Panang, 22 anni, indiana, vive a Monaco di Baviera. Sua figlia Lola, 3 mesi, gioia dei suoi occhi, è morta per una grave malformazione cardiaca. Panang, assieme ai membri della sua comunità, le rende omaggio pazza di dolore in una struggente processione, accarezzandola e standole intorno.
Succede nel mondo e non fa mai notizia. Stavolta sì, perché i protagonisti di questa storia sono gli elefanti dello zoo di Monaco di Baviera. Gli etologi s’interrogano sulla consapevolezza della morte di alcune (tutte?) specie animali e sul senso del dolore, da sempre ritenuta prerogativa esclusiva della specie umana.
Una specie umana che pare aver dimenticato quella consapevolezza, e quella fratellanza che essa dovrebbe provare di fronte al dolore. Una specie umana pronta a dividere il mondo in “noi” e loro”. Molto presa dai piccoli fastidi propri e molto distratta per i grandi dolori altrui.
Quegli elefanti dello zoo di Monaco forse non piangono solo Lola. Ma guardano noi, chiusi nell’immenso recito che è il mondo, persi nelle nostre beghe quotidiane.
Incapaci di guardare all’essenza della vita.
Pubblicato (anche) su Giornalettismo







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