nota come Anna Frank, quella del diario, moriva nel campo di prigionia di Bergen-Belsen. Era una ragazzina di 16 anni  con tutta la vita davanti, una vita spezzata dalla bestia umana. Oggi è uno dei simboli della Shoah perché è grazie al suo diario scritto durante i 2 anni in cui visse nascosta con la sua famiglia in cui ha descritto con considerevole talento le paure causate dal vivere in clandestinità, i sentimenti per Peter, i conflitti con i genitori, e la sua aspirazione di diventare scrittrice, lasciandoci una testimonianza di quel terribile orrore che è stato il nazismo e la persecuzione degli ebrei e l’olocausto. Provate a vedere se qualche giornale se n’è ricordato. Il nostro extraterrestre, sì.

Il post è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

Renato Brunetta ne ha pensata un’altra. Il signore dei tornelli ha lanciato l’idea di un programma dall’immaginifico nome: “Vinca il migliore”, con il quale si offrirà “chiavi in mano”  a tutte le pubbliche amministrazioni, grandi e piccole, centrali e periferiche, un servizio completo – svolto da un’agenzia “esterna” – per la realizzazione dei concorsi pubblici. Secondo il ministro sarebbero così eliminate le raccomandazioni che non premiano il merito, e la procedura per le assunzioni nella Pubblica amministrazione diventerebbe più semplice, più veloce e meno costosa. L’idea che in Italia comincino a vincere i migliori è stuzzicante, ma purtroppo la proposta  di Brunetta è solo stravagante, per varie ragioni.

In primo luogo c’è una differenza non marginale tra un concorso per dirigente alla Regione Lombardia o al Ministero delle finanze e quello per usciere al comune di Canicattì: è difficile standardizzare valutazione dei titoli e del curriculum professionale, prove scritte ed orali  per i concorrenti. Poi, pensare che tutti i concorsi pubblici che si svolgono in Italia siano seguiti da un’unica struttura significa creare l’ennesimo ente elefantiaco, si chiami Formez, Università Bocconi o Pinco Pallino. Ancora, solo un ingenuo – o un furbacchione in malafede – può credere che le raccomandazioni si eliminano affidando all’esterno l’espletamento del concorso: come il ministro dovrebbe sapere bene, se è raro che un dirigente o un funzionario pubblico non obbediscano alle “invasioni di campo” del politico di turno, è proprio impossibile che a farlo sia un’agenzia o un consulente “esterno”, per prestigioso che sia: è pagato proprio per fare ciò che il politico vuole.

Ma c’è di più: se la Pubblica amministrazione che Brunetta ha così brillantemente riformato in questi 20 mesi, come il nostro ha sostenuto recentemente anche polemizzando con Luca Montezemolo, non viene ritenuta ancora in grado neppure di selezionare da sola il suo personale, significa davvero che dietro le dichiarazioni del ministro c’è il nulla. E soprattutto, quest’ennesima rivoluzione annunciata dal ministro fantuttone non è obbligatoria, ma facoltativa. Le Pubbliche amministrazioni saranno libere di fare quello che credono: farsi i concorsi da sole o rivolgersi all’agenzia che – forse – verrà creata.

Ora, da che mondo è mondo, i provvedimenti facoltativi non scatenano rivoluzioni. La raccomandazione del politico che fa promuovere i “servi” anziché i bravi non si combatte offrendo la “facoltà” di ricorrere all’esterno. La pubblica amministrazione non si riforma con i titoli sui giornali o con opzioni facoltative. Purtroppo, come al solito, a Brunetta interessa solo spararla grossa, raccogliere l’attenzione di media e opinione pubblica, e sentirsi al centro dell’attenzione. Così a vincere continuano ad essere sempre i peggiori.

Buon tutto!

L’articolo è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:”";
mso-padding-alt:0pt 5.4pt 0pt 5.4pt;
mso-para-margin:0pt;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

George Orwell diceva che tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri. E vale per qualsiasi tipo di animali: statali compresi. Una circolare del ministro “fantuttone”, Renato Brunetta invita all’immediata applicabilità delle norme per la trasparenza delle Pubbliche amministrazioni. La legge n. 69 del 18 giugno 2009 ("Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile") impone, all’art. 21, comma 1, che tutte le pubbliche amministrazioni debbano rendere note, attraverso i propri siti internet, le e-mail, dei curriculum vitae, degli stipendi dei dirigenti pubblici e delle assenza delle strutture che essi dirigono. L’obiettivo è quello di ottimizzare la produttività del lavoro dei pubblici dipendenti e la loro efficienza.

 

A quelli che si stanno chiedendo cosa c’entri questo guardonismo con l’efficienza chiediamo di non preoccuparsi: non è di questo che vale la pena parlare. Il punto è un altro: questa norma severa, questa regola ferrea che con piglio decisionista ed efficientista il ministro ha imposto con la circolare n.1 del 14 gennaio 2010 a tutte le amministrazioni regionali, locali, comunali e statali prevede il divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti preposti inc aso di mancato adempimento.

 

Ma come tutte le regole, anche questa – seppur ferrea – ha un’eccezione. E l’eccezione, guarda caso,  riguarda i dirigenti e i dipendenti di palazzo Chigi e dei suoi dipartimenti. Tra i quali, oltre alla Protezione civile di Guido Bertolaso, c’è – accidenti, che sorpresa! – anche la funzione pubblica, ovvero il ministero diretto da Renato Brunetta. Forse quest’eccezione fa parte di quei provvedimenti ad personam che tanto piacciono a questo governo. Forse è una specie di sottoprodotto del legittimo impedimento, o una sorta di immunità trasparentale, concessa ai fuinzioanri del ministro. Forse è un provvedimento anti-bamboccioni. Forse è un nuovo gioco di società, la trasparenza a corrente alternata. O forse ancora è, più semplicemente, è l’ennesima dimostrazione che questo ministro, il Fantutton dei fantuttoni, appartiene alla razza di coloro che predicano bene e razzolano male. Pubblica virtù e vizio privato, tanto la gente questa cose non le sa o non gli interessano. E questa sarebbe la parte migliore di questo paese! Speriamo che prima o poi gli italiani aprano gli occhi.

 

Buon tutto!

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.